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Scarpe antinfortunistiche: quando sono obbligatorie?

13 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Ottobre 2018



Il certificato medico non esonera dall’obbligo di indossare le scarpe antinfortunistiche

Ti viene imposto dal datore di utilizzare le scarpe antinfortunistiche per tutta la giornata lavorativa. Queste però sono scomode, pesanti e rigide, inoltre il puntale in metallo quando ti pieghi provoca dolore al piede, o ancora hai problemi ai piedi che peggiorano utilizzando tali calzature. Questo è un problema comune a chi deve utilizzare le scarpe antinfortunistiche, le quali da un lato sono indispensabili per evitare schiacciamenti e danni alla tua persona, dall’altro risultano spesso molto scomode e causano problemi di diversa natura. Hai pensato allora che presentando un certificato del tuo medico all’azienda, questa debba esonerarti dall’utilizzo di queste speciali scarpe, ma il datore ti impone ugualmente di indossarle. Ti sei allora chiesto: le scarpe antinfortunistiche quando sono obbligatorie? Può il datore obbligarmi ad indossarle anche se il mio medico certifica il contrario? Se ho bisogno di un plantare, chi lo paga? Cosa succede se non le indosso e il datore di lavoro mi scopre? Cosa succede se non le indosso e mi faccio male? In questa breve guida cercheremo di dare una risposta a tutte queste domande.

L’obbligo di indossare le scarpe antinfortunistiche

L’utilizzo delle scarpe antinfortunistiche, considerate espressamente dalla legge come dispositivo di protezione individuale “DPI” [1] è obbligatorio:

  • per la protezione dei piedi nelle lavorazioni in cui esistono specifici pericoli di ustioni, di causticazione, di punture o di schiacciamento
  • comunque, ogni qualvolta risulti prevedibile un rischio di lesioni ai piedi: tale prevedibilità dovrà essere valutata dal “Responsabile del servizio di prevenzione e protezione” (RSPP), in sede di valutazione dei rischi.

Sarà il datore di lavoro, avvalendosi della consulenza del RSPP (se non è RSPP egli stesso), a valutare, sotto la propria responsabilità, se il rischio appare prevedibile o meno: di conseguenza, in caso di infortunio dovuto a mancanza di scarpe antinfortunistiche, il datore di lavoro dovrà cercare di dimostrare al giudice come tale rischio non fosse ragionevolmente prevedibile.

L’obbligo di indossare le scarpe antinfortunistiche, analogamente a tutti gli altri dispositivi di sicurezza costituisce attuazione del corrispondente obbligo previsto dalla legge in capo al datore di lavoro di salvaguardare l’integrità fisica del prestatore di lavoro [2], adottando tutte le misure necessarie per evitare che il dipendente si infortuni. Il mancato rispetto da parte del datore delle norme in materia di sicurezza sul lavoro lo rende suscettibile di responsabilità risarcitoria nei confronti del lavoratore, oltre che responsabile dal punto di vista penale.

Per andare esente da responsabilità e per rispettare l’obbligo di protezione della salute dei propri dipendenti, il datore non può dunque esentare un lavoratore dall’uso delle scarpe antinfortunistiche quando queste rappresentano l’unico mezzo di protezione dai rischi.

Il certificato medico che esonera dall’uso delle scarpe antinfortunistiche

Quando il lavoratore presenta un certificato del medico curante o di uno specialista in cui viene attestata l’impossibilità ad indossare una scarpa antinfortunistica cosa succede?

La legge prevede che le scarpe antinfortunistiche devono tenere conto delle esigenze ergonomiche o di salute del lavoratore e devono poter essere adattate all’utilizzatore secondo le sue necessità [3].

Questo però non significa che un certificato medico sia sufficiente ad esonerare il lavoratore dell’utilizzo di queste speciali calzature.

Il datore di lavoro, infatti, essendo obbligato a proteggere la salute dei propri dipendenti ed a dotarli di dispositivi di sicurezza specifici, essendo responsabile civilmente e penalmente in caso di infortunio ed essendo il diritto alla salute un diritto irrinunciabile (anche da parte del lavoratore direttamente interessato), non può nemmeno di fronte ad un certificato medico esonerare il dipendente dall’utilizzo delle scarpe.

Il datore potrà fare una valutazione caso per caso, considerando se le scarpe antinfortunistiche siano proprio necessarie per la particolare mansione svolta dal lavoratore, ma qualora decidesse di esonerare il dipendente dall’indossarle, si assumerebbe comunque il rischio di essere responsabile civilmente e penalmente in caso di infortunio.

Una soluzione può allora essere quella di valutare assieme, datore e lavoratore, se il problema comporta davvero impossibilità o comunque usura nell’indossare le scarpe antinfortunistiche, oppure se si tratta di un problema transitorio. E’ possibile coinvolgere in questa valutazione anche il medico aziendale, se presente.

Oppure si può ricercare una scarpa il più adatta possibile al lavoratore, indirizzandolo in un negozio specializzato.

Nel caso non si riesca a trovare una scarpa adatta non rimane che valutare il trasferimento del lavoratore ad altro reparto ove non vi sia rischio di schiacciamento e quindi non sia obbligato ad indossare le scarpe antinfortunistiche.

Se è necessario un plantare, chi lo paga?

I dispositivi di protezione individuale devono tenere conto delle esigenze ergonomiche o di salute del lavoratore.

Vi è quindi un chiaro obbligo, per il datore di lavoro, di fornire calzature antinfortunistiche, se necessario, anche individualizzate, che tengano conto della necessità del lavoratore di indossare plantari.

Il plantare non è però considerato un dispositivo finalizzato a tutelare il lavoratore dai rischi specifici lavorativi, essendo invece finalizzato a correggere malformazioni o posture del piede proprie del lavoratore, dunque nessuna norma impone al datore di rimborsare in tutto o in parte al lavoratore il costo di tale presidio.

Cosa succede se non indosso le calzature antinfortunistiche e il datore mi scopre?

Il lavoratore è obbligato ad indossare i dispositivi di protezione individuale prescritti dalla legge e forniti dal latore di lavoro.

Il rispetto di tale obbligo è assoggettato al controllo da parte del datore stesso oppure del responsabile del servizio di prevenzione e protezione nominato dal datore di lavoro.

Dunque, se il datore o il responsabile da lui nominato ti trovano senza le scarpe antinfortunistiche durante lo svolgimento di mansioni per le quali sono considerate obbligatorie, potrai essere soggetto a contestazione disciplinare e a successiva sanzione disciplinare.

Cosa succede se non indosso le calzature antinfortunistiche e mi faccio male?

Il datore di lavoro ti ha adeguatamente formato in materia di sicurezza, ti ha imposto l’utilizzo delle scarpe antinfortunistiche e te le ha procurate, ma tu nonostante ciò non le hai indossate, oppure le hai indossate male (ad esempio non le hai allacciate) e ti sei infortunato.

In questo caso sei responsabile in prima persona dell’infortunio, dunque l’Inail ti indennizzerà ugualmente (l’Inail infatti paga indipendentemente dalla responsabilità del lavoratore nel causare l’infortunio), ma se riterrai di aver subito un danno maggiore di quanto pagato dall’Inail, non potrai pretendere di essere risarcito anche dal datore di lavoro.

note

[1] Art. 74, D.Lgs. 81/2008

[2] Art. 2087 Cod. Civile

[3] Art.76, DLgs 81/2008


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