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Pensione anticipata per gli esuberi: novità

17 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 settembre 2018



Nuova possibilità di anticipare la pensione grazie all’istituzione dei fondi esuberi, Ape sociale assorbita dal prepensionamento.

Come sostenere i costi della pensione quota 100? L’Ape sociale sarà prorogata o no? A queste due domande potrebbe fornire una risposta la nuova proposta della Lega, che prevede l’istituzione di un prepensionamento per tutti gli esuberi, prepensionamento che potrebbe essere esteso anche ai beneficiari dell’Ape sociale, e che sosterrebbe, in parte, il peso delle nuove pensioni quota 100. In pratica, dovrebbero essere istituiti tre fondi esuberi, Industria, Commercio e Artigianato, che finanzierebbero i prepensionamenti dei lavoratori dipendenti appartenenti ai tre settori, e che potrebbero finanziare anche i prepensionamenti dei destinatari dell’Ape sociale. I prepensionamenti dovrebbero dar luogo a prestazioni simili all’isopensione ed all’assegno straordinario previsto ad oggi per i lavoratori in esubero. A sostenere i fondi dovrebbero essere le risorse derivanti dai contributi versati con finalità varie (formazione, enti bilaterali, etc.) non utilizzati. Ma procediamo per ordine e cerchiamo di capire come potrebbe funzionare la nuova pensione anticipata per gli esuberi.

Prepensionamento per gli esuberi

Ecco, in base a quanto reso noto finora, come dovrebbe funzionare il nuovo prepensionamento degli esuberi.

Dovrebbero essere istituiti tre fondi esuberi, Industria, Commercio e Artigianato, destinati ai lavoratori dipendenti delle aziende dei tre settori. Questi fondi saranno finanziati dallo 0,30% a carico del monte redditi, composto da contributi previdenziali che attualmente vengono versati, da lavoratori e datori di lavoro, con finalità varie, ad esempio per sostenere la formazione continua.

I fondi dovrebbero offrire l’uscita lavorativa anticipata dal lavoro a chi non rientra nelle categorie dei lavoratori precoci o delle donne con figli, in cambio di due giorni di lavori di pubblica utilità. Inoltre, il prepensionamento tramite fondi esuberi dovrebbe essere esteso a tutte le categorie dei beneficiari dell’Ape sociale: disoccupati, caregiver, invalidi dal 74%, addetti ai lavori gravosi.

Ancora non è chiaro, però, come funzionerà, nel dettaglio, il nuovo anticipo pensionistico: funzionerà come l’isopensione, come l’Ape sociale o come l’assegno straordinario? Di quanti anni si potrà anticipare l’uscita dal lavoro?

A queste domande non è stata ancora fornita una risposta chiara.

Vediamo, per capire meglio, come funzionano gli attuali strumenti di prepensionamento.

Assegno straordinario

Ai dipendenti delle aziende che aderiscono ai fondi bilaterali e bilaterali alternativi può essere riconosciuto, se previsto dagli accordi di costituzione del fondo, un assegno straordinario per il sostegno al reddito [1]: la prestazione è erogata nelle procedure di agevolazione all’esodo dei dipendenti.

Si tratta dunque di una prestazione ottenuta nell’ambito di accordi per l’uscita volontaria degli esuberi: l’assegno straordinario, in particolare, può essere riconosciuto ai dipendenti che maturano i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata entro 7 anni [2].

Non tutti i lavoratori hanno diritto all’assegno straordinario di prepensionamento, ma soltanto coloro a cui non mancano più di 7 anni alla pensione. Inoltre, non tutte le aziende iscritte presso un fondo di solidarietà possono beneficiare di questo sostegno per l’uscita degli esuberi, in quanto il trattamento è previsto solo per le aziende destinatarie dei fondi di Credito ordinario, Credito cooperativo, Esattoriali, Poste Italiane, Ferrovie dello Stato, imprese assicuratrici, società di assistenza e del Trentino (in particolare del territorio di Trento) coinvolte in processi di ristrutturazione o riorganizzazione aziendale.

L’assegno straordinario non è una pensione, o un trattamento assimilabile, ma è paragonabile all’assegno erogato dalla  cassa integrazione straordinaria, salvo il fatto che, nella generalità dei settori in cui è previsto, risulta a carico dell’azienda, pur essendo corrisposto dall’Inps.

Il trattamento è calcolato nello stesso modo della futura pensione, secondo il sistema retributivo, misto o contributivo, in riferimento all’anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 (che deve essere rispettivamente pari o superiore ai 18 anni perché sia applicato il calcolo retributivo, inferiore ai 18 anni per il calcolo misto ovvero nulla per il sistema contributivo puro).

Isopensione

Un altro strumento, attualmente operativo, che consente il prepensionamento degli esuberi è l’isopensione.

L’isopensione è uno scivolo pensionistico, istituito dalla legge Fornero, che consente ai dipendenti di anticipare l’uscita dal lavoro sino a un massimo di 4 anni senza perdere lo stipendio: questo prepensionamento, come abbiamo visto, è stato ampliato a 7 anni dalla legge di Bilancio 2018.

Non si tratta di una pensione anticipata, anche se la prestazione a cui il lavoratore ha diritto è pari all’importo della pensione spettante (esclusi i contributi figurativi che il datore di lavoro si impegna a versare per il periodo di esodo): si tratta, invece, di una prestazione a sostegno del reddito, come la disoccupazione e la mobilità. Oltre all’isopensione, al lavoratore sono anche accreditati i contributi previdenziali spettanti sino alla data di maturazione dei requisiti per la pensione anticipata o di vecchiaia (a seconda del trattamento che il lavoratore può ottenere per primo).

Possono beneficiare dell’isopensione i lavoratori in esubero che:

  • sono occupati presso aziende che hanno mediamente più di 15 dipendenti, ai quali manchino non più di 4 anni- dal 2018 7 anni- al raggiungimento dei requisiti per la pensione;
  • sono oggetto di un accordo sindacale aziendale (con le organizzazioni comparativamente più rappresentative);
  • concludono un ulteriore accordo con l’impresa, con cui si fornisce il consenso alla cessazione del rapporto (il consenso non è necessario solo in caso di licenziamenti collettivi).

Per essere sicuri del possesso dei requisiti, bisogna richiedere all’Inps (direttamente online o tramite patronato) l’Ecocert, cioè l’estratto conto certificativo: si tratta del documento in cui appaiono tutti i contributi accreditati a favore del lavoratore e gli anni nei quali sono stati effettuati i versamenti contributivi.

Come si ottiene l’isopensione?

Vediamo quali sono i passaggi per ottenere l’isopensione:

  • l’impresa individua l’insieme dei dipendenti in esubero e dichiara il dato al sindacato;
  • viene sottoscritto un accordo sindacale, che individua, come eccedenza, l’insieme dei lavoratori che entro 4 anni- 7 anni dal 2018- raggiungono la pensione di vecchiaia o anticipata;
  • l’azienda propone la pre-adesione ai lavoratori interessati e presenta all’Inps le pre-adesioni e l’accordo sindacale;
  • l’Inps valuta la posizione dei lavoratori interessati all’adesione ed invia all’azienda un documento di stima della spesa nel periodo di prepensionamento;
  • i dipendenti interessati vengono informati sui calcoli dell’Inps e decidono se accettare, o meno, l’isopensione;
  • prima che l’Inps liquidi l’isopensione al lavoratore, l’azienda è tenuta a versare all’istituto gli importi conteggiati; il pagamento può essere unico o rateale, ma l’impresa è tenuta a predisporre a garanzia del debito una fideiussione bancaria;
  • una volta effettuati tali adempimenti, l’Inps paga la prestazione, mensilmente, al lavoratore.

Ape sociale

L’Ape sociale è un assegno mensile, a carico dello Stato, che può essere richiesto a partire dai 63 anni di età e che sostiene il lavoratore fino al perfezionamento del requisito d’età per la pensione di vecchiaia (dal 2018 pari a 66 anni e 7 mesi per tutti, dal 2019 pari a 67 anni), sino a un massimo di 3 anni e 7 mesi. L’assegno è uguale alla futura pensione, ma non può superare 1.500 euro mensili.

Possono accedere all’Ape sociale, nello specifico, i lavoratori che, al momento della domanda, abbiano già compiuto 63 anni di età e che siano, o siano stati, iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, alle forme sostitutive ed esclusive della stessa, o alla gestione Separata Inps, purché cessino l’attività lavorativa e non siano già titolari di pensione diretta.

I beneficiari dell’Ape sociale devono possedere almeno 30 anni di contributi (le donne con figli hanno diritto a uno “sconto” di un anno di contributi per ogni figlio, sino a un massimo di due) se appartengono alla categoria dei disoccupati, dei caregiver e degli invalidi dal 74%.

Sono invece necessari 36 anni di contributi (anche in questo caso le donne con figli hanno diritto a uno “sconto” di un anno di contributi per ogni figlio, sino a un massimo di due) per un’ulteriore categoria beneficiaria dell’Ape sociale, gli addetti ai lavori gravosi: si tratta di coloro che hanno prestato per almeno 6 anni negli ultimi 7 anni, o per almeno 7 anni nell’ultimo decennio, un’attività lavorativa particolarmente rischiosa o pesante.

Sino a quando si può ottenere l’Ape sociale?

L’Ape sociale può essere richiesta, tardivamente, sino al 30 novembre 2018. Non si sa se sarà prorogata al 2019: secondo la nuova proposta della Lega, l’anticipo pensionistico potrebbe essere sostenuto dai nuovi fondi esuberi.

note

[1] Artt. 26 e ss., D.lgs. 11.09.2015 n.148.

[2] Inps Mess. 3267/2017.

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