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Mantenimento all’ex moglie con 50 anni che non trova lavoro

23 settembre 2018


Mantenimento all’ex moglie con 50 anni che non trova lavoro

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 settembre 2018



La donna che ha fatto la casalinga per metà della vita ha diritto all’assegno divorzile: essere rimasta a casa per così tanto tempo le ha fatto perdere ogni legame col mondo del lavoro. 

Prime applicazioni della sentenza della Cassazione della scorsa estate che, dopo aver abolito definitivamente l’obbligo, per l’uomo divorziato, di garantire all’ex moglie lo stesso “tenore di vita” del matrimonio, riconosce però a quest’ultima una remunerazione per aver badato alla famiglia e alle faccende domestiche. Detto senza peli sulla lingua, si tratta di una “buona uscita” per aver fatto la casalinga. Il succo è abbastanza semplice: il matrimonio non può essere considerato un’assicurazione sulla vita ed è intollerabile che la donna non si metta a cercare un’occupazione per mantenersi da sé. Tuttavia non si può neanche ignorare il contributo da questa fornito alla famiglia durante tutti gli anni del matrimonio, contributo che ha consentito all’uomo di dedicarsi alla carriera. Risultato: l’ex moglie con 50 anni che non trova lavoro ha diritto al mantenimento. A dirlo è una recente sentenza del Tribunale di Nuoro [1].

Dal divorzio in poi che succede? Chi ha l’assegno di mantenimento?

Dicevamo che la pronuncia è molto importante perché segna l’adeguamento, da parte dei tribunali di primo e secondo grado, al nuovo orientamento varato a luglio scorso dalla Cassazione a Sezioni Unite [2] in materia di assegno divorzile, quello cioè che scatta – come dice il nome stesso – dopo il divorzio. Se è infatti vero che, con la separazione, resta la necessità di garantire all’ex coniuge con un reddito più basso un “cuscinetto” per mantenersi e riprendersi dallo scossone, consentendogli di mantenere lo stesso potere di acquisto (o meglio detto “tenore di vita”) di prima, quest’obbligo cessa col divorzio. Risultato: l’assegno divorzile va solo ai più (o alle più) meritevoli, coloro cioè che dimostrano di non potersi mantenere da soli non per propria colpa. Come appunto nel caso dell’ex moglie con 50 anni che non trova lavoro per aver gestito la casa, badato ai figli, fatto le faccende domestiche.

Ex moglie disoccupata: spetta il mantenimento?

Di norma, la donna disoccupata non ha in automatico diritto al mantenimento. Non almeno con le nuove direttive della Cassazione. Per incassare l’assegno la donna deve dimostrare di essere “meritevole”. E tale non è di certo quella ancora giovane, con un piede nel mondo del lavoro, che vanta precedenti esperienze e una formazione. In tal caso, per accampare pretese economiche nei confronti dell’ex marito la moglie dovrebbe dimostrare di essersi preoccupata di cercare un lavoro. Come? La Cassazione questo non lo dice, ma il riferimento all’invio di curriculum e all’iscrizione nelle liste di collocamento potrebbe essere un buon punto d’inizio.

Quindi, una cosa è certa: se marito e moglie divorziano e lei, rimasta in panciolle fino all’udienza, si limita a chiedere il mantenimento avrà un secco rifiuto se non dovesse provare che lo stato di incapacità economica non dipende da lei.

In questo hanno gioco facile le casalinghe attempate, quelle con più di 50 anni. Che non ci bastonino le donne che ci stanno leggendo: a 50 anni una donna è ancora giovane, ma non certo per il mondo del lavoro (anche se, a dirla tutta, alcune imprese preferiscono assumere chi è lontana dal pericolo di gravidanze).

Per tornare alla regola sancita dalle Sezioni Unite della Cassazione: bisogna riconoscere alla donna che ha rinunciato al lavoro per far spazio al marito un equo riconoscimento economico per il sacrificio e per aver contribuito a incrementare il patrimonio familiare. Se così non fosse, l’uomo si prenderebbe tutto il frutto degli anni d’oro della donna passati a fare la spesa e ad accudire ai figli. Il che non è giusto.

Ex moglie non ha voluto lavorare: le spetta il mantenimento?

E che ne è invece delle donne che hanno fatto le casalinghe non per una decisione condivisa con l’uomo ma solo per pigrizia e per essersi adagiate sul reddito di quest’ultimo? La Cassazione ha previsto anche questo stabilendo che il giudice deve comunque valutare se la circostanza che la donna non abbia lavorato fino a 50 anni sia frutto di una scelta condivisa fra i coniugi o se, piuttosto, sia stata solo una presa di posizione che magari ha incontrato il fermo ostacolo dell’uomo. In quest’ultimo caso, l’ex moglie non avrebbe diritto a nulla. Non è facile comunque ottenere una prova del genere: per il marito risulterà davvero difficile, se non addirittura impossibile, dimostrare al giudice di aver più volte ed invano chiesto alla propria moglie di lavorare e che questa, ciò nonostante, abbia preferito rimanere a casa.

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