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Editoriali Elezioni: il peggior voto è non votare

Editoriali Pubblicato il 11 febbraio 2013

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> Editoriali Pubblicato il 11 febbraio 2013

La scheda elettorale disprezzata: un “diritto”, quello del voto, che non porta un beneficio immediato; un “dovere” che non è invece sanzionato. Per recuperare l’interesse al voto potrebbe parlarsi di puro opportunismo matematico.

Se le elezioni, in Italia, servissero a qualcosa, sarebbero già state abolite.

In realtà non è così.

Siamo consapevoli che è un discorso banale e scontato. Ma, con tutto il parlare che si sta facendo intorno all’intenzione di molti elettori di praticare la cosiddetta “astensione attiva” o il “non voto”, forse è il caso di ricordare un principio che ha, nell’aritmetica – più che nel diritto – la sua spiegazione: la peggiore scelta che il cittadino possa compiere è quella di non recarsi al seggio o di rendere nulla la scheda elettorale.

Per spiegarlo, ricorriamo a un esempio numerico.

Mettiamo un’ipotesi virtuale. Da un lato abbiamo due partiti: “A” e “B”; dall’altro abbiamo sei elettori: “1”, “2”, “3”, “4”, “5” e “6”.

Poniamo che l’elettore “3” sia molto indeciso se votare “A” o “B”. Tra i due candidati, tuttavia, “3” ritiene che “A” sia il male minore.

Prima Ipotesi: tutti e cinque gli elettori votano regolarmente, compreso “3”.

Alla fine delle votazioni, la situazione sarà la seguente: per “A” hanno votato “1”, “2”, “3” e “4”; per “B” hanno invece votato “5” e “6”. La vittoria di “A” è schiacciante.

Seconda Ipotesi: “3” decide di non votare o di rendere nulla la scheda per protesta.

La variazione del comportamento di “3” sulla Prima Ipotesi porterà la situazione finale ad avere “A” con il voto di “1”, “2” e “4”, e “B” con il voto di “5” e “6”. Lo scarto tra i due canditati è minore rispetto alla precedente ipotesi.

In questo modo, con il suo non voto, “3” ha agevolato proprio il candidato che mai avrebbe votato. “B”, infatti, in termini “relativi” si è avvicinato di più ad “A” e, quindi, ha acquistato più potere (seggi).

Lo stesso principio si può replicare con un numero più elevato di candidati e di elettori.

Si parte comunque da un principio: che qualsiasi elettore, anche il più indeciso, sappia comunque individuare chi, tra tutti i candidati, è secondo lui il peggiore e che, quindi, mai voterebbe. Qualora l’elettore indeciso decida di votare, porterà un voto in meno – in termini relativi – al candidato da lui considerato peggiore. Invece, nell’ipotesi opposta, il candidato “peggiore” avrà un voto di scarto in meno rispetto ai propri rivali.

Dicevamo: siamo consapevoli che si tratta di un discorso banale e a tutti noto. Ma è proprio per questo che ci chiediamo come sia possibile – nonostante la protesta antipolitica che oggi si leva da più parti – avere la tentazione di non votare. Comprendiamo che la forte delusione del popolo porti con sé un amaro senso di disillusione, che fa apparire anche il voto come un atto a volte del tutto inutile.

Bismarck diceva che “non si mente mai tanto come prima delle elezioni, durante la guerra e dopo la caccia”.

Ma la disillusione è un atteggiamento istintivo e sbagliato: non ha molto senso lamentarsi se, ciascuno, nel proprio piccolo, non contribuisce (anche col voto) a cambiare le cose.


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10 Commenti

  1. @Cucu: Non credo che Otto von Bismarck abbia detto quella frase, per la prima volta, sul Corriere della Sera. O forse sei tu che per la prima volta l’hai letta là? 🙂

  2. Mi permetto di dire che ci sono anche gli extraparlamentari che non per questo appartengono alle brigate rosse o nere o d’altro colore o alla schiera dei qualunquisti menefreghisti, e sono gli extraparlamentari che hanno capito da tempo che da tempo il Parlamento è stato svuotato del suo potere, e con un golpe costituzionale strisciante è stato svuotato, perché si va avanti a botta di decreti leggi e di disegni di legge governativi su cui con metodo sistematico è posto il voto di fiducia mentre i disegni di legge d’iniziativa non governativa hanno solo l’uno per cento di probabilità che siano discussi e approvati, e infine perché è diventata una favola quella del parlamentare che rappresenta la Nazione e forse pure una favola quella del presidente della Repubblica che rappresenta l’unità nazionale.

  3. Il problema è che in maniera totalmente antidemocratica il non voto inteso come “mi reco al seggio ma non trovando nessuno che mi RAPPRESENTI non voto nessuno” non viene considerato, non ha peso. Nelle scorse elezioni in sicilia la maggioranza degli aventi diritto non ha votato. E non mi si dica che non avevano voglia di uscire di casa. Se il non voto, avesse valore in quel caso avrebbe significato “cari signori, tutti voi, non ci avete convinto”. Legittimare la teoria del “vabè voto il meno peggio” equivale a svilire la tanto decantata libera democrazia. Non si può obbligare il Popolo Sovrano a dover scegliere sempre il male minore. Non lo si può fare con i ricatti del dovere civico e del “voto utile”. Se ci fosse l’obbligo di votare ma la possibilità di scegliere “nessuno dei suddetti” la cosa sarebbe diversa, e molti personaggi si renderebbero conto che il Popolo Sovrano non li ritiene adeguatamente rappresentativi. Aritmeticamente parlando se alle elezioni il 50% dei votanti non vota, o annulla la scheda, i conti vengono fatti solo sulle schede valide, e quindi la statistica è falsata. Se su 10voti, 2 sono per A, 3 sono per B e 5 sono “No grazie” con quale criterio di democrazia si può affermare che B ha vinto? Come si fa ad asserire che il vero 50% non conta? E se fosse il 99% a non votare? come si può dire che l’1% decide? Questa è una truffa mascherata da nobile ideale. Titolo IV, Art. 48 “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto”. Se il non voto non è legittimamente incluso tra le opzioni cade il criterio di uguaglianza. Se si istiga a votare il meno peggio cade il criterio di libertà. Questa è una violazione costituzionale!!!

  4. La sua considerazione tecnica è aritmeticamente ineccepibile ma dimentica che al caso in oggetto si applica un artificio chiamato “premio di maggioranza”, non è pertanto a mio avviso corretto dire che non votando si favorisce il perdente. Inoltre le ragioni dell’astensionismo attivo non stanno nell’intenzione di favorire o sfavorire uno dei contendenti (altrimenti basterebbe votare), ma evidenziare una questione di coscienza oltre che giuridica. L’attuale legge elettorale limita eccessivamente la sovrnità popolare ed è in contrasto con il principio di voto a suffragio diretto sancito nella Costituzione. Chi pratica l’astensione attiva compie il gesto politico di rifiutare di partecipare ad una competizione che ritiene falsata, e ritiene in questo modo, a torto o a ragione, di rispettare maggiormente la Costituzione.

    1. Ci sono una serie di argomentazioni abbastanza tediose sul fatto se il non-voto possa essere un diritto o meno, entrando di mezzo l’ambigua categoria dei diritti-doveri. Ma per ora tralasciamo questo aspetto.
      Ad ogni modo, nell’articolo facevo un discorso di opportunità. E ho spiegato che il non-voto non favorisce “IL PERDENTE” ma chi non si sarebbe MAI votato (quindi il peggiore per il non votante). Il premio di maggioranza non cambia le carte in tavola se non si vota, trattandosi di maggioranza relativa.

  5. Il favorire chi non si sarebbe mai votato (B) è irrilevante se con il premio di maggioranza ha comunque la maggioranza assoluta in parlamento l’altro (A) (o meglio la “coalizione” di altri) anche se non ha la maggioranza dei voti. Lei semplificando dimentica una serie di casi, ad es. quello in cui il meno peggio per un elettore semplicemente non esista. Sono d’accordo sul fatto che sia questione di opportunità, ma si tratta dell’opportunità di avvallare o meno un sistema elettorale che non consente l’elezione diretta e che mette inutili e dannosi filtri alla sovranità popolare, non dell’opportunità di favorire o sfavorire leggermente uno tra due contendenti in ogni caso non rappresentativi.

    1. Infatti, come specificavo, tutta l’analisi parte da questo presupposto: che l’elettore abbia una preferenza in negativo, cioè sappia certamente chi non voterebbe. Se ciò manca, tutta l’analisi cade.

  6. Io credo che il suo discorso sia molto sensato, ma lei valuta A e B come le uniche alternative che noi cittadini italiani (più di 60 milioni) abbiamo di essere rappresentati.
    E se A e B fanno pena?
    Se A e B sono solo due facce della stessa medaglia?
    Considera corretto mettere al potere gente (perché anche la minoranza va al potere, anche se come opposizione) che la maggior parte degli italiani non approva?
    Crede che sia democratico rassegnarsi a non poter avere un governo democratico?
    Il suo calcolo poi ha valore se i candidati sono solo A e B, ma se ci fosse un C e D?
    Non volendo votare B e non avendo una preferenza alternativa, si dovrebbe votare a caso. Io non sono mai stata brava a matematica, per cui mi dica lei cosa succederebbe in questo caso.

    La decisione di non considerare l’astensione attiva rivela quanto antidemocratico sia in realtà il nostro paese.
    Un paese democratico considererebbe anche l’opinione dei suoi cittadini che non si sentono rappresentati dai candidati, senza costringerli a votare a naso tappato per “il meno peggio”.
    Si dovrebbe calcolare l’astensione attiva come un voto a tutti gli effetti che, in caso di maggioranza, invalidi le elezioni e costringa la politica a presentare nuovi partiti e nuove liste in una seconda elezione indetta a pochi mesi di distanza.
    Dovremmo avere il diritto di far salire al governo chi ci rappresenta e chi riteniamo più giusto, solo in quel caso possiamo parlare di Democrazia.
    Se non ci piace nessuno non ce li dobbiamo far andar bene per forza… sono i popoli a decidere i loro governi. Quando i governi si impongono sui popoli non è Democrazia è Dittatura!

  7. Stefania ha ragione, la stessa classe politica di prima ha fallito, ed ora si ripropone sotto false vesti. No non voglio essere responsabile di questa scelta, il mio non voto non è rispettato, il mio non voto ha lo stesso valore democratico di chi vota. Solo che chi vota è responsabile di una scelta di cui in futuro avrà responsabilità e gli stessi uomini di allora non sono cambiati per via del voto.

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