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Separazione e affidamento: con la riforma, il minore va sempre sentito per la scelta del genitore

12 Febbraio 2013 | Autore:
Separazione e affidamento: con la riforma, il minore va sempre sentito per la scelta del genitore

Nei giudizi di separazione diventa obbligatorio ascoltare il minore con l’audizione indiretta: sarà il figlio stesso ad avere l’ultima parola sulla propria assegnazione, residenza e sulle visite.

La legge che ha equiparato i figli legittimi a quelli naturali [1] ha inserito una nuova norma [2] che è piuttosto una piccola rivoluzione per i processi di separazione dei coniugi. Da oggi, infatti, il figlio minore che ha compiuto 12 anni – o anche più piccolo, se ritenuto capace di discernimento – ha diritto ad essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano. Ivi comprese, soprattutto, le decisioni del giudice in materia di separazione tra i coniugi e le conseguenti statuizioni sull’assegnazione e sul diritto di visita del minore stesso.

A chiarirlo è stato un decreto pubblicato lo scorso 24 gennaio dal Tribunale di Varese.

Si chiama “audizione indiretta”: il minore viene ascoltato per stabilire quale sia la migliore collocazione per lui e la frequenza delle visite. Per evitargli lo stess da tribunale, a sentire il ragazzo sarà un esporto in psicologia infantile, iscritto all’albo dei consulenti tecnici d’ufficio (CTU) e nominato dal giudice.

Così il CTU dovrà innanzitutto chiarire al giudice se ritiene il minore dotato della capacità di discernimento; quindi dovrà anticipare la metodologia che intende seguire per procedere all’audizione indiretta.

A quel punto, si cercherà un rapporto confidenziale tra il CTU e il minore, affinché quest’ultimo esprima la propria opinione sulla crisi familiare, su quale dei due genitori preferisce per il proprio pernottamento e per la residenza.


note

[1] Legge 219/2012.

[2] Art. 315 bis cod. civ.


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