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Centri tutela violenza contro le donne

14 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 settembre 2018



A chi rivolgersi quando si subisce un abuso fisico, psicologico o economico. Le app più diffuse per cercare aiuto o fare una denuncia.

Avrai notato che non passa giorno, o quasi, in cui non si senta al telegiornale o si legga sui quotidiani un episodio di violenza contro le donne. Delitti che trasudano maschilismo allo stato puro, abominevole senso di potere, spesso anche ignoranza e che vedono, dalla parte della vittima, sempre la figura più debole. Pensa, però, che per ogni caso che senti alla tv ce ne sono tanti altri che non vengono alla luce per paura o per vergogna. Ed è a quei casi che vogliono arrivare i centri di tutela sulla violenza contro le donne.

Come sai, parlare di questo fenomeno non vuol dire soltanto pensare a omicidi, a pestaggi a sangue o a stupri ma anche ad un’aggressività psicologica che riduce la donna ad una condizione di sottomissione difficile da sopportare, o alla violenza di tipo economico che impedisce ad una donna di disporre dei soldi della famiglia e, allo stesso tempo, di lavorare per guadagnarsi qualcosa. È anche pensare allo stalking, che costringere a vivere giorno e notte nel terrore.

La violenza contro le donne è tutto ciò che impedisce alla vittima di turno di vivere con la serenità a cui ha diritto.

E sempre più spesso all’interno delle mura di casa, dove le persone con cui vive dovrebbero essere sinonimo di sicurezza e di protezione e non di minaccia e pericolo.

Per aiutare prima che sia troppo tardi chi è costretta a subire questo tipo di situazioni si stanno moltiplicando in Italia i centri di tutela sulla violenza contro le donne. Si tratta di strutture gestite sia da enti pubblici sia da associazioni, Onlus o cooperative che offrono supporto e assistenza alle vittime e, contemporaneamente, promuovono delle campagne di sensibilizzazione per contrastare il fenomeno della violenza e degli abusi contro le donne.

I tipi di violenza contro le donne

Abbiamo detto che ci sono diversi tipi di violenza contro le donne oltre a quella fisica o sessuale di cui sentiamo parlare più spesso negli episodi di cronaca raccontati da giornali e tv. Ci sono antri modi altrettanto dolorosi per fare del male ad una donna senza sfiorarla con un dito. Ecco di che cosa si tratta.

La violenza fisica contro le donne

È una delle più note tra le violenze contro le donne. A volte «si limita» alle botte, in altre occasione l’aggressore va fino in fondo ed arriva all’omicidio. È da considerare violenza fisica:

  • il lancio di oggetti;
  • lo spintonamento;
  • lo schiaffo o il pugno;
  • i calci;
  • i morsi;
  • il colpo (o il solo tentativo) con un oggetto;
  • il soffocamento;
  • la minaccia o l’uso di un’arma da fuoco o da taglio.

In ciascuno di questi casi è possibile rivolgersi ai centri di tutela sulla violenza contro le donne oppure presentare una denuncia. I reati ipotizzati sono quelli di percosse, lesioni personali e violenza privata. Talvolta si incorre anche nei reati di violazione di domicilio (ad esempio se un uomo entra furtivamente o con la forza nell’appartamento dell’ex moglie per usare violenza contro di lei o per minacciarla) e di sequestro di persona (se la trattiene in un posto contro la sua volontà).

La violenza sessuale contro le donne

Un altro dei modi non solo per punire ma anche per approfittare di una donna causandole un danno fisico ed un trauma psicologico dal quale è difficile riprendersi. Si commette reato di violenza sessuale [1] quando si costringe una persona a compiere degli atti sessuali:

  • con la forza o con la minaccia;
  • mediante abuso di autorità
  • mediante abuso dell’inferiorità fisica o psichica della vittima;
  • traendo la vittima in inganno per essersi sostituito ad un’altra persona.

Di recente, però, sono state riconosciute come violenza sessuale alcune condotte mirate ad approfittare del corpo di un’altra persona senza il consenso di quest’ultima. È il caso, ad esempio, dei palpeggiamenti o dei baci indesiderati.

Questo reato è punito con la reclusione da 5 a 10 anni.

La violenza psicologica contro le donne

Questa forma di violenza contro le donne è quella che spesso resta più nascosta, che raramente si denuncia, che si subisce perché si entra in un meccanismo da quale non si sa come uscire. Vi rientrano dei comportamenti come:

  • la molestia verbale, come l’insulto o l’offesa mirata a controllare la donna convincendola di non valere alcunché;
  • l’allontanamento della donna dalla vita sociale e dai suoi parenti;
  • l’esclusione della donna dalle risorse economiche della famiglia per limitare la sua indipendenza;
  • le minacce di aggressione o di abbandono;
  • la distruzione di oggetti di proprietà della donna o di animali a lei cari.

Bisogna, comunque, distinguere la violenza psicologica dallo scatto d’ira momentaneo. Ti sarà capitato qualche volta di perdere la pazienza in un determinato momento, quando ti vengono quei famosi «cinque minuti» in cui dici delle cose che non vorresti mai dire («non capisci niente», «che ne saprai tu di questo», «non ti sopporto più quando fai così», ecc.). Ecco, questo è lo scatto d’ira momentaneo (che oltre ad avere tu, avrai anche subìto). Normalmente finisce con un «mi dispiace» da una delle parti per chiarire le cose. La violenza psicologica, invece, è più subdola perché mirata proprio a fare del male e ad annientare l’altra persona la quale, molto spesso, finisce per sentirsi in colpa e per pensare che, in effetti, non vale un granché e l’altro ha ragione a prendersela con lei.

La violenza economica contro le donne

Altro tipo di violenza sulle donne di cui si parla poco, per non dire mai, è la violenza economica. Probabilmente perché non si vede nemmeno come un sopruso ma perché chi la soffre arriva a pensare che è l’uomo quello che, siccome porta a casa lo stipendio, deve decidere su come vanno gestiti i soldi. E così lui arriva a:

  • avere il completo possesso delle finanze economiche impedendo alla donna di decidere in merito o di averne semplicemente accesso;
  • impedire alla donna di lavorare fuori da casa (purché dentro casa ci lasci la pelle);
  • spendere i soldi a proprio piacimento impedendo alla donna di fare altrettanto;
  • intestare ogni bene mobile o immobile a sé stesso escludendo la donna da ogni proprietà.

Tutto ciò viene riconosciuto come violenza economica contro le donne.

La violenza persecutoria contro le donne

Questo titolo si riassume in una parola a tutti più familiare: stalking. Significa, come sappiamo, perseguire una persona che, in partenza, ci ha rifiutati. Bussare insistentemente alla sua porta, mandarle decine di messaggi non graditi, presentarsi dove lei è quando meno se lo aspetta, farle sentire una presenza scomoda in qualsiasi momento. Il tutto per farle capire che lo stalker non molla e non mollerà mai perché lui è convinto del fatto che lei lo appartiene.

Violenza contro le donne: i centri di tutela

L’attività dei centri di tutela sulla violenza contro le donne parte normalmente dall’ascolto telefonico, nel momento in cui una vittima di violenza supera la paura e decide di contattare la struttura perché subisce una delle situazioni che abbiamo appena visto.

I centri di tutela partono dall’ascolto. In forma anonima e gratuita, si parla con chi si rivolge telefonicamente ad una di queste strutture per sfogarsi, per esporre la propria situazione, per chiedere un consiglio. Di norma, i centri sono disponibili 24 ore su 24.

Dopo questo primo approccio, ed in base alla gravità della violenza subìta, le vittime possono decidere quale percorso intraprendere. Se tentare, in base ai consigli loro forniti, di risolvere le cose con le buone oppure di avvalersi di una consulenza legale per arrivare davanti ad un giudice. In mezzo c’è una miriade di possibilità, compresa la casa rifugio in cui cercare protezione.

Violenza contro le donne: cosa offrono i centri tutela

I centri di tutela sulla violenza contro le donne sono normalmente delle strutture gestire da enti pubblici, associazioni o cooperative che accolgono donne vittime di soprusi e di abusi per dare loro un supporto logistico in caso di necessità. Allo stesso tempo, i centri si attivano per contrastare i fenomeni di violenza contro il genere femminile.

Esiste in Italia una rete di centri di tutela contro la violenza femminile che si chiama DiRe. Raccoglie un’ottantina di associazioni. È convenzionata con l’Anci (Associazione nazionale Comuni italiani) allo scopo di collaborare alla promozione e allo sviluppo di azioni, progetti ed iniziative mirate alla prevenzione ed al contrasto della violenza contro le donne.

Regioni, Province, Comuni e Asl si sono attivate per aprire dei centri di tutela. Lo hanno fatto agevolando le associazioni che si occupano di questa problematica attraverso delle convenzioni per la gestione delle strutture e dando sostegno sia economico, sia logistico sia di formazione.

C’è bisogno di informazione ma anche di molto coraggio da parte di chi subisce violenza. Esiste un numero verde istituito dal Dipartimento per le Pari Opportunità il 1522, che indirizza al centro antiviolenza più vicino.

Violenza contro le donne: l’aiuto delle app

C’è, come detto, una rete in Italia di centri di tutela sulla violenza contro le donne. Le strutture non mancano ma, purtroppo, le denunce sono troppo poche. C’è comunque molto da fare sul sistema da un punto di vista protettivo verso le donne. Non a caso, l’Unione europea ha richiamato l’Italia su questo aspetto più di una volta. L’Osservatorio nazionale delle organizzazioni impegnate in questo settore insieme a qualche magistrato ha denunciato una «dimensione culturale patriarcale» della legge. Colpa, ovviamente, dei soldi che non ci sono o che non si investono.

La tecnologia arriva in aiuto anche in questi casi Ci sono diverse app che indirizzano le vittime della violenza a delle strutture in grado di aiutarle ad affrontare i loro problemi. Eccone le più popolari.

Where Are U

È l’app ufficiale del 112, cioè del numero unico nazionale di emergenza. Creata per IOS e Android, Where Are U consente a chi subisce violenza contro le donne di mettersi in contatto con la Centrale unica di risposta (quella che raggruppa forze dell’ordine e sistema di emergenza sanitaria). L’operatore riceve automaticamente la posizione della vittima e può parlare con lei anche in maniera anonima. L’applicazione riesce ad individuare in quale Regione è disponibile il servizio.

D.i.Re

Abbiamo già citato questa rete di associazioni, la più diffusa in Italia. Ha anche l’omonima app sulla violenza contro le donne. Una volta registrata sull’app D.i.Re, la donna in difficoltà può entrare nell’area riservata ed accedere, così, al centro di tutela più vicino grazie alla geolocalizzazione. L’applicazione consente anche di creare una sorta di diario su cui annotare gli episodi di violenza subiti: servirà a ricostruire i fatti nel caso in cui si decidesse di presentare denuncia.

S.h.a.w.

Altra app gratuita per assistere le vittime di violenza contro le donne è S.h.a.w. cioè Soroptimist help application woman. Un’applicazione creata da Soroptimist International, un’associazione di donne attive sul campo dei diritti umani, l’uguaglianza e lo sviluppo dell’accettazione delle diversità. Disponibile in 12 lingue, mette a disposizione delle vittime della violenza due tipi di servizi. Il primo, il collegamento diretto con il 112 perle situazioni di emergenza. L’altro, il collegamento con il 1522, il numero del Dipartimento per le Pari opportunità.

note

[1] Art. 609-bis cod. pen.


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