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Le Guide Come diventare insegnanti: vademecum completo

Le Guide Pubblicato il 13 febbraio 2013

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> Le Guide Pubblicato il 13 febbraio 2013

Professori e maestri di scuola: la strada per diventare insegnanti (tra corsi di laurea, tirocini formativi e concorsi) non è sempre univoca e i requisiti richiesti spesso variano a seconda della materia che si intende insegnare. Ecco tutto ciò che c’è da sapere.

 

Come si diventa insegnati oggi? Fornire una risposta univoca, e soprattutto esaustiva, agli aspiranti docenti non è semplice. Almeno in questo preciso momento storico politico.

Abilitazione all’insegnamento e immissione in ruolo sono due step che non camminano di pari passo. Attualmente il TFA (tirocinio formativo attivo) consente agli aspiranti docenti di conseguire il titolo abilitante, senza cui non si potrà accedere ai futuri concorsi nella scuola (salvo nuove disposizioni).

L’immissione in ruolo è, invece, conferita ai candidati che risultino vincitori del concorso pubblico bandito a livello nazionale dal MIUR per le relative classi di concorso.

Quali facoltà universitarie preparano all’insegnamento?

I percorsi di studio sono differenti a seconda del tipo di insegnamento a cui si ambisce.

Dall’anno accademico 2011/12 per insegnare nella scuola dell’infanzia (ex scuola materna) e nella scuola primaria (ex scuola elementare) si deve conseguire la Laurea in Scienza dell’educazione primaria a ciclo unico, della durata di 5 anni, comprensiva di tirocinio, che costituisce titolo di accesso ai concorsi.

Per insegnare nella scuola secondaria di I e II grado (scuola media inferiore, della durata di 3 anni e scuola media superiore, della durata di 5 anni) è necessaria, invece, una laurea vecchio ordinamento (quadriennale o quinquennale) oppure una laurea magistrale biennale, conseguita dopo la laurea triennale, oppure un diploma accademico di II livello.

Il corso di laurea consente di accedere solo all’insegnamento di singole materie. In pratica, per insegnare una determinata materia, come ad esempio Matematica o Italiano, occorre la laurea di secondo livello (o una laurea vecchio ordinamento).

Ad ogni materia d’insegnamento è associata una classe di insegnamento [1] evincibile dalle tabelle rese note dal MIUR.

 

Cos’è il TFA e chi può partecipare al concorso pubblico?

Il TFA è un corso post laurea (vecchio ordinamento, specialistica, magistrale oppure Diploma ISEF), istituito dalle università, della durata di un anno e con un esame finale abilitante a cui si accede dopo il superamento di test preselettivi.

Il concorso per l’immissione in ruolo – bandito quest’anno dopo 13 anni di sospensione e attualmente in via d’esecuzione – è un canale di reclutamento riservato ai docenti già abilitati, a coloro che hanno conseguito il diploma magistrale entro il 1999, e ai laureati (non abilitati) che abbiano acquisito il titolo entro l’anno accademico 2001/02.

 

Cos’è una classe di concorso?

La classe di concorso è una sigla alfa numerica con la quale si indica l’insieme di materie che possono essere insegnate da un docente. Indica una particolare cattedra di insegnamento, in quanto un docente insegna più materie, ma tutte appartenenti alla stessa classe di insegnamento (Esempio: un docente che appartiene all’attuale classe di concorso A051 – Materie letterarie e latino nei licei e nell’istituto magistrale – può insegnare Italiano, Latino, Storia e Geografia).

Alla classe di concorso corrisponde una graduatoria in cui sono inseriti gli insegnanti abilitati e non abilitati. In particolare:

1. Graduatorie provinciali ad esaurimento

Così definite perché destinate ad esaurirsi man mano che i docenti abilitati in esse presenti verranno immessi in ruolo. Da queste graduatorie si attinge il personale docente a cui viene conferito un incarico annuale dall’USP (Ufficio Scolastico Provinciale ) su eventuali posti vacanti.

 

2. Graduatorie d’Istituto

Questi elenchi di aspiranti docenti riguardano solo un certo Circolo e un determinato Istituto (scuola media o superiore) a cui viene inoltrata domanda di inclusione nelle rispettive graduatorie, ovvero valgono solo per le supplenze della singola scuola e non delle altre.

Sono divise in tre fasce dove confluiscono:

I FASCIA: aspiranti docenti che già si trovano nella graduatoria provinciale ad esaurimento ed hanno chiesto tra le dieci Istituzioni proprio quel Circolo oppure tra le venti Scuole secondarie proprio quel singolo Istituto.

II FASCIA: aspiranti supplenti in possesso dell’abilitazione all’insegnamento per quella specifica classe di concorso che hanno fatto domanda in quelle specifiche scuole.

III FASCIA: aspiranti forniti del solo titolo di studio, ma non abilitati.
L’ultimo aggiornamento delle graduatorie d’istituto e ad esaurimento è avvenuto nel 2011. Il prossimo è previsto nella primavera del 2014.

Come avviene l’immissione in ruolo?

Le assunzioni a tempo indeterminato avvengono attingendo il personale docente per il 50% dalle graduatorie ad esaurimento (riservate a personale abilitato, ma attualmente chiuse) e per il restante 50% attraverso concorsi ordinari (ne dovrebbe essere bandito uno ogni due anni).

La legislazione scolastica e i canali di assunzione sono suscettibili di cambiamenti, epocali, di Governo, per cui è opportuno tenersi costantemente aggiornati.

In fondo le vie di reclutamento sono infinite!

Di MANUELA MAGNELLI


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10 Commenti

  1. Grazie della spiegazione… e invece per poter chiedere il trasferimento in una sede definitiva o in una località che piu’ ci interessa ecc ecc… quanti anni di ruolo devono trascorrere? Grazie.

  2. Ciao io mi sono laureata in Chimica nel 1999. Mi piacerebbe andare ad insegnare nella scuola secondaria anche in scuole private. Cosa dovrei fare?
    Grazie
    Rox

  3. Italia il peggio che c’è come sempre.. non si capisce perchè possano partecipare al concorso i non abilitati laureati entro il 2001. Io, laureato nel 2005, mi attacco.. e dovrebbe essere giusto il contrario!

  4. Questo paese e` “in mano ai dinosauri”,come disse il sinpatico prof nel film”la meglio gioventu`”io con la laurea magistrale in scienze dell educazione non ho neanche potuto accedere al tfa,l anno scorso ho lavorato in un istituto,dove c erano altre due persone con la mia laurea,eravamo in tre ad aver fatto lo stesso percorso,con tre esiti differenti :io educatore x diversam.abili,l altro professore di sostegno,l ultimo tecnico di laboratorio..solo per aver conseguito il medesimo titolo in periodi storici differenti,vabbe` “solo”,si fa xdire…questo e`solo uno dei paradossi che ci sono in questo paese che sara` sempre un paese diviso e,pertanto,l opinione pubblica non interessa a nessuno…

  5. Ma se io conseguo una laurea magistrale nel dipartimento di matematica di una università, poi posso iscrivermi alle graduatorie per poter insegnare alle medie o alle superiori? o devo fare qualcos’altro? non mi è molto chiara questa cosa

  6. Ma scusate, quindi se uno si laurea per es. in Lettere o Lingue, dopo non può insegnare queste materie alle elementari? Non so, a me non sembra molto giusto…Una volta che sei laureato (vecchio ordinamento o laurea magistrale, insomma tutti gli anni possibili) dovresti poter insegnare le “tue” materie a qualsiasi livello, no? Partiamo dal presupposto che secondo me la laurea in scienze dell’educazione è un’idiozia, nel senso che è solo un modo per avere più iscrizioni e quindi più entrate per un ambito che sarebbe già “coperto” da altre lauree e relative specializzazioni (Psicologia dell’educazione, psicologia dello sviluppo, materie letterarie, e in pratica tutte le altre materie che a sc.dell’educazione si studiano col contagocce, vedi: un solo esame, massimo due). Così sostanzialmente aumentano le persone che studiano (perché creando ibridi tra varie facoltà già esistenti aumenta la scelta per chi vuole studiare), però poi si riducono le possibilità lavorative, perché per ogni singola professione hanno dovuto creare forzatamente un percorso per giustificare l’esistenza di corsi di laurea superflui. Scusate la polemica ma volevo sapere se c’è qualcuno che la pensa come me o se la mia visione è distorta…Mi sto informando adesso in modo più concreto sul lavoro, e mi sembra che ogni strada sia bloccata da un modo di ragionare settoriale e miope…E onestamente vedo sempre più l’università come un enorme specchio per le allodole…In virtù di questo non ce l’ho con voi che avete fatto sc.dell’educazione o simili, perché penso semplicemente che siate anche voi vittime del sistema. Fatemi sapere se sbaglio a pensarla così e non linciatemi!
    S.

  7. Ciao Silvia sono profondamente d’accordo con la tua visione. Purtroppo ad alti livelli “di gestione della popolazione” (politica e sovrastrutture) risiedono due diversi traini: 1) quello che cerca di razionalizzare e uniformare a nome di maggior garanzie e tutele (per chi offre e per chi riceve un servizio, in questo caso di insegnamento), 2) quello gestito dai “poteri forti” di sindacato e lobby economiche, che tirano sostanzialmente in parte quasi opposta. Ovvero da una parte si è fatta una ridicola sanatoria per cui chi “già dentro” ha conservato il posto (ovvero insegnanti di scuola dell’infanzia con solo titolo di liceo), dall’altra si è “sbarrata” la via ai nuovi, poiché si è resa obbligatoria la laurea magistrale più un corso formativo per ambire alla stessa posizione di cui sopra, peraltro con un ulteriore restringimento della professione settorizzando le materie. Insomma, sei anni di studi più svariati di pratica solo per insegnare ai bimbetti? In altre nazioni (dove la secondaria è di 4 anni e ci si ferma al bachelor) ti mettevano al volo a capo di multinazionali

  8. Buonasera, chiedo un’informazione, per insegnare nelle scuole medie o superiori quali sono gli studi necessari, mia figlia ha un diploma in Liceo delle Scienze sociali, una laurea triennale in scienze politiche sociali,a questo punto cosa dovrebbe fare per avere l’accesso all’insegnamento, attualmente lavora per una cooperativa e si occupa di bambini con problemi di autismo.Ringrazio anticipatamente e porgo cordiali saluti. risposta.

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