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Taglio pensioni d’oro

19 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 settembre 2018



Quali pensioni saranno ridotte con la nuova proposta di legge: pensioni anticipate, pensioni d’oro, ammontare delle penalizzazioni.

Chi si è pensionato da giovane, o comunque con un’età inferiore a quella prevista per la pensione di vecchiaia, rischia la riduzione della pensione, se il trattamento supera un determinato ammontare. In particolare, potrebbe essere interessato dal nuovo taglio delle pensioni d’oro, o meglio delle pensioni alte, chi percepisce un trattamento che supera i 4500 euro netti al mese: è quanto previsto dal recente disegno di legge sul taglio degli assegni d’oro, che prevede la riduzione dei trattamenti attraverso l’applicazione di appositi coefficienti di penalizzazione. Il taglio delle pensioni alte può superare, a seconda dei casi, il 23% del trattamento: la penalizzazione non è determinata dal ricalcolo contributivo della pensione, ma dal rapporto tra il coefficiente corrispondente all’età per la pensione di vecchiaia e quello corrispondente all’età del pensionamento. Saranno dunque tagliate le pensioni anticipate, o di anzianità, più alte; nessun taglio, invece, per le pensioni di reversibilità e invalidità, né per le vittime del terrorismo o del dovere. La penalizzazione, che riguarderà un’ampia, ma non enorme, platea di pensionati, comporterà un risparmio che servirà, in base a quanto annunciato, ad aumentare le pensioni minime, quindi a finanziare la pensione minima di cittadinanza da 780 euro al mese. Inoltre, il disegno di legge abolirà i privilegi pensionistici dei sindacalisti. Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sul nuovo taglio pensioni d’oro: chi subirà le penalizzazioni, come funzionerà il ricalcolo del trattamento.

Chi subirà il taglio della pensione?

Secondo la proposta di legge, subirà il taglio della pensione chi è uscito dal lavoro in anticipo rispetto all’età prevista per la pensione di vecchiaia, raggiungendo però un trattamento pensionistico elevato, superiore, nel dettaglio, a 90mila euro lordi annui, ossia a circa 4500 euro netti mensili. Inizialmente, le proposte di legge sul taglio delle pensioni d’oro prevedevano la riduzione dei soli trattamenti sopra i 5mila euro mensili; la precedente proposta prevedeva il taglio della pensione, invece, sopra i 4mila euro mensili.

In sostanza, perché la pensione subisca la riduzione:

  • il lavoratore deve essersi pensionato prima del compimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia, all’epoca del pensionamento;
  • la pensione deve superare i 4500 euro netti mensili.

Quindi, rispetto alle proposte di riduzione delle pensioni d’oro effettuate in precedenza è prevista un’ulteriore condizione che riduce la platea degli interessati, ossia il possesso di un’età anagrafica, al momento dell’uscita dal lavoro, inferiore all’età pensionabile, ossia all’età per la pensione di vecchiaia allora vigente.

Qual è l’età per la pensione di vecchiaia?

Ad oggi, sia per gli uomini che per le donne l’età per la pensione di vecchiaia è pari a 66 anni e 7 mesi, mentre dal 2019 salirà a 67 anni. In passato, specie prima dell’entrata in vigore della riforma Fornero, l’età pensionabile era più bassa; inoltre, era differente per gli uomini e per le donne, per i lavoratori autonomi ed i dipendenti, per i dipendenti pubblici e per quelli del settore privato. Per capire se si è colpiti dal taglio delle pensioni alte bisogna dunque verificare:

  • la propria categoria di appartenenza al momento di pensionamento (uomo/donna, dipendente o autonomo, dipendente pubblico o del settore privato, ricordando che secondo la normativa previdenziale chi possiede contributi misti, come lavoratore autonomo e dipendente, è considerato lavoratore autonomo ai fini dei requisiti per il diritto alla pensione);
  • l’età prevista per la pensione di vecchiaia, per la propria categoria, nell’anno in cui è avvenuto il pensionamento.

Come sarà tagliata la pensione?

La pensione non subirà un taglio fisso in misura percentuale, né un ricalcolo sulla base del sistema contributivo, ma subirà una riduzione pari al rapporto tra il coefficiente di trasformazione vigente all’età del pensionamento e quello previsto all’età per la pensione di vecchiaia.

Se la decorrenza della pensione risulta anteriore al 1° gennaio 2019, si utilizzeranno come divisori dei coefficienti più bassi rispetto a quelli validi per le pensioni liquidate dal 2019 in poi (commisurati all’età di 67 anni), legati sia all’età pensionabile che all’anno di decorrenza della pensione: i coefficienti sono indicati in un’apposita tabella allegata al disegno di legge. Grazie a questo meccanismo, sarà possibile scomputare gli effetti della speranza di vita per coloro che sono andati in pensione sin dalla metà degli anni ’70, riducendo quindi il taglio del trattamento in corrispondenza dell’età.

Se la decorrenza della pensione risulta anteriore al 1° gennaio 1996, si utilizzeranno come divisori i coefficienti di trasformazione forniti in origine con la legge Dini [1].

In ogni caso, la riduzione non riguarderà l’intero trattamento pensionistico, ma solo le quote della pensione calcolate col sistema retributivo, che si basa sugli ultimi stipendi o redditi, e non sulla contribuzione accreditata. Inoltre, è prevista una salvaguardia in base alla quale la pensione, all’esito dei tagli, non può risultare inferiore a 90mila euro, comprese le quote di perequazione.

Nella tabella riportata nel testo, elaborata da alcuni esperti che hanno preso visione del disegno di legge, si può osservare in che modo saranno probabilmente effettuati i tagli: in gran parte dei casi, maggiore è l’anticipo della pensione rispetto all’età per il trattamento di vecchiaia, maggiore è la decurtazione delle quote retributive dell’assegno.

In media, il taglio per ogni anno di anticipo risulterebbe intorno al 2-3%; in alcuni casi la riduzione complessiva supererebbe il 20%.

Ammontare del taglio delle pensioni alte

Nel dettaglio, la tabella mostra qual è la probabile decurtazione percentuale delle quote di pensione calcolate col retributivo: per capire a quanto potrebbe ammontare la riduzione, è sufficiente incrociare l’età alla decorrenza della pensione con l’anno di decorrenza della pensione stessa. Ad esempio, se Mario si è pensionato nel 1985 a 55 anni, la sua pensione subirebbe un taglio del 20,15% (in quanto integralmente calcolata col sistema retributivo).

È comunque necessario attendere le tabelle ufficiali, che saranno pubblicate assieme alla nuova legge, per conoscere le esatte modalità di applicazione del taglio delle pensioni alte.

Età alla pensione 1980 1985 1990 1995 2000 2005 2010 2013-2015 2016-2018 dal 2019
meno di 57 19,92% 20,15% 21,15% 22,60% 23,08% 23,08% 21,37% 24,15% 24,44% 25,05%
58 17,54% 17,78% 18,81% 20,31% 20,80% 20,80% 19,25% 22,18% 22,52% 23,20%
59 15,06% 15,31% 16,37% 17,91% 18,42% 18,42% 17,01% 20,08% 20,86% 21,23%
60 12,40% 12,65% 13,75% 15,34% 15,86% 15,86% 14,63% 17,86% 18,33% 19,13%
61 9,57% 9,83% 10,96% 12,60% 13,14% 13,14% 12,10% 15,48% 16,02% 16,90%
62 6,45% 6,72% 7,89% 9,58% 10,14% 10,14% 9,38% 12,94% 13,58% 14,53%
63 3,19% 3,47% 4,68% 6,44% 7,01% 7,01% 5,75% 10,23% 10,98% 11,99%
64 1,25% 3,07% 3,67% 3,67% 3,35% 7,32% 8,19% 9,30%
65 0,28% 1,63% 3,21% 4,22% 5,22% 6,41%
66 0,89% 2,01% 3,30%

Quali pensioni non saranno tagliate?

Come anticipato inizialmente, nessun taglio è previsto per le pensioni di reversibilità e invalidità, né per le vittime del terrorismo o del dovere. Inoltre, la norma non riguarderà gli iscritti alle casse privatizzate dei liberi professionisti.

Stop ai privilegi pensionistici dei sindacalisti

Il disegno di legge abolisce anche i privilegi pensionistici dei sindacalisti, grazie a una norma d’interpretazione autentica che modifica il decreto sui contributi figurativi [2]. La disposizione, in particolare, prevede che i contributi aggiuntivi versati dai sindacati, destinati ad integrare la contribuzione dei dirigenti sindacali o dei componenti degli organismi direttivi, non sia più utile ai fini della determinazione della quota A di pensione, riferita alle anzianità maturate sino al 31 dicembre 1992. L’incremento sarà invece utile ai fini della determinazione della quota B di pensione, limitando dunque notevolmente il beneficio pensionistico, a differenza di quanto accade attualmente.

Per saperne di più: Pensioni sindacalisti, come mai sono più alte?

note

[1] L.335/1995.

[2] Art.3, Co.5-6. D.lgs. 564/1996.

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