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Taglio pensioni d’oro

15 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Dicembre 2018



Quali pensioni saranno ridotte con la nuova proposta di legge: pensioni alte, pensioni d’oro, ammontare delle penalizzazioni.

Chi possiede un trattamento pensionistico alto rischia, dal 2019, una pesante riduzione della pensione, che può arrivare addirittura al 40% se l’assegno mensile supera un determinato ammontare. In particolare, potrebbe essere interessato dalla nuova decurtazione delle pensioni d’oro, o meglio delle pensioni alte, chi percepisce un trattamento che supera i 4500 euro netti al mese: è quanto previsto dal recente disegno di legge sul taglio pensioni d’oro, che prevede la riduzione dei trattamenti attraverso l’applicazione di specifiche percentuali, graduate a seconda dell’importo della prestazione.

Il taglio delle pensioni alte parte dal 10% sino ad arrivare, in base ai recenti aggiornamenti al disegno di legge, al 40% del trattamento: la penalizzazione non è determinata dal ricalcolo contributivo della pensione, ma è applicata in percentuale sull’importo lordo della prestazione. In base al primo disegno di legge, la penalizzazione sarebbe dovuta corrispondere al rapporto tra il coefficiente collegato all’età per la pensione di vecchiaia e quello previsto per l’età del pensionamento. La proposta è stata, però, messa da parte.

In ogni caso, secondo quanto reso noto sinora, saranno tagliate le pensioni dirette (di anzianità, anticipate, di vecchiaia…) più alte; nessun taglio, invece, per le pensioni di reversibilità e invalidità, né per le vittime del terrorismo o del dovere.

La penalizzazione, che riguarderà un’ampia, ma non enorme, platea di pensionati, comporterà un risparmio che servirà, in base a quanto annunciato, ad aumentare le pensioni minime, quindi a finanziare la pensione minima di cittadinanza da 780 euro al mese. Inoltre, il disegno di legge abolirà i privilegi pensionistici dei sindacalisti. Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sul nuovo taglio pensioni d’oro: chi subirà le penalizzazioni, come funzionerà il ricalcolo del trattamento.

Chi subirà il taglio della pensione?

Secondo la proposta di legge, subirà il taglio della pensione chi possiede un trattamento pensionistico elevato, superiore, nel dettaglio, a 90mila euro lordi annui, ossia a circa 4500 euro netti mensili. Inizialmente, le proposte di legge sul taglio delle pensioni d’oro prevedevano la riduzione dei soli trattamenti ottenuti prima della maturazione dell’età per la pensione di vecchiaia.

In sostanza, perché la pensione subisca la riduzione, o meglio l’applicazione del contributo di solidarietà:

  • la pensione deve superare i 4500 euro netti mensili;
  • non rileva l’età pensionabile.

Come saranno tagliate le pensioni?

Ecco come funzionerà, secondo quanto descritto nel nuovo pacchetto previdenza, il contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro, che sarà articolato in 5 fasce.

La pensione, con l’applicazione del contributo di solidarietà, subirà un taglio fisso in misura percentuale per 5 anni.

Nello specifico, dovrebbero essere previste le seguenti riduzioni della pensione:

  • pensione tra 90 e 130mila euro: taglio dell’assegno pari al 10% per la parte eccedente i 90mila euro;
  • pensione tra 130 e 200mila euro: taglio dell’assegno pari al 10% per la parte eccedente i 90mila euro, taglio dell’assegno pari al 20% per la parte eccedente i 130mila euro;
  • pensione tra 200 e 350mila euro: taglio dell’assegno pari al 10% per la parte eccedente i 90mila euro, taglio dell’assegno pari al 20% per la parte eccedente i 130mila euro, taglio dell’assegno pari al 25% per la parte eccedente i 200mila euro;
  • pensione tra 350 e 500mila euro: taglio dell’assegno pari al 10% per la parte eccedente i 90mila euro, taglio dell’assegno pari al 20% per la parte eccedente i 130mila euro, taglio dell’assegno pari al 25% per la parte eccedente i 200mila euro, taglio dell’assegno pari al 30% per la parte eccedente i 350mila euro;
  • pensione oltre i 500mila euro: taglio dell’assegno pari al 10% per la parte eccedente i 90mila euro, taglio dell’assegno pari al 20% per la parte eccedente i 130mila euro, taglio dell’assegno pari al 25% per la parte eccedente i 200mila euro, taglio dell’assegno pari al 30% per la parte eccedente i 350mila euro, taglio del 40% dell’assegno per la parte eccedente i 500mila euro.

Le fasce di reddito ed i tagli devono essere confermati nel pacchetto previdenza, cioè nell’insieme di interventi in materia di pensione collegati alla legge di Bilancio 2019.

Come sarà tagliata la pensione?

In base a quanto annunciato, la riduzione non riguarderà l’intero trattamento pensionistico, ma solo le quote della pensione calcolate col sistema retributivo, che si basa sugli ultimi stipendi o redditi, e non sulla contribuzione accreditata. Inoltre, dovrebbe essere prevista una salvaguardia in base alla quale la pensione, all’esito dei tagli, non può risultare inferiore a 90mila euro, comprese le quote di perequazione.

Ammontare del taglio delle pensioni anticipate alte

La precedente proposta sul taglio delle pensioni d’oro, che sembrerebbe essere stata messa definitivamente da parte, non prevedeva un taglio fisso dell’assegno in misura percentuale, né un ricalcolo sulla base del sistema contributivo, ma una riduzione pari al rapporto tra il coefficiente di trasformazione vigente all’età del pensionamento e quello previsto all’età per la pensione di vecchiaia.

Se la decorrenza della pensione fosse risultata anteriore al 1° gennaio 2019, si sarebbero dovuti utilizzare come divisori dei coefficienti più bassi rispetto a quelli validi per le pensioni liquidate dal 2019 in poi (commisurati all’età di 67 anni), legati sia all’età pensionabile che all’anno di decorrenza della pensione: i coefficienti sono stati indicati in un’apposita tabella allegata al disegno di legge. Grazie a questo meccanismo, sarebbe stato possibile scomputare gli effetti della speranza di vita per coloro che sono andati in pensione sin dalla metà degli anni ’70, riducendo quindi il taglio del trattamento in corrispondenza dell’età.

Se la decorrenza della pensione fosse risultata anteriore al 1° gennaio 1996, si sarebbero utilizzati come divisori i coefficienti di trasformazione forniti in origine con la legge Dini [1].

Nella tabella riportata nel testo, elaborata da alcuni esperti che hanno preso visione del disegno di legge, si può osservare in che modo sarebbero probabilmente stati effettuati i tagli: in gran parte dei casi, maggiore risulta l’anticipo della pensione rispetto all’età per il trattamento di vecchiaia, maggiore risulta la decurtazione delle quote retributive dell’assegno.

In media, il taglio per ogni anno di anticipo sarebbe stato del 2-3%; in alcuni casi la riduzione complessiva avrebbe superato il 20%.

Nel dettaglio, la tabella mostra quale sarebbe stata la probabile decurtazione percentuale delle quote di pensione calcolate col retributivo: per capire a quanto sarebbe potuta ammontare la riduzione, è sufficiente incrociare l’età alla decorrenza della pensione con l’anno di decorrenza della pensione stessa. Ad esempio, se Mario si è pensionato nel 1985 a 55 anni, la sua pensione avrebbe potuto subire un taglio del 20,15% (in quanto integralmente calcolata col sistema retributivo).

Età alla pensione 1980 1985 1990 1995 2000 2005 2010 2013-2015 2016-2018 dal 2019
meno di 57 19,92% 20,15% 21,15% 22,60% 23,08% 23,08% 21,37% 24,15% 24,44% 25,05%
58 17,54% 17,78% 18,81% 20,31% 20,80% 20,80% 19,25% 22,18% 22,52% 23,20%
59 15,06% 15,31% 16,37% 17,91% 18,42% 18,42% 17,01% 20,08% 20,86% 21,23%
60 12,40% 12,65% 13,75% 15,34% 15,86% 15,86% 14,63% 17,86% 18,33% 19,13%
61 9,57% 9,83% 10,96% 12,60% 13,14% 13,14% 12,10% 15,48% 16,02% 16,90%
62 6,45% 6,72% 7,89% 9,58% 10,14% 10,14% 9,38% 12,94% 13,58% 14,53%
63 3,19% 3,47% 4,68% 6,44% 7,01% 7,01% 5,75% 10,23% 10,98% 11,99%
64 1,25% 3,07% 3,67% 3,67% 3,35% 7,32% 8,19% 9,30%
65 0,28% 1,63% 3,21% 4,22% 5,22% 6,41%
66 0,89% 2,01% 3,30%

Questa proposta, come già esposto, è stata messa da parte. Visto l’incessante susseguirsi di annunci e smentite in materia di previdenza, non è comunque improbabile che l’idea sia “rispolverata” ed attuata, magari con penalizzazioni più alte.

Riduzione della rivalutazione della pensione 2019

Oltre al contributo di solidarietà, per tagliare le pensioni d’oro era stato anche previsto un nuovo meccanismo di perequazione di questi assegni all’inflazione.

In pratica, anziché beneficiare di un’indicizzazione piena della pensione all’inflazione, l’adeguamento al costo della vita sarebbe stato abbattuto dal 25 al 50%, nel caso in cui l’ammontare della pensione fosse risultato almeno 9 volte superiore al minimo.

Se non ci saranno nuovi interventi, dal 2019, per le pensioni più alte, tornerà il vecchio meccanismo di rivalutazione del trattamento, più generoso rispetto a quello previsto sino al 31 dicembre 2018, con un adeguamento al costo della vita che va dal 100% al 75% dell’inflazione, secondo l’importo dell’assegno, e non dal 100% al 45%.

Nello specifico, il vecchio sistema di rivalutazione delle pensioni, che riparte (salvo interventi del Governo) dal 1° gennaio 2019, funziona “per scaglioni”, o fasce:

  • le fasce di importo fino a 3 volte il trattamento minimo sono rivalutate in misura pari al 100% dell’inflazione;
  • per le fasce d’importo tra 3 e 5 volte il minimo si applica il 90% dell’inflazione;
  • per le fasce d’importo superiore a 5 volte il minimo si applica il 75% dell’inflazione.

In pratica, con questo sistema, chi possiede una pensione pari a 1.800 euro dal 2019 beneficia dell’applicazione di una rivalutazione pari al 100% dell’inflazione sui primi 1500 euro (3 volte il minimo), mentre per l’importo che supera 3 volte il trattamento minimo ottiene una rivalutazione pari al 90% dell’inflazione, anziché vedersi applicare un adeguamento corrispondente al 95% dell’inflazione sull’intero importo del trattamento.

I vantaggi più grandi, comunque, li ottiene chi possiede una pensione superiore a 4 volte il trattamento minimo. Come osservato, difatti:

  • per le pensioni di ammontare tra le 4 e le 5 volte il trattamento minimo, a partire dal 1° gennaio 2019 si beneficia di una rivalutazione della pensione pari al 90% dell’adeguamento al costo della vita, anziché pari al 75%;
  • per le pensioni d’importo oltre 5 e fino a 6 volte il minimo, si beneficia di un adeguamento pari al 75%, anziché al 50%;
  • per le pensioni oltre 6 volte il minimo si ha diritto all’applicazione dell’adeguamento nella misura del 75% anziché del 45%.

Peraltro, considerando che le aliquote sono applicate per fasce, e che quindi sull’importo dell’assegno sino a 3 volte il minimo l’adeguamento è pari al 100% anche per le prestazioni più alte, l’aumento delle pensioni 2019 è ancora più elevato.

Aumento pensioni 2019

Nel dettaglio, le pensioni riconosciute dall’Inps, nel 2019, aumenteranno in questo modo, salvo interventi del Governo:

  • pensioni fino a 3 volte il minimo: si applicherà un tasso di rivalutazione pari all’1,1%;
  • pensioni di importo da 3 a 5 volte il minimo: si applicherà un tasso di rivalutazione pari allo 0,99%;
  • pensioni di importo oltre 5 volte il minimo: si applicherà un tasso di rivalutazione pari all’0,825%.

Per approfondire: Come aumentano le pensioni nel 2019.

Quanto si risparmia col taglio delle pensioni d’oro?

Nel caso in cui siano accolte le proposte di contributo di solidarietà e riduzione della perequazione della pensione, il maggior introito potrebbe garantire alle casse pubbliche tra i 200 e i 300 milioni l’anno.

Si potrebbe scegliere, però, di ridurre l’indicizzazione anche per le pensioni più basse.

Quali pensioni non saranno tagliate?

Come anticipato inizialmente, nessun taglio è previsto per le pensioni di reversibilità e invalidità, né per le vittime del terrorismo o del dovere. Inoltre, la norma non riguarderà gli iscritti alle casse privatizzate dei liberi professionisti.

Stop ai privilegi pensionistici dei sindacalisti

Il disegno di legge abolisce anche i privilegi pensionistici dei sindacalisti, grazie a una norma d’interpretazione autentica che modifica il decreto sui contributi figurativi [2]. La disposizione, in particolare, prevede che i contributi aggiuntivi versati dai sindacati, destinati ad integrare la contribuzione dei dirigenti sindacali o dei componenti degli organismi direttivi, non sia più utile ai fini della determinazione della quota A di pensione, riferita alle anzianità maturate sino al 31 dicembre 1992. L’incremento sarà invece utile ai fini della determinazione della quota B di pensione, limitando dunque notevolmente il beneficio pensionistico, a differenza di quanto accade attualmente.

Per saperne di più: Pensioni sindacalisti, come mai sono più alte?

note

[1] L.335/1995.

[2] Art.3, Co.5-6. D.lgs. 564/1996.


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