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Aggio sulle bollette: il trattamento sull’iva per la riscossione

25 Settembre 2018


Aggio sulle bollette: il trattamento sull’iva per la riscossione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Settembre 2018



Il pagamento di una bolletta effettuato presso un esercizio abilitato a queste operazioni rappresenta una semplice movimentazione finanziaria e l’aggio non è soggetto ad IVA.

Da qualche anno si discute, soprattutto tra gli addetti ai lavori, sulla possibilità che alle commissioni sui versamenti per il pagamento delle bollette venga applicata l’Imposta sul Valore Aggiunto. In termini tecnici tali commissioni si definiscono aggio e rappresentano il costo del servizio di riscossione. La categoria che più di tutti ha mosso guerra verso tali affermazioni è rappresentata dai tabaccai. Questi rivenditori hanno ampliato, col tempo, il loro mercato e i servizi offerti, costituendo oggi un luogo comodo in cui recarsi per svolgere le attività di versamento di imposte e pagamento di bollette in maniera semplice e veloce. A tali servizi è dedicato questo articolo chiarificatore circa il trattamento IVA sull’aggio per la riscossione delle bollette. Cosa prevede la normativa vigente in materia? Si tratta di un testo chiaro e diretto o possono porsi delle questioni interpretative di rilievo?

Qual è la normativa che assoggetta al pagamento dell’IVA?

Se sei il gestore di un tabacchi o di un semplice negozio generalista che ha deciso di rendere al cliente il servizio per la riscossione di bollette o di ogni altro credito, ti sarai imbattuto nella fatidica questione concernente l’obbligo, da parte dell’esercente, di pagare l’IVA sulle commissioni ossia sul guadagno che ottieni ogni volta che un cliente si reca nel tuo negozio e versa quanto deve.

Il trattamento fiscale applicabile alle attività di riscossione e di pagamento dei tributi alla luce della normativa vigente è stato oggetto, come vedremo, di una risoluzione dell’Agenzia delle entrate [1] che ha chiarito il punto con una corposa risposta alle molteplici richieste di specificazione occorse.

La questione nasce dalla modifica alla normativa nazionale in materia di IVA [2] che prevede ,ora, tra le altre cose, il non potersi considerare attività commerciali quelle compiute dagli Enti Locali e dallo Stato che si estrinsechino in attività di pubblica autorità.

Si tratta, a ben vedere, di una norma con carattere chiarificatorio e non innovativo, che comunque recepisce il principio europeo [3] per il quale le pubbliche amministrazioni con funzione autoritativa non sono considerate soggetti passivi della riscossione di diritti, canoni contributi o retribuzioni, salvo il caso in cui il non assoggettamento all’imposta rischi di provocare distorsioni di notevole importanza alla concorrenza.

Ci si chiede, allora, in considerazione della specificazione riferita agli enti pubblici, quali attività che svolgano il medesimo ruolo debbano essere soggetti passivi dell’imposta, dal momento che è stata eliminata anche la disposizione che stabiliva l’esenzione da IVA per le operazioni relative alla riscossione di tributi e pagamenti, perché incompatibile con l’ordinamento comunitario, che non prevede un’analoga previsione [4].

Quali attività rappresentano una riscossione?

Le attività che costituiscono riscossione, il cui aggio è soggetto ad IVA secondo l’esposta normativa, sono quelle che hanno ad oggetto entrate tributarie e patrimoniali, sia di enti pubblici che di enti privati, e necessitano della rendicontazione dell’attività svolta nei confronti del soggetto titolare dell’entrata.

L’imponibilità ricorre, quindi, sia nell’ipotesi di riscossione coattiva, che deriva in genere dall’iscrizione a ruolo di somme derivanti da inadempienza del contribuente, sia nell’ipotesi di riscossione spontanea, quella, cioè, che è frutto dalla scelta del debitore circa il quando pagare e il come pagare (è il caso tipico del pagamento delle bollette alla scadenza, senza che il creditore operi una richiesta formale di pagamento e del pagamento rateizzato).

Chi deve pagare l’IVA sul servizio di riscossione?

È bene, a questo punto, richiamare la disposizione che rappresenta il cardine principale ai fini della questione che stiamo affrontando [5]. Questa esclude l’assoggettamento ad IVA nel caso di operazioni, poste al servizio di un debitore, che fungono solo da passaggio di denaro.

Anche l’Agenzia delle Entrate, nella risoluzione sopra richiamata, ha risolto positivamente il quesito riferendo che il regime di esenzione dall’IVA deve applicarsi oggettivamente a tutti i corrispettivi percepiti per le operazioni di pagamento, ossia per i servizi caratterizzati da un mero transito di mezzi finanziari (destinati al pagamento di imposte o altri tipi di entrate), a prescindere dal soggetto che rende il prestazione, purchè, ovviamente, autorizzato ad effettuarla.

Chiarito il punto, può certamente convenirsi circa l’esenzione nei confronti delle attività commerciali che decidono di effettuare tali servizi di pagamento a carattere bancario, come ad esempio i tabaccai.

Conclusioni

Il versamento dell’aggio da parte del debitore all’agente della riscossione, quale deve essere considerato il soggetto che riceve il denaro per poi girarlo al creditore, costituisce una mera movimentazione finanziaria, non rilevante agli effetti dell’IVA, mentre il momento significativo per l’imposta, ovvero l’effettivo servizio di riscossione, coincide con il riversamento delle somme riscosse da parte dell’agente della riscossione al soggetto titolare del credito.

note

[1] Risoluzione n. 56/E del 30.05.2014.

[2] Art. 38, comma 2, lettere a) e b), del decreto legge 18.10.2012, n. 179, convertito con modificazioni dalla legge 17.12.2012, n. 221, rispettivamente all’art. 4, comma 5, e all’art. 10, comma 1, n. 5), del decreto del Presidente della Repubblica 26.10.1972, n. 633.

[3] Art. 13, Direttiva CE 28.11.2006, n. 112.

[4] Art. 10, comma 1, n. 5), DPR n. 633 del 1972, come modificato dall’art. 38, comma 2, lettera b), decreto legge n. 179 del 2012.

[5] Art. 10, comma 1, n. 5), DPR n. 633 del 1972.


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