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L’ex moglie mi deve dei soldi: posso prenderli dal mantenimento?

16 settembre 2018


L’ex moglie mi deve dei soldi: posso prenderli dal mantenimento?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 settembre 2018



Si può compensare il credito del marito con il debito che questi deve all’ex moglie a titolo di assegno di divorzio o di mantenimento?

La tua ex moglie ti ha fatto causa perché voleva un aumento dell’assegno di mantenimento riconosciutole in precedenza dal giudice dopo il divorzio. A suo avviso le spese erano troppe e tu avevi ottenuto un aumento consistente dello stipendio. Alla fine non è riuscita nel suo intento: il giudice le ha dato torto. E non solo: l’ha condannata anche a pagarti le spese processuali. Ora finalmente sei tu ad essere creditore nei suoi confronti. Ma lei – a tuo avviso per farti un dispetto – ti ha detto che non ti darà mai questi soldi; sostiene di non avere la disponibilità economica. Tu sai che non è vero: lo sai perché sei tu stesso a versarle il mantenimento e conosci quanto guadagna al mese. Così ti chiedi se puoi trattenere il tuo credito dall’assegno che mensilmente le versi. In pratica faresti una compensazione. Ma lei ti dice che è vietato e chiaramente a confermarlo è il suo avvocato. Ti sembra una cosa assurda: possibile che la legge non consenta di prendersi quello che è proprio? Così ti rivolgi questa volta al tuo difensore e gli dici: la mia ex moglie mi deve dei soldi, posso prenderli dal mantenimento? Se il tuo legale ha letto quello che, in merito, ha stabilito la Cassazione è molto probabile che ti risponderà nel seguente modo.

L’assegno di mantenimento è un credito indisponibile

Forse avrai sentito dire che l’assegno di mantenimento è un credito indisponibile. Cosa si nasconde dietro questa definizione giuridica? Te lo spiego con un esempio. Immagina di essere disperato e di cercare un lavoro per mantenere la tua famiglia. I tuoi figli muoiono di fame e tua moglie è malata. Arriva un imprenditore che, sfruttando la tua situazione di necessità, ti propone un posto di facchino a 100 euro al mese. Tu accetti proprio perché costretto dalla sorte, ma a fine mese gli chiedi di più. Lui ti fa presente che questi erano i patti e che il contratto va rispettato. Chi la vince? In casi come questi vince il lavoratore. Il diritto allo stipendio non può essere oggetto di trattative: proprio per evitare sperequazioni ai danni di un soggetto – il dipendente – che da un punto di vista economico, commerciale e psicologico è più debole, al suo posto la trattativa la conduce lo Stato e, per lui, i sindacati. Il che significa che se lo stipendio è inferiore a quanto stabilito dai contratti collettivi, si applica direttamente la previsione legale. Il diritto alla retribuzione, così come quello al riposo e alle ferie, è indisponibile nel senso che, anche in caso di rinuncia sottoscritta in un contratto, spetta ugualmente.

Facciamo un altro esempio. Una persona sta per perdere la moglie ma una cura costosa la potrebbe salvare. Così decide di vendere il suo cuore a un’altra persona che ha bisogno di un trapianto: lo può fare? No di certo perché anche la vita è un diritto indisponibile. Il nostro ordinamento blinda quindi i diritti più importanti affinché i cittadini, spinti dalle necessità, non siano portati a svenderli.

Ecco, in questo stesso senso anche l’assegno di mantenimento è un diritto indisponibile, non può cioè essere oggetto di rinuncia. Lo è quello da versare alla moglie e tanto più quello ai figli. Tanto è vero che, in caso di una separazione consensuale, il giudice ben potrebbe – anche se succede raramente – andare a sindacare gli accordi conclusi dai coniugi e se ritiene che l’importo del mantenimento sia insufficiente può anche aumentarlo (situazione questa che avviene più spesso coi figli piccoli che, essendo minori e non avendo voce in capitolo in un processo, vanno sempre tutelati).

L’assegno di mantenimento è soggetto a compensazione?

Vediamo ora se, alla luce di quanto appena spiegato, l’assegno di mantenimento è soggetto a compensazione ossia se chi lo versa può trattenere, dall’importo, le somme di cui a sua volta è creditore. In questo la giurisprudenza ha fornito risposte a volte contrastanti. Vediamo quali sono gli indirizzi più recenti.

Assegno di mantenimento versato all’ex moglie

Secondo una prima tesi l’assegno di mantenimento che viene versato all’ex moglie non serve a garantire a quest’ultima gli alimenti ossia lo stretto indispensabile per vivere, ma l’autosufficienza economica o, se la coppia non ha ancora divorziato, lo stesso tenore di vita che la donna aveva con il matrimonio. Il che significa che non mira a soddisfare solo le strette necessità della beneficiaria. Ne consegue che quest’ultima, ammesso che l’assegno dovesse diminuire, non rimarrebbe comunque sul lastrico. La Cassazione [1] ha quindi ritenuto compensabile l’assegno di mantenimento da versare all’ex moglie con i crediti del marito. Dello stesso parere sono stati alcuni tribunali [2].

Questa tesi è stata però smentita quest’anno dalla stessa Suprema Corte che ha ritenuto non compensabile l’assegno di mantenimento della moglie per crediti del marito. Anche se il mantenimento è un importo superiore agli alimenti, ha la sua stessa natura e scopo. Stando a questa nuova tesi, quindi, il marito non può trattenere dall’assegno che versa alla moglie le somme di cui è creditore [3]. E questo per la stessa ragione che abbiamo appena illustrato: il mantenimento – da cui la parola stessa – serve per garantire la sopravvivenza e il mantenimento di un adeguato tenore di vita. Il che significa che non può essere compensato con eventuali altri debiti del beneficiario. Certo è che se quest’ultimo dovesse accreditare il mantenimento sul proprio conto corrente ove già confluiscono altri redditi allora il marito potrebbe andare a pignorare le somme in banca.

Leggi sul punto: Mantenimento: lecito compensare crediti e debiti col marito?

Assegno di mantenimento versato all’ex moglie per i figli

Per quanto invece riguarda il mantenimento da versare ai figli sembrano non esserci dubbi. La Cassazione ha detto [4] che esso ha carattere sostanzialmente “alimentare” per cui non può operare la compensazione del suo importo con altri crediti (nella specie, la Cassazione ha confermato la sentenza impugnata che aveva escluso la compensazione tra credito per spese di lite e credito derivante dal mancato pagamento di rate dell’assegno di mantenimento cumulativamente dovuto per l’ex moglie e le figlie). I figli insomma vengono sempre tutelati e a loro spetta tutto l’assegno anche se la madre si è indebitata col marito.

note

[1] Cass. sent. n. 6519/1996 Trib. Bologna sent. del 3.02.2006.

[2] Trib. Rovigo, sent. del 22.11.2013.

[3] Cass. ord. n. 11689/2018 del 14.05.2018.

[2] Cass. sent.  n. 11689/2018

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