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Festività soppresse: cosa sono?

2 Ottobre 2018


Festività soppresse: cosa sono?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 Ottobre 2018



È importante sapere leggere la propria busta paga anche se spesso ci sono delle voci di difficile comprensione. Una di queste è quella delle festività soppresse, ossia giorni di riposo che vengono concessi per compensare quelle festività che la legge ha nel tempo abolito.

Nel corso degli anni le leggi che si sono via via susseguite hanno portato all’abolizione di tutta una serie di festività che prima erano riconosciute come feste nazionali e che davano, dunque, diritto ai lavoratori a non recarsi al lavoro pur mantenendo la retribuzione.

Le organizzazioni sindacali hanno cercato, allora, di recuperare quei giorni di riposo per i lavoratori dipendenti attraverso i contratti collettivi nazionali di lavoro. I contratti collettivi di lavoro, infatti, possono prevedere diritti aggiuntivi per i dipendenti, che vanno ad aggiungersi ai diritti previsti dalla legge. Molti contratti collettivi prevedono, come diritto aggiuntivo rispetto alle ferie ed ai permessi retribuiti riconosciuti dalla legge, anche le festività soppresse: cosa sono?

Cosa sono le festività soppresse?

Quando in un contratto collettivo di lavoro si parla del diritto dei dipendenti alle cosiddette festività soppresse si intende garantire ai lavoratori un numero di permessi giornalieri retribuiti corrispondente a quello delle giornate che non sono più, per successive disposizioni di legge, riconosciute festività e in cui, dunque, i lavoratori devono regolarmente recarsi al lavoro.

In sostanza, proprio come avviene per le festività tuttora vigenti, il dipendente può stare a casa senza recarsi al lavoro ma è comunque interamente pagato.

Le festività soppresse vengono riconosciute dai contratti collettivi a due condizioni:

  • che le ex festività ricorrano in giorni lavorativi, e cioè in giornate cui è prevista la normale prestazione lavorativa ordinaria per il dipendente;
  • che il lavoratore abbia diritto per quei giorni all’intero trattamento economico.

Per comprendere meglio basta fare un esempio. In passato il 19 marzo, festa di San Giuseppe, era festa nazionale e dunque i dipendenti non lavoravano. Oggi questa festività soppressa può trasformarsi in un giorno di permesso lavorativo, se lo prevede il contratto collettivo, ma solo se il 19 marzo non cade in un giorno non lavorativo, ad esempio, di domenica. L’altro requisito è che in quel giorno il dipendente abbia diritto alla paga piena e non sia, ad esempio, in cassa integrazione, in aspettativa etc.

Il diritto ad assentarsi dal lavoro per festività soppressa non deve essere esercitato proprio nel giorno in cui ricade la festa non più vigente ma può essere esercitato liberamente durante l’anno. In sostanza, il dipendente non deve prendersi il permesso proprio il giorno di San Giuseppe. Ciò che conta è che ha un giorno di permesso retribuito che gli deriva dalla soppressione della festa di San Giuseppe. Sceglierà quando assentarsi concordandolo con il proprio datore di lavoro.

Quali sono le festività soppresse per l’anno 2018?

I contratti collettivi di lavoro che prevedono il diritto alle festività soppresse prevedono, per il 2018, le seguenti festività soppresse [1]:

  • lunedì 19 marzo – San Giuseppe
  • giovedì 10 maggio – Ascensione
  • giovedì 31 maggio – Corpus Domini
  • venerdì 29 giugno – SS. Pietro e Paolo (festivo per il Comune di Roma)
  • domenica 04 novembre – Unità Nazionale.

Dal calendario si desume che le giornate di permesso per ex festività per l’anno 2018, sono:

  • 3 per i lavoratori nel Comune di Roma (che il giorno dei Santi Pietro e Paolo hanno comunque diritto ad assentarsi dal lavoro essendo, nel comune di Roma, festa patronale);
  • 4 per i lavoratori in tutti gli altri Comuni italiani.

Come già anticipato, i 3 o 4 giorni di permesso retribuito per festività soppresse non dovranno per forza coincidere con i giorni di calendario delle feste soppresse ma saranno 3 o 4 giorni di permesso che il dipendente potrà prendersi durante l’anno in base a quanto concordato con l’azienda.

Cosa fare per verificare se si ha diritto alle festività soppresse?

Nel contratto individuale di lavoro che viene firmato dal dipendente e dall’azienda al momento dell’assunzione, viene specificato quale contratto collettivo di lavoro si applica al rapporto di lavoro. Il dipendente, dunque, per verificare se ed a quanti giorni di riposo per festività soppresse ha diritto, deve sfogliare il proprio contratto collettivo di lavoro di riferimento e, nella voce “permessi” verificare se il contratto prevede il diritto alle festività soppresse e, se sì, quanti giorni di permesso gli spettano e con quali modalità devono essere usufruite.

Quali sono le festività vigenti?

Ovviamente, i giorni di permesso retribuito relativi alle cosiddette festività soppresse si andranno ad aggiungere ai giorni di permesso retribuito che spettano di diritto al dipendente in quanto coincidenti con festività nazionali tuttora riconosciute dalla legge.

Le festività nazionali allo stato riconosciute in Italia sono:

  • 1 gennaio – Capodanno
  • 6 gennaio – Epifania
  • Pasqua e Pasquetta
  • 25 aprile – Anniversario della Liberazione
  • 1° maggio – Festa del Lavoro
  • 2 giugno – Festa della Repubblica
  • 15 agosto – Ferragosto/Assunzione
  • 1 novembre – Tutti i Santi
  • 8 dicembre – Immacolata Concezione
  • 25 dicembre – Natale
  • 26 dicembre – Santo Stefano

note

[1] Si veda, ad esempio, il Contratto collettivo di lavoro dei bancari (ABI), articolo 56


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