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Termine per presentare una querela

8 ottobre 2018 | Autore:


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Qual è la differenza tra querela e denuncia? Entro quanto tempo bisogno sporgere querela? Da quale momento decorrono i mesi per potere querelare una persona?

Non c’è bisogno di aver subito un furto o un altro crimine per sapere cos’è una querela: si tratta dell’informazione fatta pervenire oralmente oppure per iscritto con la quale si comunica alle autorità competenti di essere stati vittima di un reato. Grazie alla querela, quindi, le autorità competenti sono messe al corrente di un fatto criminoso e possono mettersi all’opera per perseguire penalmente l’autore del delitto al fine di assicurarlo alla giustizia. Probabilmente la descrizione che ho appena fornito ti ricorderà qualcosa di molto simile alla querela: parlo della denuncia. In effetti, anche con la denuncia si ottiene lo stesso risultato, sebbene tecnicamente tra i due atti v’è una differenza sostanziale: solo la querela, infatti, è condizione di procedibilità. Cosa significa? Vuol dire che senza la querela le forze dell’ordine non potranno attivarsi. Non sono stato chiaro? Pensi ancora che tra denuncia e querela non ci sia alcuna differenza? Beh, considera allora quest’altro aspetto: la querela deve necessariamente essere presentata entro un termine fissato dalla legge, spirato il quale la vittima del reato perderà il potere di segnalare il fatto alle autorità. Se, quindi, hai da poco subito una truffa oppure sei stato vittima di un’aggressione, sappi che hai solo tre mesi di tempo per poter segnalare la vicenda ai carabinieri. Tutto chiaro? No? Allora ti consiglio di proseguire nella lettura di questo articolo: ti spiegherò in maniera chiara ed esaustiva qual è la differenza tra denuncia e querela e qual è il termine per presentare una querela.

Denuncia: cos’è?

Se ti stai chiedendo qual è il termine per presentare una querela, vediamo prima cos’è una denuncia e qual è la differenza con la querela. La denuncia è l’atto con cui qualsiasi persona porta a conoscenza dell’autorità competente (pubblico ministero o ufficiale di polizia giudiziaria) un reato perseguibile d’ufficio del quale ha avuto notizia.

La denuncia è, normalmente, facoltativa, nel senso che non si è obbligati a sporgerla (fatta eccezione per alcuni gravi delitti: per esempio, v’è l’obbligo di denuncia allorquando si abbia avuto notizia che all’interno della propria abitazione vi siano delle materie esplodenti) e può essere presentata in forma orale o scritta. Nel primo caso l’ufficiale di polizia giudiziaria redige verbale che andrà poi firmato dal denunciante, mentre nel secondo l’atto dovrà essere sottoscritto dal denunciante o da un suo procuratore legale. Per la denuncia da parte dei privati non è previsto un contenuto formale tipico e il denunciante può limitarsi alla semplice esposizione del fatto. Quando la denuncia è facoltativa non è previsto alcun termine per la sua presentazione, mentre nei casi di denuncia obbligatoria apposite disposizioni stabiliscono il limite di tempo entro il quale essa deve essere sporta. La persona che presenta una denuncia ha diritto di ottenere attestazione della ricezione.

Come detto, la denuncia non è (normalmente) un atto obbligatorio: in presenza di un fatto che mostra i connotati del reato, il normale cittadino non è tenuto a sporgere denuncia. Allo stesso modo, la vittima di un reato non è obbligata a querelare l’autore del crimine. Quindi, se assisti ad un furto oppure ad altri reati, perfino ad un omicidio, non sei obbligato a fare denuncia (si ripete, salvo rare eccezioni previste dalla legge).

Querela: cos’è?

Dal confronto con la denuncia possiamo comprendere meglio cos’è la querela. Secondo la legge, la querela è una condizione di procedibilità [1]. Cosa significa? Vuol dire che in assenza di essa le autorità competenti non potranno procedere nei confronti di un reato commesso. La querela, quindi, rappresenta una vera e propria autorizzazione, un permesso che deve essere dato necessariamente dalla persona offesa, cioè dalla vittima del reato. Nessun altro è titolare del diritto di sporgere querela, fatta eccezione per alcune ipotesi:

  • per i minori degli anni quattordici e per gli interdetti a causa di un’infermità di mente, il diritto di querela è esercitato dal genitore o dal tutore;
  • i minori che hanno compiuto gli anni quattordici e gli inabilitati possono esercitare il diritto di querela e possono altresì, in loro vece, esercitarlo il genitore ovvero il tutore o il curatore, nonostante la contraria dichiarazione di volontà del minore o dell’inabilitato [2].
  • se la persona offesa è minore degli anni quattordici o inferma di mente, e non v’è chi ne abbia la rappresentanza, ovvero chi l’esercita si trovi con la persona medesima in conflitto di interessi, il diritto di querela è esercitato da un curatore speciale [3].

Querela: come funziona?

La querela è molto simile alla denuncia; anzi, per certi versi è del tutto identica, salvo il fatto che essa deve essere sporta direttamente dalla vittima del reato entro determinati limiti di tempo, e deve contenere l’esplicita manifestazione di volontà in ordine alla punizione del responsabile del crimine. Come anticipato, la querela è una condizione di procedibilità con la quale si esprime l’intenzione di procedere in ordine ad un fatto che costituisce reato. In termini più semplici, la querela è la volontà, manifestata per iscritto o verbalmente da chi è vittima del reato, di perseguire l’autore del fatto delittuoso.

Chi riceve la querela provvede all’attestazione della data e del luogo della presentazione, all’identificazione della persona che la propone e alla trasmissione degli atti all’ufficio del pubblico ministero. Anche chi presenta la querela ha diritto di ottenerne l’attestazione di ricezione. A differenza della denuncia, la querela deve manifestare inequivocabilmente la volontà che si proceda in ordine a un fatto previsto dalla legge come reato.  Senza questo consenso la legge non può punire l’autore del reato. Specifichiamo quest’ultimo aspetto.

Procedibilità d’ufficio o a querela di parte: cosa significa?

Abbiamo detto che la denuncia serve per portare a conoscenza di un fatto che abbia i connotati del reato l’autorità incaricata di indagare ed, eventualmente, intervenire. Si è detto anche che la denuncia serve a segnalare i reati procedibili d’ufficio. Cosa significa? L’ordinamento italiano prevede, per alcune tipologie di reato, la necessità che sia la persona offesa a consentire che le autorità possano intervenire. In altre parole, senza il consenso della vittima il reo non può essere consegnato alla giustizia. Quando c’è bisogno di questo “permesso”, si parla di reato non perseguibile d’ufficio ma a querela di parte.

Secondo il codice di procedura penale, la querela è una condizione di procedibilità con la quale si manifesta la volontà di procedere in ordine ad un fatto che costituisce reato. In termini più semplici, la querela è la volontà, manifestata per iscritto o verbalmente da chi è vittima del reato, di perseguire l’autore del fatto delittuoso.

Al contrario, si procede d’ufficio quando non c’è alcun bisogno che la vittima esterni la sua volontà di far punire il colpevole, in quanto lo Stato procederà indipendentemente da essa. Perché allora alcuni reati sono punibili a querela e altri no? Perché di norma i primi sono meno gravi e, per evitare di ingolfare ancor più la macchina della giustizia, la legge ha pensato di lasciare alla discrezionalità della vittima la loro perseguibilità. Oppure per ragioni di convenienza: ad esempio, il codice penale persegue d’ufficio alcuni delitti contro il patrimonio (furto in abitazione, truffa, ecc.); quando questi, però, sono commessi a danno del coniuge  legalmente separato, ovvero del fratello o della sorella, diventano punibili a querela. La ragione è molto semplice: l’ordinamento lascia alla discrezionalità della persona offesa la scelta di punire o meno una persona a lei legata da sentimenti affettivi o da parentela.

Querela: qual è il termine?

Abbiamo detto che il diritto di querela deve essere esercitato, a pena di decadenza, entro un termine stabilito dalla legge; nello specifico, il codice penale dice che la querela deve essere sporta entro tre mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce reato, salvo che la legge non preveda un termine diverso [4]. In pratica, se hai subito un furto o un’aggressione, avrai tre mesi di tempo per poterti recare dalle forze dell’ordine e sporgere querela; decorso inutilmente questo termine, le autorità non potranno più attivarsi per perseguire il crimine da te segnalato.

Querela: da quando decorre il termine?

La legge dice che il termine per presentare querela decorre non da quando il delitto è stato commesso, ma da quando se ne è avuta notizia: questo significa che, se ti sei accorto di essere stato vittima di un delitto perseguibile a querela solamente dopo diverso tempo (ad esempio, solo dopo molte settimane ti sei reso conto che qualcuno è entrato in casa e ha portato via gli orecchini di tua moglie), potrai esercitare il tuo diritto dal momento in cui effettivamente avrai preso coscienza del fatto di aver subito un crimine.

Il termine per presentare querela eccezionalmente può decorrere anche da diverso momento. Secondo la legge, quando il diritto di querela deve essere esercitato dal curatore speciale, il termine per la presentazione della querela decorre dal giorno in cui è notificato al curatore speciale il provvedimento di nomina [5]. Si tratta di un’ipotesi particolare che ricorre (come abbiamo visto in uno dei paragrafi precedenti) quando bisogna nominare un curatore speciale: questa ipotesi si rende necessaria quando la persona offesa è minore degli anni quattordici o inferma di mente, e non v’è chi ne abbia la rappresentanza (ad esempio, non vi sono i genitori), ovvero quando chi l’esercita si trovi con la persona medesima in conflitto di interessi.

Querela: qual è il termine esatto?

Ti consiglio di prestare attenzione alle parole che la legge utilizza: abbiamo detto che il termine per presentare la querela è di tre mesi dalla conoscenza del fatto criminoso. Tre mesi, non novanta giorni: può sembrare strano, ma c’è differenza. Quale? In pratica, per capire se sei ancora in tempo per sporgere querela non dovrai contare novanta giorni dal momento in cui hai avuto conoscenza del fatto, bensì tre mesi. Esempio: se sei stato colpito da un delinquente il 30 luglio, dovrai sporgere querela entro il 30 ottobre. Se, invece, contassimo i giorni (novanta), il termine ultimo sarebbe il 28 ottobre (perché luglio e agosto sono di trentuno giorni).

Termine per presentare querela e prescrizione

Molte persone fanno confusione quando si tratta del termine per presentare la querela, ritenendo di poterla sporgere anche anni e anni dopo il compimento del fatto criminoso. Se questo, in teoria, è vero, in pratica il diritto di querela si scontra con un altro istituto: quello della prescrizione. Come saprai, quasi tutti i reati sono soggetti a prescrizione: decorso un determinato lasso di tempo (almeno sei anni per i delitti, quattro per le contravvenzioni), i reati si prescrivono e gli imputati non possono più essere condannati.

Ebbene, se ti sei accorto soltanto ora di essere stato truffato nel 2010, in teoria potresti sporgere querela entro tre mesi dal momento in cui ne sei venuto effettivamente a conoscenza, ma in pratica la tua segnalazione non servirà a nulla, perché il reato è già ampiamente prescritto. Ricorda, d’altronde, che i reati procedibili a querela di parte sono, in linea di massima, i meno gravi e, pertanto, quelli maggiormente soggetti a cadere in prescrizione.

Querela: il termine è sempre di tre mesi?

Abbiamo detto che il termine per presentare querela è di tre mesi; tuttavia, esistono ipotesi in cui la legge prevede un termine più ampio. Ad esempio, per i reati di stalking [6] di violenza sessuale [7] e di atti sessuali con minorenne [8], il codice penale prevede un termine per la proposizione della querela di sei mesi, salvo il ricorrere di particolari circostanze aggravanti (nel qual caso si procede d’ufficio) [9]. Il termine maggiore è giustificato dalla volontà del legislatore di concedere più tempo alla persona offesa da reati che incidono in maniera profonda sulla sua psiche, oltre che sul suo corpo.

note

[1] Art. 336 cod. proc. pen.

[2] Art. 120 cod. pen.

[3] Art. 121 cod. pen.

[4] Art. 124 cod. pen.

[5] Art. 338 cod. proc. pen.

[6] Art. 612-bis cod. pen.

[7] Art. 609-bis cod. pen.

[8] Art. 609-quarter cod. pen.

[9] Art. 609-septies cod. pen.

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