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Quando due si sposano diventano parenti?

16 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 settembre 2018



Marito e moglie sono parenti? Cos’è la parentela? Cos’è l’affinità? Come si calcolano i gradi di parentela?

Il matrimonio unisce due persone in un vincolo che comporta conseguenze giuridiche ben precise: i coniugi sono tenuti a rispettarsi e a prendersi cura l’uno dell’altra, a mantenere ed educare la prole, a coabitare, a condividere una comunione materiale e spirituale che dia vita ad un nucleo familiare autonomo rispetto a quello di provenienza. L’ordinamento ha previsto anche dei rimedi nel caso in cui il matrimonio dovesse naufragare: la separazione personale consente ai coniugi di allontanarsi, mantenendo però alcuni obblighi reciproci; il divorzio, invece, scioglie del tutto il vincolo matrimoniale, restituendo alle parti la libertà di stato (fondamentale per poter contrarre una nuova unione). Perché un matrimonio sia giuridicamente valido, la legge chiede che sussistano alcuni requisiti e che, al contrario, non ci siano degli impedimenti: tra questi ultimi, la legge vieta che possano contrarre matrimonio persone legate da vincolo di parentela, di affinità o di adozione. Saprai già, infatti, che fratello e sorella non possono sposarsi, così come zio e nipote, ecc. Un aspetto che non tutti hanno ben chiaro è che tra vincolo di coniugio (cioè, quello che sorge a seguito del matrimonio) e parentela v’è una bella differenza. Non sai quale? Anche tu pensi che quando due si sposano diventano parenti? Se è così, ti consiglio di leggere i prossimi paragrafi.

Parentela: cos’è?

Prima di capire se quando due si sposano diventano parenti, devo per forza spiegarti cos’è la parentela. Secondo la legge [1], la parentela è il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite, cioè dallo stesso avo: per esempio, sono parenti i fratelli, i cugini, genitori e figli, nonni e nipoti, zii e nipoti, ecc. Molto semplicemente, la parentela è il vincolo di sangue che unisce più persone che discendono da una stessa persona. Per la legge, inoltre, anche l’adozione di minorenne è idonea a far sorgere la parentela: chi viene adottato diviene a tutti gli effetti figlio degli adottanti, nipote dei genitori di costoro, ecc., come se fosse un figlio naturale.

Secondo la legge, sono parenti in linea retta le persone di cui l’una discende dall’altra; in linea collaterale quelle che, pur avendo uno stipite comune, non discendono l’una dall’altra [2]. Cosa significa? È semplice: i parenti in linea retta “provengono” l’uno dall’altro. Così, avremo Tizio in cima all’albero genealogico, il quale è padre di Caio, il quale è padre di Sempronio, ecc. Parenti in linea retta sono padre e figlio, nonno e nipote, ecc. Parenti in linea collaterale, invece, sono coloro che, pur essendo accomunati dallo stesso avo, non discendono l’uno dall’altro: classico esempio sono i fratelli, oppure i cugini.

Parentela: come si calcolano i gradi?

Poiché la legge, in determinati casi (ad esempio, nelle successioni o nel matrimonio), dà importanza al legame parentale, è opportuno sapere come si calcolano i gradi della parentela. Secondo il codice civile, nella linea retta si computano altrettanti gradi quante sono le generazioni, escluso lo stipite. Nella linea collaterale i gradi si computano dalle generazioni, salendo da uno dei parenti fino allo stipite comune e da questo discendendo all’altro parente, sempre restando escluso lo stipite [3]. Spieghiamo con qualche esempio.

Prendiamo nonno e nipote: essi sono parenti di secondo grado perché il nipote discende dal padre che a sua volta discende dal nonno. Il calcolo avviene così:

  • Nonno (stipite comune) –> Padre –> Nipote = 3, meno lo stipite comune, cioè il nonno -> 2. Nonno e nipote sono parenti di secondo grado.

Padre e figlio saranno dunque parenti di primo grado:

  • Padre (stipite comune) -> Figlio = 2, meno lo stipite comune -> 1.

Ancor più schematicamente, volendo chiamare Sempronio il capostipite, Tizio suo figlio e Tizietto il figlio di quest’ultimo, si avrà questa genealogia:

SEMPRONIO

(stipite comune)

TIZIO

TIZIETTO

Stessa regola vale per il calcolo della parentela in linea collaterale. Facciamo l’esempio dei cugini: bisogna risalire allo stipite comune per poi ridiscendere fino al parente cui siamo interessati. Quelli che nel linguaggio comune sono cugini di primo grado (in quanto figli di fratelli) per il diritto sono parenti in linea collaterale di quarto grado. Così, se ipotizziamo che Sempronio è il capostipite, i cui figli sono Tizio e Caio i quali, a loro volta, sono genitori di Tizietto e Caietto, avremo questo calcolo:

SEMPRONIO

(stipite comune)

TIZIO                   CAIO

TIZIETTO                         CAIETTO

Salendo da Caietto dobbiamo giungere a Tizietto, suo cugino; conteremo quindi 5 gradi (Caietto, Caio, Sempronio, Tizio e Tizietto) al quale dovremo togliere lo stipite comune (Sempronio), per un totale di 4. Tizietto e Caietto, cugini, sono parenti (collaterali) di quarto grado. Dallo stesso schema si evince che i fratelli Tizio e Caio sono parenti in linea collaterale di secondo grado. Di norma, la legge non riconosce il vincolo di parentela oltre il sesto grado, salvo che per alcuni effetti specialmente determinati [4].

Affinità: cos’è?

L’affinità non è altro che il vincolo tra un coniuge e i parenti dell’altro coniuge. Tua suocera è legata a te da vincolo di affinità, essendo parente di tua moglie; così per tutti gli altri suoi parenti. Per quanto riguarda il grado di affinità, la legge dice che nella linea e nel grado in cui taluno è parente d’uno dei due coniugi, egli è affine dell’altro coniuge [5]. In buona sostanza, questo significa che tua suocera è tua affine di primo grado, in quanto è parente di primo grado di tua moglie.

L’affinità di regola non cessa per la morte del coniuge da cui deriva, salvo che per alcuni effetti specialmente determinati. Cessa se il matrimonio è dichiarato nullo, salvo il permanere ai fini esclusivi del divieto di contrarre matrimonio con gli affini in linea retta.

I coniugi sono parenti?

Possiamo ora rispondere serenamente alla domanda di fondo di questo articolo: marito e moglie sono parenti? Assolutamente no! Abbiamo visto che parenti sono solamente quelle persone che discendono da un antenato comune e che, pertanto, sono legati da un vincolo di sangue (fatta eccezione per l’adozione, che equipara legalmente il figlio adottato a quello naturale).

D’altronde, che marito e moglie non siano parenti lo si evince anche dalla norma che vieta a parenti ed affini di contrarre matrimonio: sarebbe un controsenso prevedere un divieto del genere se poi i coniugi diventassero parenti tra loro! Come detto, la parentela è un legame naturale, che non si può acquisire successivamente (al contrario dell’affinità).

L’errore di considerare marito e moglie come parenti deriva dal fatto che, in tantissime occasioni, il coniuge riveste un ruolo privilegiato: si pensi alla successione in caso di morte, oppure al diritto di visita in ospedale o in carcere. Tutto ciò è vero, ma non significa che il coniuge sia un parente. Il matrimonio crea un vincolo importantissimo per la legge: per tale ragione al coniuge sono riservati privilegi e diritti che talvolta nemmeno i (reali) parenti più prossimi hanno. Per certi versi possiamo dire che il vincolo di coniugio derivante dal matrimonio è più importante di quello di parentela.

note

[1] Art. 74 cod. civ.

[2] Art. 75 cod. civ.

[3] Art. 76 cod. civ.

[4] Art. 77 cod. civ.

[5] Art. 78 cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com

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