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Permessi Legge 104: il dipendente deve provare dove è stato?

19 Ottobre 2018


Permessi Legge 104: il dipendente deve provare dove è stato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 Ottobre 2018



A mio cognato è stata riconosciuta la legge 104/92 art. 3, comma 3, attualmente è ricoverato e l’istituto (l’istituto è ad una distanza di 60 km circa dalla residenza sia mia che di mio cognato- abitiamo insieme) mi ha certificato che necessita di assistenza continuativa. Io prendo permessi giornalieri per lui. Il dirigente mi ha chiesto di farmi rilasciare dall’istituto, ogni volta che prendo la giornata, una certificazione che sono stato lì. È legale tale richiesta? Io devo svolgere anche una serie di attività per mio cognato non solo la visita ma anche seguire tutte le pratiche (prepensionamento ecc.). 

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 175 del 5 gennaio 2005 stabilì un principio, poi ripreso anche dall’Inps con circolare n. 53 del 29 aprile 2008, secondo il quale:

– il datore di lavoro ha il diritto – dovere di verificare in concreto l’esistenza dei presupposti di legge per la concessione dei permessi citati.

Il datore di lavoro, perciò, può e deve verificare che esistano i presupposti stabiliti dalla legge affinché il proprio dipendente possa fruire dei permessi stabiliti dalla legge n. 104 del 1992.

Se quindi è legittimo che il datore di lavoro controlli preventivamente che il proprio dipendente sia nelle condizioni richieste dalla legge per poter utilizzare i permessi della legge n. 104, è anche lecito che il datore richieda al dipendente la dimostrazione che i permessi siano stati utilizzati effettivamente per prestare assistenza al disabile?

A questo interrogativo si deve dare risposta positiva.

Diverse sentenze della Corte di Cassazione hanno infatti chiarito che il datore di lavoro può legittimamente svolgere anche controlli difensivi sul proprio dipendente per accertarsi che non usi i permessi della legge n. 104 per scopi diversi da quelli di assistenza al parente disabile.

Se, infatti, l’azienda ha fondati sospetti sul comportamento del lavoratore è lecito che essa ricorra ad investigatori privati (anche con tecniche di pedinamento) o a personale aziendale per controllare ed accertare se il dipendente utilizzi correttamente i permessi che gli sono stati concessi dall’azienda stessa (in questo senso si è espressa la Corte di Cassazione con sentenze n. 13.789 del 2011, n. 19.053 del 2005, n. 8.388 del 2002).

Infatti nel momento in cui il dipendete usa per fini propri (e non per l’assistenza al disabile) i permessi previsti dalla legge n. 104, l’azienda subisce un danno patrimoniale considerato che ogni volta che vengono richiesti e concessi questi permessi l’azienda deve provvedere ad una diversa organizzazione del lavoro interno (in questi casi in cui il dipendente usa per fini personali i permessi, l’azienda può anche licenziarlo).

Pertanto è lecito che il datore di lavoro controlli che il proprio dipendente usi i permessi concessi in base alla legge n. 104 per prestare le cure al parente e non per scopi privati.

Chiaramente il dipendente non dovrà necessariamente stare tutto il tempo al capezzale del parente senza nemmeno riposare e provvedere alla cura della propria persona, ma non potrà sicuramente usare il permesso esclusivamente per suoi scopi personali trascurando completamente di prestare la dovuta assistenza e cura al parente.

Pertanto il consiglio che si offre al lettore è di fare il possibile per fornire la certificazione richiesta al suo datore, magari mettendo in contatto l’ufficio del personale del suo datore con la segreteria dell’Istituto dove è ricoverato suo cognato in modo da capire se l’Istituto ritiene di poter rilasciare un certificato di questo tipo e, in caso positivo, come sia più corretto scriverlo (per soddisfare le esigenze e le richieste del datore).

Si noti che se il lettore non riuscisse a procurarsi il certificato per ogni volta che assiste suo cognato, il suo datore potrebbe legittimamente sospettare che lo stesso non si reca presso l’Istituto e potrebbe, quindi, avviare altre attività di controllo sui suoi spostamenti.

Perciò è nello stesso interesse del lettore fare in modo che, nei limiti del possibile, il suo datore sia certo della correttezza del suo comportamento: se avere dall’Istituto il certificato che attesta la sua presenza nei giorni di permesso fosse difficile o capitasse di scordarlo per qualche giorno, il lettore potrebbe soddisfare comunque le richieste del suo datore (anche per future eventuali esigenze ed accertamenti) scattando ad esempio fotografie di lui con suo cognato nei giorni di permesso in cui l’assiste (magari inquadrando un quotidiano con la data del giorno stesso) o procurandosi qualsiasi altra prova del fatto che questi si reca presso l’Istituto nei giorni di permesso.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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2 Commenti

  1. Ma non risponde alla domanda posta.
    Riformulo: se devo fare una attività, comunque necessaria alla persona in stato di disabilità, ma che non comporta la presenza fisica “accanto” all’assistito, non posso svolgerà?
    Non posso autocertificare l’attività svolta?

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