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Pensione di cittadinanza

29 Aprile 2019 | Autore:


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Pensione minima di cittadinanza da 780 euro al mese: che cos’è, come funziona, chi ne ha diritto, quali requisiti, come si richiede.

La nuova misura del reddito di cittadinanza  è dedicata a due diverse categorie di beneficiari: il sussidio riguarda, infatti, oltre alle persone in età lavorativa, tutti gli over 67 sotto la soglia di povertà. Chi ha computo 67 anni, grazie alla pensione di cittadinanza, può dunque ottenere un reddito sino a un massimo di 780 euro al mese (se single: il sussidio è incrementato per ogni componente del nucleo familiare).

A questo proposito, la nuova normativa specifica che, per i nuclei familiari composti esclusivamente da una o più persone di età pari o superiore a 67 anni, il reddito di cittadinanza assume la denominazione di pensione di cittadinanza, quale misura di contrasto alla povertà delle persone anziane. In base alla conversione in legge del decreto sul reddito di cittadinanza, la pensione di cittadinanza può essere riconosciuta ai nuclei familiari i cui componenti abbiano almeno 67 anni o siano disabili gravi o non autosufficienti. I requisiti per l’accesso e le regole di definizione del beneficio economico sono le stesse del reddito di cittadinanza, salvo alcune specifiche.

La pensione ed il reddito di cittadinanza sono accreditati in una carta acquisti, la carta Rdc. La pensione di cittadinanza può anche essere ritirata in contanti alle Poste o in banca, o erogata tramite diverse modalità, senza bisogno di utilizzare la carta Rdc.

La pensione di cittadinanza permette, in diversi casi, di superare sia l’integrazione al trattamento minimo, che dal 2019 ammonta a 513 euro al mese, che le maggiorazioni sulla pensione, come la maggiorazione sociale e l’incremento al milione: considerando che ad oggi la pensione minima, comprensiva di integrazione al trattamento minimo, maggiorazione sociale e incremento al milione, può arrivare a circa 650 euro mensili, la differenza con la pensione di cittadinanza non è enorme, ma diventa rilevante nel caso in cui nel nucleo familiare ci siano più componenti.

Non bisogna dimenticare, tra l’altro, che la pensione di cittadinanza è riconosciuta anche a quei pensionati ai quali ad oggi l’integrazione al minimo non spetta, come coloro il cui trattamento è calcolato col sistema contributivo. La misura, poi, è applicata sia a chi percepisce prestazioni previdenziali, come la pensione di vecchiaia o anticipata, che a coloro che hanno diritto alle prestazioni di assistenza, come l’assegno sociale.

La prestazione è riconosciuta soltanto a coloro che rispetteranno i requisiti di reddito e patrimoniali previsti dalla normativa.

Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sulla pensione di cittadinanza: a chi spetta, requisiti, adempimenti per ottenerla, come fare la domanda.

Che cos’è la pensione di cittadinanza?

La pensione di cittadinanza, in base a quanto disposto nel decreto in materia, consiste in una prestazione economica mensile, esentasse, accreditata a favore dei nuclei familiari composti esclusivamente da persone che hanno compiuto l’età pensionabile (dal 2019, pari a 67 anni), quale misura di contrasto alla povertà delle persone anziane, o dai nuclei composti da over 67 e disabili gravi o non autosufficienti.

In caso di nuclei già beneficiari del reddito di cittadinanza, la pensione di cittadinanza decorre dal mese successivo a quello del compimento del 67° anno del componente del nucleo più giovane.

È considerato al di sotto della soglia di povertà ai fini della pensione di cittadinanza chi possiede un reddito inferiore ai 780 euro mensili, in caso di nucleo familiare con un solo componente, con affitto o mutuo a carico: questa è la soglia di povertà definita da Eurostat nel 2014. Per i nuclei con più componenti, il reddito è maggiorato.

In parole semplici, la pensione di cittadinanza consiste in una sorta d’integrazione al minimo della pensione, non più pari a 507,42 euro mensili (513 euro dal 2019), più eventuali maggiorazioni, ma sino a 780 euro mensili. Un’integrazione al minimo universale, però, che spetterà non soltanto per le prestazioni di previdenza (pensione di vecchiaia, pensione anticipata, pensione di reversibilità…), ma anche per le prestazioni di assistenza (pensione d’invalidità civile, assegno sociale…).

A differenza dell’integrazione al minimo, però, per il diritto alla pensione di cittadinanza si deve far riferimento all’indicatore Isee, in pratica all’indice che “misura la ricchezza” delle famiglie, ed a numerosi requisiti patrimoniali, oltreché reddituali.

Inoltre, il sussidio non integra direttamente la pensione, o la diversa prestazione spettante.

A quanto ammontano la pensione e il reddito di cittadinanza?

Il reddito e la pensione di cittadinanza ammontano sino a un massimo di 780 euro per ogni persona adulta e disoccupata senza alcun reddito; per chi ha un reddito sotto soglia, il reddito di cittadinanza integra gli importi percepiti sino ad arrivare a 780 euro al mese. Nello specifico, l’importo del reddito di cittadinanza è determinato da due quote:

  • la prima quota, a integrazione del reddito familiare, ammonta a una soglia massima pari a 6mila euro annui, 500 euro al mese (630 euro al mese, 7.560 euro annui nel caso di pensione di cittadinanza) per il singolo componente; in presenza di più componenti si può arrivare a massimo 12.600 euro, cioè a 1.050 euro al mese, per il reddito di cittadinanza, ed a 1.323 euro al mese, 15.876 euro annui per la pensione di cittadinanza; per le famiglie con disabili gravi o non autosufficienti, è previsto un incremento dell’importo massimo della quota base di reddito di cittadinanza erogabile (in presenza di almeno quattro componenti del nucleo familiare) da 1.050 euro a 1.100 euro mensili (1.386 euro per la pensione di cittadinanza);
  • la seconda quota, a integrazione del reddito familiare, è riconosciuta ai nuclei che pagano l’affitto dell’abitazione, ed è pari al canone annuo previsto dal contratto di affitto, sino a un massimo di 3.360 euro, ossia di 280 euro al mese (150 euro al mese, 1.800 euro annui nel caso di pensione di cittadinanza);
  • la seconda quota è pari alla rata del mutuo, fino a un massimo di 150 euro al mese, 1.800 euro annui, nel caso di nuclei familiari residenti in abitazioni di proprietà per il cui acquisto o per la cui costruzione sia stato stipulato un contratto di mutuo da un componente della famiglia.

In ogni caso il beneficio economico:
• non può superare la soglia di 9.360 euro annui (780 euro al mese) nel caso di nucleo familiare con un solo componente,
ridotta del valore del reddito familiare; la misura massima in caso di più componenti può arrivare a 19.656 euro all’anno (1.638 euro al mese, anche se nel concreto non si superano i 1.473 euro mensili, pari a 630 euro, maggiorati della scala di equivalenza massima 2,1, più i 150 euro per chi paga affitto o mutuo);
• non può essere inferiore a 480 euro annui (40 euro al mese).

La pensione di cittadinanza del nucleo, così come il reddito di cittadinanza, aumenta dello 0,4 per ogni componente maggiorenne della famiglia, e dello 0,2 per ogni componente sotto i 18 anni, sino a un massimo di 2,1 (2,2 per le famiglie con uno o più componenti disabili gravi o non autosufficienti)

Il reddito di cittadinanza e la pensione di cittadinanza sono esentasse e non pignorabili.

Chi ha diritto alla pensione di cittadinanza?

Possono chiedere il reddito o la pensione di cittadinanza i cittadini maggiorenni che soddisfano una delle seguenti condizioni:

  • si trovano in stato di disoccupazione o risultano inoccupati (cioè hanno perso il posto o non hanno mai lavorato); coloro che hanno presentato le dimissioni sono esclusi dal reddito per un anno; nel nucleo familiare non sono considerati coloro che sono interessati da misure di reclusione o sono ricoverati in strutture di lunga degenza a carico totale dello Stato; il diritto al sussidio è sospeso per chi ha subito una misura cautelare personale, anche adottata all’esito di convalida dell’arresto o del fermo, o una condanna, anche con sentenza non definitiva
  • sono in possesso della cittadinanza italiana o di paesi facenti parte dell’Unione europea, o sono familiari di un titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, o cittadini di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;
  • sono residenti in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due, considerati al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio, in modo continuativo;
  • percepiscono un reddito di lavoro inferiore alla soglia di povertà, cioè sotto i 780 euro mensili;
  • percepiscono una pensione inferiore alla soglia di povertà, pari, come abbiamo detto, a 780 euro mensili;
  • possiedono un Isee del nucleo familiare inferiore a 9.360 euro;
  • possiedono un valore del reddito familiare inferiore a 6 mila euro, per il singolo componente, o a 7.560 euro, in caso di pensione di cittadinanza; l’importo è elevato sino a 9.360 euro per chi paga l’affitto ed è da adeguare col parametro della scala di equivalenza;
  • possiedono un valore immobiliare del nucleo, oltre all’abitazione principale, non superiore a 30mila euro, comprese le abitazioni all’estero;
  • possiedono un patrimonio mobiliare familiare (conti, carte prepagate, titoli, libretti, partecipazioni…) non superiore a 6mila euro; la soglia è incrementata di 2mila euro per ogni componente del nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di 10 mila euro, incrementati di ulteriori mille euro per ogni figlio successivo al secondo; i massimali sono ulteriormente incrementati di 5mila euro per ogni componente con disabilità, come definita a fini Isee, presente nel nucleo, e di 7500 euro per ogni componente in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza;
  • nessun componente del nucleo deve possedere autoveicoli immatricolati da meno di 6 mesi, o con cilindrata superiore a 1.600 cc e motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, o immatricolati nei 2 anni precedenti, navi o imbarcazioni da diporto.

Risulta dunque indispensabile presentare la dichiarazione Isee per beneficiare del reddito o della pensione di cittadinanza.

Chi lavora o è disoccupato ha diritto alla pensione di cittadinanza?

Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza,il decreto chiarisce che sarà compatibile con l’attività lavorativa: nello specifico, se il lavoratore ha un contratto part time, il suo salario sarà integrato, attraverso il reddito di cittadinanza, fino ad arrivare a 780 euro al mese.

Naspi e altre prestazioni collegate allo stato di disoccupazione saranno compatibili col reddito di cittadinanza sino al limite di 780 euro mensili.

Lo stesso accadrà per i pensionati che lavorano: si avrà diritto all’integrazione con la pensione di cittadinanza soltanto se il reddito di pensione e il reddito di lavoro, sommati assieme, risultano inferiori alla soglia di reddito mensile, e se non sono superate le soglie Isee e patrimoniali previste.

Come funziona l’integrazione alla pensione minima?

Ad oggi, chi percepisce una pensione bassa ha diritto all’integrazione al trattamento minimo, pari a 513,01 euro mensili, se possiede determinati requisiti di reddito personale e familiare. Inoltre, può aver diritto alla maggiorazione sociale della pensione e all’incremento al milione, sino ad arrivare a una pensione minima di circa 650 euro mensili.

Con la pensione di cittadinanza, l’integrazione del reddito può arrivare sino a 780 euro mensili (considerando un nucleo familiare con un solo componente), ma non interviene direttamente sulla pensione, in quanto il sussidio sarà erogato con carta acquisti.

Chi riceve sussidi ha diritto alla pensione di cittadinanza?

L’importo mensile della pensione di cittadinanza, come avviene ora per il reddito d’inclusione Rei, è ridotto in corrispondenza al valore mensile di eventuali prestazioni di assistenza di cui fruiscono uno o più componenti del nucleo familiare. In particolare, le prestazioni sono compatibili con la pensione di cittadinanza sino al limite di 780 euro mensili (per i nuclei familiari con un solo componente).

Ciò vuol dire, ad esempio, che se si percepisce l’assegno sociale si ha diritto non alla pensione minima di 780 euro, ma a un’integrazione (indiretta) dell’assegno sociale, sino ad arrivare a 780 euro mensili, comprensivi dell’assegno stesso (che ammonta, nel 2019, a 457,99 euro). L’integrazione risulta più bassa se spettano anche le maggiorazioni sull’assegno sociale.

Nel dettaglio, il decreto prevede che ai fini del reddito di cittadinanza, il reddito familiare è determinato al netto dei trattamenti assistenziali eventualmente inclusi nell’Isee non più in godimento, ed include i trattamenti assistenziali in corso di godimento da parte dei componenti del nucleo familiare, fatta eccezione per le prestazioni non sottoposte alla prova dei mezzi, come l’assegno di accompagnamento.

Nel valore dei trattamenti di assistenza non rilevano il pagamento di arretrati, le riduzioni nella compartecipazione al costo dei servizi e le esenzioni e agevolazioni per il pagamento di tributi, i rimborsi di spese sostenute, i buoni servizio o altri  titoli che svolgono la funzione di sostituzione di servizi. Non rileva il bonus bebè.

Per ottenere la pensione di cittadinanza si deve lavorare?

Per ottenere la pensione di cittadinanza non è necessario lavorare, in quanto il trattamento è rivolto agli over 67, quindi alle persone non più in età lavorativa, oppure, in base alle recenti previsioni, ai disabili gravi o non autosufficienti.

Il reddito di cittadinanza, invece, obbliga il beneficiario non solo a cercare assiduamente un lavoro ed a riqualificarsi, ma anche ad offrire 8 ore alla settimana di lavoro gratuito per il proprio Comune di residenza.

Chi si rifiuterà di lavorare, o di svolgere le attività previste, perderà il sussidio.

Per quanto riguarda, poi, la partecipazione alle iniziative di politica attiva del lavoro previste per il beneficiario del reddito, è obbligatorio:

  • iscriversi presso i centri per l’impiego e offrire subito la disponibilità al lavoro;
  • iniziare un percorso per essere accompagnati nella ricerca del lavoro dimostrando la reale volontà di trovare un impiego;
  • offrire la propria disponibilità per progetti comunali utili alla collettività (come abbiamo osservato, l’impegno lavorativo richiesto è sino a 8 ore settimanali);
  • frequentare percorsi per la qualifica o la riqualificazione professionale;
  • effettuare ricerca attiva del lavoro per almeno 2 ore al giorno;
  • comunicare tempestivamente qualsiasi variazione del reddito;
  • accettare uno dei primi tre lavori che verranno offerti, o il primo lavoro, se si percepisce il sussidio in fase di rinnovo.

Chi ha un lavoro a tempo pieno, ma è sottopagato, ha comunque diritto all’integrazione del reddito. In base alle recenti modifiche al decreto, la situazione di chi lavora con un reddito basso è assimilata alla disoccupazione: in sostanza, chi lavora, ma ha un reddito così basso da non essere tassato (no tax area: le detrazioni sono più alte dell’Irpef dovuta), ha diritto a beneficiare delle misure di politica attiva del lavoro come chi è in possesso dello stato di disoccupazione perché privo d’impiego.

Che cosa succede alla pensione di cittadinanza per chi rifiuta un lavoro?

Come abbiamo osservato, i pensionati dai 67 anni in su e i disabili gravi hanno diritto alla pensione minima di cittadinanza senza alcun obbligo di cercare assiduamente lavoro e di partecipare alle iniziative del centro per l’impiego.

L’interessato che percepisce il reddito di cittadinanza, invece, oltre agli obblighi descritti, può rifiutare al massimo tre proposte lavorative nell’arco del periodo di godimento del reddito. Se percepisce il sussidio in fase di rinnovo, deve accettare la prima offerta di lavoro congrua. Può beneficiare anche della possibilità di recedere dall’impiego per due volte nel periodo di godimento. Superati questi limiti, perde il sussidio.

Come si chiede la pensione di cittadinanza?

Per richiedere il reddito, o la pensione di cittadinanza, è necessario compilare un apposito modulo, il modello SR 180. Questo modello può essere accompagnato da due moduli integrativi: SR 181 (Rdc/ Pdc Com esteso), e SR182 (Rdc/ Pdc Com ridotto).

La domanda di sussidio può essere presentata:

  • tramite il Portale del reddito di cittadinanza: in questo caso bisogna aver già richiesto le proprie credenziali Spid (Sistema pubblico d’identità digitale) di secondo livello; attraverso il portale web, si può accedere autonomamente alla domanda e procedere alla compilazione e all’invio;
  • presso gli uffici postali: nello specifico, il modulo SR180 di domanda reddito di cittadinanza può essere presentato in formato cartaceo presso le Poste;
  • tramite un qualsiasi sportello Caf.

In tutti e tre i casi, la domanda può essere inviata dal sesto giorno e fino alla fine di ogni mese, per ricevere il sussidio a partire dal mese successivo.

Oltre al modulo SR180, si deve presentare:

  • il modulo RdC/Pdc Com Ridotto (SR182): il modello deve essere compilato al momento di presentazione della domanda di reddito o pensione di cittadinanza, per comunicare lo svolgimento di attività di lavoro subordinato, autonomo o d’impresa avviate, prima della presentazione della domanda di sussidio, da parte dei componenti del nucleo familiare (se il reddito non è confluito nella dichiarazione Isee);
  • il modulo Rdc/Pdc – Com esteso (SR181), che deve essere presentato per comunicare:
    • lo svolgimento di attività di lavoro subordinato, autonomo o d’impresa avviate dopo la presentazione della domanda di reddito o pensione di cittadinanza; deve essere indicato il reddito previsto per l’anno solare di avvio dell’attività; se l’attività lavorativa già comunicata si protrae nel corso dell’anno solare successivo, entro il mese di gennaio deve essere dichiarato il reddito presunto per l’anno seguente;
    • alcune particolari variazioni del nucleo avvenute dopo la presentazione della domanda;
    • qualsiasi variazione del patrimonio immobiliare o di possesso di beni durevoli intervenuta dopo rispetto a quella comunicata nella dichiarazione Isee, che comporti il venir meno dei requisiti.

Per sapere come compilare la domanda: Domanda reddito e pensione di cittadinanza.

note

[1] DL 4/2019.


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75 Commenti

  1. Gentile Noemi, sono Lorenzo, ho 75 anni ed ho un reddito di €348,00 mensili di cui 204, per assegno sociale.
    Vorrei sapere quale documentazione devo portare al caf per chiedere l’integrazione alla pensione di cittadinanza.
    Sono in affitto e vivo solo. Ti ringrazio.

    1. Buongiorno mia mamma ha un isee pari a 1.900 e e invalida civile , però ha 64 anni riceverà anche lei la pensione di cittadinanza visto ke nn ha 67 anni???

      1. La pensione di cittadinanza spetta solo se tutti i componenti del nucleo familiare hanno dai 67 anni in su. In caso contrario si riceve il reddito di cittadinanza.

  2. Buongiorno, chiedo informazioni relativamente alla pensione di cittadinanza. Mia madre, divorziata over 67, non è titolare di pensione, percepisce solo l’assegno di mantenimento da mio padre. Per età suppongo sia esclusa dal reddito di cittadinanza (anche perchè non potrebbe partecipare a iniziative di inserimento al lavoro), avrebbe tutti i requisiti per la pensione di cittadinanza, ma mi chiedo se può chiederla o ne è esclusa perchè non titolare di una pensione.
    Grazie

    1. Salve, la pensione di cittadinanza spetta se nel nucleo familiare tutti i componenti hanno almeno 67 anni di età, a prescindere dalla titolarità della pensione. Se in famiglia ci sono anche under 67, e se sussistono i requisiti di reddito e patrimoniali, si ha diritto al reddito di cittadinanza.

  3. Salve mia madre percepisce la reversibilità integrata al minimo e assegno di accompagnamento ; può richiedere la pensione di cittadinanza aumentando la pensione al minimo visto che l’accompagnamento non dovrebbe fare reddito . Grazie

    1. Gentile Avvocato, se l’ assegno sociale 2019 di €.478,99 viene implementato a 780 euro, in caso Pignoramento 1/5 Pensione, vale sempre la regola: minimo impignorabile A) 478, 99 + 50% = €. 687, oppure diventa
      B) 780+ 50%?
      Mi basta A oppure B.
      Cordiali saluti .

      1. Il minimo impignorabile è pari all’assegno sociale, che però non è 478,99 ma 457,99, più il 50%. Quindi A) 457,99+50%= 686,99 euro

        1. Grazie Avvocato per la precisazione. Quindi avendo , per semplificare, una pensione di €.1.687 netti al mese il massimo Pignorabile per debiti ordinari, sarebbe 1/5 di €. 1.000 (pari a €. 200) ed 1/10 per debiti Esattoriali( pari a 100 euro). Cordiali saluti

  4. Una domanda relativa ai tagli previsti alla perequazione sulle pensioni per il 2019 a recupero inflazione 2018: il conguaglio che sarà effettuato dall’INPS relativamente alla trattenuta fiscale che il Governo attuale ha previsto sulla rivalutazione della pensione per la perequazione per il 2019, trattenuta che sarà operata, con coefficienti diversi a seconda dell’importo della pensione, a partire dalle pensioni “superiori a tre volte il minimo” (ovvero, leggo: 1522,27 euro lordi), non dovrebbe essere attuato non più su 1522,27 euro lordi ma su 2.340 euro lordi, nuovo “tre volte il minimo” dato che, per la pensione di cittadinanza, ormai il minimo è di 780 euro e, quindi 780 X 3 = 2340 euro, nuovo “tre volte il minimo”?
    Sbaglio? Se sì, dove?

    1. la pensione minima NON viene aumentata da alcuna legge. La pensione di cittadinanza è un’integrazione, di diverse misure a seconda dei diversi requisiti, per i soli soggetti aventi eventualmente diritto.

      1. Naturalmente, per mia ignoranza specifica in materia, non capisco la stringata e gentile
        (e, se mi permette, certamente giusta ma poco argomentata per chi non sia, come non sono io, un perfetto conoscitore della legislazione in materia previdenziale e che, quindi, si affida “poveramente”, alla mera concretezza pratica, incapace di affidarsi alla conoscenza teorica in materia di previdenza)
        Sua risposta: a parte la teoria, che non conosco, che differenza c’è tra “pensione minima che non viene aumentata da nessuna legge” e pensione di cittadinanza che viene integrata fino a quella che viene ritenuta “minima perché non si sia in povertà, a 780 euro”, se ho ben capito?
        M riferisco alla pratica, al “di fatto”: farò una domanda stupida, da ignorante ma: che differenza c’è tra “pensione minima”, ormai ritenuta sotto la soglia di povertà dalla legge che istituisce la pensione di cittadinanza e che, forse, per coerenza, andrebbe non cambiata, dato che per legge, Lei mi dice, non si può cambiare ma, forse, andrebbe “superata”, ovvero “abrogata” perché considerata sotto la soglia di povertà, e “pensione minima che viene integrata a 780 euro”, essendo, ORA, PER LEGGE, questa cifra “ritenuta” il minimo “salvo povertà”? Non dovrebbe, per logica, ma certo sbaglio io per ignoranza in materia, a questo punto,essere eliminata la “pensione minima che non viene aumentata da nessuna legge” ed essere sostituita da quella minima prevista per legge per non essere considerata sotto la soglia di povertà di 780 euro? Creando, PER COERENZA, una “nuova” “pensione minima che non può ESSERE CAMBIATA DA NESSUNA LEGGE, E PARI A 780 EURO”?
        Scusi la mia ignoranza in materia ma un chiarimento più preciso sarebbe gradito ad illuminare la mia scarsa conoscenza teorica, logica, e coerenza.
        Grazie anticipatamente.

      2. Oppure, la “pensione minima” che Lei mi dice, salvo errori, non può mai essere cambiata per legge ma solo “integrata”, rimane tale perché si potrebbe prevedere un futuro, eventuale, per cui tale “pensione minima” non avrebbe più bisogno di essere integrata perché il suo importo arriverebbe ad un punto che, contrariamente ad oggi, verrebbe considerato, “miracolosamente”, “al di sopra della soglia di povertà” come oggi intesa?
        Che sia così?

      3. Scusate, volevo rispondere a FelicePensionato ma la risposta è finita in altro posto, riposto:
        Oppure, la “pensione minima” che Lei mi dice, salvo errori, non può mai essere cambiata per legge ma solo “integrata”, rimane tale perché si potrebbe prevedere un futuro, eventuale, per cui tale “pensione minima” non avrebbe più bisogno di essere integrata perché il suo importo arriverebbe ad un punto che, contrariamente ad oggi, verrebbe considerato, “miracolosamente”, “al di sopra della soglia di povertà” come oggi intesa?
        Che sia così?

  5. buona sera,
    mia mamma ha 76 anni e percepisce la pensione di reversibilità di mio papà ammontante a 750 euro netti mensili.
    Vive in affitto e’ paga 350 euro al mese, e ha un bilocale di proprietà in Basilicata.
    Potrà richiedere la pensione di cittadinanza.
    Grazie

    1. SO SILVANA ò 81 ANNI UNA PENZIONE 530 EURO LA CASA DOVE ABITO E COMBRATA O UN REDITO ANNUO 6.0000 EURO

  6. Salve., io, invalido civile, percepisco un assegno mensile di 290 euro., fino a quanto puo’ ammontare la cifra con..la Pensione di Cittadinanza.?..,-
    Grazie.-

  7. Oppure, la “pensione minima” che Lei mi dice, salvo errori, non può mai essere cambiata per legge ma solo “integrata”, rimane tale perché si potrebbe prevedere un futuro, eventuale, per cui tale “pensione minima” non avrebbe più bisogno di essere integrata perché il suo importo arriverebbe ad un punto che, contrariamente ad oggi, verrebbe considerato, “miracolosamente”, “al di sopra della soglia di povertà” come oggi intesa?
    Che sia così?

    1. Per spiegare la differenza in parole semplici:
      l’integrazione al trattamento minimo spetta soltanto su alcune tipologie di pensione erogate dall’Inps (non sulle pensioni calcolate col sistema contributivo; per tutti gli approfondimenti del caso: https://www.laleggepertutti.it/259688_integrazione-al-trattamento-minimo-2019), in presenza di una soglia di reddito che non superi 13.338,26 euro annui, per il singolo, o 26.676,52, per gli sposati (contando anche il reddito del coniuge), e consente di arrivare a un massimo mensile, tra pensione e trattamento integrativo, di 513,01 euro al mese;
      pensione di cittadinanza e reddito di cittadinanza, invece, possono spettare anche se non si è titolari di pensione, purché in possesso di tutti i requisiti reddituali e patrimoniali previsti, come elencati nel presente articolo.

  8. Salve…vorrei capire se la pensione di cittadinanza ha una durata anche essa di 18 mesi….grazie!

    1. Ho fatto la pdf e mi è arrivata la carta con 40 euro. Prendo 649 di sociale compreso l’integrazione al minimo e sono in affitto per cui avrei dovuto prendere anche 280 euro di contributo. Vero? Grazie per la risposta.

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