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Rendita vitalizia e contratto di mantenimento: quali differenze?

1 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 novembre 2018



Cosa sono il contratto di mantenimento e di rendita vitalizia, quali sono le differenze e quali le ragioni per preferire l’uno all’altro?

Oramai hai raggiunto una certa età. Per la verità, non sei proprio malmesso e tanto meno la tua compagna di vita, tuttavia vorresti garantirti una vecchiaia serena anche indipendentemente dalle rispettive pensioni. Sai bene, infatti, che una somma di denaro non sempre è trasformabile in un’assistenza continuativa a domicilio e sai anche che avere il supporto costante di una persona cara apporterebbe sollievo ulteriore alle tue esigenze. Ebbene, per realizzare il predetto scopo vorresti vendere il tuo immobile, ma non in cambio del solito corrispettivo rappresentato dal prezzo della compravendita, bensì scambiandolo proprio con quella assistenza per i tuoi prossimi e più delicati anni di vita. Ed allora hai preso informazioni ed hai saputo che si potrebbe fare un contratto di mantenimento: ti è stato detto che devi necessariamente ricorrere al notaio per farlo, ma prima di andarci vorresti avere maggiori informazioni. Come alternativa, ti hanno, altresì, parlato del contratto di rendita vitalizia, ma anche in questo caso le tue idee non sono totalmente chiare ed allora ti chiedi: rendita vitalizia e contratto di mantenimento: quali differenze? Il mantenimento si adatta alle mie esigenze oppure sarebbe meglio fare un contratto di rendita vitalizia? Posso e in che modo cautelarmi se colui che si obbliga all’assistenza nei miei riguardi e di mia moglie non rispetta i patti assunti? Procediamo con ordine.

Contratto di rendita vitalizia: cos’è?

Codificato dalla legge [1], con il contratto di rendita vitalizia è possibile vendere un proprio immobile (ad esempio, la casa al mare) in cambio di un corrispettivo rappresentato da una rendita vitalizia a favore del venditore/beneficiario. In questo caso, pertanto, se vendi casa tua, il compratore sarà tenuto a corrisponderti, ad esempio mensilmente, una certa somma a tuo favore. Si tratta, pertanto, di un vero e proprio diritto di credito che potrai esercitare nei riguardi dell’acquirente sino al momento stabilito nel contratto e se questo corrisponde con la vita del venditore e del suo coniuge, evidentemente si tratta di un contratto in cui la prestazione non è determinabile con certezza fin dal primo momento. Per questa ragione, il contratto di rendita vitalizia è definito, tecnicamente, come aleatorio (cioè incerto e/o imprevedibile).

Contratto di rendita vitalizia: posso scioglierlo?

La legge non consente di sciogliere il contratto di rendita vitalizia [2] se non ricevi la rendita pattuita. Infatti, se hai ceduto un tuo bene immobile in cambio di una rendita vitalizia ed il compratore non rispetta questo obbligo, l’unico rimedio che hai, è quello del pignoramento (mediante sequestro giudiziario) e della vendita dei beni del debitore, allo scopo di ricavare quanto dovuto e non ricevuto. Questo aspetto non è di poco conto, rispetto al contratto di mantenimento, dove invece sarebbe possibile risolvere il contratto in caso di inadempimento della parte obbligata all’assistenza pattuita.

Contratto di mantenimento: cos’è?

Se vuoi conoscere approfonditamente questo tipo di contratto, ti consiglio di leggere l’articolo Che cos’è il contratto di mantenimento. In questa sede è sufficiente farti sapere che si tratta di un contratto cosiddetto atipico che, cioè, non trova alcuna codificazione specifica, ma che viene realizzato nella pratica, quale espressione della libera volontà delle parti. Per le sue caratteristiche non può che derivare che dal contratto di rendita vitalizia, ma se ne distingue per la natura degli obblighi che giustificano la cessione di un immobile e che rappresentano il corrispettivo della predetta vendita. Si tratta, infatti, di obblighi di natura assistenziale e non di una somma di denaro periodica. Ad esempio, la fornitura del vitto giornaliero, l’acquisto delle medicine, la pulizia periodica della propria abitazione, il versamento di un certo mantenimento, la compagnia notturna a richiesta, ecc, ecc. Si tratta di obblighi assistenziali che il nuovo proprietario si accolla per la durata della vita del beneficiario/venditore. Per questa ragione, così come nel contratto di rendita vitalizia, si tratta di un contratto aleatorio, visto che è incerta la durata della prestazione dovuta. Ma se l’obbligato non rispetta l’impegna assistenziale assunto, cosa può succedere?

Contratto di mantenimento: posso scioglierlo?

A differenza che nel contratto di rendita vitalizia, in quello di mantenimento è possibile ottenere la risoluzione/scioglimento. Se le parti, infatti, hanno previsto in questo senso una clausola risolutiva espressa, il venditore/beneficiario potrebbe sciogliere il contratto dinanzi al mancato rispetto degli obblighi assistenziali ad opera del compratore/onerato, ritornando quindi proprietario dell’immobile ceduto. Anche per questo motivo, il contratto di mantenimento è ritenuto preferibile e trova maggiore applicazione nella prassi quotidiana.

note

[1] Artt. 1872 e ss. cod. civ.

[2] Art. 1878 cod. civ.


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