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Due coniugi possono avere due prime case?

20 settembre 2018


Due coniugi possono avere due prime case?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 settembre 2018



Coniugi in separazione dei beni o in comunione: possono avere due abitazioni principali per ottenere le agevolazioni fiscali?

Poiché il carico fiscale sulla seconda casa è notevole sia in termini di Imu e di Tasi, che di utenze come la spazzatura e la luce, sono numerosi i contribuenti che si chiedono se si possono avere due abitazioni principali diverse. La questione si pone sia per le coppie in separazione dei beni (dove ciascuno dei due coniugi è proprietario di un diverso immobile) sia per quelle in comunione (dove gli immobili sono cointestati). In molti credono che, spostando il marito la propria residenza in una casa e la moglie in un’altra, ciascuno dei due può considerare il “proprio” immobile come abitazione principale e, in questo modo, usufruire delle agevolazioni fiscali. Due coniugi possono avere due prime case oppure due prime case in Comuni diversi? Di tanto ci occuperemo nel seguente articolo: spiegheremo quindi se due coniugi possono avere due abitazioni principali e due residenze anagrafiche diverse. 

Perché due prime case?

Innanzitutto vediamo quali possono essere i benefici dell’avere due «prime case». In realtà ci sono due categorie di agevolazioni fiscali, la prima collegata alla «prima casa» (e, in particolare, al cosiddetto “bonus prima casa”) e le altre alla «abitazione principale» (e, in particolare, alla Tasi e all’Imu). Ce ne occuperemo qui di seguito singolarmente in modo da eliminare gli equivoci che spesso si pongono sull’argomento.

Agevolazioni fiscali sull’acquisto della prima casa

Il primo beneficio fiscale che si può avere è al momento dell’acquisto ed è collegato al concetto di «prima casa» e non di «abitazione principale». Qual è la differenza? È davvero molto semplice.

Il “bonus prima casa” – questo il nome comunemente assegnato a questa agevolazione – viene riconosciuto solo a chi: a) non è proprietario di altri immobili adibiti ad abitazione all’interno del territorio dello stesso Comune (per cui lo può avere chi ha una casa e un ufficio o un negozio); b) non è proprietario, in tutta Italia, di un’altra abitazione acquistata con il bonus prima casa. In entrambi i casi, se si dovesse avere la proprietà di tale immobile, si ha un anno di tempo per venderla dal rogito della nuova casa.

Perché si possa parlare di “prima casa” è necessario (solo) che il contribuente abbia la propria residenza nel Comune ove si trova l’immobile (in alternativa vi deve lavorare). Per fare il trasferimento di residenza ha tempo fino a 18 mesi dalla data del rogito con cui ha acquistato la casa. Non è necessario che la residenza sia nella stessa via ove si trova l’abitazione ben potendo averla in un’altra (questo significa che la casa acquistata col bonus può anche essere data in affitto, fissando la propria residenza altrove purché nella stessa città).

In una stessa famiglia si possono avere contemporaneamente due abitazioni acquistate con il bonus prima casa in quanto l’agevolazione ricade sulla persona e non sul nucleo familiare. Per cui, in una coppia in separazione dei beni, se il marito ha una proprietà e la moglie un’altra, entrambi possono ottenere il bonus contemporaneamente. Allo stesso modo, il genitore che ha già una casa acquistata con il bonus può acquistarne una seconda (senza dover vendere la prima) intestandola al figlio.

In cosa consiste il bonus prima casa?

Si tratta di un notevole sconto di imposta all’atto dell’acquisto (e che lì termina). In pratica:

  • se la casa viene comprata da una società, si paga l’Iva al 4% e non al 10% o (in caso di immobile di lusso) al 22%;
  • se la casa viene comprata da un privato, si paga l’imposta di registro al 2% anziché al 9%.

In termini reali si tratta di diverse migliaia di euro di differenza.

Agevolazioni fiscali sull’abitazione principale

Veniamo ora alla seconda categoria di agevolazioni fiscali: in questo caso si tratta dell’esenzione dal pagamento dell’Imu e della Tasi che, come noto, sono imposte che si pagano ogni anno. Lo sconto però è collegato non più alla «prima casa» ma all’abitazione principale, la quale richiede dei requisiti più stringenti. Si può parlare di abitazione principale quando sussistono contemporaneamente due requisiti:

  • dimora abituale all’interno della casa in questione;
  • residenza anagrafica del nucleo familiare all’interno della casa in questione.

Di tanto abbiamo già parlato in Non pagare Imu se residenza e domicilio sono diversi.

Quindi per avere lo sconto di Imu e Tasi non basta né solo avere la residenza, né vivere materialmente all’interno dell’immobile, servono entrambi i presupposti.

Vediamo ora se i coniugi possono avere due prime case diverse nello stesso Comune o in Comuni diversi.

Si possono avere due prime case nello stesso Comune?

I coniugi che abitano e risiedono in due case diverse nello stesso Comune possono usufruire dell’esenzione dall’Imu e dalla Tasi collegata all’abitazione principale? La risposta è negativa. Difatti, come abbiamo detto, perché si possa parlare di «abitazione principale» non basta il cambio di residenza (cosa che si può fare agevolmente per quanto costituisca un reato dichiarare una residenza falsa). Non basta neanche che i due coniugi vivano separati. Difatti, per «abitazione principale» si intende l’immobile nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. 

Pertanto se marito e moglie hanno la dimora abituale e la residenza anagrafica in case diverse situati nello stesso Comune, le agevolazioni per l’abitazione principale e per le relative pertinenze in relazione al nucleo familiare si applicano per un solo immobile e, quindi, possono essere godute una sola volta per famiglia.

Si possono avere due prime case in Comuni diversi?

Vediamo ora il caso di due coniugi che abitano in due case diverse situate in Comuni diversi. Se marito e moglie hanno la residenza in due immobili posti in Comuni diversi e vi abitano abitualmente (si pensi a marito e moglie che si sono allontanati per motivi di lavoro) possono usufruire delle agevolazioni per l’abitazione principale. In tale circostanza, la legge consente di mantenere i benefici sulla prima casa per entrambe le abitazioni, qualora sussistano reali esigenze a supporto del trasferimento di residenza anagrafica e della dimora abituale in altro Comune.  

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1 Commento

  1. È una norma palesemente incostituzionale perché crea numerose disparità di trattamento fra i contribuenti. Molti concetti restano vaghi come quello di “residenza del nucleo familiare” e sulle pertinenze non si capisce molto. È una norma pensata da uno scienziato di una scienza inesistente (l’economia) per mettere le mani in tasca agli Italiani.

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