Diritto e Fisco | Articoli

Segnalazione movimenti bancari all’Agenzia delle Entrate

16 settembre 2018


Segnalazione movimenti bancari all’Agenzia delle Entrate

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 settembre 2018



Movimentazioni sospette sul conto corrente: la banca è tenuta a segnalarle al fisco? Cosa rischia il contribuente?

Di recente sono state approvate nuove norme di contrasto alle movimentazioni sospette sul conto corrente. Si stringe il cerchio intorno alla libertà di prelievo per rendere anche queste operazioni trasparenti alle autorità nell’ambito del contrasto al crimine. Così, se prelevi 500 euro al bancomat nessuno ti dirà nulla né mai probabilmente lo saprà; ma se ne prendi 5mila allo sportello il cassiere della tua banca potrà farti qualche domanda. «A che ti servono?»; «Chi sarà il beneficiario?». A che scopo? Informare la Uif, ossia l’Unità di Informazione Finanziaria presso la banca d’Italia, affinché valuti se ci sono rischi di reati come il riciclaggio di denaro sporco e altre attività illecite. A sua volta la Uif informerà la Procura della Repubblica competente. Del resto non è un mistero che i crimini si commettono con i soldi liquidi. Se devi comprare una partita di armi o di droga non farai certo un bonifico allo spacciatore. Tali segnalazioni, però, non hanno nulla a che vedere con il fisco, salvo ovviamente le grandi evasioni che presuppongono la commissione di un reato (quando, ad esempio, si supera il tetto di 150mila euro di Irpef sottratti al fisco in un anno). Le piccole “irregolarità” fiscali, quelle cioè che non rientrano nell’orbita penale, non interessano la Uif, ma sicuramente interessano l’Agenzia delle Entrate. Quest’ultima non si fa certo problemi ad agire per poche migliaia di euro non dichiarate se dal conto corrente risulta un accredito sospetto. Ma come avvengono le segnalazioni dei movimenti bancari all’Agenzia delle Entrate? Di tanto ci occuperemo in questo articolo.

Cercheremo di spiegarti come e quando si rischia nel momento in cui si fa un prelievo o un versamento sul conto corrente.

Segnalazioni all’Agenzia delle Entrate per movimenti sul conto: quando avvengono?

Una cosa è certa: se la Uif si muove solo a seguito della segnalazione da parte della filiale di banca che valuta di volta in volta la presenza di rischi concreti di attività criminali (per cui potrebbe anche non far partire l’alert), l’Agenzia delle Entrate non ha bisogno di alcuna cooperazione. Le informazioni infatti le vengono fornite in tempo reale e automaticamente attraverso un collegamento diretto tra i terminali degli istituti di credito italiani e una sezione dedicata dell’Anagrafe tributaria (cosiddetta “Anagrafe dei conti correnti” o “dei rapporti finanziari”). In pratica le banche sono tenute a comunicare tutti i rapporti e i movimenti bancari al maxi cervello delle Entrate affinché ogni funzionario, nell’ambito delle operazioni di verifica, possa accertare la regolarità della dichiarazione dei redditi. Si tratta però di uno strumento che solo ora sta vedendo il lancio; in passato se ne è fatto poco uso. Sino ad oggi l’Agenzia ha sfruttato un altro tipo di accertamento, il cosiddetto controllo bancario il quale però richiede la preventiva autorizzazione del Direttore Generale. Si tratta di una verifica cartolare che avviene di solito all’interno della filiale grazie all’intervento della Guardia di Finanza. Invece, i nuovi strumenti telematici garantiscono un controllo diretto e immediato, senza tante pratiche burocratiche e dispiego di forze.

C’è un’altra importante differenza tra le segnalazioni alla Uif e quelle (automatiche) all’Agenzia delle Entrate. Se nel primo caso lo scopo è reprimere crimini (ovviamente anche di natura tributaria), nel secondo la finalità è solo fiscale: controllare l’evasione. E gli illeciti tributari sono in gran parte di natura amministrativa: nessuna sanzione penale insomma.

Sul conto corrente pendono due controllori: Banca d’Italia e Agenzia delle Entrate

Ulteriore distinzione: con le nuove norme, le segnalazioni alla Uif delle movimentazioni riguardano solo i prelievi e i versamenti superiori a 10mila euro in un mese (leggi: Prelievi e versamenti in contanti: quando vanno comunicati?) anche se frazionati, mentre nell’archivio dei rapporti finanziari dell’Agenzia delle Entrate finisce ogni movimentazione.

Veniamo all’ultima importante differenza: la Uif può controllare sia i prelievi che i versamenti mentre l’Agenzia delle Entrate, se si rivolge al contribuente non imprenditore, può accertare solo i versamenti di contanti e i bonifici ricevuti, non invece i prelievi. I prelievi, per il disoccupato, il dipendente, il pensionato o il professionista sono liberi e non sottoposti a verifiche fiscali (restano quindi soggetti solo alla segnalazione alla Uif).

Quanto invece agli accrediti le cose stanno diversamente. Lo capiremo qui di seguito.

La presunzione a favore dell’Agenzia delle Entrate: versamenti e bonifici sono reddito

Alla base di un bonifico ricevuto sul conto corrente da un parente, un amico o un estraneo ci possono essere svariati motivi. Si può trattare di un regalo, un prestito, un gesto di riconoscenza per un servizio reso gratuitamente, un rimborso spese, un compenso per una prestazione o una vendita, ecc. Salvo nell’ultimo caso, in tutti gli altri non devi dichiarare la somma al fisco perché si tratta di somme esenti. Invece i compensi e le retribuzioni vanno giustamente tassati. Ebbene, se tu non riesci a dimostrare per quale ragione hai ricevuto l’accredito sul conto o da dove proviene il gruzzoletto di contanti che hai versato allo sportello, l’Agenzia delle Entrate può automaticamente presumere che si tratta di redditi e, in quanto tali, li tassa. Tassandoli non fa altro che ritenerti un evasore; pertanto ti applica anche le sanzioni. Una bella mannaia. Facciamo un esempio. Tua nonna ti ha regalato, prima di morire, 5mila euro che aveva nascosto in casa sotto il mattone. Della donazione non c’è traccia in nessun documento con data certa, né viene menzionata nel suo testamento per non ingelosire gli altri eredi. Come un ingenuo tu li depositi sul conto. L’accredito viene segnalato all’Agenzia delle Entrate che, sapendo che guadagni solo 800 euro al mese, ti chiede “da dove li hai presi”. E siccome non hai le prove del regalo e la prova testimoniale nel processo tributario non vale mai, tu sei costretto a soccombere: quindi a pagare le tasse sulla somma (benché si tratti di una donazione) e le relative multe.

Questo cavillo legale dovrebbe suggerire molta prudenza nell’uso del conto corrente, sapendo che, se non si è in grado di dimostrare la provenienza, benché lecita, dei soldi ricevuti, non conviene versarli mai.

note

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI