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Preavviso di licenziamento o dimissioni: come funziona?

18 settembre 2018


Preavviso di licenziamento o dimissioni: come funziona?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 settembre 2018



Cessazione del rapporto di lavoro: come dare il preavviso e come funziona l’indennità sostitutiva.

Come tutti i contratti che durano nel tempo e non hanno una data di scadenza, anche il contratto di lavoro a tempo indeterminato può essere interrotto in qualsiasi momento da entrambe le parti, salvo l’obbligo di dare prima il preavviso. È del resto quello che succede anche con l’affitto, con le utenze di luce e gas, i vari abbonamenti al telefono o alla pay-tv. Lo scopo è non lasciare spiazzato l’altro contraente nel momento in cui si decide di interrompere il rapporto contrattuale. Il preavviso serve quindi all’altra parte per riorganizzarsi, in modo da non subire traumi, nel corso di un periodo intermedio che funge da cuscinetto. Il preavviso non va dato solo nel caso in cui il recesso dal contratto avviene per giusta causa, ossia per un comportamento talmente grave da non consentire, neanche per un solo giorno, la prosecuzione del rapporto di lavoro. Queste regole valgono tanto per il datore di lavoro che intende procedere al licenziamento, tanto per il dipendente che invece vuol dare le dimissioni. Ecco perché esiste sia il preavviso di licenziamento che il preavviso di dimissioni. Chi non vuol più vedere in faccia l’altro contraente neanche durante il periodo di preavviso può decidere di interrompere con effetto immediato il contratto corrispondendo però una indennità che va sotto il nome di «indennità sostitutiva del preavviso».

Di tanto ci occuperemo in questo articolo. In particolare vedremo come funziona il preavviso di licenziamento e di dimissioni. Lo faremo come sempre al nostro modo, con un linguaggio semplice e pratico, indirizzato a chi non ha conoscenze giuridiche e tuttavia vuol barcamenarsi nell’impervio mondo della legge.

Preavviso: chi lo deve dare?

Per poter cessare un contratto di lavoro a tempo indeterminato è necessaria un’esplicita dichiarazione. La cessazione del contratto può dipendere da:

  • licenziamento del datore di lavoro;
  • dimissioni del dipendente;
  • risoluzione consensuale del rapporto, concordata da entrambe le parti.

Nei primi due casi (licenziamento e dimissioni), il preavviso è obbligatorio per legge. In altri termini, sia il datore di lavoro che il dipendente non possono interrompere, dall’oggi al domani, il rapporto di lavoro (salvo in alcune ipotesi che indicheremo nei prossimi paragrafi).

Come funziona il preavviso?

Il preavviso funziona nello stesso modo sia nel caso di licenziamento che dimissioni. In pratica, chi intende risolvere il contratto di lavoro deve dirlo in anticipo all’altro contraente in modo che questi possa organizzarsi per il futuro. Il datore di lavoro eviterà di rimanere senza un dipendente, dovendo così interrompere l’attività o la catena produttiva; il dipendente invece eviterà di restare senza lavoro all’improvviso.

Durante il periodo di preavviso, il rapporto di lavoro si svolge normalmente: il dipendente quindi deve recarsi in azienda e svolgere le proprie regolari mansioni; il datore di lavoro deve pagargli lo stipendio e non può limitare i suoi diritti (ad esempio alla sicurezza sul luogo di lavoro o ai riposi).

Si può rinunciare al preavviso?

La legge consente di rinunciare al preavviso corrispondendo però all’altra parte una sorta di risarcimento. Potrebbe ad esempio succedere che il dipendente si dimetta per aver trovato un posto meglio retribuito e che debba prendere immediatamente servizio per non farsi sfuggire l’occasione. Oppure che l’azienda abbia intenzione di chiudere al più presto una sede perché fonte solo di spese. In entrambi i casi, sarà interesse dell’una o dell’altra parte far cessare subito il rapporto senza il preavviso. La legge consente di farlo. Chi però rinuncia al preavviso deve versare un indennizzo all’altro contraente; si chiama «indennità sostitutiva del preavviso». Quindi, se a rinunciare al preavviso è il datore di lavoro, l’ultima busta paga versata al dipendente dovrà contenere la maggiorazione di tale indennità; se invece a rinunciare al preavviso è il dipendente, dall’ultima busta paga gli sarà sottratta l’indennità in questione.

Si può revocare la rinuncia al preavviso?

Immaginiamo che il dipendente si dimetta senza preavviso, accettando la decurtazione della relativa indennità dalla sua ultima busta paga. Successivamente però ci ripensa e si dichiara disponibile a proseguire l’attività fino alla scadenza del periodo di preavviso. Può farlo? Secondo la giurisprudenza no: non si può revocare la rinuncia al preavviso. Pertanto il datore avrà ugualmente diritto a trattenere l’indennità sostitutiva del preavviso.

Preavviso: quando non è obbligatorio?

Esistono alcuni casi in cui non è necessario dare il preavviso. Ciò succede:

  1. nel caso di contratto di lavoro a tempo determinato. Il rapporto cessa alla scadenza del termine senza bisogno di una dichiarazione o di un preavviso;
  2. durante il periodo di prova: il contratto cessa nel momento in cui o il datore di lavoro o il dipendente dichiarano di non voler più far proseguire il rapporto. Si ricorda che il licenziamento nel periodo di prova, al pari delle dimissioni, non deve essere motivato come invece succede durante il rapporto di lavoro ordinario;
  3. quando il licenziamento o le dimissioni avvengono per giusta causa. In particolare possono verificarsi delle situazioni così gravi da ledere irreparabilmente la fiducia tra le parti. Si pensi al dipendente colto a rubare in azienda o al datore di lavoro che minacci i dipendenti o che non versi loro lo stipendio. Quando la cessazione del contratto di lavoro dipende da una grave colpa dell’altro contraente non è più necessario dare il preavviso e il contratto si interrompe subito. Il licenziamento per giusta causa è quindi quello che avviene in tronco e dipende sempre da una condotta del lavoratore spesso collegata alla sua malafede. Le dimissioni per giusta causa, al contrario di quelle normali, danno diritto a ottenere l’assegno di disoccupazione dall’Inps (Naspi);
  4. dimissioni della lavoratrice madre o del padre lavoratore;
  5. nella risoluzione consensuale del contratto di lavoro se entrambe le parti vi rinunciano.

Quanto dura il preavviso?

Il termine di preavviso da rispettare viene individuato dai contratti collettivi nazionali.

Il contratto individuale può stabilire per le dimissioni un termine di preavviso più lungo rispetto a quello stabilito dal contratto collettivo, quando tale facoltà di deroga è prevista dal contratto collettivo stesso e il lavoratore riceve, quale corrispettivo per il maggior termine, un compenso in denaro. Il periodo di preavviso può essere abbreviato con l’accordo delle parti.

Anche in mancanza di accordo, tuttavia, il lavoratore può recedere prima della scadenza dei termini, accettando che gli venga trattenuta dai compensi di fine rapporto una somma pari alla retribuzione di tanti giorni di preavviso quanti sono quelli non lavorati (cosiddetta trattenuta per mancato preavviso).

Da quando inizia a decorrere il preavviso?

In caso di licenziamento il preavviso decorre da quando il dipendente riceve la lettera di licenziamento e non (in caso di licenziamento disciplinare) quella delle contestazioni.

In caso di dimissioni, invece, il preavviso decorre dal momento in cui le dimissioni sono comunicate al datore di lavoro e i giorni da computare nel periodo, salvo diverso accordo individuale o collettivo, sono quelli di calendario e non quelli lavorativi.

La decorrenza del preavviso è interrotta al sopraggiungere di una malattia e delle ferie.

Licenziamento durante il preavviso per dimissioni

Immaginiamo che un dipendente si dimetta dando il preavviso. Durante tale periodo, però, commette una irregolarità talmente grave (ad esempio non si presenta al lavoro) da portare l’azienda a licenziarlo per giusta causa. In questo modo non gli sarà pagato lo stipendio neanche per questo periodo intermedio. Il licenziamento durante il preavviso per dimissioni è ben possibile. Capita, ad esempio, quando il dipendente dimissionario commetta mancanze tali da indurre l’azienda a licenziarlo per giusta causa.

L’azienda può rifiutare il preavviso del dipendente?

Potrebbe succedere che il dipendente, una volta dimessosi con il preavviso, riceva una comunicazione dell’azienda che intende mandarlo a casa da subito. In tal caso è l’azienda a rinunciare al periodo di preavviso. Che succede in questa ipotesi? Se il datore di lavoro, ricevute le dimissioni, rifiuta il preavviso:

  • se il lavoratore non acconsente al recesso immediato, ha diritto alla retribuzione in cambio della sua offerta di prestazione lavorativa;
  • se il lavoratore accetta il recesso immediato, il datore di lavoro deve versare al dipendente l’indennità sostitutiva del preavviso.
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