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Come funzionano le detrazioni per familiari a carico?

14 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 settembre 2018



Detrazione per coniuge, figli, altri familiari a carico: come funziona, come si calcola, quali sono i limiti di reddito.

Hai dei familiari a carico? Forse non sai che hai diritto a una detrazione, cioè a un importo che ti consente di abbassare le imposte. La detrazione per i familiari a carico non è unica: l’importo si calcola con una formula che cambia a seconda del familiare, o dei familiari, che risultano a tuo carico fiscale (figli, coniuge, altri familiari), del tuo reddito, e di ulteriori eventuali condizioni (ad esempio, il riconoscimento di un handicap); inoltre, la detrazione può essere ridotta se il familiare non risulta a carico per l’anno intero. Le detrazioni per familiari a carico possono essere fruite in busta paga: in questo caso, si procede al conguaglio entro la fine dell’anno o, in alternativa, nella dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Redditi). Ma procediamo per ordine e vediamo come funzionano le detrazioni per familiari a carico.

Quando un familiare è a carico?

Un familiare può essere considerato fiscalmente a carico solo se il suo reddito non supera 2.840,51 euro annui. Se il suo reddito supera questa soglia entro l’anno, anche l’ultimo giorno dell’anno, il familiare per l’intera annualità non è considerato a carico.

Facciamo un esempio per capire meglio: tuo marito non ha guadagnato nulla tutto l’anno e tu hai fruito della detrazione in busta paga per coniuge a carico. Il 31 dicembre incassa un compenso per una prestazione di lavoro autonomo pari a 3mila euro: non puoi più considerare tuo marito come coniuge a carico, quindi devi restituire in un’unica soluzione la detrazione per coniuge a carico di cui hai beneficiato nel corso dell’anno.

Quando un figlio è a carico?

Per i figli a carico, vale la stessa soglia di reddito prevista per gli altri familiari, ossia 2.840,51 euro. Dal 2019, però, la soglia sarà elevata a 4mila euro annui, ma solo per i figli sino a 24 anni.

Come funziona la detrazione per figli a carico?

La detrazione per figli a carico può variare in base alle seguenti condizioni:

  • reddito complessivo;
  • età del figlio (minore di 3 anni o meno);
  • possesso di handicap da parte del figlio;
  • numero dei figli.

La detrazione è ripartita, normalmente, al 50% tra padre e madre; può spettare a un solo genitore al 100%:

  • dietro accordo, se ha il reddito più alto;
  • se ha l’altro genitore a carico;
  • se risulta affidatario esclusivo (in questo caso è comunque possibile che i genitori decidano di accordarsi per la detrazione al 50%).

La detrazione è unica per tutti i figli: non è possibile, cioè, avere a carico un figlio al 100% e gli altri al 50%.

Come si calcola la detrazione per figli a carico?

La detrazione per figli a carico si calcola tramite una formula, che varia a seconda dell’età dei figli, del reddito, del riconoscimento di un handicap e del numero dei figli:

  • figlio minore di 3 anni: 1.220 × [(95.000 – reddito complessivo) / 95.000];
  • figlio da 3 anni in su: 950 × [(95.000 – reddito complessivo) / 95.000].

Per ogni figlio, il minuendo e il divisore (cioè i 95mila euro) sono aumentati di 15mila euro. Ad esempio, se si hanno 3 figli la detrazione, per ciascun figlio, sarà pari alla seguente espressione:

  • 220 × [(125.000 – reddito complessivo) / 125.000] se il figlio ha meno di 3 anni;
  • 950 × [(125.000 – reddito complessivo) / 125.000] se il figlio ha da 3 anni in su.

I 95mila euro sono stati dunque aumentati di 15mial euro per il 2° figlio e di ulteriori 15mial euro per il 3° figlio, sino ad arrivare a 125mila euro.

Dal 4° figlio in su, le detrazioni teoriche di 1.220 e 950 euro sono aumentate, rispettivamente, a 1.420 euro, per i figli minori di 3 anni e 1.250 euro per quelli da 3 anni in su, cioè sono aumentate di 200 euro. Se un figlio è portatore di handicap, la detrazione teorica è aumentata di 400 euro.

Esempio di calcolo detrazione per figli a carico

La formula matematica da applicare non è unica per tutti i figli ma, come abbiamo osservato, deve essere calcolata una detrazione differente per ogni figlio. Ad esempio, se il contribuente ha 3 figli, di cui uno minore di 3 anni, ed uno maggiore di 3 anni portatore di handicap, considerando un reddito complessivo pari a 20mila euro, ha diritto alle seguenti detrazioni:

  • per il figlio minore di 3 anni la detrazione teorica è pari a 1.220 euro ed il coefficiente è pari a 125.000 euro (aumento di 15.000 per ogni figlio successivo al primo); la detrazione è dunque pari a: 1.220 × [(125.000 – 20.000) / 125.000] = 1.024,80 euro;
  • per il figlio con più di 3 anni portatore di handicap la detrazione teorica è pari a 950 euro aumentata di 400 euro, dunque pari a 1.350 euro ed il coefficiente è pari a 125.000 euro (aumento di 15.000 per ogni figlio successivo al primo); la detrazione è dunque pari a: 1.350 × [(125.000 – 20.000) / 125.000] = 1.134 euro.

Pertanto, al contribuente spetta una detrazione complessiva per i due figli a carico di 2.158,80 euro: questo importo deve essere sottratto all’imposta dovuta.

La detrazione per figli a carico può spettare per parte dell’anno?

La detrazione per figli a carico, se non spetta in misura uguale per tutto l’anno, deve essere rapportata in base ai mesi in cui è presente il requisito del carico. Può anche accadere che nel corso dell’anno la detrazione spetti in misura diversa. Facciamo alcuni esempi per capire meglio:

  • se un figlio nasce il 10 novembre, la detrazione spetta per 2 mesi: dunque l’importo della detrazione si deve dividere per 12 e moltiplicare per 2;
  • nell’anno in cui un figlio compie i 3 anni di età, spetta la detrazione maggiorata sino al mese del compleanno: in pratica, se un figlio compie gli anni il 10 maggio, la detrazione maggiorata per figli al di sotto dei 3 anni spetta per 5 mesi, e la detrazione inferiore spetta per i restanti 7 mesi;
  • se invece un figlio a carico si sposa, la detrazione spetta al genitore sino al mese che precede il matrimonio, ed al coniuge dal mese in cui avvengono le nozze in poi: se, dunque, un figlio si sposa il 6 giugno, il genitore ha diritto alla detrazione per 5 mesi, mentre i restanti 7 mesi di detrazione sono fruiti dal coniuge.

Lo stesso discorso non vale, invece, nel caso in cui il figlio superi la soglia di reddito pari a 2.840,51 euro: ai fini del carico del familiare, come abbiamo osservato, si considera il reddito complessivo dell’anno. Dunque, non ha rilevanza il mese in cui il figlio ha superato la soglia di reddito, in quanto, anche se la soglia è superata, per assurdo, il 31 dicembre, al genitore, per l’intero anno, non spetta alcuna detrazione.

Come funziona la detrazione per famiglie numerose?

Per chi ha dai 4 figli in su, oltre alle detrazioni per ogni figlio a carico, spetta un’ulteriore detrazione, unica per tutti i figli, nota col nome “Bonus famiglie numerose”.

La detrazione è pari a 1.200 euro indipendentemente dal reddito, a prescindere dal numero di mesi nei quali ciascun figlio risulta a carico: ad esempio, se in una famiglia nasce il 4° figlio il 31 dicembre, il bonus famiglie numerose spetta per intero.

Se il contribuente è incapiente, la detrazione non si azzera all’azzerarsi dell’imposta, ma si forma un credito a suo favore pari all’importo del bonus non fruito, considerando le altre detrazioni spettanti già sottratte dai tributi dovuti. Ad esempio, se l’Irpef a carico del contribuente è pari a 5mila euro, ed ha già fruito delle detrazioni spettanti per familiari a carico pari ad un totale di 4800 euro, con soli 200 euro della detrazione famiglie numerose il tributo si azzera. I restanti mille euro possono allora essere utilizzati come credito d’imposta.

Come funziona la detrazione per coniuge a carico?

Se un contribuente ha a proprio carico il coniuge, ha diritto alla corrispondente detrazione, che varia in base al reddito.

La detrazione spetta se il coniuge non è effettivamente o legalmente separato: inoltre il reddito del coniuge, per essere considerato a carico, come previsto per gli altri familiari, non deve superare 2.840,51 euro.

La detrazione spettante varia in base al reddito del contribuente.

In particolare, a seconda della fascia di reddito di appartenenza, si calcola in questo modo:

  • reddito da 1 a 15.000 euro; la detrazione teorica spettante è pari a 800 euro; la detrazione effettiva si calcola con la seguente formula: 800 – [110x (reddito complessivo: 15.000)];
  • reddito da 15.001 euro a 29.000 euro: la detrazione spettante è pari a 690 euro;
  • reddito da 29.001 euro a 29.200 euro: la detrazione spettante è pari a 700 euro;
  • reddito da 29.201 euro a 34.700 euro: la detrazione spettante è pari a 710 euro;
  • reddito da 34.701 euro a 35.000 euro: la detrazione spettante è pari a 720 euro;
  • reddito da 35.001 euro a 35.100 euro: la detrazione spettante è pari a 710 euro;
  • reddito da 35.101 euro a 35.200 euro: la detrazione spettante è pari a 700 euro;
  • reddito da 35.201 euro a 40.000 euro: la detrazione spettante è pari a 690 euro;
  • reddito da 40.001 euro a 80.000 euro: la detrazione teorica spettante è pari a 690 euro; la detrazione effettiva si calcola con la seguente formula: 690 x [(80.000 – reddito complessivo): 40.000].

L’importo della detrazione deve essere poi rapportato ai mesi effettivi durante i quali il coniuge è stato a carico, considerando che è considerata come mese intero qualsiasi frazione di mese: ad esempio, se il contribuente si è sposato nel mese di settembre dell’anno considerato, l’importo della detrazione andrà diviso per 12 (mesi) e moltiplicato per 4 (mesi di spettanza della detrazione, cioè settembre, ottobre, novembre, dicembre).

Lo stesso procedimento si deve applicare in caso di separazione. Se il contribuente si separa nel mese di giugno, il coniuge potrà essere considerato a carico per 6 mesi (da gennaio a giugno compreso in quanto i mesi di matrimonio da considerare sono 6, anche se durante uno di questi mesi il matrimonio è cessato).

Come già osservato, non è possibile rapportare la detrazione in caso di superamento della soglia di reddito: in questo caso, non spetta alcuna detrazione per tutto l’anno.

Come funziona la detrazione per altri familiari a carico?

Oltre ai figli ed al coniuge, il contribuente può avere a carico altri familiari: questi soggetti, al pari di quanto osservato per figli e coniuge, per essere considerati fiscalmente a carico devono avere un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro. Inoltre, a differenza di figli e coniuge, per gli altri familiari a carico è necessario il requisito della convivenza col contribuente, salvo il caso in cui percepisca assegni alimentari non derivanti da provvedimenti giudiziari.

I familiari per cui si può fruire la detrazione sono:

  • i genitori;
  • i generi e le nuore;
  • il suocero e la suocera;
  • i fratelli e le sorelle germani o unilaterali, che convivano con il contribuente o che risultano a carico per provvedimenti dell’autorità giudiziaria;
  • i nipoti nei confronti dei nonni;
  • il coniuge legalmente ed effettivamente separato.

Come si calcola la detrazione per altri familiari a carico?

La detrazione teorica spettante per gli altri familiari a carico è pari a 750 euro, ma deve essere applicata una formula matematica per determinare la detrazione effettiva. Anche in questo caso, dunque, la detrazione dipende dal reddito complessivo del contribuente.

La formula per il calcolo della detrazione spettante è: 750 x [(80.000 – reddito complessivo) / 80.000].

Dunque, se il reddito è uguale a zero o ad 80mila euro, o superiore a 80 mila euro, non spetta alcuna detrazione.

La detrazione per altri familiari a carico può spettare a più contribuenti?

La detrazione spetta in ugual misura a chi ha contribuito a mantenere il familiare: è necessario dimostrare che il carico sia stato effettivamente sostenuto in quanto risultante dalla convivenza o dall’erogazione di un assegno alimentare non risultante da provvedimenti dell’autorità giudiziaria. La corresponsione dell’assegno deve essere attestata con un’idonea autocertificazione, oppure utilizzando dei mezzi di prova (come l’intestazione delle utenze o del contratto di affitto dell’immobile, la documentazione bancaria, etc).


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