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Opzione donna, come funziona?

16 ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 ottobre 2018



Come funziona l’opzione contributiva per la pensione anticipata delle lavoratrici: chi ne ha diritto, quali sono i requisiti, come si calcola il trattamento.

L’opzione donna potrebbe essere prorogata al 2019: l’intervento, che consentirebbe alle lavoratrici di pensionarsi con 57 o 58 anni di età, è atteso da molti anni. Ad oggi, ottenere la pensione anticipata con opzione donna, con 35 anni di contributi e un minimo di 57 anni e 7 mesi di età, è ancora possibile, ma soltanto per chi ha maturato i requisiti da tempo: grazie alla cristallizzazione [1], difatti, chi in passato ha raggiunto le condizioni richieste per accedere all’opzione può comunque pensionarsi, anche se questo particolare regime pensionistico non è stato sinora prorogato. Bisogna, in particolare, aver maturato i requisiti di età richiesti entro il 31 luglio 2016, mentre il requisito di 35 anni di contributi deve essere maturato al 31 dicembre 2015. Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sull’opzione donna: come funziona, quali sono le condizioni richieste per pensionarsi, come si calcola il trattamento.

Aggiornamento: in base al Comunicato stampa del Consiglio dei ministri, del 15 ottobre 2018, con cui è stato approvato il disegno di legge di bilancio, l’Opzione donna sarà inserita nella legge di Bilancio 2019 e riservata a chi ha un’età minima pari a 58 anni se lavoratrice dipendente, o a 59 anni se autonoma. Leggi tutto l’aggiornamento: Proroga opzione donna 2019.

Quali sono i requisiti per l’opzione donna?

Per potersi pensionare oggi con opzione donna devono essere rispettati precisi requisiti:

  • per le lavoratrici dipendenti, è necessario aver raggiunto 57 anni e 7 mesi di età entro il 31 luglio 2016, e 35 anni di contributi al 31 dicembre 2015; dalla data di maturazione dell’ultimo requisito alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo, detto finestra, pari a 12 mesi;
  • per le lavoratrici autonome, è necessario aver raggiunto 58 anni e 7 mesi di età entro il 31 luglio 2016, e 35 anni di contributi al 31 dicembre 2015; dalla data di maturazione dell’ultimo requisito alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo di finestra pari a 18 mesi.

In pratica, possono ottenere la pensione le dipendenti che hanno compiuto 57 anni e le autonome che hanno compiuto 58 anni entro il 31 dicembre 2015, se possiedono 35 anni di contributi entro la stessa data.

La pensione con opzione donna è penalizzata?

In cambio dell’uscita anticipata dal lavoro, il trattamento spettante con opzione donna è calcolato col sistema contributivo: questo metodo di calcolo è basato sui contributi effettivamente accreditati e risulta sfavorevole rispetto al sistema di calcolo retributivo, che invece si basa sulla media degli ultimi stipendi o redditi.

Non esiste una penalizzazione fissa, perché il calcolo della pensione dipende da numerose variabili, tuttavia si parla di un taglio della pensione che può anche superare il 30%, rispetto al trattamento calcolato col sistema retributivo.

Come si calcola la pensione con opzione donna?

Nello specifico, il calcolo contributivo, utilizzato con opzione donna, non si basa sugli ultimi stipendi o retribuzioni percepite come il sistema retributivo, ma sui contributi effettivamente versati nel corso dell’attività lavorativa, rivalutati e trasformati in rendita da un coefficiente che aumenta all’aumentare dell’età pensionabile.

Il sistema di calcolo contributivo si divide in due quote:

  • la quota A, sino al 31 dicembre 1995 (valida solo per chi ha optato per il calcolo interamente contributivo, oppure per il computo o per la totalizzazione);
  • la quota B, dal 1° gennaio 1996 in poi.

Per ricavare l’assegno di pensione corrispondente alla Quota B, bisogna:

  • accantonare, per ogni anno, il 33% della retribuzione lorda corrisposta dal 1996 (il 33% è l’aliquota valida per la generalità dei lavoratori dipendenti), oppure l’aliquota contributiva prevista dall’Inps per le altre categorie di lavoratori;
  • rivalutare i contributi accantonati ogni anno, in base alla media mobile quinquennale della crescita della ricchezza nazionale, ovvero all’incremento del Pil nominale, che comprende anche il tasso di inflazione che si registra anno per anno;
  • sommare i contributi rivalutati, ottenendo così il montante contributivo;
  • moltiplicare il montante contributivo per il coefficiente di trasformazione, una cifra espressa in percentuale che varia in base all’età, ottenendo così la quota B di pensione.

Per determinare la Quota A della pensione, in caso di opzione per il sistema contributivo, computo o totalizzazione, il procedimento è più complicato.

Il complesso meccanismo dovrebbe risultare più semplice spiegato in questo modo:

  • si prendono le 10 retribuzioni annue precedenti il 1996 (o le retribuzioni 1993-1995 per i dipendenti pubblici);
  • si applica l’aliquota contributiva pensionistica riferita all’epoca del versamento (quella del 1995, ad esempio, era pari al 27,12% per la generalità dei dipendenti);
  • si rivalutano i contributi così ottenuti, sulla base della media quinquennale del Pil nominale;
  • si ricava una media annua di contribuzione (capitalizzata) dividendo il totale della somma complessivamente accantonata per 10 (o per 3, per i dipendenti pubblici);
  • si moltiplica il risultato ottenuto per il numero complessivo degli anni di anzianità, valutati però ponderandoli con il rapporto tra l’aliquota contributiva vigente in ciascun anno e la media delle aliquote contributive vigenti nei 10 (o 3) anni precedenti quello in cui viene esercitata l’opzione;
  • si ottiene, così, il montante contributivo della quota A, che deve essere moltiplicato per il coefficiente di trasformazione per trasformarsi in quota A di pensione.

Si possono, in alternativa, sommare i due montanti contributivi, della Quota A e della Quota B, per giungere al montante contributivo totale, che viene poi trasformato in rendita dal coefficiente di trasformazione, che varia in base all’età pensionabile.

Il procedimento può cambiare a seconda della particolare gestione previdenziale in cui si possiedono i contributi.

Domanda opzione donna

Chi ha raggiunto, entro le date indicate, i requisiti per l’opzione, può pensionarsi utilizzando questo particolare regime anche adesso: l’Inps ha difatti chiarito che anche a questo speciale regime si applica la cristallizzazione dei requisiti, un principio, generalmente valido in materia previdenziale, che consente di ottenere la pensione con un previgente regime se entro le date previste sono stati raggiunti i requisiti, anche se successivamente la legge è cambiata.

Nuova opzione donna 2019

Secondo le proposte illustrate durante l’attuale campagna elettorale, si vorrebbe prorogare l’opzione donna. Non si sa ancora, però, se i requisiti di età e contribuzione resteranno gli stessi (in questo caso, potrebbero pensionarsi anche le nate del 1961 e del 1962), oppure se saranno cambiati.

Secondo una recente proposta, l’opzione potrebbe essere ottenuta con un minimo di 35 anni di contributi, come avviene ora, ma con un’età minima pari a 63 anni. In cambio dell’anticipo, sarebbe ugualmente previsto il ricalcolo contributivo della prestazione.

note

[1] Inps nota n.145949/2015.

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2 Commenti

  1. Ma cosa dite ma non è più conveniente… Insomma fanno tutto quello che vogliono… Speriamo lascino come prima.

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