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Ricorsi contro le multe

17 settembre 2018 | Autore:


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Come fare ricorso contro una multa? Quali sono i vizi formali e quali i vizi sostanziali? Come funzionano i ricorsi al prefetto e al giudice di pace?

Alzi la mano chi non ha mai preso una multa per aver infranto il codice della strada mentre era alla guida della sua vettura. Purtroppo è capitato a tutti commettere, anche inconsapevolmente, una piccola trasgressione: personalmente, mi è capitato di ricevere a casa ben due multe per avere transitato, in due occasioni diverse, per la stessa strada a traffico limitato. Un’altra volta, per la fretta di raggiungere il tribunale, ho superato i limiti di velocità. Penso che anche tu ti ritroverai in almeno una di queste situazioni. Per non parlare poi del parcheggio fuori dalle strisce, altro classico intramontabile. Tuttavia, non sono poche le volte in cui veniamo multati ingiustamente; proprio per queste circostanze la legge italiana ha ideato un sistema di tutele a favore di colui che ritiene di non aver commesso alcun illecito. In pratica, contro una multa che reputiamo illegittima è possibile fare ricorso. Forse non ci hai mai pensato, ma la multa è una sanzione vera e propria, che impone a chi la subisce l’obbligo di pagare la somma di danaro specificata nel verbale; a questa sanzione può seguirne anche una di tipo accessorio, come ad esempio la sospensione della patente, oltre alla decurtazione dei punti dalla stessa. Si badi a non confondere la multa quale sanzione amministrativa pecuniaria conseguente all’infrazione delle norme poste a tutela del codice della strada con la multa intesa quale pena pecuniaria prevista per i reati: nelle infrazioni stradali, quando parliamo di multa facciamo sempre riferimento alla sanzione amministrativa pecuniaria. Tanto premesso, è buona regola sapere come difendersi dalle multe anche perché, come vedremo, non sempre c’è bisogno di un avvocato per tutelarsi; hai compreso bene: se ritieni di aver subito una multa illegittima, potrai impugnarla da solo, senza spendere soldi per recarti da un legale. Ti sembra impossibile? No, se leggerai questo articolo. Ho la tua attenzione, ora? Bene, allora ti invito a proseguire nella lettura dei prossimi paragrafi: ti dirò tutto quello che c’è da sapere sui ricorsi contro le multe.

Chi può fare una multa?

Prima di comprendere come funzionano i ricorsi contro le multe, dobbiamo necessariamente soffermarci su alcuni aspetti preliminari; uno di questi consiste nel rispondere alla seguente domanda: chi può fare una multa? Sicuramente saprai, infatti, che non tutti possono contestare un’infrazione stradale. Questo aspetto è molto importante e ci servirà quando parleremo più diffusamente dei ricorsi contro le multe, in quanto una multa elevata da una persona che non abbia tale potere ne comporta la radicale nullità.

I soggetti abilitati a fare una multa sono: i carabinieri; la Guardia di finanza; la Polizia di Stato; la polizia stradale (con competenza esclusiva sulla rete autostradale); la polizia provinciale e quella comunale, nei limiti della loro competenza territoriale (cioè, la provincia e il comune); la polizia penitenziaria, nei limiti delle sue competenze; gli ausiliari del traffico, nei limiti dei poteri conferiti dal Comune.

Al di fuori di questi soggetti e salva specifica autorizzazione, nessun altro può fare una multa per violazione del codice della strada. Se ciò dovesse accadere, la multa non sarebbe valida e tu avresti pieno diritto di fare ricorso contro le multe.

Come si contesta una violazione?

Il primo passo verso i ricorsi contro le multe è rappresentato dalla notifica del verbale: in poche parole, se hai commesso un’infrazione, è necessario che tu sia messo al corrente di ciò che hai fatto. Quanto detto corrisponde a un normalissimo principio, proprio anche del diritto penale: il presunto colpevole deve essere messo nelle condizioni di sapere qual è l’addebito contestatogli e, di conseguenza, di potersi difendere. La notifica della multa è essenziale per due ragioni: innanzitutto, per permetterti di pagare la sanzione; in secondo luogo, per consentirti di difenderti nel caso in cui tu ritenga di non aver infranto il codice della strada facendo ricorso contro la multa.

Il problema è che non sempre l’organo accertatore (cioè, colui che rileva l’infrazione, e quindi il vigile urbano, il carabiniere, il poliziotto, ecc.) riesce a fermare il trasgressore per contestargli la violazione. Si pensi al classico esempio di eccesso di velocità: l’automobilista che sfreccia a tutta birra su una strada non potrà essere fermato, né inseguito. Ugualmente, la contestazione non potrà mai essere immediata quando l’accertamento avviene mediante dispositivi di rilevamento (tutor, autovelox, photored, ecc.), oppure quando il trasgressore non sia presente. Cosa succede in questi casi? Scopriamolo nel prossimo paragrafo.

Contestazione immediata e contestazione differita

Quando non è possibile fermare il trasgressore la contestazione avverrà successivamente, mediante invio a casa del verbale: si parla in questo caso di contestazione differita, cioè effettuata in un secondo momento tramite notifica del verbale. La notifica deve avvenire entro novanta giorni dall’accertamento [1]. La notifica va fatta a chi si trovava alla guida del veicolo al momento dell’infrazione, cioè all’effettivo trasgressore. Se questi non è stato identificato (si pensi alla multa derivante da eccesso di velocità rilevato con tutor autostradale), la multa va notificata al soggetto obbligato in solido e cioè, di norma, al proprietario della vettura. A questi si può risalire mediante il numero di targa del veicolo. Se nessuno dei due è stato identificato (né il trasgressore né l’obbligato in solido), i novanta giorni decorreranno solamente dal momento effettivo in cui l’identità di uno di loro è stata individuata.

Al contrario, se è possibile fermare l’automobilista, l’agente accertatore gli dirà immediatamente che ha commesso una violazione e, lì su due piedi, compilerà il verbale inserendo tutti i dati utili, senza dimenticare, ovviamente, la sanzione pecuniaria (ed, eventualmente, quella accessoria). In tutti questi casi si parla di contestazione immediata.

Oltre alla consegna a mano, la multa deve essere notificata entro cento giorni dall’accertamento della violazione ad uno degli obbligati in solido. Per i residenti all’estero la notifica deve essere effettuata entro trecentosessanta giorni [2]. Copia del verbale è consegnata immediatamente all’ufficio o comando da cui dipende l’agente accertatore.

Cosa c’è scritto in una multa?

Prima di passare ad esaminare i ricorsi contro le multe, ti dirò cosa troverai scritto all’interno del verbale. Questo è un aspetto molto importante perché i motivi di ricorso più diffusi riguardano proprio il difetto di una delle indicazioni che il verbale deve necessariamente contenere. Nella multa (o meglio, nel verbale) troverai:

  • data, ora e località nei quali la violazione è avvenuta;
  • generalità e residenza del trasgressore ed estremi della sua patente di guida, se immediatamente identificato;
  • indicazione del proprietario del veicolo, quando non sia stato immediatamente identificato il trasgressore;
  • tipo del veicolo e numero di targa;
  • citazione della norma violata;
  • sommaria descrizione del fatto;
  • eventuali dichiarazioni delle quali il trasgressore chiede l’inserzione;
  • somma da pagare, termini e modalità di pagamento, ufficio o comando presso cui lo stesso può essere fatto e numero di conto corrente bancario o postale che può eventualmente essere usato (solitamente viene allegato un bollettino postale, anche se ora si stanno diffondendo le modalità di pagamento elettronico);
  • le eventuali sanzioni accessorie previste per l’infrazione (sospensione della patente, revoca, ecc.);
  • le autorità competenti presso cui fare ricorso;
  • firma del trasgressore (se non rifiuta);
  • nominativo e firma degli agenti accertatori.

Cosa succede se non firmi il verbale?

Molte persone si pongono questa domanda: cosa succede se mi rifiuto di firmare il verbale? La multa è valida lo stesso? Devi sapere che tra gli elementi essenziali della multa v’è la sottoscrizione dell’agente accertatore, salvo che il verbale non sia redatto con sistemi informatici: in quest’ultimo caso, è sufficiente l’indicazione del nominativo dell’agente. Non è assolutamente necessaria, invece, la firma del trasgressore. Allo stesso modo, se il trasgressore non vorrà ritirare il verbale, ne verrà fatta menzione e lo stesso si intenderà comunque conosciuto dal guidatore. Quindi, se vieni multato e rifiuti di firmare, non accade proprio nulla: la multa resterà sempre a tuo carico.

Come si paga una multa?

Il codice della strada [3] concede al trasgressore un termine di sessanta giorni dalla contestazione immediata (effettuata cioè direttamente su strada) o dalla notificazione per posta per effettuare il pagamento in modalità ridotta. La persona multata ha diritto a un’ulteriore decurtazione del trenta per cento se il pagamento avviene entro cinque giorni dalla contestazione o dalla notifica (il calcolo della somma ridotta deve essere precisamente indicato nel verbale medesimo).

Il pagamento della multa, secondo le modalità indicate negli stessi verbali, è possibile anche attraverso l’utilizzo dei moderni strumenti elettronici: bonifici bancari o carte di credito. La legge concede una proroga agli automobilisti che decidono di avvalersi di carte di credito o bonifici, reputando valido il pagamento che venga accreditato anche due giorni dopo la scadenza naturale del termine, e cioè:

  • entro il settimo giorno (cinque più due) in caso di pagamento scontato;
  • fino al 62esimo giorno (sessanta più due) per la misura ridotta ordinaria.

Ciò perché l’accredito effettivo avviene sempre con un po’ di ritardo. Per ulteriori approfondimento sullo specifico tema del pagamento elettronico delle multe, si rinvia alla lettura di questo articolo.

Quali sono i ricorsi contro le multe?

Iniziamo il nostro viaggio all’interno dei ricorsi contro le multe. È giusto utilizzare il plurale perché contro una multa, cioè contro un verbale con il quale ti viene contestata una violazione del codice della strada, è possibile scegliere tra diverse tipologie di ricorso. In effetti, è lo stesso verbale a dover richiamare obbligatoriamente questo diritto: forse non ci hai mai fatto caso (in quanto la tua attenzione è focalizzata sull’importo da pagare!), ma in fondo alla multa troverai sempre scritto che contro di essa è possibile fare ricorso al giudice di pace oppure al prefetto, con l’indicazione anche delle modalità e dei termini.

Come vedremo, contro una multa è possibile proporre ben tre tipi di ricorso, e cioè:

  1. ricorso in autotutela;
  2. ricorso al prefetto;
  3. ricorso al giudice di pace.

Quando fare ricorso contro una multa?

Abbiamo detto che esistono tre diversi ricorsi contro le multe: quello in autotutela, rivolto all’ente che ha emanato la multa; quello davanti al prefetto e quello davanti al giudice di pace. Ma quando convengono i ricorsi contro le multe? Prima di fare ricorso, infatti, occorre pensarci bene, in quanto il ricorso preclude la possibilità di beneficiare del pagamento in misura ridotta, oltre che della decurtazione del trenta per cento nel caso di pagamento entro cinque giorni. Inoltre, un ricorso rigettato comporterà l’aumento dell’importo da pagare, oltre a tutte le spese già sopportate (si pensi al contributo unificato nel caso di ricorso al giudice di pace). Quindi, è opportuno fare ricorso contro le multe quando davvero ce ne siano i motivi.

Quando una multa è viziata?

I vizi che possono invalidare una multa sono sostanzialmente di due tipi: formali e sostanziali. I vizi formali sono quelli che riguardano la modalità di compilazione del verbale stesso: immagina una multa che non riporta la norma del codice della strada violata, che manchi della sottoscrizione dell’agente accertatore, che non indichi o indichi in maniera errata la targa del veicolo, oppure ancora che non riporti le modalità per il pagamento o per fare ricorso. Non a caso, per evitare di incorrere in questa tipologia di errori, i verbali consistono in modelli prestampati da riempire.

Non ogni vizio formale è idoneo ad invalidare la multa: lo è solamente quando dall’errore derivi una conseguenza importante, come ad esempio l’impossibilità di identificare il veicolo oppure il trasgressore. Ad esempio, l’errata indicazione della data di nascita del trasgressore diventa irrilevante se lo stesso è identificabile attraverso le altre indicazioni riportate nel verbale

I vizi sostanziali, invece, sono quelli che riguardano le modalità del fatto, cioè come è avvenuta la violazione: ad esempio, l’agente accertatore scrive che l’auto parcheggiava in uno stallo destinato ai disabili, quando in realtà le strisce erano bianche. A differenze dei vizi formali, che riguardano aspetti più “superficiali” ma ugualmente importanti, quelli sostanziali riguardano proprio il merito della vicenda, cioè come i fatti si sono svolti.

Come fare ricorso in autotutela?

Il primo tipo di ricorso contro una multa è quello in autotutela. È il più semplice perché può essere fatto dal cittadino senza particolari formalità e senza l’assistenza di un avvocato: è sufficiente inviare una lettera all’ente che ha emanato la multa (il Comune, la Provincia, ecc.; è facile individuarlo perché è riportato nell’intestazione del verbale) indicando i motivi per i quali la multa si ritiene nulla.

L’autotutela amministrativa consiste in un generale potere di riesame che la legge attribuisce alla pubblica amministrazione. In pratica, il soggetto pubblico può tornare sui suoi provvedimenti sindacando sulla loro legittimità o sulla loro opportunità. In estrema sintesi, l’autotutela consente alla pubblica amministrazione di riesaminare i suoi provvedimenti, decidendo le sorti degli stessi. L’autotutela si sostanzia in un provvedimento di secondo grado che incide (annullandolo, conservandolo o confermandolo) su un provvedimento emanato in precedenza.

Poiché l’ente che riceve il ricorso non è obbligato a rispondere, è opportuno ricorrere a questo tipo di ricorso solamente per vizi di natura macroscopica, cioè davvero eclatanti: si pensi ad un errore di persona, oppure ad una notifica fatta al vecchio proprietario dell’auto, oppure ad una multa elevata da chi non ne aveva la competenza (ad esempio, un ausiliario del traffico non incaricato dal Comune a contestare infrazioni).

Come fare ricorso al prefetto?

Come tutti sapranno, la multa contiene al suo interno anche l’indicazione degli organi a cui fare ricorso: tra questi c’è il prefetto [4]. Il ricorso al prefetto va presentato entro il termine di sessanta giorni dall’avvenuta contestazione, e quindi:

  • dall’accertamento della violazione, se la contestazione è immediata;
  • dalla notifica del verbale, se la contestazione è differita.

Il ricorso può essere presentato sia dall’obbligato in solido che non abbia commesso materialmente l’infrazione (si pensi al proprietario dell’auto che non era alla guida) sia dal trasgressore stesso. Come per il ricorso in autotutela, il ricorso al prefetto non necessita di particolari formalità: potrai quindi presentarlo senza l’assistenza di un avvocato, inviando semplicemente una lettera (raccomandata a/r) al prefetto territorialmente competente oppure all’organo accertatore stesso (polizia municipale, provinciale, ecc.) il quale sarà obbligato a trasmetterlo al prefetto, indicando i motivi di ricorso. Al ricorso devi allegare una copia del verbale ed, eventualmente, la documentazione necessaria a provare l’erroneità del verbale; puoi chiedere di essere ascoltati personalmente.

In quest’ultimo caso, il prefetto (o l’ufficio competente della prefettura) ti convocherà per sentire le tue ragioni, eventualmente in contraddittorio con l’agente accertatore, qualora anche questi abbia chiesto di essere ascoltato. Poiché l’attività istruttoria non andrà oltre l’audizione e l’esame della documentazione, ti converrà fare ricorso al prefetto solamente in presenza di vizi formali abbastanza evidenti, come ad esempio: l’erroneità della data della violazione oppure del tratto di strada dove si ritiene sia avvenuta; l’assenza di un elemento importante come le generalità del conducente oppure l’omissione della norma del codice della strada violata. Insomma, se vuoi fare ricorso al prefetto contro una multa farai bene ad agire solamente quando tu sia abbastanza certo dell’erroneità del verbale.

Cosa decide il prefetto?

Il ricorso contro le multe, quando fatto al prefetto, deve terminare con una decisione; in particolare, sulla base del materiale raccolto, il prefetto potrà decidere se confermare oppure annullare la multa. Nel primo caso, il prefetto emana, entro centoventi giorni dal giorno della ricezione degli atti, un’ordinanza con la quale obbliga il ricorrente al pagamento di una somma generalmente pari al doppio dell’originaria multa, oltre al rimborso delle spese.

Si tratta di una vera e propria ingiunzione di pagamento, da notificare all’autore della violazione nel termine di centocinquanta giorni dalla sua adozione [5]. Il pagamento della somma indicata deve essere effettuato entro il termine di trenta giorni dalla notificazione. Contro l’ingiunzione di pagamento emanata dal prefetto, il cittadino può presentare ricorso al giudice di pace entro trenta giorni dalla notifica.

Nel caso in cui il prefetto ritenga fondato il ricorso, sempre nel termine di centoventi giorni, emette un’ordinanza motivata di archiviazione degli atti, comunicandola direttamente all’organo accertatore; sarà poi quest’ultimo a darne notizia ai ricorrenti. Decorsi detti termini senza che sia stata adottata l’ordinanza del prefetto, il ricorso si intende accolto.

In sintesi, se presenti ricorso al prefetto, puoi sperare anche che questi non ti risponda affatto: se così fosse, infatti, la tua lagnanza si intenderebbe tacitamente accolta. Si tratta di una misura favorevole al cittadino, che differenzia il ricorso al prefetto da quello in autotutela, ove l’amministrazione, come abbiamo visto, non è tenuta a rispondere.

Come fare ricorso al giudice di pace?

Tra i ricorsi contro le multe ancora da esaminare rimane ricorso al giudice di pace [6]. Si tratta di un ricorso alternativo a quello al prefetto, nel senso che non è possibile fare prima l’uno e poi l’altro; inoltre, il ricorso al giudice di pace presuppone che la multa non sia già stata pagata. Il ricorso va presentato entro il termine inderogabile di trenta giorni dall’avvenuta contestazione (immediata o differita) della violazione.

Il ricorso al giudice di pace può essere inviato attraverso raccomandata con avviso di ricevimento oppure depositato personalmente in cancelleria. Come per il ricorso in autotutela e per quello al prefetto, quindi, non occorre l’assistenza obbligatoria di un avvocato, nemmeno per stare in giudizio.

Tra i ricorsi contro le multe quello al giudice di pace conviene quando dimostrare l’invalidità del verbale sia più difficile; in altre parole, conviene quando si è in presenza di vizi sostanziali della multa, cioè di difetti che possono essere rilevati solamente attraverso un’attenta analisi dei fatti. Si pensi alla necessità di ascoltare dei testimoni: la testimonianza di terze persone non è ammessa davanti al prefetto e, pertanto, sarà necessario per forza adire il giudice di pace.

Il ricorso al giudice di pace è un po’ più complesso perché occorre rispettare alcune formalità. Innanzitutto, a differenza delle altre tipologie di ricorso che abbiamo analizzato nei paragrafi precedenti, ha un costo iniziale: chi intende fare ricorso contro le multe al giudice di pace deve pagare un contributo unificato il cui importo varia a seconda della sanzione pecuniaria. Per una multa che non superi i 1.100 euro, il contributo unificato costa 43 euro; per importi superiori, invece, il contributo costa 98 euro. A ciò bisogna sempre aggiungere una marca da bollo da 27 euro. Sia il contributo che la marca possono essere facilmente acquistati presso una tabaccheria; in alternativa, è possibile pagare presso un istituto di credito con il modello F23.

Il ricorso al giudice di pace deve contenere:

  • un originale e quattro fotocopie del ricorso;
  • un originale e quattro fotocopie del verbale;
  • una fotocopia degli eventuali documenti che si allegano;
  • copia di un documento di riconoscimento valido del ricorrente;
  • contributo unificato e marca.

Nel ricorso può anche essere chiesta la sospensione della multa, in attesa che il ricorso venga deciso.

Cosa decide il giudice di pace?

Abbiamo visto come fare ricorso contro le multe al giudice di pace. Analizziamo ora gli esiti di questo ricorso. Il giudice di pace, sentite le parti e gli eventuali testimoni, valutato ogni altro mezzo istruttorio, può:

  • rigettare il ricorso, ritenendolo infondato, e determinando a carico del ricorrente una sanzione di importo ricompreso tra il minimo e il massimo stabilito dalla legge per la violazione accertata.
  • confermare la multa con ordinanza, se chi ha presentato ricorso non si presenta in udienza senza valido motivo (salvo che la illegittimità della multa risulti dalla documentazione allegata dal ricorrente);
  • annullare in tutto o in parte la multa se accoglie l’opposizione del ricorrente.

Se il ricorrente è condannato al pagamento, questo deve avvenire entro trenta giorni dalla notificazione della sentenza. La sentenza del giudice di pace è in ogni caso appellabile in tribunale. Si tratta di uno dei vantaggi che questo strumento offre al trasgressore: quello di poter adire un ulteriore giudice a tutela dei propri diritti.

note

[1] Art. 200 codice della strada.

[2] Art. 201 codice della strada.

[3] Art. 202 codice della strada.

[4] Art. 203 codice della strada.

[5] Art. 204 codice della strada.

[6] Art. 204-bis codice della strada

Autore immagine: Pixabay.com

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