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Assegno di mantenimento: come ottenere gli arretrati

14 ottobre 2018 | Autore:


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Il mancato pagamento dell’assegno di mantenimento. Guida pratica alle possibili azioni per il recupero degli arretrati.

La separazione o il divorzio è stato lungo e doloroso. Hai dovuto rivolgerti ad un legale, presentarti più volte davanti al Giudice, litigare duramente con il/la tuo/tua ex, ma, finalmente, ti è stato riconosciuto il diritto all’assegno di mantenimento. Oppure, la separazione o il divorzio sono stati consensuali, quindi piuttosto rapidi. Con il tuo ex, in Tribunale, avete stabilito che hai diritto all’assegno di mantenimento. O, ancora, non vi siete dovuti presentare davanti al Tribunale ma, semplicemente, avete deciso di accordarvi attraverso una scrittura privata, nella quale è stato stabilito il tuo diritto all’assegno di mantenimento. Tuttavia, è da qualche tempo che il tuo ex non provvede al versamento dell’assegno di mantenimento. Ti chiedi: come posso agire? E’ possibile recuperare gli arretrati, cioè le somme che in questi mesi non ho ricevuto? Qual è la strada più veloce? Questa breve guida pratica, potrà aiutarti a capire quali sono i tuoi diritti e gli strumenti che la legge prevede per la tua tutela.

L’assegno di mantenimento

L’assegno di mantenimento consiste nel versamento – a cadenza periodica (solitamente, una volta al mese) – di una somma di denaro nei confronti del coniuge economicamente più debole.

Con la separazione, infatti, i doveri coniugali (per esempio, quello di fedeltà) vengono meno ma rimane l’obbligo di assistenza patrimoniale nei confronti di quel coniuge che non abbia adeguati redditi propri, sempre che la separazione non sia addebitabile a quest’ultimo.

Lo stesso discorso vale anche se siete giunti al divorzio: l’ex coniuge che non possieda mezzi propri adeguati o – comunque – per diverse ragioni, non possa procurarseli, ha diritto all’assegno di mantenimento (in questo caso, assegno divorzile).

Quando è riconosciuto?

Secondo la legge [1] il diritto di ottenere l’assegno di mantenimento nasce quando il coniuge non possiede adeguati redditi propri, ossia quando esiste una disparità economica tra i due coniugi: uno, con reddito insufficiente, uno, invece, con reddito sufficiente o, addirittura, modesto o elevato.

Nonostante alcune ultime pronunce della giurisprudenza [2] secondo cui – in caso di separazione – l’assegno di mantenimento è dovuto solo in caso di effettiva difficoltà e non autosufficienza del coniuge, la regola vuole che l’assegno sia dovuto in modo tale da assicurare – al coniuge – il tenore di vita goduto durante il matrimonio.

In caso, invece, di divorzio, l’assegno di mantenimento è riconosciuto quando l’ex coniuge non abbia mezzi adeguati o non possa procurarseli per ragioni oggettive. Sparisce, invece, il riferimento al c.d. “tenore di vita” grazie ad un recente intervento della Corte di cassazione [3], con cui il parametro del tenore di vita viene sostituito da quello dell’autosufficienza economica. In altre parole, a determinare l’ammontare dell’assegno di divorzio, non concorrerà più il tenore di vita tenuto negli anni di matrimonio, ma sarà necessario adeguare il calcolo al nuovo parametro dell’indipendenza ed autosufficienza economica.

La rivalutazione automatica

Con la separazione o con il divorzio, ma anche in caso di scrittura privata tra gli ex coniugi, viene fissato un importo che un coniuge o ex coniuge deve corrispondere – periodicamente – all’altro. Questa somma di denaro, però, non rimane invariata negli anni.

Secondo la legge [4], infatti, occorre rispettare un criterio di adeguamento automatico dell’assegno, almeno con riferimento agli indici di svalutazione monetaria (si tratta, cioè, del cosiddetto “adeguamento Istat”).

In particolare, annualmente potrete chiedere l’adeguamento dell’assegno a voi spettante con riferimento, appunto, all’adeguamento Istat. Verificare l’adeguamento è molto semplice: sul web ci sono tantissimi siti web che, inserendo la data iniziale e quella finale nonché l’importo dell’assegno, calcolano immediatamente ed in modo automatico l’importo aggiornato ed adeguato.

Facciamo un esempio: supponiamo che l’assegno di mantenimento – ad agosto 2017 – sia stato stabilito in Euro 300,00. Nel programma on line (che, come detto, potete trovare su tantissimi siti web), inseriremo, come data iniziale, agosto 2017. Immetteremo, invece, come data finale, agosto 2018. Infine, inseriamo l’importo dell’assegno: Euro 300,00. In un attimo avrete l’importo adeguato Istat: Euro 304,50.

Come ottenere gli arretrati

Ti è stato riconosciuto il diritto all’ottenimento dell’assegno di mantenimento ma – da qualche mese – il tuo ex non versa l’assegno. Hai a disposizione una serie di strumenti per recuperare gli arretrati, ossia la somma totale degli importi che, sino a questo momento, non ti sono stati versati. Per esempio, supponiamo che il tuo ex debba riconoscerti un assegno di mantenimento di Euro 300,00 mensili. Ipotizziamo che, da 10 mesi, ometta il versamento di detto assegno. Ciò significa che l’importo totale che ti spetta è pari ad Euro 3.000,00, oltre gli interessi legali di volta, in volta, maturati.

Per il recupero dei suddetti arretrati, la legge prevede strumenti diversi a seconda del fatto che il diritto all’assegno di mantenimento sia sorto in sede di separazione o divorzio in Tribunale oppure da scrittura privata.

Separazione e divorzio

Quando – in sede di separazione o divorzio – il Tribunale ha previsto, a carico di un coniuge o ex coniuge – l’obbligo di corrispondere un assegno di mantenimento nei confronti dell’altro, la procedura di recupero degli arretrati è più agevole e veloce.

E’ necessario, innanzitutto, scrivere – o far scrivere dal legale di fiducia – una lettera di diffida attraverso raccomandata con avviso di ricevimento, nella quale si da atto che il coniuge o ex coniuge non ha provveduto, per tot mesi, alla corresponsione dell’assegno di mantenimento. Nella raccomandata si chiede, quindi, formalmente, il versamento dell’assegno nonché il pagamento degli assegni di mantenimento non versati sino ad allora.

Nella lettera raccomandata, inoltre, si stabilisce un periodo di tempo (solitamente quindici giorni) entro il quale detto versamento deve avvenire, avvisando il coniuge/ex coniuge che – in mancanza di pagamento – si provvederà ad attivare le vie legali. Ma quali sono queste vie legali?

Il coniuge o ex coniuge che ha diritto all’assegno di mantenimento ed al quale, però, tale assegno non è versato, qualora l’obbligato non provveda entro il termine stabilito nella raccomandata a/r, può notificare a quest’ultimo il cosiddetto atto di precetto ed avviare, così, l’esecuzione forzata.

Come si diceva all’inizio del paragrafo, questa procedura è più snella poiché il precetto non deve essere preceduto dal decreto ingiuntivo. Questo perché la sentenza di divorzio, il decreto di omologazione o la sentenza di separazione, rappresentano un titolo esecutivo: hai, cioè, diritto ad ottenere l’assegno di mantenimento, in base a quanto stabilito dal Giudice. Di conseguenza, si può passare direttamente all’atto di precetto.

Una volta notificato il precetto, il coniuge o ex coniuge, ha a disposizione dieci giorni per effettuare il pagamento degli arretrati. Se non provvede, è possibile chiedere – entro i successivi novanta giorni – di procedere al pignoramento.

Il pignoramento può essere di due tipologie:

  • pignoramento di beni mobili o immobili: in tal caso, il pignoramento può avere per oggetto l’autovettura o un abitazione ecc;
  • pignoramento presso terzi: questo pignoramento può avere per oggetto, invece, lo stipendio del coniuge o ex coniuge o canoni di locazione ecc…;

Scrittura privata

Può accadere che i coniugi o ex coniugi si accordino – per quanto riguarda la componente economica – attraverso una scrittura privata, cioè un documento redatto per iscritto e firmato dalle due parti. Questa possibilità è ormai riconosciuta pacificamente dalla giurisprudenza [5], purchè tali accordi non contrastino con diritti di figli minori della coppia.

Questa prassi è poco applicata e poco conosciuta, dunque, risulta opportuno un esempio. Supponiamo che vi siate separati in Tribunale a gennaio 2015. In questa occasione, non era stato disposto un assegno di mantenimento in quanto non avete figli ed entrambi svolgevate attività lavorativa ed avevate redditi propri. Tuttavia, a gennaio 2018, a causa di una crisi aziendale, la moglie rimane senza lavoro, ormai ad età avanzata. La moglie, certamente, avrebbe il diritto di presentare domanda di modifica delle condizioni di separazione. Ciò nonostante, dato i costi elevati della giustizia, i coniugi decidono di regolamentare i loro rapporto economici attraverso scrittura privata. Stabiliscono, così, tramite questo documento, che il marito deve corrispondere un assegno di mantenimento mensile, alla moglie, pari ad Euro 300,00.

Come puoi notare, quindi, in questo caso, il diritto all’assegno di mantenimento nasce non da un ordine del Giudice ma da una scrittura privata. Per questo motivo, la procedura si differenzia da quella analizzata nel paragrafo precedente.

Anche in questa ipotesi, è necessario predisporre una lettera di diffida, attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno nella quale si da atto del mancato versamento dell’assegno mensile e si invita – formalmente – il coniuge, ad effettuare il versamento degli arretrati entro un determinato periodo di tempo.

Se il coniuge obbligato non provvede, l’esecuzione forzata avrà inizio – in tal caso – non con il precetto ma con il cosiddetto decreto ingiuntivo. Occorre dunque presentare – attraverso il legale di fiducia – un ricorso per decreto ingiuntivo. Se il giudice emette il decreto ingiuntivo, questo deve essere notificato all’obbligato entro i successivi sessanta giorni.

Se il coniuge o ex coniuge non si oppone al decreto ingiuntivo, può essere notificato il precetto, con conseguente pignoramento. Se, invece, l’altra parte si oppone, avrà inizio un vero e proprio procedimento innanzi al Tribunale.

Si può notare, allora, che la procedura – in caso di diritto al mantenimento sorto da scrittura privata – è molto più lungo e complesso.

Prescrizione

Il diritto all’ottenimento dell’assegno di mantenimento si prescrive in cinque anni.

L’assegno di mantenimento, però, è dovuto mensilmente, di conseguenza – qualora intervenga la prescrizione – questa toccherà solo ed esclusivamente la singola mensilità e non, invece, l’intero diritto al mantenimento. In altre parole, non si avrà un’unica prescrizione ma tanti termini di prescrizione per quante sono le mensilità di mantenimento dovute, ognuna delle quali inizia a decorrere dal mese successivo.

Facciamo un esempio: il termine di prescrizione del mantenimento dovuto per gennaio 2017 inizia a decorrere da febbraio 2017 e si compirà a febbraio 2022. Ne consegue che, da marzo 2022, non sarà più possibile chiedere quell’arretrato (gennaio 2017). Sarà, invece, possibile, chiedere gli arretrati maturati da febbraio 2017.

Il reato

Il mancato versamento dell’assegno di mantenimento può esporre il coniuge o ex coniuge anche ad una denuncia. In altre parole, se hai diritto ad ottenere gli arretrati del mantenimento, puoi agire in sede civile attraverso le procedure sopra elencate, ma puoi agire anche in sede penale. Il mancato versamento dell’assegno di mantenimento, infatti, è un reato.

La legge [6] e [7], infatti, punisce con la reclusione fino ad un anno o con la multa, il coniuge che si sottrae all’obbligo di versamento di qualsiasi tipologia di assegno dovuto in caso di separazione o divorzio o nullità del matrimonio.

Mentre per agire in sede civile avrai necessariamente bisogno di un avvocato, per presentare una querela (e, dunque, agire in sede penale), il legale non è indispensabile. Ti basta rivolgerti ai Carabinieri o alla Questura o, ancora, alla Procura della tua città e spiegare la situazione di mancato versamento del mantenimento. A quel punto, le indagini inizieranno senza la necessità di nominare un avvocato e, una volta, concluse, potrà aprirsi il processo penale. Solo a quel punto – e solo se vorrai costituirti parte civile – sarà necessaria la nomina di un legale.

Se il coniuge o ex coniuge da qualche tempo non provvede al versamento dell’assegno di mantenimento, per ottenere gli arretrati, puoi percorrere due strade.

  • la via civile: devi scrivere (o far scrivere da un avvocato) una lettera di diffida. Se l’obbligato non provvede, occorre procedere – a seconda dei casi – al decreto ingiuntivo o al precetto – e, poi, al pignoramento;
  • la via penale: puoi recarti dai Carabinieri o in Questura, nella tua città, e presentare querela, senza la necessità di rivolgerti ad un avvocato;

Le suddette vie (civile e penale) possono essere percorse anche contemporaneamente: puoi inviare la lettera di diffida e procedere anche alla presentazione della querela.

note

[1] Art. 156, comma 1 Cod. Civ.: “Il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri”.

[2] Sent. Corte Appello di Roma del 05.12.2017.

[3] Sent. Cass. n. 11504/2017 del 10.05.2017.

[4] Art. 5, comma 7 l. 898/1970: “La sentenza deve stabilire anche un criterio di adeguamento automatico dell’assegno, almeno con riferimento agli indici di svalutazione monetaria. Il Tribunale può, in caso di palese iniquità, escludere la previsione con motivata decisione”.

[5] Sent. Cass. n. 24621/2015 del 23.09.2015.

[6] Art. 570 Cod. Pen.: “Chiunque, abbandonando il domicilio domestico o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale, alla tutela legale o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da centotrè euro a milletrentadue euro. Le dette pene si applicano congiuntamente a chi: 1) malversa o dilapida i beni del figlio minore o del coniuge, 2) fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa. Il delitto è punibile a querela della persona offesa salvo nei casi previsti dal numero 1 e, quando il reato è commesso nei confronti dei minori, dal numero 2 del precedente comma. Le disposizioni di questo articolo non si applicano se il fatto è preveduto come più grave reato da un’altra disposizione di legge”.

[7] Art. 570 bis Cod. Pen.: “Le pene previste dall’articolo 570 si applicano al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero vìola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli”.


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