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Italiani residenti all’estero e procedura di divorzio

13 ottobre 2018


Italiani residenti all’estero e procedura di divorzio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 ottobre 2018



Io e mio marito ci siamo sposati nel 2015 in Italia nella città dove all’epoca risiedevamo, ma subito dopo ci siamo trasferiti a NY dove ormai risiediamo da 3 anni. Ora vogliamo divorziarci. Possiamo divorziare qui o è necessario recarsi in Italia? Abbiamo un bambino di 16 mesi e il divorzio sarebbe consensuale. È possibile divorziare da NY tramite consolato oppure dare una procura ad un legale in Italia? Qual è la procedura corretta e più veloce?

Le norme del diritto internazionale privato, che regolano i rapporti tra le legislazioni dei diversi Stati, prevedono che i due coniugi possano scegliere il foro di competenza per la celebrazione dell’udienza del divorzio e successiva pronuncia della relativa sentenza.

Ne deriva che, avendo la lettrice e suo marito celebrato il matrimonio in Italia, ma essendo ora residenti negli U.S.A, possono liberamente scegliere di avviare la procedura di divorzio in Italia o negli Stati Uniti.

Possono, quindi, procedere direttamente nel nuovo loro Paese di residenza, senza la necessità di venire in Italia.

Tuttavia, si consiglia di richiedere, poi, la trascrizione della sentenza di divorzio statunitense anche in Italia. Se, infatti, la lettrice o suo marito, dovessero tornare in territorio italiano e qui dovessero, eventualmente, contrarre nuovo matrimonio, occorrerebbe la predetta trascrizione. In mancanza, risulterebbero ancora sposati (per l’Italia) e, dunque, non potrebbero celebrare il secondo matrimonio.

La trascrizione può essere richiesta dopo l’ottenimento della sentenza di divorzio negli U.S.A.

In particolare, è necessario inoltrare al Consolato italiano i seguenti documenti:

– copia integrale autentica della sentenza definitiva di scioglimento del matrimonio;

– certificato di fatto (chiamato “Certificate of fact” o “Certificate of non appeal”) che attesti che sono trascorsi sei mesi dalla pronuncia della sentenza e non ci sono stati appelli della stessa. In sostanza, occorre la dichiarazione che la predetta sentenza è, ormai, definitiva.

Questo certificato deve essere richiesto alla Corte che ha emesso la sentenza di divorzio.

Solitamente è meglio allegare anche un ulteriore copia (semplice) della sentenza;

– dichiarazione di validità internazionale (chiamata “Apostille”) della sentenza e del certificato di fatto (ossia, i due documenti sopra citati). Deve essere richiesta al Secretary of  State dello Stato in cui si trova la Corte che ha emesso la sentenza di divorzio;

– traduzione, in italiano, della sentenza e del certificato di fatto;

– carta d’identità degli ex coniugi e passaporto valido;

– dichiarazione sostitutiva di atto notorio (si trova un modello utilizzabile digitando, on line, “dichiarazione sostitutiva di atto notorio”) in cui i due coniugi dichiarano che la sentenza di divorzio non è contraria ad altra sentenza pronunciata da un giudice italiano e passata in giudicato e che non pende, davanti al giudice italiano, un processo per il medesimo oggetto e tra le stesse parti (cioè, che non avete avviato la procedura di divorzio anche in un Tribunale italiano);

– richiesta di trascrizione del divorzio al Sindaco. Si trova  un modello sul sito internet del Consolato generale d’Italia – Los Angeles;

– modulo per la trascrizione. Anche in questo caso, possono trovare il modello sul sito web del Consolato generale d’Italia – Los Angeles;

Ricapitolando:

la lettrice e suo marito possono avviare la procedura di divorzio direttamente negli U.S.A., senza la necessità di venire in Italia o di rilasciare procure legali.

Se desiderano – per loro tranquillità – che la sentenza di divorzio abbia effetto anche in territorio italiano, è necessario chiedere la trascrizione della suddetta sentenza in Italia, attraverso la procedura sopra descritta. La predetta dichiarazione può essere domandata dopo che siano trascorsi almeno sei mesi dalla pronuncia della sentenza di divorzio.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Sara Soresi

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