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Editoriali Giustizia italiana: per recuperare un credito di 5 mila euro bisogna spenderne 10 mila

Editoriali Pubblicato il 11 febbraio 2013

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> Editoriali Pubblicato il 11 febbraio 2013

Recupero crediti: il capitolo più scottante della “giustizia italiana” perché, tra spese di giustizia e onorari di avvocato si arrivano a spendere somme che sono pari al doppio di quelle da recuperare. Ecco un esempio numerico.

La giustizia italiana è piena di contraddizioni; ma chi non ha mai avuto la necessità di recuperare un credito non conosce il paradosso più profondo del nostro processo, legato proprio a questo tipo di procedura. Paradosso che deriva, soprattutto, dall’enorme margine di insuccesso che vi è insito e che rischia di far spendere, al creditore, una somma pari al doppio rispetto a quella che deve recuperare.

Facciamo un esempio numerico, perché parlare con “prove concrete” è tipico di noi avvocati.

Mettiamo che si debba recuperare un credito di 5 mila euro. A conti fatti, alla fine della procedura, si può arrivare a spendere 10 mila euro. Sempre che siano stati aggrediti dei beni “vendibili”. Altrimenti la somma può essere superiore.

Il primo passo è quello di affidarsi ad un avvocato, che scriverà una lettera di diffida e messa in mora, anche per interrompere le prescrizioni e far decorrere gli interessi moratori.

Il compenso medio per una operazione di questo tipo è di 200 euro circa.

Ma la lettera di diffida – posto soprattutto il periodo di crisi – raramente produce effetti. Così l’avvocato deve passare alle maniere “forti”. Egli avvierà, perciò, un’azione legale volta a procurarsi un titolo esecutivo (una sentenza o un decreto ingiuntivo) per poi procedere a esecuzione forzata.

Il costo di un decreto ingiuntivo per un credito di 5 mila euro è di:

– 42,50 euro di contributo unificato;

– 8,00 euro per marca da bollo;

– 10,42 euro x 2 per estrarre una copia del decreto;

– 11,83 euro per la notifica del decreto (in realtà, molto spesso, c’è bisogno di più di una notifica, quando il debitore risulti per esempio irreperibile, abbia cambiato sede o rifiuti l’atto;

– 168,00 euro per la registrazione dell’atto presso l’Agenzia delle Entrate.

Il totale parziale è di 251,17 euro. A questa cifra (si tratta di sole spese vive) si dovrà aggiungere l’onorario dell’avvocato che, secondo il vigente tariffario, è di Euro 700,00 circa (che, alla fine del procedimento, dovrebbe rifondere il debitore).

Fino a questa fase, si sono spesi 1.151,17 euro.

A questo punto, con il titolo esecutivo si può avviare il pignoramento, facendolo precedere dalla notifica di un atto di precetto. In questa fase la spesa ammonta a:

– 11,83 euro per notifica del precetto;

– 100,00 euro per compenso avvocato.

Fino a questa fase si sono spesi 1.263,00 euro.

 

Il tipo di pignoramento oggi più efficace è l’espropriazione presso terzi, cioè il pignoramento eseguito nei confronti del debitore del debitore (ad esempio presso la Banca del debitore o presso il datore di lavoro). Poiché in Italia non è consentito acquisire notizie sui conti bancarie altrui, per scoprire dove il debitore ha il conto corrente si deve andare “a naso”. Tra costi di notifica e compensi di avvocato, si può arrivare a spendere altre mille euro, per scoprire – alla fine di tutto ciò – che il debitore non ha conti correnti attivi o che sono già stati pignorati.

Dunque, sino ad ora sono stati spesi circa 2.300 euro.

A questo punto, bisogna essere fortunati. Se il debitore ha un immobile intestato bisogna tentare di aggredire questo bene: si tratta però della procedura più lunga e costosa.

Si parte con la notifica di un atto di pignoramento immobiliare (costo medio 20-50 euro circa), da trascrivere presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari (costo medio 250 euro circa di diritti). A volte ci si affida ad agenzie i cui compensi potrebbero far lievitare ulteriormente la spesa.

Il pignoramento, poi, deve essere iscritto a ruolo, cioè portato a conoscenza del tribunale (con un ulteriore costo di 242 euro + marca da bollo da 8 euro). Il compenso dell’avvocato arriva fino a 2 mila euro.

Dopo l’iscrizione a ruolo, è opportuno affidarsi a un notaio per il deposito della relazione ipocatastale il cui costo si aggira intorno a 1.500 euro.

Senza aver ancora recuperato il credito, la spesa sinora complessiva ammonta a 6.352 euro.

Dopo circa tre anni, verrà fissata la prima udienza di comparizione, nel corso della quale sarà nominato un consulente tecnico d’ufficio, cioè un perito del Tribunale che dovrà valutare l’immobile da vendere. Il suo onorario deve essere anticipato dal creditore procedente (costo: 500 euro circa).

Dopo la valutazione, saranno nominati anche i custodi giudiziari e i delegati alla vendita, ai quali il creditore procedente dovrà versare un anticipo per rimborso spese di circa 600 euro.

Si sono superati abbondantemente i 7.500 euro.

Procedendo con un paio di avvisi di vendita e con tre o quattro aste deserte, si sfiora il tetto di 10 mila euro.

Se qualcuno acquisterà l’immobile all’asta, il creditore rientrerà nelle spese e recupererà (forse i suoi figli) il credito iniziale. Altrimenti, tutta questa procedura è stata completamente inutile.

di MICHELE IAPICCA


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7 Commenti

  1. Egregio avvocato, nella parte dell’esecuzione immobiliare vi sono alcune inesattezze, verificato la sua precisione nell’indicare i diritti richiesti dal Tribunale; i diritti per il deposito di pignoramento immobiliare, da pargarsi in banca con modello F23, ammonta a € 267,00, così suddivisi: € 168 di imposta ipotecaria; € 59,00 di bollo ed € 40,00 di tassa ipotecaria; poi ci sono le competenze per la preparazione, ovvero trascrivere il pignoramento con le modalità imposte dall’Agenzia del Territorio, ovvero su chiavetta USB o Floppy, depositare e ritirare, dopo una quarantina di giorni, il relativo duplo; e per questa operazione, operatori del settore fatturano circa € 170,00 per ogni pignoramento. Successivamente si richiede la certificazione ipotecaria e ventennale e qui le spese sono in relazione al numero di proprietari negli ultimi vent’anni; ogni certificato (per la titolarietà in comproprietà tra coniugi, sono necessarie due posizioni, una per ciascun coniuge), all’atto della richiesta, necessita una marca da bollo da € 14,62 ed un anticipo spese di € 30,00 per ogni certificato e, dopo una ventina di giorni, si ritira il certificato con il saldo; la richiesta per questo tipo di certificazione, per comtepenze, varia da 350 a 500,00, secondo la complessità della richiesta, che deve comprendere tutti i proprietari nel ventennio; unitamente vi è la certificazione ventennale catastale che costa, in diritti all’Agenzia del Territorio, di € 44,00 + le competenze, mediamente di circa 50/70 euro. Quest’ultima certificazione è immediata. Per la certificazione ipotecaria, mediamente, si calcola un importo di 800/900 euro, spese e competenze, come già detto salvo che nel ventennio non vi siano stati numerosi passaggi, magari tra coniugi, in quanto vorrebbe dire numeorsi certificati, che eleva tale indicazione.
    Queste per compravendite tra privati. Differente se uno degli esecutati o ex proprietari, ha riscattato l’unità immobiliare da un ente (tipo ALER, Comune, etc.) il costo diventa quasi impossibile, in quanto per queste certificazioni, dove sono presenti detti enti, la richiesta di diritti può arrivare anche a 2.000,00 euro.
    Sperando di aver espresso con chiarezza questo passaggio, colgo l’occasione per porgere cordiali saluti.

  2. Gentile sig. Guglielmo Lei è stato molto preciso. Ovviamente, il senso dell’articolo è provocatorio e non deve, quindi, essere utilizzato come guida o ‘vademecum’ per calcolare i costi di un pignoramento immobilare.
    In altri termini, per ‘provocare’ non era necessario elencare precisamente gli adempimenti ed costi connessi alla instaurazione dei processi esecutivi. In ogni caso le Sue precisazioni (che aggiungono ulteriori costi nella fase esecutiva immobiliare), confermano ancor di più le mie critiche verso il ‘modello’ delle esecuzioni forzate, oramai consolidato nel nostro codice di rito civile. Grazie per l’intervento (e per le preziose precisazioni).

  3. Ma se incaso dopo il decreto ingiuntivo si raggingesse un accordo , la persona citata avrebbe a suo carico altre spese legali oltre a quelle del presente decreto ???

  4. Buongiorno, io sono una mamma di due bambini, il mio ex compagno non mi ha mai versato nulla per mantenimento dei suoi figli( nonostante sentenza del tribunale), io fin ora sono riuscita mettere ipoteca per un suo immobile di uso commerciale, vorrei chiedere se, visto che mezza ci sono due bambini piccoli, e io da circa 6 mesi ho perso il lavoro e non ho un reddito se esiste qualche tipo di agevolazione nei costi per poter procedere con il pignoramento o devo rassegnarmi e perdere ogni speranza..? Grazie mille.

  5. il patrocinio gratutito, povera bambina con lei cosi ignorante.e la roba ch e rigurda famiglia e persino esente contributo unificato.

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