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Come arrivare in Cassazione 

18 settembre 2018


Come arrivare in Cassazione 

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 settembre 2018



Quando e come fare un ricorso per Cassazione contro le sentenze di appello o di primo grado. I motivi di ricorso e i soggetti legittimati.

Vincere una causa in tribunale è spesso un terno al lotto. Questo perché ogni giudice ha le sue convinzioni e interpreta la legge come vuole. Non c’è modo di contestargli una tesi diversa da quella di un altro magistrato o della stessa Cassazione se non facendo appello. È il nostro sistema giudiziario che, se anche mette i giudici al di sotto della legge, fa sì che questi possano comunque stabilire come va applicata. L’incertezza del processo deriva anche dal fatto che non esistono archivi pubblici e gratuiti delle sentenze dei tribunali: solo le più importanti vengono pubblicate su internet o in banche dati a pagamento. Così non è possibile sapere in anticipo come la pensa un foro rispetto a un altro. Al contrario, le sentenze della Cassazione sono facilmente reperibili sia sul sito della stessa Corte che tramite Google. Questo consente, prima di avviare un processo, di farsi un’idea dell’interpretazione corretta della norma. Immaginiamo allora una persona che abbia subìto un torto da parte di una pubblica amministrazione. Informatosi presso un legale, è venuto a sapere che il tribunale ove risiede è di solito orientato a rigettare le domande come la sua; di diverso avviso è invece la Cassazione che invece è propensa ad accogliere le istanze. A questo punto la domanda sorge spontanea: come arrivare in Cassazione e, verosimilmente, il più presto possibile e con il minor dispendio di soldi?

Chi sa che una determinata tesi a lui favorevole, pur non essendo accolta in primo grado, lo è invece dalla Suprema Corte può rivolgersi direttamente a quest’ultima e saltare tutti i passaggi intermedi? È quello che cercheremo di spiegare in questo articolo.

In particolare ti spiegheremo come arrivare in Cassazione e quali passaggi è necessario attuare.

Cos’è la Cassazione?

Contrariamente a quanto di solito si crede, la Cassazione non è un terzo grado di giudizio. I gradi del processo, nel nostro ordinamento, sono solo due: il primo grado (in tribunale o dal giudice di pace) e l’appello (anche detto secondo grado). La Cassazione interviene invece qualora uno dei giudici pronunciatisi in precedenza (ossia nel primo o nel secondo grado) abbia commesso qualche errore nell’interpretazione della legge o nella procedura. La Cassazione non si attiva da sola, ma deve essere una delle parti coinvolte nel processo a rivolgersi ad essa, così come avviene del resto in secondo grado.

La differenza tra Cassazione e appello è enorme: se al giudice di secondo grado si affida di nuovo tutta la controversia per fare un secondo esame del merito della vicenda e stabilire, alla luce di una ulteriore valutazione delle prove, chi ha ragione e chi ha torto, alla Cassazione si ricorre invece in presenza di specifici vizi della sentenza. La Suprema Corte non va ad analizzare di nuovo il merito del caso, ma stabilisce solo se l’interpretazione data dai giudici a una determinata norma è corretta o meno.

Possiamo quindi stabilire che in Cassazione si può andare solo in presenza di specifici errori commessi dal giudice di primo o di secondo grado, errori indicati tassativamente dal codice di procedura civile. Vedremo a breve quali sono.

Per quali motivi si va in Cassazione?

I motivi del ricorso in Cassazione, come detto, sono specifici. Chi impugna una sentenza o un provvedimento davanti alla corte di cassazione deve precisare i motivi del ricorso che devono essere ricompresi tra quelli indicati in modo tassativo dalla legge: deve cioè indicare quali errori o quali vizi di diritto relativi al procedimento hanno compromesso la regolarità e la correttezza del giudizio di merito.

La cassazione può esaminare le sole questioni, di diritto o di fatto, che hanno già formato oggetto del giudizio di merito. Con il ricorso non possono quindi essere prospettate nuove questioni, salvo quelle rilevabili d’ufficio.

I motivi di ricorso in Cassazione possono dividersi in due grandi categorie e a ciascuna categoria corrisponde una diversa estensione dei poteri della corte:

  1. motivi relativi al procedimento: vi rientrano gli errori in cui può incorrere il giudice nell’applicare le norme processuali relative al rapporto definito dalla sentenza. La corte che esamina tali vizi è giudice anche del fatto (processuale): può cioè riesaminare gli atti del giudizio e interpretare e valutare direttamente le risultanze del processo per verificare la corretta applicazione delle norme di rito. I poteri della corte possono però riguardare solo i fatti accaduti nel processo e risultanti dal fascicolo. In questa categoria rientrano: a) motivi relativi alla giurisdizione; b) violazione delle norme sulla competenza (quando non è prescritto il regolamento di competenza); c) nullità della sentenza o del procedimento; d) omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussone tra le parti;
  2. motivi relativi al giudizio: vi rientrano gli errori in cui può incorrere il giudice nell’individuare e applicare le norme di diritto sostanziale che regolano il rapporto definito nella sentenza. Vi rintano la violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi di lavoro. La Corte che esamina tali motivi non può entrare nel merito dei fatti prospettati nel giudizio, ma deve limitarsi a eseguire un controllo di legittimità, senza rinnovare il giudizio di merito.

Chi può andare in Cassazione?

In Cassazione può andare solo chi ha perso la causa o comunque non ha ottenuto quanto sperato. Ad esempio, potrebbe ricorrere in Cassazione chi ha vinto la causa di risarcimento ma il giudice gli ha riconosciuto un importo inferiore rispetto a quello richiesto. Potrebbero agire entrambe le parti contemporaneamente, ciascuna per motivi diversi. In tal caso la Corte si pronuncia, con un’unica sentenza, su tutte le richieste.

Come detto, la Cassazione si attiva solo se c’è un ricorso di una o di entrambe le parti del processo. Il ricorso va fatto con un avvocato iscritto in un apposito elenco degli abilitati alle “giurisdizioni superiori” (cosiddetti “cassazionisti”).

Come arrivare in Cassazione?

Per arrivare in Cassazione bisogna fare la “trafila” del primo e secondo grado di giudizio. In altri termini chi vuol fare una causa a un’altra persona o a una pubblica amministrazione non può rivolgersi direttamente alla Cassazione ma deve prima avviare il processo di primo grado in tribunale e poi quello in secondo davanti alla Corte di Appello.

E difatti possono essere impugnate innanzi alla corte di cassazione le sentenze pronunciate “in grado d’appello”. Il giudice di appello è:

  • la corte d’appello contro le sentenze di primo grado emesse dal tribunale
  • il tribunale contro le sentenze di primo grado emesse dal giudice di pace.

Per ricorrere in Cassazione è necessario che la sentenza di secondo grado non si divenuta definitiva ossia – come si dice in gergo tecnico – non sia passata in giudicato. Una sentenza passa in giudicato quando sono stati esperiti tutti i mezzi di impugnazione oppure quando sono scaduti i termini per farlo. Ricordiamo a tal proposito che:

  • per andare in appello ci sono 30 giorni dalla notifica della sentenza (o, se non viene notificata, 6 mesi);
  • per andare in Cassazione ci sono 60 giorni dalla notifica della sentenza (o, se non viene notificata, 6 mesi).

Sentenze non appellabili

Eccezionalmente si può andare in Cassazione già dopo il primo grado. Si tratta delle ipotesi delle sentenze non appellabili. Sono tali le sentenze:

  • pronunciate in un unico grado: a) per la particolare struttura del giudizio come, ad esempio, le sentenze che definiscono il giudizio di riconoscimento delle sentenze straniere; b) per legge: è il caso delle sentenze pronunciate dal giudice di pace secondo equità;
  • inappellabili per accordo tra le parti: le parti si possono accordare per omettere l’appello (cosiddetto “ricorso per saltum“). L’accordo deve risultare da un visto apposto sul ricorso dalle altre parti o dai loro difensori muniti di procura speciale oppure da atto separato, anche anteriore alla sentenza impugnata, da unirsi al ricorso. Non è sufficiente che l’accordo sia concluso dai difensori muniti di una semplice procura alle liti, pena l’inammissibilità del ricorso. L’accordo deve intervenire prima della scadenza del termine per proporre l’appello e deve preesistere o essere contemporaneo alla proposizione del ricorso per cassazione.
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