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Come calcolare invalidità civile

21 Set 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 Set 2018



In questo articolo vedremo come calcolare l’invalidità civile e perchè la percentuale di invalidità è importante per ottenere i vari benefici previsti dalla legge.

Soffri di una serie di patologie e il tuo medico curante ti ha consigliato di presentare domanda di invalidità civile. Hai seguito il consiglio, perchè sai che per gli invalidi la legge prevede una serie di benefici, e vorresti approfittarne. Se si tratta di un tuo diritto, perchè non farlo valere? Ora si sta avvicinando la data della visita da parte della commissione medica dell’ASL, e stai preparando tutta la documentazione sanitaria di cui disponi, per produrla. Purtroppo, a causa dei tanti problemi di salute che si sono manifestati negli ultimi anni, i documenti sono molti: speri che, almeno, ti servano a ottenere l’invalidità richiesta. Ti chiedi quale sarà la percentuale di invalidità che la commissione ti attribuirà: come calcolare l’invalidità civile? In questo articolo ti spiegherò quali sono le percentuali di invalidità prese in considerazione dalla legge e come vengono determinate.

Prima di considerare le percentuali di invalidità previste dalla legge, e quindi come calcolare l’invalidità civile, dobbiamo innanzi tutto capire cosa intende il legislatore quando parla di invalidi civili e quali sono le differenze tra l’invalidità e l’handicap; situazione di svantaggio, quest’ultima, che è disciplinata da norme diverse.

Cosa si intende per invalidità civile

La legge [1] stabilisce che sono considerati invalidi civili i cittadini che soffrono a causa di minorazioni, congenite (quindi presenti fin dalla nascita) o acquisite (sopraggiunte dopo la nascita), anche a carattere progressivo. Si potrà trattare di una o più patologie, fisiche o psichiche. A causa di dette menomazioni, il soggetto deve avere subito una riduzione della capacità lavorativa, in misura non inferiore a 1/3. Se la persona interessata è minore di età, occorre che dalle sue menomazioni derivino persistenti difficoltà a compiere le attività proprie della sua età, come studiare, giocare, interagire in vari modi con i coetanei.

Non sono invece considerati invalidi civili:

  • gli invalidi per cause di guerra, di lavoro o di servizio. In questi casi, si applicano norme diverse, per via della causa specifica dalla quale deriva l’invalidità;
  • i ciechi civili e i sordi civili. Per costoro, l’applicazione di leggi diverse è giustificata dalla specificità della patologia.

Tuttavia, per questi soggetti non è del tutto esclusa la possibilità di essere dichiarati invalidi civili. Precisamente:

  • quando è presente una menomazione o patologia verificatasi per causa di guerra, di lavoro o di servizio, che tuttavia non consente, per varie ragioni, il riconoscimento del soggetto come invalido per queste cause, egli potrà chiedere di essere riconosciuto invalido civile. Inoltre, chi è già stato dichiarato invalido per le predette cause può ottenere anche il riconoscimento dell’invalidità civile, se subentra una malattia o una menomazione non riconducibile ad esse;
  • i ciechi civili e i sordi civili possono essere dichiarati invalidi civili,  qualora, nel caso dei ciechi, sia presente  una minorazione della vista di grado inferiore a quello previsto per ottenere lo status di cieco civile; per i sordi, in caso di minorazioni dell’udito di grado inferiore a quello stabilito per l’ottenimento dello status di sordo civile.

Differenza tra invalidità civile e handicap

L’invalidità civile è cosa diversa dall’handicap. Infatti:

  • l’invalidità civile consiste in una  riduzione della capacità lavorativa, come conseguenza di una menomazione o di una malattia;
  • l‘handicap consiste in una difficoltà d’inserimento sociale, derivante da una patologia o menomazione a carico del soggetto.

Pertanto, può essere che una persona, alla quale viene attribuita un’invalidità del 100%, non abbia tuttavia difficoltà di inserimento sociale, e quindi nessun handicap. Per questa ragione quest’ultima condizione è disciplinata da una legge diversa [2].

Come si ottiene l’invalidità civile

Per ottenere l’invalidità civile, bisogna innanzi tutto manifestare questa intenzione al proprio medico curante. Quest’ultimo redigerà il certificato introduttivo, un documento che viene compilato online e inviato all’INPS, nel quale il medico certifica le patologie o menomazioni dalle quali è affetto il paziente.

Il medico consegna poi al paziente una copia cartacea del certificato, contenente un numero identificativo. Il passo successivo è quello di presentare la domanda, adempimento che il richiedente deve effettuare in via telematica, utilizzando un apposito PIN rilasciato dall’INPS, se ne è in possesso. In mancanza, potrà recarsi presso un ente a ciò abilitato, come un’associazione di categoria, un patronato o un CAF. Nella domanda vanno inseriti i dati dell’interessato, i suoi recapiti e il numero identificativo contenuto nel certificato introduttivo del medico curante: ciò consentirà al sistema di abbinare i due documenti (domanda e certificato introduttivo).

Viene quindi fissata la data in cui il richiedente dovrà essere sottoposto a visita: questo avviene presso l’ASL di competenza, ad opera di un’apposita commissione medica. La data può essere rilasciata subito dal sistema, oppure comunicata a breve distanza di tempo ai recapiti forniti dal richiedente: comunque, anche se la comunicazione avviene a mezzo email o sms, dovrà sempère essere accompagnata da una raccomandata con avviso di ricevimento.

Se il richiedente non è in grado di recarsi all’ASL per problemi legati alla patologia o menomazione di cui soffre, potrà essere richiesta la visita domiciliare, con un anticipo di almeno 5 giorni, allegando certificato del medico curante.

La commissione è integrata da un medico dell’INPS e, se occorre, da uno specialista nella patologia della quale soffre il paziente. Quest’ultimo può farsi assistere da un medico di fiducia.

La commissione valuterà non solo la sussistenza o meno dell’invalidità, ma anche il suo grado, attribuendovi una certa percentuale, che va dal 33,33% (il minimo per essere considerati invalidi) al 100%. Al di sotto del 33,33%, il soggetto non è considerato invalido.

Al termine della visita, la commissione redige un verbale, che nei giorni successivi viene notificato all’interessato. I possibili esiti sono: l’accoglimento della richiesta, e la dichiarazione di invalidità dell’interessato, con l’attribuzione di una percentuale pari a quella auspicata; l’accoglimento, con l’attribuzione di una percentuale inferiore; il rigetto della domanda.

Nel verbale sarà anche specificato se l’invalidità è soggetta a revisione: infatti, se si tratta di una malattia guaribile, sarà necessario effettuare un controllo a distanza di tempo. In caso di aggravamento della malattia, il soggetto interessato può rivolgersi nuovamente alla commissione, con le stesse modalità, chiedendo che venga aumentata la percentuale di invalidità.

Perchè la percentuale di invalidità è importante

La percentuale di nvalidità stabilita dalla commissione è molto importante, perchè ad essa sono collegati i vari benefici previsti dalla legge in favore degli invalidi. Infatti:

  • con il 34%, si ha diritto alla fornitura gratuita di ausili e protesi, specifici per  le  patologie indicate nel verbale di invalidità;
  • dal 46%, oltre a quanto previsto nel punto precedente, si ha diritto all’ iscrizione nelle liste di collocamento mirato, presso i Centri per l’Impiego. Ciò consente all’invalido di accedere a un lavoro compatibile con le proprie condizioni;
  • dal 50%, oltre ai punti precedenti, si ha diritto ai congedi straordinari per cure, se ciò è previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro del settore cui si appartiene;
  • dal 67%,  oltre ai punti precedenti, si ha diritto all’esenzione parziale dal pagamento del ticket per le visite specialistiche, per gli esami del sangue e delle urine, per gli accertamenti di diagnostica strumentale. Occorre però pagare la quota fissa per la ricetta;
  • dal 74%, oltre ai punti precedenti, si ha diritto erogazione dell’assegno ordinario di invalidità, se in possesso dei requisiti, anche reddituali, previsti dalla legge, e la possibilità di richiedere l’APE sociale (una forma di pensionamento anticipato);
  • con il 100%, oltre ai punti precedenti (con esclusione dell’assegno di invalidità), si ha diritto all’erogazione della pensione di inabilità, se in possesso dei requisiti anche reddituali, e all’esenzione dal ticket per i farmaci;
  • con il 100%, se incapaci di compiere gli atti ordinari della vita (come camminare, lavarsi, vestirsi, nutrirsi) senza l’aiuto di un’altra persona, si ha diritto, oltre ai punti precedenti, anche all’indennità di accompagnamento, indipendentemente dall’età e dai redditi percepiti.

Quindi, come è evidente, è interesse di ogni richiedente che la commissione attribuisca all’invalidità la percentuale più elevata possibile.

Come si calcola l’invalidità civile

La commissione, nel compiere la valutazione, fa riferimento ad apposite tabelle, che sono state redatte sulla base della classificazione internazionale delle menomazioni elaborata dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Queste tabelle contengono  un elenco di patologie, a ciascuna delle quali viene attribuita una percentuale numerica, che può essere fissa oppure variare tra un minimo ed un massimo.

Anche se le tabelle sono molto minuziose e contengono l’indicazione di decine e decine di patologie, non riescono a coprire tutti i casi possibili. Qualora una malattia o menomazione non sia contemplata dalle tabelle, la commissione applicherà un procedimento analogico, consistente nel trovare, tra le varie voci indicate, quella che, per i suoi effetti invalidanti, è più simile alla patologia che riguarda il soggetto.

Può essere, poi, che il richiedente soffra di più patologie o menomazioni. Pertanto:

  • se la patologia è unica e così pure la percentuale indicata in tabella, si applicherà quest’ultima. Se il valore percentuale è ricompreso tra un minimo e un massimo, il grado di invalidità verrà determinato in relazione alla gravità della patologia, all’eventuale sussistenza di patologie concorrenti e alla gravità delle conseguenze personali o sociali che una tale situazione sanitaria determina per il paziente, secondo il contesto in cui vive;
  • se, invece, ci si trova in presenza di più patologie, bisogna prima stabilire se si tratta di patologie concorrenti o coesistenti. Infatti, sono patologie concorrenti quelle che interessano lo stesso organo o lo stesso apparato; sono patologie coesistenti quelle che riguardano diversi organi e apparati. In presenza di patologie concorrenti, si applicano i criteri previsti per la valutazione di una  patologia unica. In caso di patologie coesistenti, invece, il calcolo si effettua determinando prima la percentuale per ogni singola patologia e  sommando questi numeri; dopo si applica una particolare formula riduzionistica. Ridurre il risultato della somma delle varie percentuali è necessario, perché altrimenti ne potrebbe derivare una percentuale che “sfora” il massimo del 100%. Le formule adottate dalle commissioni sono diverse, e piuttosto complesse.

Non è possibile, ovviamenre, riportare qui le percentuali previste dalle tabelle per tutte le patologie. Può essere utile considerare alcune malattie particolarmente diffuse. Eccole:

  • malattie della vista. Lasemplice perdita di gradi, senza che vi sia alcuna patologia, non comporta invalidità. Il glaucoma consente di avere attribuito al massimo il 10%, quindi da solo, se non vi è presenza di altre patologie, non comporta il raggiungimento della soglia minima di invalidità. Con visus  inferiore ad 1/20 viene attribuita una percentuale dal 91% al 100%. Nel caso di restringimento concentrico del campo visivo inferiore a 10 gradi l’invalidità è dell’80%;
  • sordità. La percentuale è dell’80%  se la patologia è stata diagnosticata prima dei i 12 anni di età ed ha avuto ripercussioni rilevanti sull’apprendimento del linguaggio parlato. Diversamente, la percentuale è inferiore;
  • diabete mellito. La percentuale varia secondo che vi siano o meno complicanze, e può arivare al 100% in caso di diabetici affetti anche da nefropatia.
  • patologie a carico dell’apparato cardiocircolatorio. Le percentuali variano dall’11% al 71% secondo la gravità; si può arrivare al 100% se il paziente  non può usare il pace-maker e si trova in una situazione clinica grave; oppure in caso di grave insufficienza cardiaca o di  coronopatia gravissima;
  • morbo di Alzheimer con conseguente depressione. In questo caso è prevista l’invalidità totale;
  • malattie prichiatriche. Queste patologie sono molte e di diverso tipo, pertanto comportano l’applicazione di percentuali di invalidità molto diverse. Nel caso di una delle più comuni, la depressione, si distingue secondo che sia reattiva (o esogena) oppure endogena. La depressione reattiva è quella che si è manifestata a seguito di una situazione che il paziente si è trovato a vivere (un lutto, la perdita del lavoro, una malattia, una grave ingiustizia, e via dicendo), e comporta una percentuale massima del 40%. La depressione endogena è quella che si manifesta per cause imprecisate, e, nei casi più gravi, può portare a una percentuale dell’80%. La schizofrenia, invece, può comportare anche l’invalidità totale;
  • epilessia. La percentuale varia secondo la frequenza delle crisi. Si parte dal 20% in caso di crisi annuali, e si arriva al 100% in caso di episodi frequenti;
  • asma. Questa patologia, anche se fastidiosa, dà luogo all’applcazione di una percentuale massima del 35%, che consente di accedere a pochi benefici;
  • i malati di tumore in trattamento chemioterapico hanno diritto ad essere riconosciuti invalidi al 100%. Negli altri casi, la percentuale varia secondo il tipo di tumore e la gravità de quadro clinico;
  • artrite. Per questa è prevista una percentuale del 50%;
  • morbo di Parkinson. Si applica una percentuale che va dal 71% al 100%;
  • amputazioni. La percentuale varia secondo la parte del corpo coinvolta. Ad esempio, per gli arti inferiori si può arivare anche al 65% se è coinvolta anche la coscia.

Ora sai come calcolare l’invalidità civile. Pertanto, sei in grado di prevedere, sia pure in maniera approssimativa, qual è la percentuale di invalidità che la commissione dovrebbe applicare al tuo caso; infatti, conosci i criteri che vengono adoperati per arrivare a determinarla. Ciò può esserti molto utile qualora l’esito della visita non ti soddisfi. Infatti se, alla luce di quanto ti ho detto, avrai l’impressione che la tua invalidità sia stata sottostimata dalla commissione, potrai innanzi tutto chiedere un parere in merito al tuo medico curante, o, ancora meglio, a un medico legale. Se i tuoi dubbi troveranno conferma, potrai presentare ricorso avverso il verbale di visita. La causa, in questo caso, non comporta spese per il pagamento di tasse; ma dovrai pur sempre pagare l’avvocato ed eventuali consulenti di tua fiducia. Valuta quindi anche se ne vale la pena, in relazione ai benefici correlati al grado di invalidità che speri di ottenere.


note

[1] Art. 2, L. n. 118/71

[2] L. n. 104/1992


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1 Commento

  1. Devo dire che l’articolo scritto mi ha chiarito le idee, ma devo porre un quesito:sono un operata al seno ,ho subito quadrectomiae svuotamento ascellare,fatto tutto il percorso radioterapia,ormonoterapia e tuuto il protocollo.Avevo un invalidità del 67%che nell utima revisione ,pochi giorni fa, mi hanno ridotto al 35%,nonostante certificato oncologico che attestava sempre un controllo serrato e indagini strumentali specifiche alla patologia, certificato fisiatrico certificato con riduzione della mobilizzazione del braccio sinistro è legale fare ciò e negare la possibilità di cura visto che non percevivo nulla?

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