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Viola la privacy il figlio che legge gli sms del padre?

20 Ottobre 2018


Viola la privacy il figlio che legge gli sms del padre?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Ottobre 2018



Io e il mio compagno stiamo insieme da circa quattordici anni, ma in questi ultimi anni si è ammalato di broncopolmonite e pochi giorni fa i due suoi figli, ormai quarantenni, avuti dalla sua precedente relazione hanno letto i messaggi del suo cellulare con la scusa di dover rispondere loro per l’impossibilità del padre a farlo. Hanno così scoperto il nostro legame segreto. Lui ha dovuto prima litigare con loro, il che ha aggravato le sue condizioni di salute, e poi mi ha pregata di non scrivergli o telefonargli per un pò, perché non ce la faceva a reggere gli assalti dei figli. Vorrei denunciarli per violazione della privacy ma prima vorrei essere sicura che gli interventi che a breve dovrà fare il mio compagno vadano a buon fine. Vorrei anche avvertirlo di quanto intendo fare. Pertanto ci vorrà non prima di ottobre. È troppo tardi per la denuncia? 

Da quanto descrive la lettrice sembra poco probabile una denuncia per violazione della privacy. Per maggiore chiarezza, si parafrasa l’articolo di riferimento, quello cioè che punisce penalmente la lesione del diritto alla riservatezza (art. 167 codice privacy): salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarne per sé o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali in violazione di quanto disposto dal codice, è punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione da sei a diciotto mesi o, se il fatto consiste nella comunicazione o diffusione, con la reclusione da sei a ventiquattro mesi. 

In pratica, per aversi reato, è necessario che la violazione della riservatezza sia fatta allo scopo preciso (dolo specifico) di trarre un vantaggio (anche non economico) per sé ovvero di arrecare un danno. Nel caso specifico non si ravvisa questa intenzione; se anche vi fosse, sarebbe difficilissima da dimostrare, visto che è possibile che i figli abbiano risposto per il motivo da loro addotto. 

Oltre a ciò, è opportuno aggiungere due ulteriori considerazioni: innanzitutto, a rigore, la privacy lesa è quella del compagno della lettrice, pertanto sarebbe lui legittimato ad intraprendere un’eventuale azione; in secondo luogo, a parere di una parte della giurisprudenza (cfr. Trib. Roma, sent. del 30 marzo 2016), non è reato leggere l’sms del proprio coniuge/convivente se questi ha lasciato il cellulare alla mercé di chiunque, abbandonandolo sul divano o su una scrivania. Quando si convive sotto lo stesso tetto – si legge nella sentenza – si condividono gli stessi spazi e, inevitabilmente, la privacy si attenua. La sentenza osserva come, laddove non vi sia stata una specifica attenzione nel predisporre idonee attenzioni, «in un simile contesto non può ritenersi illecita la scoperta casuale del contenuto dei messaggi, per quanto personali, facilmente leggibili su di un telefono lasciato incustodito in uno spazio comune dell’abitazione familiare». In pratica, secondo i giudici, i rapporti familiari erodono, almeno in minima parte, il diritto alla riservatezza. Questo principio sarebbe applicabile anche nei rapporti familiari diversi da quelli coniugali, come ad esempio quelli filiali, soprattutto se il genitore, come nel caso di specie, stava male e non poteva rispondere. 

Sebbene si sconsigli una denuncia, qualora la lettrice volesse comunque sporgerla potrà farlo anche di persona, recandosi presso i carabinieri o la polizia di Stato, evitando così ogni spesa. Trattandosi di reato procedibile d’ufficio, la lettrice potrà provvedere anche ad ottobre, non essendo tenuta a rispettare precisi limiti temporali. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva


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