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Ape sociale

17 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 settembre 2018



Che cos’è l’anticipo pensionistico a carico dello Stato, chi può richiederlo, quali sono i requisiti, a quanto ammonta il trattamento.

Alcune categorie tutelate di lavoratori hanno diritto di anticipare la pensione di vecchiaia sino a un massimo di 3 anni e 7 mesi, se possiedono specifici requisiti, grazie ad un assegno di accompagnamento alla quiescenza a carico dello Stato, detto Ape sociale, o Ape social. Questo anticipo pensionistico può essere richiesto, tardivamente, sino al 30 novembre 2018, ma potrebbe essere prorogato dalla nuova riforma pensioni, oppure assorbito dai nuovi interventi di prepensionamento per gli esuberi. L’Ape sociale è calcolato come la futura pensione, ma può ammontare a un massimo di 1500 euro mensili, e consente il contemporaneo svolgimento di attività lavorativa sino a determinati limiti di reddito, in quanto si tratta di un sussidio. L’erogazione dell’assegno cessa, comunque, al compimento dell’età pensionabile, con la maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia. Ma procediamo per ordine e facciamo il punto della situazione sull’Ape sociale: come funziona, chi ne ha diritto, quali sono i requisiti, come si calcola, che cosa potrebbe succedere nel 2019 con la riforma pensioni.

Come funziona l’Ape sociale e chi ne ha diritto

L’Ape sociale è un assegno mensile, a carico dello Stato, che può essere richiesto a partire dai 63 anni di età e che sostiene il lavoratore fino al perfezionamento del requisito d’età per la pensione di vecchiaia (dal 2018 pari a 66 anni e 7 mesi per tutti, dal 2019 pari a 67 anni), sino a un massimo di 3 anni e 7 mesi (in pratica, per chi matura la pensione di vecchiaia dal 2019 il requisito di accesso si sposta a 63 anni e 5 mesi). L’assegno è calcolato allo stesso modo della futura pensione, ma non può superare 1.500 euro mensili.

Possono accedere all’Ape sociale, nello specifico, i lavoratori che, al momento della domanda, abbiano già compiuto 63 anni di età e che siano, o siano stati, iscritti all’assicurazione generale obbligatoria ( che comprende gli iscritti al fondo pensione lavoratori dipendenti e alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi), alle forme sostitutive ed esclusive della stessa, o alla gestione Separata Inps, purché cessino l’attività lavorativa e non siano già titolari di pensione diretta.

I beneficiari dell’Ape sociale devono possedere almeno 30 anni di contributi (contando tutti i periodi non coincidenti maturati presso le gestioni Inps; le donne con figli hanno diritto a uno sconto sul requisito contributivo pari a un anno per ogni figlio, sino a un massimo di due anni) se appartengono a una delle seguenti categorie:

  • lavoratori che risultano disoccupati a seguito di licenziamento, anche collettivo, o di dimissioni per giusta causa, o per effetto di risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di conciliazione obbligatoria; perché gli appartenenti a questa categoria possano beneficiare dell’Ape sociale, è necessario che abbiano terminato da almeno tre mesi di percepire la prestazione di disoccupazione e che non si siano rioccupati (il trattamento non spetta, dunque, a chi non ha percepito la Naspi o un sussidio analogo); dal 2018, possono accedere all’Ape sociale anche i lavoratori disoccupati:
  • – il cui rapporto di lavoro è cessato a seguito di un contratto a termine, se hanno alle spalle almeno 18 mesi di contratti negli ultimi 3 anni (questo requisito potrebbe essere alleggerito);
  • – che sono stati rioccupati con un contratto di lavoro subordinato, con i voucher o col contratto di prestazione occasionale o il libretto famiglia per non più di 6 mesi complessivamente;
  • lavoratori che assistono, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave, ai sensi della Legge 104;a partire dal 2018, sono inclusi tra gli assistiti che danno luogo al beneficio dell’Ape sociale anche i familiari, parenti o affini, entro il secondo grado; in questo caso, però, è necessario che il coniuge, o l’unito civilmente, e i parenti di primo grado (cioè figli o genitori) conviventi con la persona affetta da handicap in situazione di gravità si trovino in una delle seguenti situazioni:
    – abbiano compiuto i 70 anni di età;
    – risultino anch’essi affetti da patologie invalidanti (occorre fare riferimento alle patologie a carattere permanente che attualmente consentono al lavoratore dipendente di fruire del congedo per gravi motivi familiari; è necessario che la patologia sia documentata e che la documentazione sia inviata alla competente unità operativa, complessa o semplice);
    – siano deceduti o mancanti (si considera l’assenza naturale o giuridica, ad esempio il divorzio).
  • lavoratori che possiedono un’invalidità uguale o superiore al 74%.

Sono invece necessari 36 anni di contributi (contando tutti i periodi non coincidenti maturati presso le gestioni Inps; anche in questo caso, le donne con figli hanno diritto a uno sconto sul requisito contributivo pari a un anno per ogni figlio, sino a un massimo di due anni) per un’ulteriore categoria beneficiaria dell’Ape sociale, gli addetti ai lavori gravosi: si tratta di coloro che hanno prestato per almeno 6 anni negli ultimi 7 anni, o per 7 anni nell’ultimo decennio, un’attività lavorativa particolarmente rischiosa o pesante, che deve far parte dell’elenco di professioni di seguito indicato:

  • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
  • conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; • conciatori di pelli e di pellicce;
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
  • conduttori di mezzi pesanti e camion;
  • professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
  • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
  • professori di scuola pre-primaria;
  • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
  • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
  • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

Nella legge di Bilancio 2018 è stato recentemente previsto l’ampliamento dell’Ape sociale a nuove categorie di addetti ai lavori gravosi.

Si tratta di:

  • pescatori;
  • lavoratori marittimi;
  • operai agricoli;
  • operai degli impianti siderurgici.

Questi lavoratori possono inoltre avere accesso, così come tutte le categorie di destinatari dell’Ape sociale, alla pensione anticipata precoci con 41 anni di contributi, se possiedono almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro accreditati prima del compimento del 19° anno di età.

Inoltre gli appartenenti a queste categorie, se non già beneficiari dell’Ape sociale, e se possiedono almeno 30 anni di contributi, hanno diritto al blocco del requisito di età per la pensione di vecchiaia.

Ape sociale per chi ha contributi esteri

Recentemente, l’Inps ha chiarito che, nel requisito contributivo utile all’Ape sociale, pari come abbiamo visto a 30 o 36 anni, possono essere inclusi i contributi per il lavoro all’estero in Paesi europei o convenzionati con l’Italia, purché il lavoratore ne chieda la totalizzazione.

Viene a cadere, dunque, la precedente indicazione dell’Inps, che escludeva proprio i contributi esteri dal totale della contribuzione utile al diritto all’Ape sociale.

Ape sociale donne 

L’Ape donne, o Ape rosa, è una novità introdotta dalla legge di Bilancio 2018 che consiste nella possibilità di accedere all’Ape sociale, per le donne con figli, con uno sconto di 1 anno di contributi per ogni figlio, sino a un massimo di 2 anni.

L’ape sociale, per chi ha da 2 figli in su, è dunque accessibile:

  • con 28 anni di contributi per le appartenenti alle prime tre categorie di lavoratrici tutelate (disoccupate, caregiver e invalide);
  • con 34 anni di contributi per le addette ai lavori faticosi e rischiosi

Come si calcola l’Ape sociale?

L’Ape sociale è calcolata allo stesso modo della futura pensione, ossia col sistema retributivo (sino al 2011), misto o contributivo. L’importo massimo dell’assegno mensile non può, però, eccedere i 1500 euro. Per approfondire: Come si calcola la pensione.

Ape sociale 2019

La legge di Bilancio 2018 aveva previsto l’estensione dell’Ape sociale a coloro che maturano i requisiti richiesti dalla misura entro il 31 dicembre 2019. Si tratta, però, di una possibilità prevista dalla finanziaria, per la quale è necessario un successivo intervento legislativo. Ad oggi, non si sa ancora se l’Ape sociale sarà prorogata: è possibile che la proroga al 2019 sia sostenuta dai nuovi interventi che riguardano il prepensionamento degli esuberi.

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