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Pensione di cittadinanza

15 settembre 2018 | Autore:


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Pensione minima di cittadinanza da 780 euro al mese: che cos’è, come funziona, chi ne ha diritto, quali requisiti, come si richiede.

Sul reddito di cittadinanza non si torna indietro, ma l’intervento sarà attuato in due fasi: dal 2019, tutte le pensioni basse si trasformeranno in pensione di cittadinanza ed aumenteranno a 780 euro al mese; successivamente, tutti i cittadini senza redditi, o con redditi sotto la soglia di povertà, avranno diritto al reddito di cittadinanza da 780 euro al mese. L’attuazione in due fasi non è dovuta all’assenza di risorse, come chiarito dalla viceministro all’Economia Laura Castelli, ma alla necessaria riforma dei centri per l’impiego, che richiederà circa 4 mesi di tempo. Senza la riforma dei centri per l’impiego, riconoscere il reddito di cittadinanza non sarebbe possibile, in quanto il sussidio è subordinato all’adesione, da parte dei beneficiari, a misure di politica attiva del lavoro. I disoccupati, in pratica, dovranno impegnarsi, supportati dai centri per l’impiego riformati, nella ricerca attiva di lavoro, nella frequenza di corsi di formazione e dovranno lavorare per 8 ore alla settimana a favore del Comune di residenza.

Quest’impegno non è invece richiesto per la pensione di cittadinanza, in quanto la misura interessa i soli pensionati, non più in età lavorativa. La pensione di cittadinanza dovrebbe sostituire sia l’integrazione al trattamento minimo, che ad oggi ammonta a 507,42 euro al mese, che le maggiorazioni sulla pensione, come la maggiorazione sociale e l’incremento al milione: considerando che ad oggi la pensione minima, comprensiva di integrazione al trattamento minimo, maggiorazione sociale e incremento al milione, può arrivare a 643,86 euro mensili, la differenza con la pensione di cittadinanza non sarebbe enorme. La misura, in ogni caso, dovrebbe essere applicata sia alle prestazioni previdenziali, come la pensione di vecchiaia o anticipata, che alle prestazioni di assistenza, come l’assegno sociale. Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sulla pensione di cittadinanza che diventerà operativa dal 2019.

Che cos’è la pensione di cittadinanza?

Grazie alla pensione di cittadinanza, ciascun cittadino potrà contare su una pensione minima mensile. Nel dettaglio, il sussidio, in base alle attuali proposte, consisterà in una prestazione economica mensile, esentasse, accreditata a favore di coloro che possiedono una pensione sotto la soglia di povertà.

È considerato al di sotto della soglia di povertà ai fini del reddito di cittadinanza chi possiede un reddito inferiore ai 780 euro mensili, in caso di nucleo familiare con un solo componente: questa è la soglia di povertà definita da Eurostat nel 2014. In base ai dati 2016, la soglia di povertà è passata a 812 euro, ma le proposte presentate sinora parlano di un reddito di cittadinanza non superiore a 780 euro mensili e non parlano di adeguamenti.

In parole semplici, la pensione di cittadinanza consisterà in una sorta d’integrazione al minimo della pensione, non più pari a 507,42 euro mensili, più eventuali maggiorazioni, ma pari a 780 euro mensili. Un’integrazione al minimo universale, però, che spetterà non soltanto per le prestazioni di previdenza (pensione di vecchiaia, pensione anticipata, pensione di reversibilità…), ma anche per le prestazioni di assistenza (pensione d’invalidità civile, assegno sociale…).

Realizzata la riforma dei centri per l’impiego, dalla pensione di cittadinanza si arriverà al reddito di cittadinanza vero e proprio, a favore anche dei non pensionati, ossia di tutti coloro il cui reddito non arriva a 780 euro mensili.

A quanto ammontano la pensione e il reddito di cittadinanza?

La pensione di cittadinanza e il reddito di cittadinanza non ammonteranno a 780 euro per tutti, ma soltanto per ogni persona adulta e disoccupata priva di reddito. Per chi ha un reddito sotto soglia, e per i pensionati con trattamento inferiore a 780 euro mensili, il reddito di cittadinanza o la pensione di cittadinanza integreranno gli importi percepiti sino ad arrivare a 780 euro al mese.

Per una famiglia di tre persone, con genitori disoccupati a reddito zero e figlio maggiorenne a carico, la pensione di cittadinanza del nucleo, in base a quanto annunciato dal Movimento 5 stelle, dovrebbe essere pari a 1560 euro al mese. Sempre in base a quanto annunciato dal Movimento, una famiglia di 4 persone potrebbe arrivare a percepire 1950 euro. Per una coppia di pensionati con pensioni minime da 400 euro ciascuno, la pensione di cittadinanza sarebbe pari ad altri 370 euro per la coppia, come integrazione al reddito.

Sia il reddito di cittadinanza che la pensione di cittadinanza saranno esentasse e non pignorabili.

Chi ha diritto alla pensione di cittadinanza?

Potranno chiedere la pensione di cittadinanza i pensionati che percepiscono un assegno mensile inferiore alla soglia di povertà, pari, come abbiamo detto, a 780 euro.

Il reddito di cittadinanza potrà invece essere richiesto  dai cittadini maggiorenni che soddisfano una delle seguenti condizioni:

  • si trovano in stato di disoccupazione o risultano inoccupati (cioè hanno perso il posto o non hanno mai lavorato);
  • percepiscono un reddito di lavoro inferiore alla soglia di povertà, cioè sotto i 780 euro mensili;.

Ad oggi, non sono stati menzionati ulteriori requisiti, oltre quelli reddituali, per ottenere la pensione di cittadinanza.

Chi lavora o è disoccupato ha diritto alla pensione di cittadinanza?

Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, è stato chiarito che sarà compatibile con l’attività lavorativa: nello specifico, se il lavoratore ha un contratto part time, il suo salario sarà integrato, attraverso il reddito di cittadinanza, fino ad arrivare a 780 euro al mese.

Naspi e altre prestazioni collegate allo stato di disoccupazione saranno compatibili col reddito di cittadinanza sino al limite di 780 euro mensili.

Lo stesso accadrà per i pensionati che lavorano: si avrà diritto all’integrazione alla pensione minima di 780 euro soltanto se il reddito di pensione e il reddito di lavoro, sommati assieme, risulteranno inferiori a 780 euro mensili.

Come funziona l’integrazione alla pensione minima?

Ad oggi, chi percepisce una pensione bassa ha diritto all’integrazione al trattamento minimo, pari a 507,42 euro mensili, se possiede determinati requisiti di reddito personale e familiare. Inoltre, può aver diritto alla maggiorazione sociale della pensione e all’incremento al milione, sino ad arrivare a una pensione minima di 643,86 euro mensili.

Con l’entrata in vigore della pensione di cittadinanza, l’integrazione del reddito arriverà a 780 euro mensili.

Chi riceve sussidi ha diritto alla pensione di cittadinanza?

L’importo mensile della pensione di cittadinanza, come avviene ora per il reddito d’inclusione Rei, sarà ridotto in corrispondenza al valore mensile di eventuali prestazioni di assistenza di cui fruiscono uno o più componenti del nucleo familiare. In particolare, le prestazioni saranno compatibili con la pensione di cittadinanza sino al limite di 780 euro mensili per ogni familiare del nucleo.

Ciò vuol dire, ad esempio, che se si percepisce l’assegno sociale si ha diritto non alla pensione minima di 780 euro, ma a un’integrazione dell’assegno sociale, sino ad arrivare a 780 euro mensili, comprensivi dell’assegno stesso (che ammonta, nel 2018, a 453 euro). L’integrazione sarà più bassa se spettano anche le maggiorazioni sull’assegno sociale.

Per ottenere la pensione di cittadinanza si deve lavorare?

Per ottenere la pensione di cittadinanza non sarà necessario lavorare, in quanto funzionerà in modo analogo all’attuale integrazione al trattamento minimo ed alle maggiorazioni.

Il reddito di cittadinanza, invece, obbligherà il beneficiario non solo a cercare assiduamente un lavoro ed a riqualificarsi, ma anche ad offrire 8 ore alla settimana di lavoro gratuito per il proprio Comune di residenza.

Chi si rifiuterà di lavorare perderà il sussidio.

Per quanto riguarda, poi, la partecipazione alle iniziative di politica attiva del lavoro previste per il beneficiario del reddito, sarà obbligatorio:

  • iscriversi presso i centri per l’impiego e offrire subito la disponibilità al lavoro;
  • iniziare un percorso per essere accompagnati nella ricerca del lavoro dimostrando la reale volontà di trovare un impiego;
  • offrire la propria disponibilità per progetti comunali utili alla collettività (come abbiamo osservato, l’impegno lavorativo richiesto è di 8 ore settimanali);
  • frequentare percorsi per la qualifica o la riqualificazione professionale;
  • effettuare ricerca attiva del lavoro per almeno 2 ore al giorno;
  • comunicare tempestivamente qualsiasi variazione del reddito;
  • accettare uno dei primi tre lavori che verranno offerti.

Chi ha un lavoro a tempo pieno, ma è sottopagato, avrà comunque diritto all’integrazione del reddito, senza bisogno di partecipare alle iniziative di politica attiva del lavoro.

Che cosa succede alla pensione di cittadinanza per chi rifiuta un lavoro?

Come abbiamo osservato, i pensionati avranno diritto alla pensione minima da 780 euro al mese senza alcun obbligo di cercare assiduamente lavoro e di partecipare alle iniziative del centro per l’impiego.

L’interessato che percepisce il reddito di cittadinanza, invece, oltre agli obblighi descritti, potrà rifiutare al massimo tre proposte lavorative nell’arco di due anni. Avrà anche la possibilità di recedere dall’impiego per due volte nell’arco dell’anno solare. Superati questi limiti, perderà il sussidio.

Come si chiede la pensione di cittadinanza?

Ad oggi si sa ancora con quali modalità dovrà essere richiesta la pensione di cittadinanza: molto probabilmente, la procedura sarà simile a quella con la quale si richiede l’integrazione al trattamento minimo.

La procedura di richiesta del reddito di cittadinanza dovrebbe invece essere simile a quella con cui si richiede il reddito d’inclusione Rei, quindi ci si dovrà rivolgere al proprio Comune di residenza.

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2 Commenti

  1. Io non percepisco nessun assegno, non ho nessun introito, non ho casa, sono separata e senza lavoro, ho 62 anni e 25 anni di contributi…che ne sara’ di me? Ho una invidita’ al 59%, non retribuita…cosa devo fare? Qualcuno mi dia delle informazioni valide per favore…grazie.

    1. Anche io ho un invalidità al 55% con tumore diagnosticato non maligno ed una sordità almeno 70-80% di presenza con 63 anni è solo 13 di contributi per fortuna sono da solo come te credo che per noi non c’è niente da fare unica cosa decidersi a morire
      Abbiamo cambiato le facce del governo ma non il tipo di mafie perché il cambiamento è solo per chi ha un reddito noi non è abbiamo è non esistiamo per qualsiasi tipo di governo esiste solo chi ha un reddito
      Ringraziamo anche ha questi nuovi ministri che non ci considerano come esseri umani probabilmente apparteniamo ad essere animali però per le elezioni per dare il voto diventiamo umani
      Scusate ma mi piace mandare a fanculo tutti i rappresentanti di lega è 5 stelle

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