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Cosa significa finanziamento in conto capitale

19 Ott 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 Ott 2018



Che cosa si intende con precisione quando si parla di finanziamento in conto capitale? Come funziona esattamente e a cosa serve? Andiamo a scoprirlo.

Finanziamento agevolato, chirografario e in conto capitale. Sono solo alcune tipologie di finanziamenti esistenti. Ora vogliamo analizzare più dettagliatamente quello in conto capitale: cosa significa finanziamento in conto capitale? Innanzitutto, prima di cominciare, occorre premettere che i finanziamenti, come i versamenti in conto capitale, riguardano l’ambito delle società di cui un individuo può far parte – sia che siano società a responsabilità limitata (s.r.l.) sia che siano società per azioni (s.p. a.) -. E poi: per quale motivo richiedere un finanziamento o fare un versamento in conto capitale?

Come funzionano i finanziamenti in conto capitale

Prima di rispondere distinguiamo tra i finanziamenti (richiesti alle banche, che possono decidere di erogarli o meno) e i versamenti in conto capitale, che invece sono soldi dei singoli soggetti, membri della società. Non c’è nessun obbligo da parte loro a rilasciare denaro alla società, ciò avviene di loro spontanea volontà. Ma perché dovrebbero farlo se non sono costretti né tenuti?

Le ragioni possono essere varie; ma risiedono unicamente nel fatto che vi sono delle passività, delle perdite da colmare, oppure si pensa ad un investimento mirato a un’azione futura della società. Se c’è un divario tra le voci passive e attive della società, con le prime che superano le seconde, ovviamente non va bene e si devono prendere delle misure per porvi rimedio. Una potrebbe essere quella di aumentare il capitale sociale chiedendo un finanziamento a una banca, ma l’istituto potrebbe non erogarlo, in quanto la società ha tali passività troppo alte; e poi c’è l’obbligo di restituzione. Allora i singoli soci possono decidere di incrementare loro il capitale sociale con proprio denaro, con quelli che vengono definiti versamenti in conto capitale appunto.

Finanziamenti a fondo perduto, fruttiferi e infruttiferi

Ma questi ultimi sono noti anche come “versamenti a fondo perduto”. Perché vengono chiamati così? Per il semplice fatto che non c’è obbligo di restituzione da parte della società e che non è detto siano indirizzati per un certo scopo; infatti, come molto spesso accade, i singoli soci li rilasciano per ovviare a ‘perdite’; per controbilanciare questa tendenza negativa, senza il coinvolgimento di terzi esterni e per non indebitarsi troppo con le banche. Tuttavia tali versamenti rappresentano una passività per la società, un debito. Il finanziamento andrà nella voce “debiti verso altri finanziatori”, i versamenti in conto capitale o a fondo perduto in quella “altre riserve”. In questo secondo caso, poi, ci sono da notare altre due particolarità: la prima è che – in caso di restituzione da parte dell’azienda – della somma erogata rientra prima la banca o l’ente finanziatore e poi i soci membri [1]; e l’altra è che, se solo alcuni dei soci hanno ‘donato’ versamenti a fondo perduto, anche chi non li ha versati (degli altri soci) verrà ‘rimborsato’. Infatti se tali versamenti finiscono nel capitale sociale c’è l’annessa rinuncia al diritto alla restituzione (inclusa e sottintesa, implicita).

Versamenti in conto futuro aumento capitale

Prima di passare a vedere i versamenti di altra natura [2], occorre fare una precisazione relativa ai finanziamenti dei soci: se sono fruttiferi o infruttiferi; nel primo caso la restituzione della somma non prevede interessi (passivi aggiuntivi ulteriori alla cifra versata), nel secondo caso sì, sono conteggiati ed inclusi anche gli interessi.

Oltre ai versamenti a copertura perdite, vi sono anche versamenti cosiddetti in conto futuro aumento capitale. Questi ultimi finiranno nella voce di bilancio, all’interno del patrimonio netto, “altre riserve”. Quindi quando finisce in “riserva” diventa di proprietà della società, che ne può disporre come vuole, e il singolo socio che ha versato la cifra non ne può più disporre liberamente, ma è la società che gestisce quel denaro come meglio ritiene. I versamenti in conto futuro aumento capitale vengono erogati anticipatamente e solo in seguito verrà fatta una delibera in cui si dichiara l’aumento di capitale sociale, che – ovviamente – è stato fatto in funzione di un investimento o di un’iniziativa futura che si intende percorrere e dovrebbe essere mirato; ma potrebbe verificarsi che così non sia, ossia l’aumento di capitale sociale non sia fatto in previsione di un investimento futuro successivo, ma con una delibera anteriore senza uno scopo successivo ben definito, che potrà essere differente (come sanare le perdite o altro): si tratta dei cosiddetti versamenti in conto capitale generici. I versamenti in conto futuro aumento capitale sono più vincolanti per la società; è previsto un rimborso ma, qualora sia stato prefissato un termine per deliberare l’aumento di capitale sociale, il rimborso e la restituzione del versamento non può avvenire prima che sia decorso quel termine.

Esiste, poi, un ultimo tipo di versamenti: i cosiddetti versamenti in conto aumento di capitale. Innanzitutto l’aumento del capitale sociale deve avvenire a norma di legge [3]. Poi si tratta di versamenti destinati ad uno scopo precipuo ben specifico e se la pratica dell’aumento di capitale sociale per tale obiettivo non giunge a perfezionamento, secondo quanto disposto per legge, i soci hanno diritto alla restituzione.

Sgravi fiscali nel finanziamento in conto capitale

Infine, ci si potrebbe chiedere se vi siano altre ragioni per cui un socio dovrebbe effettuare tale tipo di versamenti e se, comunque, sia loro riconosciuto un incentivo, un premio, anche nell’ordine di una forma di sgravio fiscale. Anche in questo caso si deve ragionare in termini di società e non di singolo membro. La società che si sia finanziata con capitale proprio riceverà un’agevolazione fiscale, un incentivo dato proprio perché non si è richiesto un finanziamento bancario per esempio. Tale sgravio fiscale per la società prende il nome di aiuto alla crescita economica (in sigla ace), che varia in proporzione alla quantità di patrimonio netto derivante da versamenti in conto capitale, percentuale che incide in maniera diretta rispetto all’aumento di capitale sociale generato tramite tali versamenti.

note

[1] In base all’articolo 2467 del Codice Civile si dice che “il rimborso di tali finanziamenti deve essere postergato rispetto alla soddisfazione degli altri creditori”.

[2] Previsti dal principio contabile n. 28 del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e Ragionieri (CNDCR).

[3] In base all’articolo 2444 del Codice civile.

Autore Immagine: pixabay.com


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