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Come costituire un sindacato

26 Settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 Settembre 2018



Parliamo  di sindacati, come si formano e quale è la loro missione. Riconosciuti per legge, servono a far valere i diritti in vari ambiti.

Il sindacato non è una semplice associazione. Certo il diritto di associazione e di costituirsi in un gruppo, anche un’assemblea o un sindacato appunto, è riconosciuto dalla Costituzione stessa; ed anche per questo è inviolabile. Ma il sindacato serve a qualcosa di più. È una sorta di rappresentante legale del gruppo di cui si fa portavoce, fa le veci e presenta le istanze; in una parola, che tutela. Infatti rientriamo nell’ambito dei diritti di tutti i membri iscritti al sindacato, che si crede siano stati violati e si recriminano oppure che si rivendicano; così come qualsiasi altra problematica che si abbia e che venga avanzata. Gli esponenti del sindacato interagiscono e fanno da intermediari anche a livello governativo e nazionale. In tutti i settori, non solo a tutti i livelli. Per i lavoratori ci sono i sindacati CGIL, CISL, UIL; per i trasporti Cobas e Unicobas (oppure Orsa); per i consumatori Federconsumatori ad esempio; e così via. Solo per riportare degli esempi. Ma vediamo bene come costituire un sindacato innanzitutto. Prima di procedere, la cosa fondamentale da tenere a mente è non lasciarsi guidare dai pregiudizi (che spesso sorgono in merito sui sindacati appunto), ma dalla conoscenza corretta delle procedure esatte da seguire.

Diritti e doveri in un sindacato

Se il diritto ad organizzarsi in un sindacato è riconosciuto dalla Costituzione – come detto – [1] allora la sua organizzazione stessa non può che essere libera e democratica. I sindacati hanno personalità giuridica ed una delle loro principali funzioni, che svolgono e per cui si contraddistinguono e sono importanti, è quella che possono stipulare e siglare contratti collettivi di lavoro. Questo, del resto, ci fa capire la portata non solo del suo intervento, ma anche del suo operato: ovvero nel pieno rispetto della legalità e della legge. Ciò vuol dire che, da un lato, la norma giuridica riconosce validità e diritto ad associarsi – ribadiamo -, ma dall’altro ne circoscrive e limita la valenza solo se ricollegata a fini nobili e ragioni lecite [2]. Pertanto ogni tipo di associazione segreta o non riconosciuta è illegale e vietata per legge. Sembra ovvio, ma non è poi così banale; e, in epoca di terrorismo, tale aspetto si è di sicuro inasprito – come fu sotto i regimi dittatoriali in passato o come avviene in tempi di guerre e conflitti bellici ostili -. Generalmente le questioni principali per cui ci si costituisce in un sindacato sono due: chiedere un aumento dello stipendio e protestare per quello che già si ha, ritenuto una remunerazione sottopagata e uno sfruttamento per il lavoro svolto; oltre a tale ragione ‘salariale’, l’altra è quella di migliori condizioni sul luogo di lavoro e dunque maggiore sicurezza per tutti i lavoratori del campo. Se le motivazioni sono riconosciute da un punto di vista legale e giuridico, da qui partirà la negoziazione tra il sindacato e il datore di lavoro, invece che tra quest’ultimo e il singolo lavoratore. Così che i dipendenti possano avere maggiore potere contrattuale con il proprio ‘capo’ e venire più ascoltati. Come noto, in caso di mancato raggiungimento di un accordo, la principale forma di protesta (da parte degli iscritti al sindacato) è quello dello sciopero.
Ovviamente, per quanto diversa da quella di una srl, rimangono imprescindibili i capi saldi della sua realizzazione. Tra questi ultimi abbiamo in primis lo statuto. In esso devono essere specificati: principi, intenti e fini del sindacato, la sua sede legale, così come i suoi organi dirigenti. Infatti nello statuto deve comparire un vero e proprio programma (come quasi per le campagne elettorali in politica) a cui i futuri iscritti aderiranno, che condivideranno e sottoscriveranno con la loro partecipazione al sindacato. Dunque un primo passo è porsi un obiettivo da portare avanti e conseguire, da difendere anche legalmente; ed a farlo saranno i futuri fondatori. Da loro partirà l’iniziativa di ricercare poi dei ‘sostenitori’ (il cosiddetto comitato organizzativo) con cui fondare e dare vita formalmente e definitivamente, in concreto al sindacato. Saranno sufficienti altre 4-5 persone che condividono tale scopo primario. Dopodiché si fa un’autodichiarazione costituiva, senza bisogno del notaio (come per le srl ad esempio), in cui si sottoscrive che il sindacato ‘tot’, si è costituito in data ‘tot’ e nel luogo ‘tot’, alla presenza di ‘tot’ persone. Inutile dire, poi, che prima di entrare a far parte di un sindacato occorre conoscere bene – dettagliatamente – quali sono i propri diritti di cui si usufruisce di conseguenza.

Le spese per e di un sindacato

Se tutto a un prezzo, vediamo quali sono i costi di un sindacato e che anche i suoi iscritti devono sostenere per il sindacato. Per questi ultimi vi è – come per ogni forma di tesseramento per lo più – quello della quota annuale da versare ciascuno di loro. Da precisare che tali quote variano. A quale fine? Perché anche il sindacato ha delle spese che si deve accollare, proprio per svolgere la sua attività sindacale in toto e tutte le azioni che svolge: dal pagamento delle pensioni, a quelle per gli avvocati difensori, a quelle burocratiche per ‘interagire’ e portare avanti ‘cause’ con il governo e ministeri. Prima avevamo parlato di sciopero; ebbene, se i lavoratori vi aderiscono, però, perdono lo stipendio relativo alla remunerazione per quella giornata lavorativa. Allora, chi li ‘rimborsa’? Ovviamente il sindacato. Come? Attraverso il cosiddetto fondo per gli scioperi.

Tuttavia è bene precisare che, per costituire un sindacato, possono essere necessarie anche alcune migliaia di euro, per fondare la sede, stipendiare il personale che ci lavora e acquistare tutto il materiale occorrente (strumenti ed attrezzature del mestiere, come si suol dire, per lo più prettamente di carattere informatico). Per ovviare a tale problema economico-finanziario, le possibilità sono diverse; o lavorando a distanza e offrendo servizi on line (e risparmiando sui locali della struttura operativa), oppure anche attraverso una sede distaccata già esistente, oppure con un sistema tipo quello del franchising cioè appoggiandosi (come per le filiali di una grande catena o di una multinazionale, per esempio) a una struttura più grande già operativa e attiva con cui associarsi, quasi facendosi conglobare da quella, ma avvalendosi della sua già forte presenza sul mercato, sulla sua clientela già creata e sulla pubblicità con cui si è già fatta conoscere. Ovviamente, poi, un rimedio è svolgere tutte le pratiche burocratiche in loco, cioè presso enti vicini all’eventuale sede legale del sindacato, così da risparmiare tempo, fatica e – dunque, pertanto – spese ulteriori.

Le attività di un sindacato

Che cosa fa nello specifico un sindacato? Quale lo scopo per cui nasce (anche se ve ne è più di uno spesso)? Per rispondere alla prima domanda occorre dire che sono molte le attività svolte da un sindacato, ma tutte connesse al suo scopo precipuo (per rispondere alla seconda) che è quello di garantire assistenza sociale ai lavoratori. In che modo può farlo? Anche (per tornare al primo quesito) con consultazioni specifiche, tipo ai lavoratori (ma anche ai semplici cittadini) sui propri diritti; e sulle pensioni (ai futuri pensionati dunque). Quindi, non solo si confronta e sostiene i pensionati sulle pensioni, i lavoratori sui loro diritti e in particolare in tema di sicurezza (oltre che di stipendi come detto); ma anche semplici cittadini nell’ambito del ‘diritto alla famiglia’ (quindi anche in tema di ‘successioni’). Il sindacato, non è da dimenticare, è un punto di riferimento anche per i nostri connazionali all’estero.
Ovviamente, quando si parla di diritti, non si può non aprire una parentesi e rivolgere particolare attenzione ai nuclei più disagiati. Per le fasce sociali più povere, che non raggiungono un reddito minimo, le prestazioni offerte dal sindacato per garantire i servizi sopra citati al cittadino sono gratuite; in caso vi fosse necessità di spese maggiori, che richiedono un contributo da parte del singolo, allora è previsto che si possano sottoscrivere precipue convenzioni vantaggiose per la persona in difficoltà e in ristrettezze economiche per così dire, volte a suo favore.

I parametri ministeriali per un sindacato

Tuttavia vi sono dei parametri vincolanti che il sindacato deve rispettare per avere il riconoscimento e il beneplacito (per così dire) da parte del Ministero del lavoro: è quest’ultimo, infatti, che dà l’autorizzazione definitiva alla costituzione di un sindacato, concessione erogata solo dopo aver verificato che il sindacato è nel totale rispetto di tutti i principali connotati fondamentali che deve avere. Vediamo quali sono. Non tutti i soggetti, infatti, possono costituire un sindacato. Principalmente, in particolarmente, si tratta di realtà specifiche, come grandi associazioni (formate da almeno un triennio) – a livello nazionale e unite anche persino in confederazioni – che si adoperano per i lavoratori; oppure quelle dedite a fornire assistenza (come detto sopra); e soprattutto che abbiano gli strumenti per poter essere affidabili e concrete: ossia un numero congruo di personale qualificato e un potenziale economico sufficiente a disposizione, con cui poter operare.
Dall’altro lato è vero che, probabilmente, non tutte le richieste di costituzione in un sindacato verranno approvate e accettate. Alcune saranno rifiutate. Ancora una volta, però, gli elementi tenuti in considerazione saranno: il budget economico di cui si può usufruire, gli obiettivi e lo scopo principale del sindacato stesso, i servizi che andrà ad erogare; oltre anche al luogo dove avrebbe eventualmente la sede. Il Ministero ha circa tre mesi (90 giorni) per rispondere in merito alle domande ricevute, una volta che le ha incamerate; ma è solo dopo un anno che il sindacato riceverà il permesso (l’ok definitivo) per poter cominciare ad operare nel concreto sul serio. In caso di rifiuto si può fare un altro tentativo, inviando un’ulteriore successiva domanda di richiesta di formazione di un sindacato, ma non prima che sia trascorso un quinquennio dal precedente respingimento. Se il Ministero darà il suo consenso, allora il passo successivo sarò quello di iscriversi al registro delle persone giuridiche presso la Prefettura dell’ambito in cui è circoscritto il sindacato (o meglio la sua sede), un po’ come abbiamo visto occorreva fare per le start-up e per le srl; tanto da ottenere il relativo codice fiscale di riferimento, proprio come accadeva per le società o per le associazioni stesse.

Le associazioni dei sindacati

Da ultimo, ci si deve ricordare che (come i singoli individui si riuniscono in un sindacato e ne entrano a far parte), così anche i sindacati stessi possono associarsi in una realtà più grande e complessa come quella delle RSU (Rappresentanze sindacali unitarie) e delle RSA (Rappresentanze sindacali aziendali). Gli esponenti che rappresentano le prime sono decretati deliberatamente dai lavoratori, senza che necessariamente siano membri di un sindacato, poiché possono nascere proprio da una loro iniziativa spontanea; i rappresentanti delle seconde, invece, sono nominati solamente da tutti coloro che sono all’interno di un sindacato.

note

[1] In base all’articolo 39 della Costituzione, due sono i punti fondamentali: primo che “l’organizzazione sindacale è libera”; secondo che “l’ordinamento interno deve essere a base democratica”.

[2] L’articolo 18 della Costituzione è molto chiaro al riguardo: c’è per i cittadini “il diritto di associarsi liberamente”, ma purchè “per fini non vietati dalla legge”. E, ad essere vietate sono proprio le associazioni segrete appunto, anche a carattere politico-militare.

Autore Immagine: Pixabay.com


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