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Assegno di mantenimento: termine di pagamento

16 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 settembre 2018



Il giudice della separazione ha stabilito che vostro marito o vostra moglie deve pagarvi un assegno di mantenimento. Da quando l’assegno deve essere pagato? Dal momento in cui è iniziata la causa di separazione o dalla sentenza definitiva? E se è proposto appello contro la sentenza di separazione e l’assegno viene modificato, quando scatta il termine per pagare il nuovo importo?

 Finalmente hai ottenuto la separazione da tuo marito o da tua moglie. il giudice ha stabilito che, non avendo mezzi adeguati per sopravvivere e non riuscendo in alcun modo a procurarteli, hai diritto a un assegno di mantenimento da parte del tuo ex che è ben più forte di te economicamente. Se questa è la tua situazione e ti chiedi ora come si svolgerà tra voi il rapporto, con il presente contributo ti indicheremo i termini di pagamento dell’assegno di mantenimento.

Esamineremo, in particolare, le diverse decorrenze nelle ipotesi in cui: (a) con la pronuncia definitiva di separazione sia stabilito un importo dell’assegno diverso da quello fissato, in via provvisoria, in corso di causa; (b) sia avviato un giudizio per la modifica dell’assegno che si concluda con una nuova liquidazione; (c) l’assegno di mantenimento sia modificato nell’importo o eliminato in appello; (d) infine, l’assegno stabilito in sede di separazione venga modificato nel divorzio.

Termine di pagamento dell’assegno di mantenimento: dalla domanda di separazione

L’assegno di mantenimento deve essere pagato dal momento in cui è stata proposta la domanda di separazione.

Perciò se al termine del giudiziodi separazione è riconosciuto l’assegno, il coniuge a carico del quale è posto sarà debitore verso l’altro, in linea di principio, sin da quando è iniziato il procedimento [1].

E ciò perché anche nel giudizio di separazione fra coniugi trova applicazione il principio, che vale per ogni causa, in base al quale se una persona ha bisogno di agire davanti ad un tribunale per ottenere il riconoscimento di un diritto che gli spetta (in questo caso il diritto all’assegno di mantenimento), il tempo del processo – e la lentezza della giustizia – non può comportare unariduzione di questo suo diritto che, invece, deve essergli garantito sin da quando è sorto[2].

Tuttavia se questo principio può trovare, di regola, pacifica applicazione nel procedimento di separazione consensuale, in cui le parti si accordano sull’ammontare dell’assegno di mantenimento eladdove, all’interno di questo procedimento«semplificato», il giudice«ratifica» l’accordo voluto dalle parti, dandogli effetto, esso deve essere valutato più attentamente nei procedimenti di separazione giudiziale.

Assegno di mantenimento: da quando decorre il termine di pagamento?

Nel procedimento di separazione giudizialele parti lasciano che sia il giudice a decidere, a seguito delle loro rispettive richieste, se sia dovuto l’assegno di mantenimento e in quale misura:il procedimento si rivela, così, più complessoe più lungo a livello «tempistico» rispetto a quello di separazione consensuale.

Per la precisione nella separazione giudiziale i coniugi, dopo aver depositato ciascuno il proprio ricorso, devono presentarsi davanti al Presidente del tribunale il quale, già in questa fasedefinita«provvisoria», può determinare l’assegno di mantenimento in favore di uno dei coniugi e a carico dell’altro [3].

L’assegno così stabilito può essere modificato con la sentenza che decide definitivamente sulla separazione.

Infatti, dopo questa fase in cui sono presi i provvedimenti provvisori, si apre il secondo «step»della separazione giudiziale: il giudice deve «istruire»la causa, valutando tutte le questioni economiche che riguardano i coniugi (tra cui quella relativa all’assegno di mantenimento), o, magari, decidendo per la richiesta di addebito e, infine, dando avvio a tutte quelle indagini che si possono rendere necessarie per decidere sull’affidamento dei figli, se ve ne sono.

Il procedimento può durare anche, come accade solitamente, ben più di un anno e nel frattempo le condizioni economiche dei coniugipossono modificarsi.

Può così accadere, ad esempio,che la condizione del coniuge a favore del quale era statoprevisto l’assegno in via «provvisoria» deteriori e la sentenza finale di separazione stabilisca un importo più elevato dell’assegno di mantenimento. Oppure che l’assegno stabilito provvisoriamente venga eliminato con la sentenza definitiva.

In questi casi il «nuovo»assegno, rideterminato nell’ammontare in corso di causa, da quando va pagato?

Ebbene in questi casi la giurisprudenza ha sottolineato che l’assegno, se stabilito in un nuovo importo, va corrisposto non già dalla data iniziale in cui erano stati presentati i ricorsi per la separazione da parte dei coniugi, ma solo dal momento in cui il giudice con la sentenza definitiva stabilisce la nuova modifica dell’assegno di mantenimento[4].

Facciamo un esempio concreto: se il Presidente del tribunale, in sede provvisoria, riconoscealla mogliel’assegno mensile di euro ottocento e, nel corso della causa, le condizioni economiche della signora peggiorano, o, semplicemente, il giudice della decisione ritiene quell’importo non adeguato e lo aumenta a mille euro mensili, quest’ultima somma dovrà essere corrisposta dal marito solo dalla decisione finale e non da quando, inizialmente, era stata domandata la separazione.

Quindi l’assegno di separazione è dovuto dalla decisione come diritto «astratto» (qualora sia riconosciuto dal giudice),ma se l’ammontare varia nel corso della causa i nuovi importi non possono essere domandati retroattivamente, ma sempre da quando il giudice ne stabilisce la modifica.

E nel caso in cui l’assegno di mantenimento sia stato riconosciuto in via «provvisoria»nel corso della causa e, poi, con la decisione finale sulla separazionesia escluso o diminuito?

In quest’ultimo caso i giudici hanno stabilito che gli importi precedenti,qualora siano stati già corrisposti, non sono più ripetibili e sono in ogni caso dovuti. Dunque, la nuova decisione che elimina o riduce l’assegno di mantenimento ha effetti solo per il futuro [5].

Il termine di pagamento dell’assegno, modificato dopo la sentenza di separazione

Diverso il caso in cui l’assegno di mantenimento sia modificato non nel corso del processo di separazione, ma all’interno di un procedimento diverso, come quello di modifica delle condizioni di separazione.

Ebbene: se all’esito di questo nuovo procedimento di modifica viene stabilito un nuovo importo dell’assegno di mantenimento, i termini di pagamento della nuova somma retroagiscono sin dal momento in cui il nuovo procedimento di modifica era stato iniziato.

Facciamo un esempio pratico.

Dopo la sentenza di separazione che ha stabilito l’obbligo a carico del marito di corrispondere alla moglie mensilmente due mila euro, il primo perde il lavoro e non è più in grado di corrispondere alla moglie la somma mensile.

In questo caso il marito potrà avviare un procedimento «ad hoc» al fine di modificare quanto previsto nella sentenza di separazione e, nello specifico, ottenere una riduzione o, addirittura, l’eliminazione dell’assegno a suo carico [6].

In tale ipotesi, qualora il procedimento di modifica si concluda per il marito positivamente ed egli ottenga, dunque, una riduzione o eliminazione dell’assegno previsto nella separazione in favore della moglie, il termine per pagare il nuovo importo (ridotto), o per non pagare, decorre retroattivamente dalla data in cui è stata proposta la domanda di modifica dell’assegno di mantenimento. Non decorre, invece, dalla data in cui è intervenuta la decisione definitiva, né, nemmeno, a partire dal momento in cui è intervenuto l’evento che ha peggiorato e modificato le condizioni economiche del marito [7].

Tuttavia bisogna anche evidenziare che se nel frattempo – ossia tra la domanda di modifica dell’assegno e la pronuncia definitiva – il coniuge obbligato ha continuato a corrispondere l’assegno di mantenimento nella misura fissata con la sentenza di separazione, egli non potrà più chiedere la restituzione di queste somme [8].

I termini di pagamento dell’assegno di mantenimento modificato in appello

Facciamo un esempio pratico: la moglie propone appello contro la sentenza di separazionepoiché ritiene che l’ammontare dell’assegno di mantenimento posto a carico di suo marito sia troppo modesto.

Se essa riesce, in appello, a ottenere l’aumento dell’assegno, quali sono i termini di pagamento? Ossia da quando il marito deve pagare il maggiore importo: solo dalla nuova sentenza o già dal momento in cui la moglie ha iniziato il giudizio d’appello?

Ebbene in questo caso se il giudice d’appello modifica l’assegno di mantenimento, aumentandolo, non in base ad un sopravvenuto mutamento delle condizioni economiche dei coniugi, ma considerando gli elementi economici–patrimoniali già valutati dal primo giudice della separazione, l’obbligo per il marito di corrispondere l’importo più elevato decorre sin da quando la moglie ha proposto l’appello e non solo alla fine di questo giudizio[9].

Assegno di mantenimento eliminato con il divorzio: da quando non va più pagato?

Cosa accade se dopo la separazione i coniugi decidono di divorziare e la pronuncia di divorzio modifica l’assegno che era previsto nella separazione (eliminandolo, riducendolo o aumentandolo)?

In questa ipotesi l’assegno di mantenimento previsto nella separazione, supponiamo di ammontare superiore a quello di divorzio, deve essere pagato sino a quando non interviene la decisione definitiva sul divorzio?

Ebbene i giudici hanno stabilito che gli effetti della sentenza che definisce le questioni economiche (come quelle relative all’assegno) retroagiscono sin da quando è stato domandato il divorzio, o dalla data, se successiva, in cui sono intervenuti i presupposti per modificare l’assegno stabilito in sede di separazione.

Ciò significa, in termini pratici, che qualora con la sentenza di divorzio l’assegno previsto nella separazione sia eliminato o ridotto nell’ammontare, il coniuge che doveva tale assegno non sarà tenuto a corrisponderlo, o dovrà corrisponderlo nella misura inferiore,non già a partire dalla pronuncia definitiva sul divorzio, ma sin da quando è stato domandato il divorzio [10].

I termini di pagamento dell’assegno di mantenimento per i figli

Lo stesso principio generale secondo cui l’assegno di mantenimento per la moglie deve essere pagato dalla domanda trova applicazione anche per l’assegno di mantenimento per i figli minori o non economicamente autosufficienti. Il genitore, pertanto, è tenuto al pagamento dell’assegno a decorrere dalla domanda di separazione e non dal momento in cui interviene la decisione [11].E ciò perché il dovere di mantenere i figli è stabilito dalla Costituzione [12] e prescinde da una pronuncia giudiziale.

Anche in questo caso il principio generale subisce degli «aggiustamenti » nel caso di una separazione giudiziale e non consensuale.

Si può considerare, ad esempio, una separazione giudiziale che duracinque anni: è evidente che se è coinvolto un figlio che al momento della domanda di separazione ha quattro anni e al momento in cui interviene la sentenza definitivane ha nove, i suoi bisogni si saranno modificati nel corso del tempo, andando ad aumentare progressivamente (per le esigenze scolastiche, l’abbigliamento, lo sport ecc…). In questo caso la giurisprudenza sottolinea che il giudice ha due possibilità: o l’assegno di mantenimentoper il figlio viene, via via, modulato nel corso della causa e i termini di pagamento decorrono a partire da ogni nuova modifica, senza avere effetti per il passato, o può stabilire una somma definitiva “media” che tenga conto, in modo equilibrato, delle esigenze del figli dalla data della domanda a quello della decisione [13].

note

[1] Cassazione,sentenza 5.2.2018, n. 2687; Cassazione, sentenza 11.7.2013, n. 17199.

[2] Cassazione , sentenza n. 2235/2000; Cassazione, sentenza n. 147/1994.

[3]Articolo 708, terzo comma, c.p.c.

[4] Cassazione, sentenza 2.8.2013, n. 18538; Cassazione, sentenza 20.5.1993, n. 5749; Cassazione, sentenza 22.10.2002, n. 14886; Cassazione, sentenza 22.04.1999, n. 4011.

[5] Cassazione, ordinanza, 4.5. 2018 n. 10788;Cassazione, sentenza 24.10.2017, n. 25166; Cassazione, sentenza n. 3415/1994.

[6] Articolo 710 c.p.c.

[7] Cassazione, sentenza 30.07.2015, n.16173; Cassazione, sentenza 22.5.2009, n. 11913.

[8] Cassazione, sentenza 4.7.2016 n. 13609.

[9] Cassazione, sentenza 11.7.2013 , n. 17199.

[10] Cassazione, ordinanza 4.5.2018, n. 10788.

[11] Cassazione, sentenza 19.2.2015, n. 3348.

[12] Articolo 30 Costituzione.

[13] Cassazione, sentenza 2.5.2006, n. 10119.

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