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Appalto: responsabilità in caso di vizi e risarcimento danni

6 Ottobre 2018


Appalto: responsabilità in caso di vizi e risarcimento danni

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 Ottobre 2018



Nel 1990 ho dato in appalto la pavimentazione del mio fabbricato e oggi ho scoperto che i lavori non sono stati fatti a regola d’arte. Tutte le mattonelle si spaccano facilmente e togliendone una ho scoperto che non sono appoggiate sopra un massetto di cemento ma sopra il polistirolo. È chiaro che dopo anni il polistirolo si scioglie causando la rottura delle mattonelle. Posso chiedere il risarcimento?

Innanzitutto è opportuno trattare prima la disciplina prevista dall’articolo 1669 del codice civile e poi quella prevista dall’articolo 1667 del codice civile (sono, infatti, le due norme che possono essere applicate a casi simili a quello di specie).

In materia di appalto l’articolo 1669 del codice civile stabilisce che l’appaltatore è responsabile nei confronti del committente (cioè di colui che gli commissiona i lavori) anche nel caso di gravi vizi costruttivi che si verifichino in immobili di nuova costruzione oppure su immobili già esistenti nel caso di ristrutturazione edilizia o di interventi di manutenzione o modificativi di lunga durata (in questo senso si è espressa la Corte di Cassazione, Sezioni Unite, con sentenza n. 7756 del 2017).

La garanzia a favore del committente (e anche dell’eventuale successivo acquirente dell’immobile) prevista dall’articolo 1669 del codice civile gli consente di agire per il risarcimento del danno nei confronti dell’appaltatore (ed anche nei confronti di tutti coloro i quali abbiano collaborato alla esecuzione dei lavori) nel caso di rovina totale o parziale dell’immobile o di gravi difetti.

I gravi difetti sono anche le carenze costruttive dell’opera (anche di un singolo appartamento) che pregiudicano in modo grave il normale godimento e/o la funzionalità e/o l’abitabilità dell’immobile e sono considerati gravi difetti anche la realizzazione dell’opera con materiali non idonei e/o non a regola d’arte ed anche se il difetto si manifesta su elementi secondari o accessori dell’opera (come ad esempio l’impermeabilizzazione, i rivestimenti, gli infissi, la pavimentazione, gli impianti ecc.) a condizione che il difetto comprometta la funzionalità e l’abitabilità dell’immobile e sia eliminabile solo con lavori di manutenzione anche ordinaria (in questo senso si è espressa più volte la Cassazione con sentenze n. 13.223 del 2014, n. 20.307 del 2011, n. 20.644 del 2013).

Fatte queste indispensabili premesse, occorre dire che il vizio scoperto dal lettore, in base alla sua descrizione, può essere considerato un grave difetto e rientrare nella definizione fissata dall’articolo 1669 del codice civile e dalle sentenze prima citate a condizione che questo vizio comprometta in modo serio la funzionalità, l’abitabilità, la solidità e l’efficienza dell’immobile in quanto incide su elementi essenziali di struttura e funzionalità dell’immobile.

Tuttavia bisogna dire che lo stesso articolo 1669 del codice civile stabilisce che la responsabilità dell’appaltatore sussiste solo se l’opera presenta gravi difetti emersi o scoperti“nel corso di dieci anni dal compimento”.

Questo vuol dire che se i difetti si manifestano o vengono scoperti oltre il termine di dieci anni dal compimento dei lavori, non si potrà agire nei confronti dell’appaltatore per chiedergli il risarcimento dei danni in base all’articolo 1669 del codice civile (in questo senso Cassazione, sentenza n. 14.561 del 30 luglio 2004 e sentenza n. 18.078 del 19 ottobre 2012).

L’articolo 1669 del codice civile, perciò, fissa un termine di tempo massimo (cioè dieci anni dalla conclusione dei lavori) entro il quale i vizi ed i difetti devono manifestarsi: se, invece, i vizi ed i difetti si manifestano o vengono scoperti oltre i dieci anni dalla fine dell’opera (cioè dei lavori) allora non sarà più possibile agire nei confronti dell’appaltatore per ottenere da lui il risarcimento.

Come si diceva, però, all’inizio della consulenza c’è da valutare anche l’articolo 1667 del codice civile.

Diversamente dall’articolo 1669 che sanziona i “gravi difetti”, l’articolo 1667 del codice civile impone invece all’appaltatore di garantire l’opera da “vizi e difformità”.

La differenza è questa:

– l’articolo 1669 ha lo scopo di garantire il committente dai difetti costruttivi che compromettono in modo serio la funzionalità, l’abitabilità, la solidità e l’efficienza dell’immobile in quanto incidono su elementi essenziali di struttura e funzionalità dell’opera;

– l’articolo 1667, invece, garantisce il committente nel caso in cui i lavori realizzati non corrispondano alle caratteristiche del progetto e del contratto d’appalto, oppure siano stati eseguiti senza il rispetto delle regole della tecnica.

Se, perciò, il lettore è in grado di dimostrare che il difetto riscontrato è in sostanza una violazione del progetto dei lavori e del contratto d’appalto concordato con l’appaltatore oppure è una violazione delle normali regole della tecnica edilizia, allora questi potrà agire nei confronti dell’appaltatore in base all’articolo 1667 del codice civile se sussistono le seguenti condizioni:

– innanzitutto il lettore non deve avere accettato i lavori alla loro ultimazione;

– deve oggi denunciare all’appaltatore il vizio entro sessanta giorni da quando lo ha scoperto (conviene comunque fare la denuncia anche se la legge dice che la denuncia non è necessaria se l’appaltatore ha occultato il vizio o la difformità);

– dovrà poi avviare la causa contro l’appaltatore entro due anni dal momento in cui il vizio è stato scoperto dal lettore (in questo senso si è espressa la Corte di Cassazione con sentenza n. 18.402 del 2009 con riferimento al caso di vizi occulti o non conoscibili);

– nella causa che dovrà avviare (nel caso in cui non ci fosse la possibilità di ottenere bonariamente dall’appaltatore un risarcimento) potrà chiedere o che il vizio sia eliminato a spese dell’appaltatore oppure che il prezzo sia proporzionalmente diminuito (fermo restando il risarcimento del danno nel caso di vizio dovuto a colpa dell’appaltatore); se, però, il vizio rende l’immobile del tutto inadatto alla sua destinazione, il lettore potrà chiedere anche la risoluzione del contratto (sempre fermo restando il risarcimento del danno).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv.  Angelo Forte


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