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Il datore di lavoro può contestare le dimissioni al dipendente?

26 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 Ottobre 2018



Sono un lavoratore dipendente e purtroppo mi sono comportato in maniera scorretta minacciando di dimettermi se non avessi avuto un certo numero di ferie. A volte sono stato maleducato e per questo ora voglio dimettermi e cambiare lavoro. Non ho sanzioni disciplinari e non sono mai stato richiamato ma il datore di lavoro dice che se mi dimetto mi porta in tribunale. Può farlo? Penso che abbia anche registrato qualche mia conversazione.

Bisogna dire che ogni lavoratore ha il diritto di dimettersi senza dover giustificare e motivare al datore di lavoro la sua decisione.

Chiaramente, secondo quelle che sono le regole indicate nel contratto collettivo di lavoro, il lavoratore che si dimette dovrà rispettare il cosiddetto termine di preavviso, cioè un numero minimo di giorni che deve passare tra il momento in cui le dimissioni sono comunicate al datore di lavoro ed il momento in cui il lavoratore cesserà effettivamente l’attività presso quel datore.

Perciò, anche nel caso di specie, il lettore è libero di dimettersi quando vuole nel rispetto del termine di preavviso previsto nel contratto collettivo nazionale di riferimento (ci si può dimettere senza rispettare il termine di preavviso solo se le dimissioni del lavoratore sono causate da gravissimi comportamenti del datore di lavoro come avviene nel caso di minacce o di mobbing).

Occorre poi evidenziare che oggi le dimissioni avvengono obbligatoriamente seguendo una procedura telematica: il lavoratore che vuole dimettersi dovrà comunicarlo attraverso un modulo reperibile sul sito del Ministero del Lavoro (www.lavoro.gov.it) che il lavoratore:

– può compilare in proprio dopo aver richiesto ed ottenuto un codice pin dall’Inps;

– oppure può compilare affidandosi ad un patronato o ad un sindacato.

Il modulo contenente le dimissioni del lavoratore sarà poi comunicato sulla Pec del datore di lavoro ed il lavoratore ha anche il diritto di “ripensarci” cioè di revocare, entro sette giorni, le dimissioni già date.

Detto questo, è chiaro che il datore di lavoro del lettore non può impedirgli di dimettersi.

Ciò che potrebbe fare è, se ce ne fossero i presupposti, denunciare e/o querelare il lettore per eventuali ingiurie o offese che quest’ultimo gli avesse rivolto (e questo può avvenire indipendentemente dal fatto che il lettore si sia dimesso o no).

A questo scopo il lettore deve tener presente che le registrazioni effettuate dal datore di lavoro senza il consenso del suo dipendente e contenenti conversazioni in cui è coinvolto un dipendente oppure frasi pronunciate dal dipendente, sono lecite e possono essere utilizzate in un processo solo a queste condizioni:

1) se la registrazione ha lo scopo di far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria;

2) se i dati (cioè le registrazioni di conversazioni o di frasi) siano stati trattati esclusivamente per questo scopo (cioè per far valere o difendere un diritto in un processo) e per il periodo strettamente necessario per raggiungere questo scopo (questo è quello che ha stabilito la Corte di Cassazione con  sentenza n. 11.322 del 10 maggio 2018).

Riassumendo: il lettore può dimettersi quando e se lo riterrà necessario ed il suo datore di lavoro non può impedirglielo.

Il discorso su eventuali ingiurie pronunciate dal lettore nei suoi confronti è un discorso a parte che potrebbe concretizzarsi solo se il datore decidesse di querelarlo o di avviare un’azione per illecito civile commesso (si noti infatti che l’ingiuria non costituisce più un reato, ma solo un illecito di tipo civile che obbliga, se riconosciuta esistente dal giudice, al risarcimento del danno).

Se il datore (o ex datore se il lettore si sarà dimesso) decidesse di utilizzare le registrazioni per dimostrare di essere stato offeso dal lettore, il giudice valuterà se possono essere utilizzate nel processo perché queste registrazioni sono lecite solamente se sussistono le condizioni sopra indicate prima con i numeri 1) e 2): nel caso in cui, invece, non sussistessero le condizioni indicate, le registrazioni effettuate dal datore del lettore sarebbero illecite e quest’ultimo potrebbe denunciarlo per violazione delle norme sulla riservatezza dei dati personali (cosiddetta privacy).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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