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Inps: coltivatore diretto, contributi volontari e domanda di autorizzazione

13 ottobre 2018


Inps: coltivatore diretto, contributi volontari e domanda di autorizzazione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 ottobre 2018



Ho cessato l’attività lavorativa da coltivatore diretto in data 11/11/2017 con contribuzione INPS pagata fino al 30/11/2017. La mia contribuzione ammonta a circa 36 anni di contributi per cui ho presentato telematicamente ad aprile 2017 la domanda di autorizzazione al versamento dei contributi volontari per il raggiungimento della maturazione contributiva. A tutt’oggi però non ho ancora ricevuto alcuna risposta in merito. Fino a quando l’INPS ha tempo per rispondermi? In caso di accettazione, posso ancora versare per il restante mese di dicembre 2017 e di lì in seguito senza perdere nessun periodo di contribuzione? In caso di risposta negativa, posso ricorrere e presentare nuovamente la domanda? 

In via generale, l’autorizzazione alla prosecuzione volontaria viene concessa dall’Inps dal primo sabato successivo alla data di presentazione della domanda. Questo per la generalità dei lavoratori dipendenti. Mentre per i lavoratori autonomi, artigiani e commercianti, l’autorizzazione viene concessa dall’Inps il primo giorno del mese in cui è stata presentata la domanda. 

In caso di presentazione della domanda prima della cessazione dell’attività lavorativa dipendente o autonoma – come nel caso di specie – la decorrenza è al primo sabato successivo alla cessazione del rapporto di lavoro subordinato ovvero dal primo giorno del mese successivo alla cancellazione dagli elenchi per gli artigiani e i commercianti. Da notare che l’autorizzazione dell’Inps al versamento dei contributi volontari non decade, il lavoratore non è tenuto a ripresentare la domanda se interrompe i versamenti volontari per un periodo. La ripresa della contribuzione può essere effettuata senza richiedere una nuova autorizzazione. 

Illustrato ciò che prevede la legge in merito ai tempi di decorrenza dell’autorizzazione ai versamenti volontari, si afferma innanzitutto che l’Inps è un ente pubblico e, fa parte, quindi, della pubblica amministrazione. Rientra in quanto disposto dalla legge dello Stato italiano numero 241 del 1990 con la quale si afferma che la pubblica amministrazione ha il dovere di essere imparziale, efficiente e trasparente nei confronti dei cittadini. 

Il cittadino ha il diritto di sapere attraverso quali procedure l’amministrazione agisce, quali documenti prende in considerazione ed entro quali tempi i suoi procedimenti devono concludersi. Questa legge, quindi, impone alle amministrazioni pubbliche di “schedare” tutti i loro procedimenti e di rendere pubblico, con un regolamento apposito, la loro durata massima e il loro responsabile. Se non è diversamente previsto dal regolamento o da altra specifica norma, il procedimento deve concludersi entro 30 giorni. I destinatari dei provvedimenti devono essere correttamente informati degli effetti del provvedimento e devono ricevere risposte a istanze e richieste. 

Se la domanda presentata dal cittadino è incompleta o irregolare il responsabile del procedimento deve comunicarlo all’interessato, che deve essere informato anche di eventuali richieste di parere che potrebbero ritardarne l’iter. 

Se l’istanza del contribuente non corrisponde a tutti i requisiti necessari o non è munita dei necessari allegati, il termine iniziale decorre dalla sua regolarizzazione. 

In caso di ritardo nella emanazione del provvedimento che lo riguarda, il contribuente può rivolgere una domanda in carta libera all’amministrazione interessata – utilizzando l’apposito modulo reperibile presso gli uffici – per conoscere la fase in cui si trova il procedimento e il termine entro cui potrà concludersi. La domanda può essere presentata direttamente agli uffici oppure spedita tramite raccomandata con avviso di ricevimento. L’amministrazione è tenuta entro 30 giorni a spiegare i motivi per i quali non ha potuto rispettare il termine prescritto e ad indicare, ove possibile, i tempi di conclusione previsti. 

Per ottenere qualcosa con l’INPS bisogna inoltrare continui solleciti. L’INPS è tenuta a rispondere ad un sollecito inoltrato da un cittadino entro 15 giorni. Il consiglio, quindi, al lettore è di sollecitare in tutti i modi possibili una risposta al suo ricorso facendo notare che sono diversi mesi che aspetta. Al sollecito mandato via sito INPS rispondono in fretta, se a questo sollecito poi il lettore abbina anche una chiamata al call center sarà ancora più incisiva. 

In caso di accettazione dell’istanza lo stesso potrà sicuramente far valere l’autorizzazione da dicembre 2017 e per tutti i mesi arretrati. Qualora la domanda venisse rigettata il lettore potrà senz’altro ripresentare la stessa direttamente online, oppure farsi assistere da un Patronato. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dal  dott. Daniele Bonaddio

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