Direttiva sul copyright: cosa prevede?

13 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 settembre 2018



Il Parlamento europeo, riunito a Strasburgo, si è espresso a favore della direttiva sul copyright. Ecco pro e contro e cosa comporterà per l’Europa.

Una decisione innovativa per il diritto d’autore. La proposta di direttiva sul copyright è stata approvata con 438 voti a favore, 226 contrari e 39 astensioni. Gli eurodeputati hanno condiviso alcune modifiche agli articoli 11 e 13 della proposta, suggerite dal relatore Axel Voss. Questa votazione dà il via ai negoziati con il Consiglio e la Commissione per un’intesa sulla versione definitiva della riforma, prevista per gennaio 2019. Cosa cambia con la direttiva sul copyright? Segnerà la fine del far-west digitale? Secondo la proposta comunitaria, i creativi (vale a dire musicisti, artisti, interpreti, sceneggiatori, editori e giornalisti) dovranno essere remunerati quando il loro lavoro sarà utilizzato da piattaforme digitali come Facebook, Youtube o da aggregatori di notizie come Google News. La semplice condivisione di hyperlink (collegamenti ipertestuali agli articoli), unita alle parole individuali come descrizione, sarà libera dai vincoli del copyright, mentre gli snippet (i link con foto accompagnata da un breve testo di presentazione degli articoli) saranno coperti da copyright e, per il loro uso, le piattaforme dovranno pagare i diritti agli editori. Escluse dall’obbligo di rispettare le nuove regole sul copyright, saranno le piccole e micro imprese del web, le enciclopedie online senza fini commerciali come Wikipedia e le piattaforme per la condivisione di software open source come GitHub. Cos’è previsto per i diritti di autori e artisti? Nel caso in cui il compenso corrisposto all’inizio sia considerato sproporzionato rispetto ai benefici che ne derivano, questi potranno ottenere una remunerazione supplementare da chi sfrutta le loro opere. Se vuoi saperne di più sull’argomento direttiva sul copyright: cosa prevede?, prosegui nella lettura di questo articolo.

Intervista all’avv Fulvio Sarzana

Per maggiori approfondimenti sul tema, abbiamo intervistato l’avv. Fulvio Sarzana, professore straordinario di diritto dell’amministrazione digitale presso l’Università telematica internazionale Uninettuno di Roma. Ecco le risposte che ci ha dato il professionista, tra i principali esperti in Italia in materia di diritto della rete e dei nuovi media.

Quali sono i punti essenziali della nuova proposta di riforma del copyright e cosa cambia per l’uomo comune?

Ci sono diverse disposizioni controverse nella direttiva, ma la discussione si è incentrata su due articoli in particolare, l’art 11 e l’art 13 della proposta. La prima disposizione prevede che ogni stato membro debba assicurarsi che gli editori ricevano compensi “consoni ed equi” per l’uso dei loro materiali da parte dei “fornitori di servizi nella società dell’informazione”, cioè le aziende di internet. Gli emendamenti avrebbero chiarito meglio che il principio riguarda le grandi piattaforme e che esclude gli utilizzi privati dei link ed il loro impiego non commerciale, per esempio nei progetti di conoscenza condivisa (“wiki”) come Wikipedia. In pratica, sulla rete internet, come dimostra la recente giurisprudenza in materia di diritto civile e penale d’autore in Italia (e non solo), è molto difficile separare con un taglio netto l’attività reale di lucro o commerciale da quella che non abbia questi requisiti. Si pensi ad un sito che non realizza attività lucrative tramite lo sfruttamento commerciale dei contenuti, ma solo attraverso una pubblicità o attraverso donazioni. L’altro articolo  su cui si è accesa una forte discussione è il 13. La norma prevede che le piattaforme online esercitino un controllo su ciò che viene caricato dai loro utenti, in modo da escludere la pubblicazione di contenuti protetti dal diritto d’autore e sul quale gli utenti non detengono diritti. Controllo che può esser escluso se le stesse piattaforme siano in grado di  dotarsi di una licenza (o altro accordo) che gli permetta di ospitare contenuti coperti da copyright.

Si può parlare di una nuova forma di censura online?

La circostanza in base alla quale per proteggere contenuti si adottino strumenti di controllo anche tecnologico realizza senz’altro un’ipotesi di selezione preventiva di ciò che può essere o non può essere visto da un utente della rete. Questo avverrà anche tramite algoritmi. Da questo punto di vista si, si può parlare di censura preventiva, anche se per fini che possono sembrare legittimi.

Sarà vietato condividere link e video su Facebook?

No, la riforma non tocca gli utenti se non indirettamente. Gli utenti si troveranno su internet contenuti veicolati da chi stipula gli accordi o non troveranno i contenuti “indipendenti” di chi ha deciso di non stipulare gli accordi, ma dovrà dotarsi di sistemi di filtraggio dei contenuti. E’ una forma di censura che può essere più insidiosa, perché non tocca “formalmente” la libertà del cittadino, ma lo priva dell’accesso a contenuti per i quali non vi è accordo.

L’utente pagherà di più? E chi gestisce un sito guadagnerà di meno?

E’ probabile che  l’aumento generalizzato dei costi per ottenere il diritto a pubblicare un contenuto  determinerà un effetto domino sugli utenti che desiderino informarsi. I titolari dei siti dovranno riconoscere un equo compenso agli editori e stipulare accordi per la pubblicazione o, in alternativa, adottare strumenti di controllo sull’upload di contenuti editoriali. La disciplina di cui all’art 13 poi (quella su accordi e filtri)  si applica non solo ai contenuti editoriali e non solo in relazione ad attività non lucrative. Tutto ciò avrà una notevole ripercussione in termini di costi per le piccole e medie realtà del web. Ad essere penalizzate saranno le piattaforme di UGC e le start up più innovative.

Quali sono i vantaggi per autori e artisti?

Allo stato attuale il vantaggio principale sarà per gli editori che si vedono generosamente attribuire un nuovo diritto d’autore, cosiddetto ancillare, in quanto accessorio a tutti i diritti patrimoniali d’autore e diritti connessi già esistenti e per le grandi realtà multinazionali del copyright che potranno far valere il loro potere negoziale nei confronti delle piattaforme.

Quando si ricade nella casistica degli snippet, quali sono le conseguenze?

Per poter pubblicare anche uno snippet sarà necessario pagare.

È possibile che Google News possa chiudere i battenti in Europa, come ha già fatto in Spagna e Germania? 

Dipende da come verrà sviluppata la normativa a livello di singoli Stati, ma è più probabile che gli aggregatori semplicemente forniranno contenuti degli editori più potenti accordandosi con questi ultimi. Ci sarà senz’altro un impoverimento dei contenuti dei siti meno conosciuti. I siti più innovativi difficilmente potranno resistere ai costi che tutto ciò comporterà.


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