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Sentenze di separazione a favore del marito

16 settembre 2018


Sentenze di separazione a favore del marito

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 settembre 2018



Separazione e divorzio: quali precedenti della giurisprudenza hanno dato ragione all’uomo tenuto a versare gli alimenti all’ex moglie.

Trovare una sentenza che, in materia di famiglia, dia ragione all’uomo è un po’ come cercare una pronuncia che, in materia di licenziamenti, dia ragione all’azienda. Sono campi delicati dove la magistratura è sempre scesa, nel dubbio, in difesa della parte debole del rapporto (rispettivamente la moglie e il dipendente). Oggi però stiamo assistendo a una graduale apertura priva di preconcetti, sicché le sorti dei processi non sono più scontate come un tempo. Soffermiamoci ora, per quanto ci riguarda in questa sede, solo alla crisi del matrimonio e cerchiamo di scoprire quali sono le sentenze di separazione a favore del marito. Poiché tra l’altro il tema è pressoché identico, estenderemo il campo anche a quelle che riguardano il divorzio.

Prima però di elencare le principali e ultime sentenze di separazione e divorzio a favore dell’uomo, ricordiamo un aspetto terminologico che spesso sfugge. Quando parliamo di assegno di mantenimento ci riferiamo a quello che viene ordinato con la sentenza di separazione; invece l’assegno divorzile è quello che scatta dopo il divorzio. La funzione del primo è riportare il reddito del coniuge meno agiato allo stesso tenore di vita che aveva quando ancora era sposato (in pratica i redditi dei due diventano pressoché simili e si compensano le disparità); il secondo, invece, a causa di alcuni interventi della Cassazione degli ultimi mesi, serve a garantire solo l’autosufficienza economica; è quindi un importo tendenzialmente inferiore (è possibile che un marito agiato versi un assegno di poche centinaia di euro all’ex moglie che già lavora o che, pur disoccupata, è ancora giovane per lavorare).

Niente mantenimento se lei ha un altro

Il primo scossone all’assegno di mantenimento è intervenuto alcuni anni fa, quando la Cassazione [1] ha decretato lo stop all’assegno di mantenimento a carico del marito tutte le volte in cui l’ex moglie intraprende una relazione stabile con un altro uomo, non necessariamente basata sul matrimonio. La perdita dell’assegno divorzile da parte degli ex non è segnata soltanto dal passaggio alle seconde nozze. Anche una convivenza di fatto, purché continua, stabile e regolare, fa venir meno quell’obbligo di mantenimento post coniugale che grava sul consorte economicamente più “forte” dopo il divorzio. Non può invece disporsi la revoca dell’assegno di mantenimento senza la prova del miglioramento del tenore di vita dell’ex moglie che convive occasionalmente con un altro uomo.

In altri termini basta che si formi una famiglia di fatto per far cessare l’assegno: chi decide di avviare una relazione con un’altra persona si deve assumere anche i rischi di tale scelta e del suo fallimento. Del resto non sta scritto da nessuna parte che l’ex marito deve mantenere due famiglie. E se l’ex moglie rimane di nuovo sola perché la relazione naufraga, il precedente marito non è più tenuto a versarle da capo il mantenimento.

Questa posizione è stata da alcuni tribunali estremizzata e così, ad esempio, il tribunale di Ancona [2] ha detto che non c’è neanche bisogno di una convivenza per far perdere il mantenimento: basta un nuovo legame affettivo con un’altra persona. Dello stesso parere il tribunale di Como (leggi Se l’ex ha una relazione perde l’assegno di mantenimento) [3].

Mantenimento ridotto se il matrimonio è durato poco

La Cassazione ritiene che tra gli elementi per valutare l’entità dell’assegno di mantenimento vi è la durata del matrimonio. Le nozze lampo non impediscono quindi che siano dovuti gli alimenti ma ne possono ridurre sensibilmente l’ammontare [4].

Niente mantenimento se la moglie lavora

Se è vero che lo scopo dell’assegno divorzile è quello di garantire all’ex moglie l’autosufficienza economica, a prescindere dal reddito dell’ex marito, se la donna già ha un lavoro che le consente di vivere dignitosamente non ha più diritto all’assegno. Questa è stata la “conquista” raggiunta dagli uomini con una famosa sentenza della Cassazione del 10 maggio 2017, meglio nota come “sentenza Grilli” [5]. Questa ha mandato in soffitta il criterio del tenore di vita che – come abbiamo anticipato in apertura – ora resta solo per l’assegno di mantenimento e non per quello di divorzio.

Secondo il tribunale di Milano [6] per definire l’indipendenza economica sono sufficienti mille euro al mese, lo stesso limite per avere il gratuito patrocinio. Quindi se già la donna ha questa disponibilità, derivante anche da patrimoni immobiliari e non necessariamente da un lavoro dipendente, non ha diritto a nulla.

Niente mantenimento se la moglie è giovane e può lavorare

Ma non solo. Per evitare che la donna ritenga più conveniente stare sul divano piuttosto che lavorare, la già citata sentenza Grilli ha anche detto che la donna giovane, benché disoccupata, ma con una formazione tale che le consenta di trovare un posto, non ha alcun diritto al mantenimento. L’assegno non è un premio, né un risarcimento o un’assicurazione a vita: esso serve solo a coloro che sono più “meritevoli” perché hanno un’età avanzata o perché hanno dedicato una vita alla famiglia rinunciando così alla carriera. Questa posizione è stata confermata di recente dalle Sezioni Unite della Cassazione [7] secondo le quali, se anche è vero che l’assegno divorzile non deve più garantire lo stesso tenore di vita ma solo l’autosufficienza, bisogna comunque riconoscere qualcosa in più alle donne che hanno sempre badato alla casa e ai figli: il loro comportamento ha infatti consentito all’uomo di dedicarsi di più alla carriera e di arricchirsi. Ricchezza che ovviamente, con la separazione, resta solo al marito. Ed è invece giusto che vi concorra anche la donna. Una sorta di buonuscita.

Niente mantenimento anche se c’è disparità di reddito

La nuova funzione dell’assegno di mantenimento ha creato anche un altro scossone che alcune donne hanno considerato un paradosso: non essendo più volto a livellare la posizione dei due coniugi e a ridurre la disparità economica, ma solo a garantire alla donna le entrate sufficienti per mantenersi, ben si può avere una situazione di un uomo che guadagna molte migliaia di euro al mese e che, nello stesso tempo, sia tenuto a versare solo 200 euro all’ex moglie la quale ha già un lavoro e che ha coltivato la carriera. Insomma, il nuovo assegno divorzile apre le porte a situazioni di dislivello tra i due ex coniugi. Tanto è stato confermato da una recente sentenza del tribunale di Pescara [8]. Nel caso di specie la donna era addirittura precaria ma fra le parti non era stata rilevata una sensibile disparità economica. Stessa posizione è stata assunta dalla Cassazione [9]. Il richiedente ha diritto agli alimenti solo se si accerta che la sperequazione fra reddito e patrimonio delle parti è frutto di scelte comuni nella gestione del ménage, ad esempio perché il coniuge richiedente ha deciso di rinunciare alla carriera per dedicarsi alla famiglia. L’età è cruciale in questo: solo una casalinga di 50 anni non può più riciclarsi sul mercato del lavoro come invece potrebbe fare una trentenne o anche una quarantenne.

L’ex perde il mantenimento se non prova di aver cercato un lavoro

Torniamo al caso della moglie giovane che potrebbe lavorare ma che non lo fa. Lei dice che è disoccupata non per sua colpa; il marito sostiene che è viziata. Chi dei due la spunta? Secondo la Cassazione [10] spetta alla donna che chiede il mantenimento dimostrare di aver mandato il proprio c.v. o di aver tentato di trovare un posto, non fosse altro con l’iscrizione alle liste di collocamento.

note

[1] Cass. sent. n. 16982/2018, n. 17643/2007, n. 3923/2012: «Qualora la convivenza “more uxorio” si caratterizzi per i connotati della stabilità, continuità e regolarità, tanto da venire ad assumere i connotati della cosiddetta famiglia di fatto, connotata, in quanto tale, dalla libera e stabile condivisione di valori e modelli di vita, il parametro di valutazione dell’adeguatezza dei mezzi economici a disposizione dell’ex coniuge non può che registrare una tale evoluzione, recidendo, finché duri tale convivenza e ferma rimanendo, in questa fase, la perdurante rilevanza del solo eventuale stato di bisogno in sé, ove non compensato all’interno della convivenza, ogni plausibile connessione con il tenore e il modello di vita economici caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale, e ogni presupposto per la riconoscibilità dell’assegno divorzile fondato sulla conservazione di esso».

[2] Trib. Ancona, sent. del 14.06.2018: «La sussistenza di un nuovo legame affettivo per l’ex coniuge destinatario dell’assegno divorzile, anche nel caso in cui si tratti di un mero legame di fatto, comporta automaticamente il venir meno di ogni presupposto per la riconoscibilità dell’assegno divorzile a carico dell’altro coniuge, restando definitivamente escluso il relativo diritto (nel caso di specie, essendo emersi numerosi elementi a conferma della natura stabile della nuova convivenza dell’ex coniuge, è revocato l’assegno divorzile in suo favore)».

[3] Trib. Como ord. del 12.04.2018.

[4] Cass. sent. n. 1162/2017.

[5] Cass. sent. n. 11504/2017.

[6] Trib. Milano, ord. del 22.05.2017.

[7] Cass. sent. n. 18287/18

[8] Trib. Pescara, sent. n. 1257/2018 del 14.09.2018. 

[9] Cass. sent. n. 459/2018.

Autore immagine: 123rf com


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