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Invalidità: chi ne ha diritto

2 ottobre 2018 | Autore:


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In questo articolo vedremo chi ha diritto all’invalidità civile e a quali condizioni l’invalido può godere dei vari benefici previsti dalla legge.

Le tue condizioni fisiche non sono ottimali e negli ultimi anni sei stato colpito da diverse patologie. Per fortuna, le terapie che hai praticato ti hanno consentito di evitare il peggio, tuttavia la tua capacità di lavorare non è più quella di una volta. I tuoi familiari ti incoraggiano a presentare domanda di invalidità. Tu esiti, Perché tutto sommato riesci a condurre una vita quasi normale. Ti chiedi quindi, a proposito di invalidità, chi ne ha diritto. Questo articolo ti consentirà di capire se le tue condizioni sono tali da giustificare la presentazione di una domanda di invalidità.

Prima di approfondire i presupposti necessari perché sussista il diritto alla dichiarazione di invalidità civile, è il caso di spiegare chi può essere considerato invalido secondo la legge italiana.

Si considerano invalidi civili:

  • i cittadini colpiti da una minorazione fisica, psichica, o sensoriale che comporta in modo permanente la riduzione della loro capacità lavorativa, in misura superiore a un terzo. Per minorazione si intende una situazione patologica, che può colpire il corpo, la mente, i sensi, e che rende le facoltà del soggetto inferiori rispetto a quelle di cui godono le persone sane;
  • i minorenni, cioé i soggetti che non hanno raggiunto i 18 anni di età, che, colpiti da una delle suddette menomazioni, abbiano persistenti difficoltà a svolgere compiti e funzioni che per la loro età sono normali, come recarsi a scuola, studiare e giocare;
  • i cittadini di età superiore ai 65 anni abbiano difficoltà a svolgere le attività proprie di questa età. Per questa categoria di persone, l’invalidità viene in considerazione ai fini dell’assistenza socio-sanitaria e della concessione dell’indennità di accompagnamento, che vedremo più avanti;
  • i ciechi civili, cioè coloro che hanno perso la vista per causa diversa dal lavoro o dalla guerra;
  • I sordi.

Non sono invece invalidi civili, e godono di benefici previsti da leggi diverse:

  • gli invalidi di guerra;
  • i dipendenti privati che siano diventati invalidi del lavoro;
  • i dipendenti pubblici che siano diventati invalidi di servizio.

La dichiarazione di invalidità si ottiene a seguito di un procedimento che si instaura con domanda dell’interessato. Una commissione medica valuta le patologie da cui quest’ultimo è affetto, e verifica se comportino invalidità, ossia riduzione della capacità lavorativa del soggetto. Esistono delle tabelle molto precise alle quali si fa riferimento, eche consentono di collegare a ogni malattia o menomazione a una percentuale di invalidità. Se le patologie sono più di una, vi sono delle formule che vengono applicate per la determinazione della percentuale complessiva di invalidità.

Come abbiamo visto, la riduzione della capacità lavorativa dell’interessato deve essere superiore a un terzo: ciò significa che, per avere riconosciuto lo stato di invalidità, la percentuale corrispondente alle infermità dalle quali è affetto il soggetto deve essere di almeno il 33,33%. Una percentuale inferiore sarebbe del tutto irrilevante.

L’esito della visita da parte della commissione medica è contenuto in un verbale, che viene notificato all’interessato. Le possibilità sono tre:

  • che la commissione abbia ritenuto il soggetto invalido, con la percentuale di invalidità che questi si aspettava;
  • che, pur avendo la commissione ritenuto sussistente l’invalidità, la percentuale riconosciuta sia inferiore rispetto alle aspettative dell’interessato;
  • che la commissione abbia ritenuto  insussistente l’invalidità, ovvero che l’abbia ritenuta inferiore al minimo di legge del 33,33%.

La notifica del verbale all’interessato avviene mediante raccomandata con avviso di ricevimento. Se egli ritiene che la commissione abbia commesso un errore di valutazione, può proporre ricorso entro  sei mesi dalla notifica, avanti al Tribunale nella cui circoscrizione risiede.

Si comprende, quindi, che la percentuale di invalidità attribuita dalla commissione al soggetto interessato può essere molto importante, pochè i vari benefici previsti dalla legge in favore delle persone invalide richiedono dei minimi ben precisi.

Questi benefici sono i seguenti:

  • la pensione di inabilità
  • l’assegno di invalidità
  • l’indennità di accompagnamento
  • l’indennità mensile di frequenza;
  • altri benefici dipendenti dal diverso grado di invalidità.

Vediamoli uno per uno.

La pensione di inabilità

La pensione di inabilità è un beneficio economico che lo Stato riconosce a determinate categorie di persone e che viene erogato dall’INPS. Per ottenerlo occorre essere in possesso dei seguenti requisiti:

  • avere un’età compresa tra i 18 anni  e i 65 anni e 3 mesi;
  • essere invalidi totali, cioè aver avuto riconosciuta una inabilità lavorativa del 100%, totale e permanente;
  • che l’invalidità sia derivante da una infermità fisica o mentale;
  • avere la cittadinanza italianae la  residenza nel territorio dello Stato;
  • oppure essere cittadini stranieri di uno Stato appartenente alla Comunità Europea e iscritti all’anagrafe del Comune di residenza;
  • oppure essere cittadini stranieri extracomunitari legalmente soggiornanti in territorio italiano,, quindi in regola con il permesso di soggiorno;
  • avere almeno 5 anni di contribuzione e assicurazione, di cui 3 anni nel quinquennio precedente la data di presentazione della domanda. Quindi questo beneficio può essere goduto soltanto da chi ha svolto un attività lavorativa in regola con le leggi italiane, in relazione alla quale sono stati regolarmente versati i contributi per il suddetto numero di anni;
  • infine, il beneficiario non deve svolgere nessuna attività lavorativa, non deve essere iscritto ad Albi o elenchi professionali, in elenchi di categoria dei lavoratori, e deve avere rinunciato a erogazioni di carattere previdenziale connesse alla disoccupazione.

Questa pensione è comunque compatibile con quelle che la legge prevede in dipendenza dell’invalidità, e spetta all’interessato anche se si trova ricoverato in un istituto pubblico e quindi non ha problemi di sostentamento.

Questo beneficio si può ottenere dopo aver presentato domanda all’INPS; occorre farlo per via telematica, utilizzando un apposito codice PIN. Se non se ne dispone, è possibile rivolgersi ad un ente a ciò abilitato, come i patronati e i CAF.

La pensione di inabilità consiste in 13 assegni l’anno, il cui importo varia  da un anno all’altro. Pertanto, per conoscerlo, occorre consultare il sito dell’iINPS. Se Il beneficiario ha superato i 60 anni di età e si trova in condizioni di difficoltà economica, può chiedere che l’importo venga aumentato.

L’assegno ordinario di invalidità

L’assegno ordinario di invalidità spetta a coloro ai quali è stata riconosciuta un’elevata percentuale di invalidità: infatti, la loro capacità lavorativa deve essere ridotta a meno di un terzo a causa di un infermità fisica o mentale. Anche questo beneficio economico viene erogato dall’iINPS.

Possono chiedere l’assegno di invalidità i lavoratori, dipendenti o autonomi, che siano in possesso dei seguenti requisiti:

  • Che abbiano un’età compresa tra i 18 e i 65 anni e 7 mesi;
  • che sia stata loro riconosciuta una percentuale di invalidità compresa tra il 74 e il 99%;
  • che abbiano una capacità lavorativa ridotta a meno di un terzo;
  • che non svolgano attività lavorative;
  • che siano cittadini italiani, residenti nel territorio dello Stato;
  • oppure che  siano cittadini stranieri appartenenti alla a uno Stato della Comunità Europea, iscritti all’anagrafe del Comune di residenza;
  • oppure che siano cittadini extracomunitari con regolare permesso di soggiorno da almeno un anno;
  • che bbiano versato – o, se dipendenti, che lo abbia fatto il datore di lavoro – 5 anni di contributi, di cui 3 anni nel quinquennio precedente la data di presentazione della domanda.

Il godimento dell’assegno di invalidità è subordinato alla presentazione annuale all’INPS di una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, in cui si attesta di prestare, oppure non prestare, attività lavorativa.

Per ottenere questo beneficio bisogna presentare una domanda all’inps, da inoltrare per via telematica. L’ assegno decorre dal mese successivo a quello della domanda, ed è possibile chiedere il suo rinnovo prima della scadenza. Se esso viene rinnovato per tre volte consecutive, non sarà più necessario chiedere il rinnovo, che avverrà automaticamente.

Quando il beneficiario raggiunge l’età pensionabile, l’assegno di invalidità si trasforma in pensione di vecchiaia.

Come la pensione di inabilità, esso consiste in 13 mensilità, il cui ammontare varia da un anno all’altro, e  in caso di particolare disagio economico può essere chiesta l’integrazione.

L’assegno è incompatibile con qualsiasi pensione di invalidità.

L’indennità di accompagnamento

La persona invalida può non essere nelle condizioni di compiere gli atti quotidiani necessari alla vita, a causa delle sue condizioni fisiche o mentali. Pertanto, potrebbe avere bisogno di una persona che si occupi di lei, ad esempio che la aiuti a lavarsi, a vestirsi, a preparare i pasti, a camminare. Non tutti hanno la fortuna di avere vicino una persona cara disposta a prendersi cura di loro; spesso sarà necessario pagare qualcuno che assuma questo impegno. L’indennità di accompagnamento è un sostegno, sempre a carico dell’INPS, che serve proprio al pagamento di chi assiste un invalido.

Questi sono i requisiti per poterne beneficiare:

  • essere stati riconosciuti invalidi al 100%
  • Iessere nell’impossibilità di camminare senza l’assistenza di un’altra persona, oppure avere necessità di assistenza continua, derivante dall’impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita;
  • essere cittadini italiani;
  • oppure essere cittadini di uno Stato appartenente alla Comunità Europea, ed essere regolarmente iscritti all’anagrafe del Comune di residenza;
  • oppure essere cittadini extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno da almeno un anno;
  • in ogni caso, avere una residenza stabile e abituale in territorio italiano.

Se l’invalido ha compiuto 65 anni, l’indennità di accompagnamento gli spetta qualora abbia persistenti difficoltà a svolgere i compiti propri della sua età.

Si tratta di un’indennità compatibile con la pensione di inabilità e con le pensioni e le indennità di accompagnamento erogate in favore dei non vedenti, totali o parziali.

Per ottenere l’indennità di accompagnamento occorre un’apposita domanda all’INPS e bisogna sottoporsi a una visita da parte della commissione medica presso l’ASL di appartenenza. Il beneficio decorre dal mese successivo alla presentazione della domanda.

Non si ha diritto a questa indennità in due casi:

  • se l’interessato percepisce già prestazioni analoghe, derivanti da invalidità contratta a causa di guerra, di lavoro o di servizio. Comunque, avrà facoltà di scegliere il trattamento più favorevole;
  • se l’invalido si trova ricoverato in un reparto riabilitativo o di lungodegenza, nel quale, ovviamente, riceve tutta l’assistenza necessaria per compiere gli atti della vita quotidiana.

L’indennità mensile di frequenza

L’indennità mensile di frequenza spetta agli invalidi civili minorenni, precisamente:

  • agli invalidi civili di età inferiore ai 18 anni, ai quali la commissione che accerta le invalidità abbia riconosciuto difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della loro età, che frequentino dei corsi finalizzati all’inserimento scolastico o sociale;
  • ai minori ipoacusici, vale a dire limitate capacità uditive, che abbiano una perdita dell’udito superiore ai 60 decibel nell’orecchio migliore alle frequenze 500, 1000,000 Hertz,  che,  a causa della loro minorazione, devono fare ricorso in maniera continuativa o periodica a trattamenti terapeutici o riabilitativi.

L’indennità viene erogata per il periodo di durata del corso o del trattamento, e termina il mese successivo a quello in cui cessa la frequenza.

Per poter godere dell’indennità, il minore, oltre a essere in possesso requisiti sopra esposti, deve:

  • essere cittadino italiano residente nel territorio dello Stato;
  • oppure essere cittadino straniero di uno Stato appartenente alla Comunità Europea, regolarmente iscritto all’anagrafe del Comune di residenza;
  • oppure essere straniero extracomunitario con regolare permesso di soggiorno.
  • essere in stato di bisogno economico.

Poiché, come dice il nome, l’indennità e correlata alla frequenza, è necessario che il minore:

  • frequenti un centro di formazione e addestramento professionale, pubblico o privato convenzionato, finalizzato al reinserimento sociale degli iscritti;
  • oppure requenti una scuola pubblica, o privata legalmente riconosciuta, di ogni ordine e grado, dall’asilo nido in poi;
  • oppure frequenti, in maniera continuativa o periodica, centri ambulatoriali, oppure centri diurni anche di tipo semiresidenziale, pubblici o privati convenzionati, che si occupano di terapia e riabilitazione verso persone con handicap.

Questa indennità non può essere erogata se il minore si trova in qualsiasi forma di ricovero, oppure se già percepisce una di queste misure:

  • l’indennità di accompagnamento spettante ai ciechi civili assoluti;
  • la speciale indennità in favore dei ciechi parziali;
  • l’indennità di comunicazione a beneficio dei sordi prelinguali.

In ogni caso, è possibile optare per il beneficio più conveniente.

Per ottenere questo beneficio, occorre inoltrare domanda all’INPS, per via telematica, insieme a un certificato del medico curante.

Altri benefici per gli invalidi

Secondo il grado di invalidità, in favore degli invalidi sono previsti altri benefici:

  • con invalidità  dal 34%, il diritto alla concessione gratuita, da parte dell’ASL di competenza, di ausili sanitari;
  • con invalidità  dal 46%, il diritto a essere inseriti nelle liste di collocamento mirato;
  • con invalidità  dal 51%,il congedo straordinario per cure, se previsto dal contratto collettivo di lavoro di riferimento;
  • con invalidità  dal 67%,  l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria, con esclusione della quota fissa; la tessera regionale di libera circolazione, che consente di fruire delle linee di trasporto pubblico gratuitamente o a tariffa agevolata;
  • con invalidità  del 100%, oltre alle prestazioni che già abbiamo visto, la fornitura gratuita di ausili e protesi; il collocamento obbligatorio, se vi è una capacità  lavorativa residua; l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria, sempre con esclusione della quota fissa; la tessera di libera circolazione gratuita.

Come vedi, i benefici spettanti alle persone invalide sono veramente molti. Quindi, se alla luce di quanto ti ho detto pensi di averne diritto, non aspettare oltre e presenta domanda di invalidità.

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