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Email indesiderate: cosa fare

23 Settembre 2018


Email indesiderate: cosa fare

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Settembre 2018



Si può denunciare chi invia email a sfondo sessuale o goliardico? Si può parlare di reato?

Si parla ormai da tempo di tramonto dell’email. Lo strumento che ha mandato in soffitta la tradizionale lettera di carta è stato via via soppiantato da mezzi di comunicazione ancora più rivoluzionari e celeri, ma nello stesso tempo anche più pervasivi. Sms e chat istantanee trasportano ogni giorno comunicazioni di tutti i tipi: trattative contrattuali, lettere di licenziamento, accordi sugli orari di visita dei figli per coppie divorziate. Su WhatsApp viaggiano anche i documenti: bozze di accordi, fatture, lettere di presentazioni, richieste di consulenza, incarichi. E la giurisprudenza si sta adeguando al mutato corso della tecnologia, tant’è che per ogni esempio appena fatto diverse sentenze hanno preso in considerazione il problema della validità del messaggino sullo smartphone. Cosa resta dell’email? Innanzitutto pesa, come un macigno sulla testa, il fatto che, secondo la Cassazione [1], lo spam – ossia le email pubblicitarie indesiderate – non dà diritto a richiedere il risarcimento del danno nonostante sia vietato dalla legge sulla privacy. In secondo luogo c’è il fatto che, secondo alcuni tribunali, un’email non può essere mai considerata davvero “molesta”: questo perché il titolare della casella di posta elettronica nel momento in cui riceve il messaggio, non viene disturbato da un suono acustico (come invece col cellulare o il citofono) e, in più, è sempre libero di scegliere se aprire o meno l’email. La questione è stata proprio di recente ribadita dalla Cassazione [2]. Vediamo dunque, in caso di email indesiderate, cosa fare.

Email indesiderate: si può denunciare?

Immagina di ricevere un’email indesiderata da una persona che non conosci. Si può trattare di pubblicità o anche di una comunicazione a sfondo sessuale o goliardico. Il primo giorno ti limiti a cancellare il messaggio dalla tastiera del computer: un gesto tanto banale quanto istintivo dettato dal fatto che non conosci il nome del mittente. Il secondo giorno ricevi la stessa email; anche in questo caso, temendo che vi si possa insinuare un virus, eviti di aprirla. La terza volta, il messaggio arriva con un oggetto più allarmante: «Attento: ti consiglio di leggere»; così spinto da curiosità e da un po’ di timore clicchi sul mouse. Lì ti accorgi che non si tratta di una comunicazione commerciale ma di quella di un mitomane, un pervertito o di un anonimo che ti ha preso di mira o che vuole semplicemente comunicarti alcuni pettegolezzi inerenti al tuo ambiente lavorativo. Lo ignori, ma lui non ignora te. Così i messaggi proseguono: non più tutti i giorni, ma saltuariamente per qualche altra settimana. Non ne puoi più e decidi di fare una segnalazione ai carabinieri: caso mai si trattasse di un pazzo già noto alle forze dell’ordine – pensi – lo potrai sapere solo recandoti al comando. 

Lì però avviene l’imprevisto: il preposto alle querele ti dice che non può accettare la tua segnalazione perché non c’è alcuna ipotesi di reato. «Ma come?» gli chiedi. «Una persona viene continuamente molestata con email e questo, secondo voi, non è reato?». Ma lui resta della sua opinione. Chi ha ragione? Ecco cosa ha detto in proposito la Cassazione.

Il reato che entra in gioco, in questo caso, è quello di molestie. Se andiamo a leggere il codice penale comprendiamo che l’azione vietata è quella di arrecare disturbo in un luogo pubblico o, prescindendo dal luogo, con l’uso del telefono. La norma non fa alcun riferimento all’email. Qual è la ragione? Il legislatore vuol punire tutte quelle forme di intrusioni nella vita privata delle persone che non danno alla vittima la possibilità di sottrarsi ad esse. Se squilla in continuazione il telefono vieni molestato a meno che non lo stacchi; se una persona ti pedina in una piazza o cerca di attaccare bottone nonostante la tua indifferenza non avrai gioco facile a divincolarti se non ti dai alla fuga. Ecco, questi comportamenti che “costringono” la parte offesa a subire l’altrui pressione rientrano nel reato di molestie. Ma laddove la vittima può facilmente evitare l’altrui… “perseveranza” non c’è penale. Il caso dell’email è paradigmatico: da un lato l’arrivo del messaggio non è preannunciato da una suoneria (sebbene i moderni smartphone prevedono spesso un avviso sonoro). In secondo luogo, da un’email indesiderata ci si può sottrarre con facilità cliccando sul tasto “cancella”. Un messaggio di posta elettronica non comporta, a differenza della telefonata, nessuna immediata interazione tra il mittente e il destinatario, né alcuna intrusione diretta del primo nella sfera delle attività del secondo.

Ecco perché solo le telefonate e gli sms hanno come conseguenza una condanna penale mentre viene assolto chi invia messaggi di posta elettronica a sfondo sessuale o goliardico. Inutile denunciarlo e i carabinieri o la polizia postale potranno anche negare di raccogliere la querela.

È esclusa – dice a chiare lettere la Suprema Corte – l’ipotizzabilità del reato in esame nel caso di molestie recate con il mezzo della posta elettronica, perché nessuna immediata interazione tra il mittente ed il destinatario si verificherebbe né alcuna intrusione diretta del primo nella sfera delle attività del secondo («La modalità della comunicazione è asincrona. L’azione del mittente si esaurisce nella memorizzazione di un documento di testo con la possibilità di allegare immagini, suoni o sequenze audiovisive»). La comunicazione si perfeziona, se e quando il destinatario, connettendosi, a sua volta, all’elaboratore e accedendo al servizio, attiva una sessione di consultazione della propria casella di posta elettronica e procede alla lettura del messaggio. Dunque, contrariamente alla molestia recata con il telefono, alla quale il destinatario non può sottrarsi, se non disattivando l’apparecchio telefonico, nel caso di molestia tramite posta elettronica una tale forzata intrusione nella libertà di comunicazione non si potrebbe verificare.

Email indesiderate: si può avere il risarcimento del danno?

Ci si potrà a questo punto chiedere: se l’email indesiderata non è un reato può quantomeno essere considerata un illecito civile e consentire la richiesta di un risarcimento del danno morale? Anche qui le cose non vanno meglio per la povera vittima. Difatti, c’è una regola nel nostro processo che collega il risarcimento dei danni non patrimoniali solo alle condotte che costituiscono reato e a quelle che violano i diritti costituzionali. Si potrà allora dire che inviare un’email pubblicitaria contraddice la normativa sulla privacy la quale prevede numerose ipotesi di delitti. Ma, come anticipato in apertura, per la Cassazione non ci può essere un danno risarcibile attesa l’esiguità della lesione. Quanti secondi si perdono per cancellare un messaggio? Meno di uno. Certo, «è la somma che fa il totale» diceva Totò, tuttavia se devi fare una causa non puoi addossare a una sola persona le conseguenze di tutto lo spam che ricevi. Per cui è escluso che tu possa disturbare un giudice per aver perso un attimo della tua vita a premere il tasto “Cancel”. Leggi sul punto Danno da spam: nessun diritto al risarcimento.

Email indesiderate: che fare?

Sono sicuro che, a questo punto, ti sarai imbrigliato nel consueto luogo comune: se lo Stato non mi tutela non resta che farsi giustizia da sé. Che in questo caso è ammessa. Non ci riferiamo alla legittima difesa ma ai numerosi sistemi tecnologici che la posta elettronica consente per segnalare in partenza un determinato mittente come “indesiderato” e farlo finire direttamente nella cartella dello spam. Come?

Ad esempio, se hai Gmail, dopo essere entrato nel tuo account via web, apri il messaggio di posta che vuoi bloccare e fai clic sul pulsante con il simbolo di un triangolo posto vicino al pulsante Rispondi (è quello in alto a destra con il simbolo di una freccia rivolta verso sinistra). Dal menu che ti apparirà, clicca sulla voce Blocca “email@dominio.estensione” oppure Blocca “nome cognome” e poi fai clic sul pulsante blu Blocca dalla nuova finestra che ti è apparsa.

In alternativa puoi impostare un apposito filtro tramite le Impostazioni della tua casella di posta elettronica.

Stesso discorso succede per le email di Yahoo e degli altri provider. Sul web esistono numerosi tutorial a riguardo.

note

[1] Cass. sent. n. 3311/2017.


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