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La confessione nel processo civile: cos’è?

13 ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 ottobre 2018



Cos’è la confessione? Qual è la differenza tra confessione giudiziale e stragiudiziale? Che valore ha la confessione? Quando è possibile la revoca?

Per far valere un tuo diritto in tribunale occorre che tu dimostri al giudice di avere ragione: ad esempio, se un tuo amico ti deve una somma di denaro, dovrai provare in giudizio che effettivamente avevi prestato dei soldi e che questi non ti sono stati restituiti; toccherà al debitore dimostrare il contrario. Il giudice, da solo, non può assumere una valida decisione: egli non potrebbe mai conoscere la realtà dei fatti se qualcuno non gliela illustra. Lo stesso vale in qualsiasi altra circostanza: se qualcuno ti ha tamponato con l’auto, dovrai dimostrare che la responsabilità non è tua; per farlo, potrai avvalerti di ogni mezzo a tua disposizione, come ad esempio la testimonianza di persone che hanno assistito al sinistro, il verbale redatto dalle autorità sopraggiunte, la perizia di un consulente che spieghi come è avvenuto l’urto. Il processo civile italiano prevede tutta una serie di strumenti che servono alle parti per poter dimostrare le proprie ragioni: sono le cosiddette prove, le quali servono proprio a documentare l’avvenimento di un fatto. Queste prove non sempre devono provenire dall’esterno: ben è possibile che il giudice decida sulla base di quanto dichiarato da una delle parti in giudizio. Ebbene, se è ovvio che nessuno può allegare, a sostegno delle proprie ragioni, le sue stesse dichiarazioni (“Io sono creditore di Tizio perché così ho stabilito”), è vero anche che il giudice potrebbe basarsi sull’ammissione spontanea di responsabilità proveniente da controparte. Sto parlando, in poche parole, della confessione. Se quanto ho detto sinora ha suscitato il tuo interesse, ti invito a proseguire nella lettura: vedremo cos’è la confessione nel processo civile.

Confessione: cos’è?

La confessione è un mezzo di prova consistente in una dichiarazione orale relativa ai fatti di causa; più precisamente, la confessione nel processo civile è una dichiarazione resa dalla parte circa la verità di fatti ad essa sfavorevoli e favorevoli all’altra parte [1]. In pratica, chi confessa ammette di essere nel torto.

Perché una dichiarazione sia qualificabile come confessione, è necessario che ricorrano due requisiti:

  • un elemento soggettivo, consistente nella consapevolezza e volontà di ammettere e riconoscere la verità di un fatto a sé sfavorevole e vantaggioso per la controparte;
  • un elemento oggettivo, che si ha qualora dall’ammissione del fatto derivi un concreto pregiudizio all’interesse del dichiarante.

Confessione: che valore ha?

La confessione nel processo civile è una prova importantissima: si dice infatti che la confessione è prova legale, nel senso che è vincolante sia nei confronti della parte che l’ha resa (che non potrà provare il contrario), sia nei confronti del giudice (che non potrà valutare la dichiarazione liberamente). Il legislatore ha voluto cristallizzare la regola d’esperienza secondo la quale chi ammette un fatto a sé sfavorevole, dice il vero.

La confessione nel processo civile può aver ad oggetto solo circostanze oggettive, nel senso che essa non può vertere su valutazioni personali o mere considerazioni. La confessione può essere giudiziale o stragiudiziale; vediamo cosa significa.

Confessione giudiziale: cos’è?

La confessione nel processo civile è giudiziale quando è resa nel corso del giudizio, spontaneamente o a seguito di interrogatorio formale [2]. La confessione è spontanea quando è resa in udienza o contenuta in un atto processuale firmato dalla parte personalmente. La confessione giudiziale fa piena prova contro colui che l’ha resa e, pertanto, vincola il giudice, il quale non può apprezzare liberamente tale prova e non può accertare diversamente il fatto confessato. La confessione non fa piena prova solamente quando:

  • verte su diritti indisponibili (tipo quello all’integrità fisica, agli alimenti o alle ferie);
  • è resa solo da alcuni litisconsorti, quando il litisconsorzio è necessario.

Confessione stragiudiziale: cos’è?

La confessione nel processo civile è stragiudiziale quando, appunto, è resa fuori dalle aule di giustizia, cioè fuori dal processo: ad esempio, è una confessione stragiudiziale il documento sottoscritto di proprio pugno da colui che ammette fatti a sé sfavorevoli [3]. Poiché la confessione stragiudiziale non si forma nel processo, essa deve essere a sua volta provata: se si tratta di confessione scritta, allora la stessa potrà essere esibita innanzi al giudice; se si tratta di confessione orale, invece, la prova può essere fornita per testimoni, entro i limiti posti dalla legge per la prove testimoniale dei contratti (ad esempio, non è ammessa la testimonianza per confutare un documento anteriormente formato).

La confessione stragiudiziale fatta direttamente alla parte oppure a chi la rappresenta, una volta dimostrata, ha lo stesso valore della confessione giudiziale di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente, nel senso che vincola il giudice a prestarle fede e, quindi, a decidere in senso favorevole alla parte che se ne giova.

Confessione: si può revocare?

La confessione nel processo civile si può revocare soltanto se colui che l’ha resa dimostra che essa è stata determinata:

  • da errore di fatto, cioè da una falsa rappresentazione della realtà che ha indotto il dichiarante a ritenere vero un fatto in realtà mai accaduto o comunque svoltosi in modo diverso;
  • da violenza morale, cioè dietro minaccia di un male ingiusto [4].

note

[1] Art. 2730 cod. civ.

[2] Art. 2733 cod. civ.

[3] Art. 2735 cod. civ.

[4] Art. 2732 cod. civ.

Autore immagine: Unsplash.com


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