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Come scoprire un’intolleranza alimentare cronica

20 settembre 2018


Come scoprire un’intolleranza alimentare cronica

> Salute e benessere Pubblicato il 20 settembre 2018



Se qualche cibo ti provoca dei disturbi come colite, mal di testa, stanchezza è molto probabile che tu sia allergico o che soffri di una certa ipersensibilità all’alimento. Ma come fai ad accorgertene?

Soffri spesso di mal di testa? Orticaria? Asma? Eczema? Sindrome dell’intestino irritabile? Colite ulcerosa? Artrite reumatoide? Sindrome da fatica cronica? Sei depresso, lunatico, lento? Tuo figlio soffre di coliche? Eruzioni cutanee? Diarrea? Difficoltà respiratorie? Otiti infettive? Emicranie? Crisi epilettiche? Questi disturbi possono essere scatenati o aggravati da certi alimenti; non si tratta del fenomeno comunemente noto come allergia alimentare, ma di una strana reazione, presente solo in alcuni individui, meglio nota come intolleranza alimentare, e Ia cui natura non è stata ancora del tutto chiarita. Una sola cosa è certa: la correlazione tra cibo e disturbo è reale. Riconoscerla ha aiutato a risolvere molti malesseri di origine misteriosa. Il riconoscimento di queste bizzarre «allergie» ha aperto nuovi campi di indagine poiché secondo alcuni esperti esse possono essere chiamate in causa in un’ampia gamma di malattie. Come già sottolineato, tali reazioni non vengono classificate come allergie, bensì definite in modi diversi, come intolleranze, ipersensibilità, reazioni metaboliche oppure reazioni avverse. Di tanto ci occuperemo in questo articolo e spiegheremo come scoprire un’intolleranza alimentare cronica da soli, senza cioè il supporto di analisi di laboratorio o di un medico. Medico che comunque è necessario per la successiva diagnosi e per la ricerca di una cura.

Se dunque sospetti che l’ingestione di un particolare cibo sia responsabile della comparsa o dell’aggravamento di disturbi cronici quali artrite, mal di testa, alterazioni dell’umore, dolori addominali, diarrea o altri problemi intestinali, devi preoccuparti di identificare il «nemico» ed eliminarlo. Se ti sei già chiesto come scoprire un’intolleranza alimentare cronica ti sarà stato di certo già detto che esistono delle apposite analisi, ma non sempre queste danno dei risultati corretti ed altre sono particolarmente difficili da eseguire. Insomma, ci sono alcune variabili che sfuggono ancora alla scienza medica e della nutrizione.

Fra l’altro devi anche sapere che il problema può avere dei risvolti assai seri non solo per i celiaci e per coloro che presentano delle allergie comprovate. Si è notato che l’intolleranza alimentare può essere anche causa di problemi psicologici come l’ansia e la depressione. Il dottor Talal Nsouli, allergologo presso la Facoltà di Medicina della Georgetown University, ha riscontrato che in molti casi la sindrome da fatica cronica è correlata a una sottostante allergia alimentare, soprattutto nei confronti di frumento, latte e mais. In definitiva, le nuove teorie che correlano alla presenza di un’intolleranza alimentare molti disturbi cronici, offrono una speranza di guarigione a milioni di ammalati.

Qui di seguito sono riportate le linee-guida raccomandate dal dottor Nsouli per affrontare la cosiddetta “dieta di esclusione” nel migliore dei modi.

Come scoprire un’intolleranza senza ricorrere alle analisi

Astieniti dal consumare l’alimento sospetto per almeno una settimana. È consigliabile iniziare escludendo i cibi più spesso implicati in queste reazioni: latte e derivati, prodotti contenenti  frumento (per esempio pane e pasta) e mais. Leggi attentamente le etichette degli alimenti confezionati poiché la caseina (proteina contenuta nel latte), il glutine (proteina contenuta nel frumento) e i derivati del mais vengono impiegati spesso nell’industria alimentare.

Nella settimana di prova segui accuratamente l’andamento dei tuoi disturbi. Un miglioramento, anche leggero, costituisce un indizio prezioso.

Una volta identificato l’alimento responsabile dei tuoi malesseri, fai una controprova per essere sicuro di avere centrato il problema. Per una settimana reinseriscilo nella dieta, e in dosi abbondanti. Nel caso si tratti dei prodotti caseari, mangia yogurt, formaggi freschi o semi-stagionati e latte scremato due o tre volte al giorno.

Se indagato è il mais, consuma polenta, fiocchi e pane di granoturco; se è il frumento, via libera a pane e pasta.

Il peggioramento o la ricomparsa dei disturbi indicano che il cibo può esserne parzialmente o totalmente responsabile.

Ricorda però che i sintomi possono comparire anche due o tre giorni dopo aver mangiato l’alimento nocivo. Ed è questo il vero limite di tali indagini. Difatti l’intolleranza può manifestarsi a distanza di ore o addirittura giorni dall’assunzione dell’alimento, viene stimolata da quantitativi di cibo maggiori rispetto a quelli necessari nelle forme «classiche» e non determina alcuna variazione dei parametri di laboratorio, mentre i test cutanei possono essere positivi o negativi.

Alimenti maggiormente responsabili di disturbi cronici

Secondo quanto emerso dagli studi, i seguenti alimenti possono essere responsabili di un’ampia gamma di disturbi:

  • Prodotti contenenti frumento e mais;
  • Prodotti caseari;
  • Caffeina;
  • Lievito;
  • Agrumi.

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