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Lo sai che? Matrimonio omosessuale all’estero: trascrizione e diritto alla vita di coppia

Lo sai che? Pubblicato il 15 febbraio 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 15 febbraio 2013

Le coppie gay che si sono sposate all’estero non possono poi trascrivere il matrimonio in Italia, ma hanno comunque diritto ad una vita di coppia come le famiglie eterosessuali.

La Cassazione esclude la possibilità, per le coppie omosessuali che hanno contratto matrimonio fuori dal nostro Paese, di trascrivere tale atto negli uffici di stato civile italiani; ma le aperture dei tribunali, in tema di coppie gay, si stanno via via ampliando, liberandosi dagli storici pregiudizi.

 

Il caso

Una coppia omosessuale di Latina si era sposata nei Paesi Bassi e aveva tentato di far trascrivere il proprio matrimonio dall’ufficiale di stato civile in Italia [1]. Quest’ultimo, tuttavia, si era rifiutato per via dell’identità sessuale dei due coniugi e del mancato riconoscimento, nel nostro ordinamento, del matrimonio omosessuale. La coppia, pertanto, è ricorsa al tribunale.

I giudici, investiti del caso, pur ribadendo che non è possibile trascrivere in Italia il matrimonio omosessuale celebrato all’estero, hanno evidenziato una serie di importanti principi [2], soprattutto in una  fase storica come quella attuale caratterizzata spesso da episodi di crescente omofobia.

Le precisazioni sulla coppia gay

In Italia, la normativa straniera non viene “riconosciuta” solo quando sia contraria all’ordine pubblico [3]. Ebbene – su questo i giudici concordano – l’omosessualità non è una “devianza” in grado di scardinare l’ordine pubblico, ossia l’ossatura fondamentale del nostro ordinamento. Essa è invece una semplice inclinazione sessuale, espressione della sfera più intima di una persona.

Ciò implica che, almeno in linea di principio, non vi sono ostacoli a poter trascrivere un matrimonio tra gay celebrato all’estero. Ma ciò resta impossibile perché non c’è una legge che lo preveda. Infatti, in base alla normativa italiana, il matrimonio è possibile solo tra persone di sesso diverso. Ragion per cui, l’ostacolo potrebbe sì essere superato, ma a condizione che il Parlamento approvi una legge specifica.

In ogni caso, la Cassazione ha ribadito che il diritto “a vivere in coppia” va riconosciuto a tutti; anche alle coppie gay.

Il matrimonio, pur contratto all’estero tra persone dello stesso sesso, deve essere considerato un diritto fondamentale della persona. Il che, in parole povere, significa che, anche se non trascrivibile, il matrimonio tra gay va rispettato come se fosse un normale matrimonio.

In tal senso, del resto, il recente orientamento della stessa Cassazione che ha ritenuto possibile, per la coppia gay, essere assegnataria di un figlio nato da precedente matrimonio.

C’è da dire che il nostro legislatore è, in questo campo, in estremo ritardo sulla materia. Non passa legislatura che non venga presentato un disegno di legge (sistematicamente accantonato), così come non passa anno in cui i giudici non intervengano sull’argomento. Pensare, tuttavia, che possano essere questi ultimi a supplire a una cronica mancanza del Parlamento è irrispettoso nei confronti dell’ordine democratico, che affida solo al Parlamento il potere di legiferare.

Sulla base di queste premesse, quindi, la Suprema Corte conclude affermando che l’impossibilità della trascrizione del matrimonio omosessuale celebrato all’estero non dipende dal limite dell’ordine pubblico, ma dalla legge che non prevede la riconoscibilità dello stesso nel nostro ordinamento. È necessaria quindi una apposita riforma che cancelli tale divieto.

Una coppia omosessuale non può sposarsi in Italia perché ancora non esiste una legge che lo consenta; essa, tuttavia, può contrarre matrimonio in un Paese dove ciò è legale (ad esempio, in Spagna) e poi vivere, tranquillamente, in Italia, tutelata come tutte le altre famiglie. Ciò che le è impedito è solo di trascrivere il proprio matrimonio nei pubblici registri.

note

[1] D.P.R. 396/00.

[2] Cass., sent. n. 4184/2012.

[3] L’ordine pubblico internazionale è disciplinato nell’articolo 16 della L. n.218/95 che stabilisce,  al primo comma, che la legge straniera non è applicata se i suoi effetti sono contrari all’ordine pubblico. Si tratta, quindi, di un limite al riconoscimento nell’ordinamento italiano di norme straniere di fatto incompatibili con i principi di diritto interno.


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1 Commento

  1. Non è esatto che la stessa Cassazione abbia ritenuto possibile, per una coppia gay, essere assegnataria di un figlio (nato da precedente matrimonio): nel noto recente caso, una sola delle due donne costituenti la coppia, è stata ritenuta idonea a contnuare l’esercizio della potestà genitoriale sul proprio figlio, nato da precedente matrimonio.

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