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Detrazione fiscale: come funziona?

8 ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 ottobre 2018



Bonus fiscale per familiari a carico, per redditi di lavoro e di pensione, per oneri e spese sostenute: quali sono e come funzionano le detrazioni.

La detrazione è un importo che si sottrae dalle imposte dovute, e che dunque consente di abbassare le tasse. La normativa prevede diversi tipi di detrazioni fiscali: alcune spettano per aver prodotto un determinato tipo di reddito, ad esempio di lavoro dipendente o di pensione, altre spettano se si hanno dei familiari a carico, altre ancora per oneri e costi sostenuti nell’anno. In generale, le detrazioni si calcolano con una formula, stabilita dalla legge, quando spettano per il reddito prodotto o per i familiari a carico, mentre corrispondono a una determinata percentuale dei costi sostenuti (con eventuale applicazione di franchigie e tetti massimi) quando spettano per oneri e spese. Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sulla detrazione fiscale: come funziona, chi ne ha diritto, quali sono le detrazioni di cui si può usufruire e come si calcolano.

Come si calcola l’Irpef?

Prima di comprendere come funzionano le detrazioni fiscali, bisogna capire come funziona la tassazione dei redditi. Le imposte a carico della generalità dei contribuenti (persone fisiche) sono l’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, e le addizionali regionali e comunali all’Irpef.

L’Irpef non ha un ammontare fisso, ma è modulata ad aliquote e scaglioni, secondo i redditi prodotti dal contribuente nell’anno:

  • sino a 15.000 euro di reddito, l’imposta è pari al 23%;
  • da 15.0001 a 28.000, l’imposta è pari al 27%;
  • da 28.001 a 55.000, l’imposta è pari al 38%;
  • da 55.001 a 75.000, l’imposta è pari al 41%;
  • da 75.001, l’imposta è pari al 43%.

In pratica, se il contribuente guadagna 25mila euro l’anno, dedotti i contributi, deve corrispondere allo Stato il 23% sui primi 15mila euro di reddito, pari a 3,450 euro, ed il 28% sui restanti 10mila euro, pari a 2.800 euro, per un totale Irpef di 6.250 euro. L’imposta così calcolata, però, è solo l’Irpef lorda: grazie all’applicazione delle detrazioni, l’imposta viene abbassata.

Che differenza c’è tra detrazione e deduzione?

È importante, a questo punto, aver ben chiara la differenza tra detrazione e deduzione: mentre la prima, come abbiamo visto, è un importo che viene sottratto dall’imposta, la deduzione è un importo che viene sottratto dal reddito. In pratica, la deduzione abbassa il reddito tassabile, non le imposte.

Come funziona la detrazione per redditi di lavoro dipendente?

Chi ha prodotto nell’anno redditi da lavoro dipendente o assimilati (ad esempio redditi dei co.co.co. o derivanti da trattamenti di disoccupazione) ha diritto, a seconda della fascia di reddito, alle seguenti detrazioni:

  • per reddito complessivo non superiore a 8.000 euro: 1.880 euro;
  • per reddito complessivo compreso tra 8.000 e 28.000 euro si deve applicare la seguente formula: 978 + [902 × (28.000 – reddito complessivo) / 20.000];
  • per reddito complessivo compreso tra 28.000 e 55.000 euro si deve applicare la seguente formula: 978 × [(55.000 – reddito complessivo) / 27.000];

Oltre 55mila euro di reddito non è prevista nessuna detrazione.

La detrazione non è cumulabile con le altre detrazioni sui redditi (da pensione, da lavoro autonomo e d’impresa minore) e deve essere rapportata ai giorni di lavoro nell’anno: ad esempio, se i giorni di lavoro sono pari a 280, si deve dividere la detrazione spettante per 365 e moltiplicare per 280.

In ogni caso la detrazione sulla fascia di reddito minima non può essere inferiore a 690 euro o, per i rapporti di lavoro a tempo determinato (fra cui sono compresi anche i periodi di inattività per i quali si percepiscono i trattamenti a sostegno del reddito erogati dall’Inps), a 1.380 euro, a prescindere dal periodo lavorato.

Quali sono i redditi assimilati al lavoro dipendente?

Sono assimilati, ai fini della detrazione, ai redditi da lavoro dipendente i seguenti redditi:

  • redditi da collaborazione (co.co.co. e vecchi co.co.pro e mini coco.co.);
  • compensi corrisposti a soci di cooperative;
  • borse di studio;
  • compensi corrisposti da terzi;
  • compensi a soggetti impegnati in lavori socialmente utili;
  • rendite vitalizie e a tempo determinato;
  • capitali e rendite da fondi pensione;
  • remunerazione dei sacerdoti.

Come funziona il bonus Irpef da 80 euro al mese?

Sui redditi da lavoro dipendente e assimilati, per i contribuenti che hanno un reddito complessivo da 8mila sino a 24.600 euro annui, è dovuto un bonus da 80 euro mensili e 960 euro annui. Il suo funzionamento è simile a quello della detrazione, in quanto abbassa l’importo dell’Irpef dovuta. Per i redditi da 24.600 a 26.600 euro, l’importo del bonus è ridotto secondo la seguente formula:

  • 960 x (26.600-reddito annuale): 2.000.

Ad esempio, se un contribuente ha un reddito pari a 25mila euro, avrà diritto a un bonus pari a:

  • 960 x (26.600-25.000):2000;
  • 960 x (1600:2000);
  • 960 x 0,8;
  • 768 euro.

Anche il bonus Irpef, come la detrazione per redditi di lavoro dipendente, va proporzionato in base al periodo lavorato nell’anno.

Come funziona la detrazione per redditi di lavoro autonomo?

Chi possiede redditi derivanti da lavoro autonomo o da attività d’impresa minore (escluse le imprese in contabilità ordinaria) ha diritto alle seguenti detrazioni, che non devono essere ragguagliate su base annua:

  • 104 euro, per reddito complessivo sino a 4.800 euro;
  • per reddito superiore a 4.800 euro e sino a 55.000 euro, la detrazione è calcolata con la seguente formula: 1.104 × [(55.000 – reddito complessivo) / 50.200].

Questa detrazione non può essere cumulata con quella per redditi di pensione o di lavoro dipendente e assimilati.

Come funziona la detrazione per redditi di pensione?

Ai pensionati con reddito inferiore ai 55mila euro annui spetta una detrazione per il reddito di pensione.

La detrazione non è uguale per tutti i pensionati, ma il calcolo differisce a seconda della fascia di reddito di appartenenza.

Per capire come funzionano le detrazioni per reddito di pensione, bisogna innanzitutto sapere che per i pensionati, sia al di sotto che al di sopra dei 75 anni, come abbiamo osservato per i dipendenti, esiste la cosiddetta no tax area: si tratta di una fascia di reddito al di sotto della quale l’importo della detrazione supera l’importo dell’imposta sul reddito. La no tax area è stata recentemente elevata a 8mila euro annui per tutti i pensionati. In pratica, sotto gli 8mila euro il pensionato non paga tasse.

In ogni caso, la detrazione spettante va rapportata ai giorni in cui spetta il diritto alla pensione nell’anno e non è cumulabile con le altre detrazioni sui redditi (da lavoro dipendente e assimilati, da lavoro autonomo, da impresa minore).

Per tutti i pensionati, le detrazioni per reddito di pensione sono pari a:

  • nel caso in cui il reddito complessivo non sia superiore a 8mila euro: 1880 euro;
  • nel caso in cui il reddito complessivo sia compreso tra 8mila e 15mila euro si deve applicare la seguente formula: 1297 + [583 × (15000 – reddito complessivo) / 7000];
  • nel caso in cui il reddito complessivo sia compreso tra 15mila e 55mila euro si deve applicare la seguente formula: 1297 × [(55000 – reddito complessivo) / 40000].

Come funzionano le detrazioni per familiari a carico?

Il contribuente che mantiene determinati familiari ha il diritto di usufruire delle corrispondenti detrazioni, che si calcolano attraverso formule diverse, che cambiano a seconda del familiare, del reddito del contribuente e di ulteriori condizioni (come il riconoscimento di un handicap). Un familiare si considera fiscalmente a carico se il suo reddito non supera 2.840,51 euro; dal 2019, sono considerati a carico i figli sino a 24 anni con redditi sino a 4mila euro. Per approfondire: Detrazioni per familiari a carico.

Come funziona la detrazione per spese sanitarie?

Le spese sanitarie, proprie e dei familiari a carico, sono detraibili in misura pari al 19%, ma hanno una franchigia di 129,11 euro: vuol dire che, se i costi sostenuti ammontano a 300 euro, bisogna prima sottrarre 129,11 euro, poi si può sottrarre dall’imposta il 19% della differenza, cioè il 19% di 170,89 euro In buona sostanza, con 300 euro di spesa si tolgono 32,47 euro dalle tasse.

Le spese sanitarie detraibili, nello specifico, sono:

  • le spese per l’acquisto di farmaci (si deve possedere lo scontrino parlante, con la dicitura farmaco ed il codice fiscale del contribuente o del familiare a carico);
  • le spese per le visite mediche generiche e specialistiche e per le terapie;
  • le spese per analisi ed esami di laboratorio;
  • i ticket sanitari;
  • le spese per cure dentistiche o odontoiatriche;
  • le spese per l’acquisto di dispositivi medici (come protesi, occhiali, lenti a contatto…);
  • le spese per l’assistenza infermieristica e riabilitativa;
  • le spese per interventi chirurgici.

È possibile detrarre anche le spese sostenute per un proprio familiare fiscalmente a carico. Ricordiamo che un familiare è considerato fiscalmente a carico quando il suo reddito annuo non supera i 2840,41 euro; per quanto riguarda i figli under 24 anni, il limite, come osservato, è alzato a 4mila euro a partire dall’anno d’imposta 2019.

Se per queste spese il contribuente ha beneficiato di rimborsi da parte di enti o casse con finalità assistenziali, gli importi rimborsati, essendo oggetto di apposita comunicazione da parte degli enti competenti, si trovano già nella dichiarazione 730 precompilata. Questi importi diminuiscono le spese sanitarie detraibili.

Per chi non utilizza la dichiarazione precompilata, gli importi sono comunque indicati nella certificazione unica Cu.

Come funziona la detrazione per spese sanitarie, mediche e di assistenza specifica dei disabili?

Abbassano le tasse anche le spese sanitarie, mediche e di assistenza specifica a favore dei disabili: le spese sanitarie per i disabili (visite mediche specialistiche, acquisto di ausili) sono detraibili dall’imposta al 19%, mentre le spese mediche e di assistenza specifica (assistenza di infermieri, Oss, educatori, riabilitazione) sono interamente deducibili dal reddito (cioè non si sottrae il 19% di queste spese dall’imposta, ma si sottrae l’intero costo dal reddito imponibile). In sostanza, per le spese mediche e di assistenza specifica non si beneficia di una detrazione, ma di una deduzione.

Per quanto riguarda la detrazione dall’Irpef delle spese sanitarie per i disabili, questa ammonta al 19%. Sono detraibili:

  • le spese mediche specialistiche sostenute per il disabile;
  • l’acquisto di mezzi d’ausilio alla deambulazione;
  • l’acquisto di poltrone per inabili e minorati, di apparecchi correttivi e di ulteriori ausili specifici.

Le spese possono essere detratte sia dal soggetto portatore di handicap, che dai familiari che lo hanno a carico.

I disabili che possono fruire dei benefici fiscali sono:

  • le persone che hanno ottenuto il riconoscimento dell’handicap (anche non grave) dalla Commissione medica Legge 104 (gli invalidi di guerra ed equiparati si considerano portatori di handicap grave);
  • le persone che sono state ritenute invalide da altre commissioni mediche pubbliche incaricate ai fini del riconoscimento dell’invalidità civile, di lavoro, di guerra; per gli invalidi civili, occorre accertare la grave e permanente invalidità o menomazione; tale tipologia di invalidità si considera comunque accertata se la riduzione della capacità lavorativa è pari al 100% o se è stata attribuita l’indennità di accompagnamento.

Per approfondire: Legge 104.

Come funziona la detrazione delle spese di assistenza per i non autosufficienti?

La detrazione delle spese di assistenza per i non autosufficienti consiste nella possibilità di sottrarre dalle imposte i costi sostenuti per l’assistenza (sia da parte dell’interessato, che dei familiari che lo hanno a carico), sino a 2.100 euro l’anno, se il reddito non supera 40mila euro. La detrazione è pari al 19% dei costi e deve essere indicata nel modello 730 o Redditi.

La non autosufficienza non va confusa con l’handicap o con l’invalidità: è considerata non autosufficiente, infatti, una persona non in grado di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita o non in grado di camminare senza l’aiuto di un accompagnatore.

Inoltre, ai fini dell’agevolazione fiscale può essere considerata non autosufficiente anche una persona che necessita di sorveglianza continuativa; lo stato di non autosufficienza, per ottenere il beneficio fiscale, deve risultare da un’apposita certificazione medica.

L’agevolazione non compete per le spese di assistenza sostenute a beneficio di soggetti come, ad esempio, i bambini quando la non autosufficienza non si ricollega all’esistenza di patologie.

L’agevolazione spetta anche se le prestazioni di assistenza sono rese da:

  • una casa di cura o di riposo;
  • una cooperativa di servizi;
  • un’agenzia interinale.

La detrazione non spetta, invece, relativamente ai costi sostenuti per retribuire i lavoratori domestici (colf) che hanno un inquadramento contrattuale diverso dagli addetti all’assistenza personale (badanti).

Come funziona la detrazione per spese scolastiche?

Per quanto riguarda le spese scolastiche, sono detraibili al 19% i seguenti costi, sostenuti per sé o per i propri figli:

  • iscrizione e frequenza dell’asilo nido, sino a un massimo di 632 euro annui;
  • iscrizione e frequenza di scuole dell’infanzia, primarie e secondarie, sino a un massimo di 717 euro annui per il 2017, di 786 euro per il 2018, 800 euro dal 2019;
  • iscrizione e frequenza di master, università, scuole di specializzazione, dottorati di ricerca, senza alcun limite massimo; se la scuola è privata, però, il massimo detraibile è pari alle tasse pagate per la corrispondente università pubblica.

Nei costi di iscrizione e frequenza sono compresi:

  • la mensa;
  • i servizi di dopo-scuola e gli altri servizi scolastici integrativi;
  • l’assicurazione della scuola;
  • le spese per le gite scolastiche;
  • il contributo scolastico finalizzato all’ampliamento dell’offerta formativa deliberato dagli organi d’istituto (corsi di lingua, teatro, ecc., svolti anche al di fuori dell’orario scolastico e senza obbligo di frequenza).

La detrazione non spetta per le spese relative all’acquisto di materiale di cancelleria e di testi scolastici e per il servizio di trasporto scolastico.

Per quanto riguarda le spese universitarie, che possono riferirsi anche a più anni, compresa l’iscrizione fuori corso, esiste una particolarità per le università non statali italiane e straniere. Queste spese, difatti, non devono essere superiori a quelle stabilite annualmente per ciascuna facoltà universitaria con decreto Miur (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca), tenendo conto degli importi medi delle tasse e contributi dovuti alle università statali.

Come funziona lo School bonus?

Per le donazioni in denaro effettuate a favore delle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private paritarie è poi possibile fruire di un credito d’imposta, lo school bonus.

La donazione deve essere finalizzata alle seguenti attività:

  • realizzare nuove strutture scolastiche;
  • ristrutturare, migliorare ed effettuare manutenzioni delle strutture scolastiche già esistenti;
  • sostenere interventi di potenziamento dell’offerta formativa e di miglioramento della collocabilità degli studenti.

Lo school bonus non è una detrazione, ma un credito d’imposta (dal funzionamento analogo alla detrazione, comunque, in quanto abbassa l’imposta), che deve essere calcolato su un tetto massimo di 100mila euro per ciascun periodo d’imposta ed è pari al:

  • 65% della donazione, se effettuata negli anni 2016 o 2017;
  • 50% della donazione, se effettuata nel 2018.

Lo school bonus può essere fruito in alternativa alla detrazione del 19% prevista per le donazioni a favore degli istituti scolastici e delle università.

Come funziona la detrazione per donazioni a favore di scuole ed università?

Per le donazioni a favore di scuole di ogni ordine e grado ed università, effettuate sotto forma di versamenti in denaro, è anche possibile fruire di una detrazione pari al 19% della spesa.

La donazione deve essere però finalizzata alle seguenti attività:

  • innovazione tecnologica;
  • edilizia scolastica e universitaria;
  • ampliamento dell’offerta formativa.

Nel dettaglio, possono essere beneficiari delle erogazioni in denaro:

  • gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, statali e paritari senza scopo di lucro;
  • le istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica e delle università.

Il beneficio della detrazione non è cumulabile con lo school bonus, né con la detrazione del 19% prevista per le spese per la frequenza di scuole dell’infanzia, primarie e secondarie (cioè materne, elementari, medie e superiori).

Come funziona la detrazione dei contributi previdenziali per i familiari?

Normalmente, i contributi previdenziali, versati per sé o per i familiari a carico, possono essere dedotti dal reddito e non detratti dalle imposte. Quando, però, i contributi sono pagati per il riscatto degli anni laurea, a favore di familiari che non hanno mai lavorato e non sono iscritti né all’Inps né ad altre forme obbligatorie di previdenza, non è possibile usufruire della deduzione fiscale. I contributi versati possono comunque essere detratti dall’Irpef nella misura del 19%.

Come funziona la detrazione per assicurazione sulla vita?

Le polizze sulla vita sono detraibili al 19%:

  • entro 530 euro annui, se l’assicurazione copre il rischio morte o invalidità permanente non inferiore al 5%, oppure il rischio infortuni (per le sole polizze stipulate entro il 31 dicembre 2000);
  • entro 1.291,14 euro annui, se l’assicurazione copre il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana.

Come funzionano il bonus mobili, ristrutturazione e risparmio energetico?

Gli interventi sulla casa godono, anche per l’anno d’imposta 2018, quindi nel modello 730 o Redditi 2019, di una detrazione pari al:

  • 50%, per le ristrutturazioni e gli interventi assimilati sino a un tetto massimo di 96mila euro;
  • 50%, sino a un tetto massimo di 10mila euro, per gli arredi ed i grandi elettrodomestici acquistati in occasione di una ristrutturazione o di un intervento assimilato;
  • 36%, su un tetto massimo di spesa pari a 5mila euro, per la sistemazione a verde di spazi e aree esterni (Bonus giardino);
  • 65%, per interventi di miglioramento energetico degli edifici (le detrazioni sono più elevate se le spese sono riferite a specifici interventi di riqualificazione riguardanti parti del condominio).

Come funziona la detrazione sugli interessi del mutuo?

Gli interessi del mutuo per l’acquisto della prima casa e delle pertinenze (cantina, garage) godono di una detrazione pari al 19%, sino a un limite di 4mila euro annui.

Come funziona la detrazione per le spese per lo sport dei figli?

Per l’iscrizione dei figli dai 5 ai 18 anni ad associazioni sportive, palestre, piscine ed altre strutture ed impianti, la detrazione è pari al 19% su un limite massimo di 210 euro annui.

Quali sono le altre spese detraibili o deducibili nella dichiarazione dei redditi?

Tra gli altri costi che si possono scaricare dalla dichiarazione dei redditi ci sono:

  • le spese veterinarie
  • i canoni di affitto dell’abitazione (propri o per i figli studenti fuori sede);
  • le spese sostenute per i disabili (non solo spese mediche e sanitarie, ma anche per l’acquisto di veicoli ed ausili, per l’adattamento dell’abitazione…);
  • le donazioni a favore delle istituzioni religiose;
  • il credito d’imposta per negoziazione assistita e mediazione;
  • le liberalità a favore di università ed enti di ricerca;
  • le donazioni a favore di Onlus, associazioni di promozione sociale, associazioni di mutuo soccorso ed ex Ong;
  • le donazioni di immobili vincolati;
  • le liberalità a favore delle associazioni sportive;
  • le erogazioni a favore di attività culturali, artistiche e di spettacolo.
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