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Ho perso il lavoro: i miei genitori mi devono mantenere?

19 settembre 2018


Ho perso il lavoro: i miei genitori mi devono mantenere?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 settembre 2018



L’obbligo di versare l’assegno di mantenimento cessa dopo l’assunzione a patto che si tratti di un lavoro stabile e conforme alla professionalità acquisita dal figlio.

È andata così. A soli pochi mesi da quando hai avuto il tuo primo posto di lavoro ti è già arrivata la lettera di licenziamento. L’azienda ha intenzione di chiudere e ha deciso di farlo proprio partendo dall’area a cui eri adibito. Un bel problema per te che, in occasione dell’assunzione, avevi iniziato a fare progetti e sogni per il futuro: il matrimonio, un mutuo per l’acquisto di una casa e per i mobili. Ora tutto salta. Ti toccherà tornare a casa dei tuoi da cui ti eri spostato per stare in un appartamento in affitto vicino al lavoro: un monolocale non troppo costoso che, tuttavia, ti toccherà disdettare al più presto per non pagare le rate. Chi ti darà adesso i soldi per vivere? Tuo padre, separato da diversi anni da tua madre, aveva smesso di versarti il mantenimento dopo il primo mese di paga ritenendoti “autosufficiente”. Del resto questa è la legge. Ora però sei costretto a chiedergli di nuovo l’assegno. Non appena lo fai, ricevi un secco rifiuto. «Ormai sei fatto grande – ti dice – e devi pensare da solo a te stesso. Io del resto sono vecchio e i soldi mi servono a malapena per campare». Può rifiutarsi? Nel dubbio poni la stessa domanda al tuo avvocato: ho perso il lavoro – gli dici – i miei genitori mi devono mantenere? Se il legale conosce bene la giurisprudenza in materia di famiglia ti risponderà pressappoco nel seguente modo, tenendo conto anche delle ultime sentenze, tra cui quella del tribunale di Roma [1].

L’assegno di mantenimento per i figli non cessa con la maggiore età ma con il raggiungimento dell’autosufficienza economica. In buona sostanza, non appena il giovane è in grado di mantenersi da solo il genitore può smettere di pagare. Non può farlo spontaneamente, sulla base di una valutazione personale, ma deve prima chiedere l’autorizzazione al tribunale. È infatti solo il giudice che può revocare il suo precedente provvedimento con cui dispone l’importo del mantenimento. Ed è sempre il giudice chiamato a verificare se davvero il ragazzo si è reso indipendente. Questa valutazione richiede che vi sia un lavoro stabile, non necessariamente full time, e che soprattutto corrisponda alle attitudini del figlio. Chi, ad esempio, si è formato per fare il medico e, in attesa della specializzazione, fa il barman in un locale notturno non perde il mantenimento.

In ogni caso il genitore può liberarsi dall’obbligo di mantenere i figli se prova che il mancato svolgimento di un’attività lavorativa dipende da inerzia, rifiuto o abbandono ingiustificato del lavoro.

Veniamo ora al caso del ragazzo il quale, una volta perso il diritto al mantenimento per aver trovato un posto di lavoro, venga licenziato, anche dopo pochi giorni. Qual è la sua sorte? Ha diritto ad essere mantenuto di nuovo dai genitori? Per quanto possa apparire ingiusto ad alcuni (i diretti interessati), la risposta è no: chi perde il mantenimento lo ha perso per sempre.

Come ha chiarito più volte la Cassazione [2], quando il figlio maggiorenne inizia un’attività lavorativa stabile, conforme alla professionalità acquisita, perde il diritto al mantenimento. Successivamente, anche se non più autosufficiente, non può invocare il sopravvenire di circostanze ulteriori, come l’andamento negativo dell’attività commerciale intrapresa, per far risorgere un obbligo di mantenimento i cui presupposti sono già venuti meno.

È vero che il diritto all’assegno si perde solo se si ottiene un’occupazione stabile (e tale non è un lavoro che cessa dopo poco), ma questa valutazione deve essere fatta ex ante, ossia in anticipo e in astratto. Se, al momento dell’assunzione, nulla fa pensare che il figlio sarà licenziato a breve, la sua assunzione deve ritenersi stabile e, quindi, proprio in funzione di questa stabilità egli perde il mantenimento.

I giudici hanno più volte detto che quando il figlio maggiorenne ha iniziato a espletare attività retribuita così dimostrando di aver raggiunto un’adeguata capacità di reddito non può più rivendicare il mantenimento da parte dei genitori se tale reddito viene meno.

Allo stesso modo, se il figlio ha iniziato un’attività lavorativa dimostrando il raggiungimento di un’adeguata capacità e determinando la cessazione dell’obbligo di mantenimento, se poi abbandona l’attività lavorativa non può richiedere ai genitori di provvedere al suo mantenimento in quanto i presupposti di tale obbligo sono già venuti meno [3].

note

[1] Trib. Roma, sent. n. 10954/2018.

[2] Cass. 22 novembre 2010 n. 23590, Cass. 2 dicembre 2005 n. 26259, App. Roma 27 settembre 2012.

[3] Cass. 26 settembre 2011 n. 19589, Cass. 28 gennaio 2008 n. 1761, Cass. 5 agosto 1997 n. 7195.

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