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Cannabis legale: cosa prevede la legge

17 settembre 2018 | Autore:


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Canapa legale: entro quali limiti si può coltivare? Occorre una segnalazione alle autorità? Cosa dice la circolare Salvini? Si possono vendere prodotti con thc superiore allo 0,2 %?

Il 2018 non verrà ricordato solamente come l’anno di entrata in vigore del Gdpr, ma probabilmente anche come l’anno in cui la cannabis legale è diventata illegale. Non stropicciarti gli occhi: hai letto bene. Probabilmente saprai che una legge del 2016 ha esteso la possibilità di coltivare canapa legale entro limiti maggiori rispetto al passato. Così facendo, si è inteso dare più respiro ad un’attività produttiva potenzialmente molto redditizia: dalla canapa, infatti, possono derivare prodotti utili in diversi settori. Il legislatore, perciò, ha dimostrato di comprendere che alla canapa non può solamente ricollegarsi la classica cannabis da fumare. Il problema della legge del 2016 è che, nella sua sinteticità, ha lasciato molti dubbi: se si può coltivare canapa con un principio attivo superiore a quello fino a quel momento accettato, è allora anche possibile vendere tali prodotti all’interno di una normale attività commerciale? In un primo momento, presi anche dall’euforia della novità, molti si sono lanciati a rotta di collo su questa nuova attività, potenzialmente molto fruttuosa. Il problema, però, è sorto dal fatto che le autorità hanno continuato a sanzionare alcuni comportamenti: ad esempio, fumare cannabis light e poi mettersi alla guida costituisce ancora illecito; allo stesso modo, sono stati numerosi i sequestri di ingenti quantitativi di canapa contenente principio attivo nei limiti della legge. Perché tutto questo? Qual è la situazione attuale della canapa in Italia? Se vuoi saperne di più su questo argomento, ti invito a proseguire nella lettura: vedremo insieme cosa prevede la legge a proposito della cannabis legale.

Canapa legale: cosa dice la legge?

Cominciamo subito con il dire che, secondo la legge italiana [1], è possibile coltivare canapa (cannabis sativa L.) utilizzando sementi registrate nell’Unione europea [2] che abbiano un contenuto massimo di thc pari allo 0,6 per cento. Cosa significa? Il thc (acronimo di tetraidrocannabinolo) è uno dei maggiori principi attivi della cannabis ed è l’unico cannabinoide ad avere proprietà psicoattive. In soldoni, è possibile coltivare la canapa purché abbia un principio attivo di cannabis molto basso.

La percentuale di thc nelle piante analizzate può oscillare tra lo 0,2 e lo 0,6 per cento senza comportare alcun problema per l’agricoltore. Gli eventuali controlli sono eseguiti da un soggetto unico e sempre in presenza del coltivatore; gli addetti al controllo sono tenuti a rilasciare un campione prelevato per eventuali contro-verifiche. Nel caso in cui la percentuale di thc dovesse superare la soglia dello 0,6 per cento, l’autorità giudiziaria può disporre il sequestro o la distruzione della coltivazione, ma anche in questo caso è esclusa la responsabilità dell’agricoltore.

L’obiettivo della legge è quello di sostenere e promuovere la coltivazione e la filiera della canapa (cannabis sativa L.) quale coltura in grado di contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale in agricoltura, alla riduzione del consumo dei suoli  e della desertificazione e alla perdita di biodiversità, nonché come coltura  da rotazione.

Quali finalità della coltura della canapa?

Secondo la legge, è ammessa la coltivazione della canapa finalizzata:

  • alla coltivazione e alla trasformazione;
  • all’incentivazione dell’impiego e del  consumo finale di semilavorati di canapa provenienti da filiere prioritariamente locali;
  • allo sviluppo di filiere territoriali integrate che valorizzino i risultati della ricerca e perseguano  l’integrazione locale e la reale sostenibilità economica e ambientale;
  • alla produzione di alimenti, cosmetici, materie prime biodegradabili e semilavorati innovativi per le industrie di diversi settori;
  • alla realizzazione di opere di  bioingegneria, bonifica  dei terreni, attività didattiche e di ricerca.

Quali prodotti derivati dalla coltivazione della canapa?

Secondo la legge, dalla canapa coltivata è  possibile ottenere:

  • alimenti e  cosmetici prodotti  esclusivamente nel rispetto delle discipline dei rispettivi settori;
  • semilavorati, quali fibra, canapulo, polveri, cippato, oli o carburanti, per forniture alle industrie e alle attività artigianali di diversi settori, compreso quello energetico;
  • materiale destinato alla pratica del sovescio;
  • materiale organico destinato ai lavori di bioingegneria o prodotti utili per la bioedilizia;
  • materiale finalizzato alla fitodepurazione per la bonifica di siti inquinati;
  • coltivazioni dedicate alle attività didattiche e dimostrative nonché di ricerca da parte di istituti pubblici o privati;
  • coltivazioni destinate al florovivaismo.

Servono autorizzazioni per coltivare la canapa?

Non è necessaria alcuna autorizzazione per la semina di varietà di canapa certificate con contenuto di thc inferiore al limite sopra indicato: ciò significa che non occorrono comunicazioni alle forze dell’ordine né alcuna particolare autorizzazione. Gli unici obblighi per il coltivatore sono quello di conservare i cartellini della semente comprata per almeno dodici mesi e di conservare le fatture di acquisto per il periodo previsto dalla normativa vigente [3]. Questo, in teoria; nella pratica, invece, sono stati rilevati numerosi problemi, sia in ordine alla segnalazione all’autorità, sia con riguardo alla conservazione dei cartellini di semente acquistata. Vediamo perché.

Segnalazione di coltivazione: cos’è?

La legge sulla cannabis legale non fa menzione ad alcun tipo di autorizzazione che dovrebbe richiedere colui che intende coltivare la canapa ricompresa nei valori di thc sopra menzionati. Tuttavia, lo stesso Ministero delle Politiche Agricole ha suggerito di effettuare una segnalazione alle autorità più vicine (carabinieri, polizia, questura, ecc.) indicando il tipo di coltivazione che si intende intraprendere. In pratica, si tratta di una condotta precauzionale dettata dall’esigenza di evitare spiacevoli sorprese: come detto, infatti, la concreta applicazione della legge sulla canapa legale desta ancora molte perplessità.

La segnalazione di coltivazione, poiché non prevista da alcuna norma, può essere fatta in carta semplice, comunicando la tipologia di coltivazione, la quantità di semente acquistata e, eventualmente, allegando copia del cartellino della semente comprata e della relativa fattura.

Cartellino semente: è sufficiente una copia?

Un altro problema che molti neo-coltivatori si sono trovati ad affrontare è quello dei cartellini della semente acquistata. La conservazione degli stessi per il periodo di un anno, infatti, è prescritta dalla legge come obbligo ben preciso a carico di ogni persona che acquisti la canapa legale; lo scopo è quello di garantire la tracciabilità della semente. Ora, i produttori di canapa sono soliti immettere sul mercato quantitativi di canapa non inferiori ai 50 kg a formato; in pratica, se vuoi cominciare a coltivare la canapa difficilmente riuscirai ad acquistare un quantitativo di semente inferiore ai 50 kg. Ciò crea un problema: i produttori concedono il cartellino originale solamente nel caso in cui si effettui un acquisto di questo tipo; se deciderai di acquistarne la metà (25 kg) o diversa quantità, ti verrà rilasciata una semplice copia del cartellino, in quanto il formato da 50 kg andrà diviso e l’originale resterà al venditore. Il problema è questo: è sufficiente conservare per dodici mesi la sola copia del cartellino, oppure occorre l’originale?

La legge nulla dice a riguardo: è ragionevole credere che anche una copia sia idonea a garantire la tracciabilità del prodotto. Tuttavia, per maggiore sicurezza, il ministero delle politiche agricole ha consigliato, al momento della segnalazione di coltivazione da farsi all’autorità, di far presente anche tale circostanza, e cioè che si è in possesso del cartellino originale oppure della copia. In effetti, non dovrebbero esserci problemi a conservare il cartellino in copia, visto che lo stesso ministero ha ritenuto possibile che un formato da 50 kg venga aperto e diviso qualora l’acquirente ne chieda una quantità minore [4].

Si può vendere canapa con thc superiore allo 0,2%?

Come detto nel primo paragrafo di questo articolo, la legge sulla cannabis legale consente la coltivazione e la produzione di canapa con thc superiore allo 0,2 per cento, con limite di tollerabilità fino allo 0,6 per cento. Nello specifico, la legge dice che, qualora all’esito dei controlli sulla coltivazione il contenuto complessivo di thc risulti superiore allo 0,2 per cento ed entro il limite dello 0,6 per cento, nessuna responsabilità è posta a carico dell’agricoltore che  ha  rispettato le prescrizioni  della legge. Gli esami  per  il  controllo  del  contenuto di thc delle coltivazioni devono sempre riferirsi a medie tra campioni di  piante.

Ora, a fronte di un’iniziale interpretazione secondo cui la legge avrebbe legalizzato la cannabis contenente il principio attivo fino allo 0,6 per cento, è sopraggiunta una circolare del Ministero dell’interno [5] nella quale, dopo aver esaminato a fondo la normativa e la prassi fino a quel momento in vigore, ha stabilito che l’esimente di cui parla la legge (cioè, la tollerabilità sino allo 0,6 per cento di thc) è applicabile solamente ai soggetti cui la legge si rivolge direttamente, e cioè ai coltivatori della cannabis sativa. Approfondiamo quanto appena detto.

Canapa legale: cosa dice la circolare Salvini?

La circolare del Ministero dell’interno a firma del ministro Matteo Salvini, seppur tra varie oscillazioni deduttive, sembra muoversi proprio nel senso da ultimo indicato: la tollerabilità del possesso della canapa con thc superiore allo 0,2 per cento ma inferiore allo 0,6 è dedicata esclusivamente a coloro che lavorano la canapa, cioè agli agricoltori.

Da tanto consegue che, tutti coloro che coltivatori non sono, non possono vendere o fare commercio di prodotti derivanti dalla canapa che posseggono un tenore di thc superiore allo 0,2 per cento. Se tale interpretazione dovesse passare anche in giurisprudenza (cosa che appare probabile, visto che i sequestri dei grandi carichi di canapa provenienti dall’estero, seppur con thc inferiore al limite di tollerabilità, sono stati convalidati dai giudici), sarebbe un durissimo colpo per tutti i commercianti che si sono dedicati alla vendita di prodotti derivanti dalla canapa (cosiddetti grow shop). Per costoro, infatti, si riespanderebbero i normali precetti stabilii dal testo unico sugli stupefacenti [6], con possibilità di applicare loro le pene previste per la detenzione o lo spaccio di sostanze stupefacenti.

Canapa: il limite dello 0,5 per cento di thc

A sostegno della tesi avallata dalla circolare Salvini c’è una considerazione tratta dalla giurisprudenza e dalla dottrina giuridica prevalente: di norma, la cannabis contenente lo 0,5 per cento di thc è considerata sostanza stupefacente. Questo principio viene utilizzato per sostenere la teoria sopra descritta: la forbice ricompresa tra lo 0,2 per cento e lo 0,6 per cento di thc varrebbe solamente per i soggetti a cui la legge del 2016 espressamente si riferisce, cioè per i coltivatori.

note

[1] Legge n. 242 del 02.12.2016.

[2] Art. 17 direttiva 2002/53/CE del 13 giugno 2002.

[3] Art. 3, l. n. 242/2016.

[4] Parere del Ministero delle politiche agricole, prot. 7278 del 02.04.2015.

[5] Circolare del 31.07.2018.

[6] D.P.R. n. 309/90.

Autore immagine: Unsplash.com

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