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Depressione e patente auto: che fare?

22 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Ottobre 2018



Lavoro nella PA e dallo scorso anno sono in malattia per Depressione Maggiore e Paranoia, come diagnosticato dal CSM presso cui sono in cura farmacologica e psicoterapeutica. Sono stata sottoposta, su mia richiesta, a visita di controllo presso la Commissione medica di verifica del MEF, che mi ha riconosciuto non idonea temporaneamente in modo assoluto al servizio per quattro mesi, cioè sino ad ottobre 2018 con obbligo di controllo alla scadenza . Lo scorso mese la Motorizzazione Civile mi ha comunicato l’avvio di un procedimento per eventuale revisione della patente auto. In che cosa consiste? Cosa posso fare?  Qualora la Commissione Medica di Verifica in fase di controllo ad ottobre dovesse riconoscere l’inidoneità assoluta e definitiva con conseguente pensionamento cosa succederà con la patente di guida? Preciso che guidare la macchina oggi è indispensabile per via dei problemi fisici di mio marito, per cui se devo perdere per sempre la patente rinuncio all’inidoneità anche perché fra un anno sarò in pensione.

La visita consiste in dei test psicoattitudinali che permettono alla Commissione Medica di verificare se lo stato depressivo della lettrice possa incidere o meno per la corretta circolazione stradale e per la sicurezza dei guidatori.

Le faranno delle domande per le quali ella dovrà, se possibile, dimostrare che il suo stato non è cronico e che la sua depressione non è talmente grave da poter sfociare in una voglia di farsi del male o di farlo ad altre persone.

Sono test scientificamente provati (scala di Hamilton o di Zung) che vengono scelti sulla base delle convinzioni mediche dei singoli commissari.

Il provvedimento è arrivato alla lettrice poiché il MEF ha, con ogni probabilità, notificato la sua inabilità alla motorizzazione.

Già ora, ma a maggior ragione con l’eventuale provvedimento definitivo di ottobre, il rischio è che la motorizzazione emetta un provvedimento di ritiro della patente.

L’Ufficio della Motorizzazione Civile può imporre, infatti, ai sensi dell’art. 128, comma 1, del Codice della Strada, la revisione della patente di guida ogni qualvolta sussistano dubbi sulla persistenza, in capo ai titolari della stessa, dei requisiti fisici e psichici prescritti o dell’idoneità tecnica.

Tale revisione non configura una sanzione amministrativa, sia pura accessoria, ma un provvedimento amministrativo non sanzionatorio, funzionale alla garanzia della sicurezza stradale (T.A.R. Emilia-Romagna Parma, sez. I, 21/10/2017, n. 327).

L’ordine di revisione della patente di guida per inidoneità tecnica è adottato all’esito di un giudizio altamente discrezionale, ma la sfera di discrezionalità di cui dispone l’Ufficio della motorizzazione civile in materia non lo esime dall’obbligo di esternare, con riguardo alle singole fattispecie, le ragioni che giustificano i dubbi sulla persistenza dei requisiti idoneativi alla guida in relazione ai fatti accertati (T.A.R. Toscana Firenze, sez. II, 24/11/2016, n. 1711).

Queste visite vengono, quindi, adottate in conseguenza di qualunque episodio che giustifichi un ragionevole dubbio in ordine alla persistenza dell’idoneità psicofisica o tecnica, essendo funzionali proprio alla verifica dei requisiti psicofisici e di idoneità tecnica per il possesso della patente di guida.

Presupposto perché sorgano dubbi sulla persistenza dell’idoneità alla guida di un soggetto è, dunque, il riscontro di fatti determinati, circostanziati, significativi e inequivocabilmente idonei a formare una condizione di incertezza sulla permanente idoneità; pertanto, dal provvedimento con il quale viene prescritta la revisione della patente di guida devono emergere le ragioni su cui poggiano gli asseriti dubbi.

Solitamente sono alcune violazione del Codice della Strada a dar luogo alla revisione della patente, anche se occorre che vi siano o profili di obiettiva gravità della (anche singola) condotta, avendo riguardo ai contesti di tempo e di luogo, o reiterate violazioni (T.A.R. Trentino-Alto Adige Trento, sez. I, 14/01/2015, n. 10).

Ma ciò non toglie che tale provvedimento possa arrivare anche per chi, come la lettrice, soffre di problemi depressivi.

Tanto premesso, nel provvedimento che è stato notificato alla stessa non è stata inserita la motivazione che ha prodotto la richiesta di revisione della patente.

Pertanto, ad avviso dello scrivente, la cosa migliore da fare è quella di accedere all’interno del procedimento amministrativo e di verificare la documentazione in possesso della Motorizzazione.

In questo caso, potrebbe anche valutarsi la possibilità di redigere una memoria difensiva finalizzata a meglio chiarire la patologia della lettrice e, quindi, a convincere la commissione medica che questa sua depressione non sia affatto pericolosa per la guida su strada.

Anche perché, una volta avviato il procedimento, non è affatto semplice porlo nel nulla, rinunciando all’inidoneità.

Questo perché un documento pubblico attestante l’inidoneità a quella attività lavorativa esiste e, quindi, non potrà dirsi che la lettrice – senza un’ulteriore visita – possa esser guarita da quella patologia.

Sarà necessario, quindi, provare davanti alla commissione medica del Mef prima, e della motorizzazione dopo, che la stessa abbia uno stato di salute tale da non essere un pericolo per la lettrice e per le altre persone.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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