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Canone Rai: i moduli di autocertificazione per non pagarlo

23 Set 2018


Canone Rai: i moduli di autocertificazione per non pagarlo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Set 2018



Seconda casa, 75 anni di età e unico nucleo familiare. Tutti i casi in cui è possibile non pagare il canone Rai presentando l’autocertificazione.

Dal 2016 è cambiato il sistema di pagamento del canone Rai: non più mediante bollettino postale, bensì con addebito diretto sulla bolletta della luce. L’importo è stato ridotto dai circa 110 euro del 2015 alla cifra unica di 90 euro, frazionata in dieci quote di nove euro ciascuna.
Il canone Rai si versa una volta eseguito il pagamento dell’utenza della luce: a seconda del gestore energetico prescelto, l’addebito sarà visualizzabile sul bollettino postale, nella sezione dedicata alla sintesi degli importi fatturati. Non fa niente se si opta per l’addebito diretto della bolletta della luce sul proprio conto corrente, perché il canone Rai sarà scalato automaticamente ogni qualvolta avverrà il pagamento.
Il canone Rai è dovuto in misura unica, a prescindere dal numero di apparecchi televisivi presenti dentro casa, ma dal 2016 sono cambiate le regole per usufruire delle varie esenzioni. Di seguito vedremo insieme per il canone Rai quali sono i moduli di autocertificazione per non pagarlo.

Canone Rai: chi deve pagarlo?

Il pagamento del canone Rai spetta, in via di principio, ai detentori di uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni [1]. La detenzione si presume anche in presenza di un impianto aereo atto alla captazione o trasmissione di onde elettriche, oppure all’installazione di linee interne per il funzionamento di apparecchi radioelettrici. Su questo articolo sono sorte numerose controversie in merito all’interpretazione del termine ”detenzione”, ma la Corte Costituzionale [2] ha fornito la soluzione adatta a chi ha sempre ritenuto ingiusto il pagamento del canone Rai. Secondo i giudici, nel corso degli anni il canone si è trasformato da semplice tassa per l’utilizzo di un servizio pubblico (quando lo Stato aveva il monopolio sulle trasmissioni radiotelevisive) a vera e propria imposta, considerando che con il termine imposta si intende una tipologia di tributo che prescinde dalla fruibilità di un servizio. Nello specifico il canone Rai è un’imposta di scopo il cui gettito viene speso per finanziare un interesse generale qual è quello del servizio pubblico televisivo. Il nome ”canone Rai” è puramente convenzionale perché si tratta in realtà di un’imposta sulla detenzione di apparecchi atti o adattabili alla ricezione di radioaudizioni televisive, a prescindere se si vedono i canali Rai.

A questo proposito ci si è chiesti se il possesso di pc, tablet e smartphone da cui è possibile visionare in streaming programmi televisivi rientra nel novero degli apparecchi atti alla ricezione di radioaudizioni televisive. Ebbene, il Ministero dello Sviluppo Economico ha chiarito una volta per tutte che i device utilizzati per la connessione internet non sono considerati alla stregua di un televisore, a meno che essi non vengano adattati alla ricezione del segnale digitale o satellitare tramite appositi apparecchi.

Fatte le dovute premesse, il canone Rai viene pagato da chi ha intestata la bolletta della luce e ha la residenza anagrafica nell’abitazione dove viene fornito il relativo servizio elettrico. La legge non fa distinzioni fra marito/moglie, partner, figli maggiorenni o inquilino affittuario: a pagare è la persona titolare del contratto di fornitura del servizio elettrico.
La legge opera una presunzione fra utenza luce e detenzione di un apparecchio televisivo: stipulare un contratto con un gestore di energia elettrica significa avere l’opportunità di guardare la televisione, quindi di possedere un dispositivo atto alla ricezione del segnale digitale o satellitare. Il nesso è semplice da capire, perché senza alcun contratto della luce non si avrebbe la possibilità di vedere la TV, mentre con una fornitura attiva lo Stato presume la capacità di collegare ad una presa uno schermo fornito di digitale terrestre.

L’addebito del canone Rai sulla bolletta della luce avviene in maniera diretta, senza necessariamente contattare l’Agenzia delle Entrate per indicare il nominativo di chi ha intestata l’utenza elettrica. Ragion per cui se in una famiglia il bollettino del canone Rai arrivava al nome del marito prima del 2015, può capitare che sarà dovuto dalla moglie a partire dal 2016 poiché intestataria del servizio elettrico.
In conclusione, il canone Rai deve essere pagato da:

  • chi ha in detenzione un apparecchio atto alla ricezione del segnale digitale o satellitare;
  • chi ha intestata la fornitura dell’energia elettrica;
  • chi ha fissato la residenza anagrafica nell’immobile in cui ha stipulato il contratto di fornitura della luce.

Se un immobile viene condiviso fra più persone (si pensi alle case affittate agli studenti), il canone sarà pagato da chi ha intestata la bolletta elettrica. Costui pagherà le 10 quote del canone (se non paga la bolletta ne risponderà in prima persona), ma potrà chiedere agli altri inquilini di contribuire alla spesa facendosi restituire quanto versato a titolo di imposta.

Infine devono pagare il canone Rai i residenti all’estero che detengono un apparecchio televisivo in un’abitazione in Italia e un contratto di energia elettrica intestato. È l’esempio di chi lavora in trasferta per pochi mesi all’anno e rientra in Italia nel restante periodo utilizzando come appoggio un immobile.

Chi non deve pagare il canone Rai?

Quanto appena detto ci fa capire che a pagare il canone Rai non è il proprietario di un immobile, nè l’inquilino di un appartamento preso in affitto. A pagare il canone Rai è sempre colui che risulta sul contratto di fornitura dell’energia elettrica in qualità di utente.
Tuttavia, per evitare di pagare anche due volte il canone Rai, esistono casi in cui questa imposta non è dovuta. Vediamo insieme qualche esempio:

  • non deve pagare il canone chi, vivendo all’estero, ha un immobile in Italia privo di televisore pur avendo intestata un’utenza elettrica;
  • non paga il canone colui che non detiene alcun apparecchio atto alla ricezione del segnale digitale o satellitare. Un esempio potrebbe essere una persona che utilizza solo il computer per vedere film e programmi trasmessi in streaming, oppure un individuo che ascolta solo la radio. A partire dal 1997 il canone Rai non è richiesto a chi detiene solo apparecchi radiofonici [3]. In ogni caso nell’abitazione in cui viene fornito il servizio elettrico nessun membro della famiglia deve detenere un apparecchio televisivo;
  • è esonerato dal pagamento chi è intestatario di un’utenza energetica presso un immobile diverso da quello in cui abita ed ha già in famiglia un membro che paga a sua volta il canone mediante addebito in bolletta. È una situazione comune quella in cui un partner o un figlio hanno in proprietà un immobile adibito a casa vacanza e, per usufruire delle agevolazioni sulla prima casa, intestano a nome proprio le varie utenze. Per non pagare il canone basta dimostrare all’interno dell’autocertificazione di appartenere alla famiglia anagrafica, ossia di vivere in una casa diversa da quella di cui si è proprietari;
  • il canone non è dovuto dal locatario o dal proprietario nei contratti di affitto, a seconda se si è fissata o meno la residenza anagrafica. L’imposta dipende da chi risulta intestatario della bolletta, ma non viene pagata se il locatario dichiara una residenza anagrafica diversa con utenza elettrica già gravata da canone. Il locatario non paga neanche se dimostra che un membro della famiglia anagrafica adempie al canone. Un esempio potrebbe essere una persona che prende in affitto una casa studente da destinare al proprio figlio, intestandosi le relative utenze per tutta la durata del contratto.
    Anche il proprietario non paga il canone, ma in questo caso valgono le regole di cui sopra, in riferimento alla famiglia anagrafica ed alla casa vacanza;
  • gli appartenenti ai corpi diplomatici (agenti, funzionari consolari, funzionari di organizzazioni internazionali) e i militari di cittadinanza non italiana non pagano il canone Rai per effetto delle convenzioni internazionali.

L’ultima agevolazione che consente di non pagare il canone Rai è quella riservata agli ultrasettantacinquenni con reddito inferiore agli 8 mila euro sulla base dei redditi percepiti nell’anno 2017. Costoro sono esonerati completamente dal pagamento dell’imposta sulla televisione e possono presentare una sola volta l’autocertificazione per non pagare il canone Rai. L’agevolazione spetta a prescindere dal numero di apparecchi televisivi presenti nell’abitazione in cui è fissata la residenza. Se per qualche ragione il reddito dovesse superare la soglia degli 8 mila euro, chi ha oltre 75 anni e ha beneficiato della relativa agevolazione, dovrà presentare una dichiarazione di variazione della situazione reddituale.

Quali sono i moduli di autocertificazione per non pagare il canone Rai?

I moduli di autocertificazione per non pagare il canone Rai sono disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate nella sezione ”casi di esonero” nell’area dedicata al canone TV e ai servizi al cittadino. Per scaricare il modello di autocertificazione basterà altresì digitare sul motore di ricerca ”dichiarazione sostitutiva canone Rai”: apparirà un pdf che potrà essere stampato e compilato prima di inoltrarlo all’Agenzia delle Entrate.
Dichiarazione sostitutiva ed autocertificazione sono due sinonimi, poiché il modello predisposto dal Fisco è unico per tutti i casi di esonero dal pagamento del canone Rai. Sulla scheda appaiono infatti diverse sezioni che andranno compilate a seconda se non si possiedono apparecchi televisivi, in famiglia qualcuno paga già l’imposta, si possiedono i requisiti reddituali ed anagrafici per accedere alle agevolazioni riservate agli ultrasettantacinquenni.

Il modulo di dichiarazione sostitutiva può essere adoperato anche per comunicare all’Agenzia delle Entrate la modifica delle condizioni per cui si è beneficiato dell’esenzione nel corso dell’anno: si è acquistato un televisore, oppure non si fa parte più della medesima famiglia anagrafica (un figlio si sposa e va ad abitare altrove, una coppia si separa e ciascuno va a vivere per conto proprio). Per famiglia anagrafica si intende un gruppo di persone legate fra loro da:

  • vincoli di matrimonio, unione civile, parentela, affinità, adozione, tutela;
  • vincoli affettivi.

Tutti gli appartenenti alla famiglia anagrafica devono coabitare ed avere dimora abituale nello stesso Comune. A sua volta la dimora abituale può essere interpretata come il luogo in cui una persona si realizza negli affetti, nella società e nella famiglia, a differenza del domicilio che viene fissato per dar vita agli affari ed ai propri interessi.

L’autocertificazione per non pagare il Canone Rai deve essere presentata ogni anno quando si dichiara di non possedere apparecchi televisivi nella propria abitazione. Negli altri casi la dichiarazione sostitutiva potrà essere inoltrata una sola volta, salvo la modifica delle condizioni che consentono di usufruire dei relativi benefici.
Il modello deve essere inoltrato tramite applicazione web Fisconline o Entratel direttamente dall’interessato utilizzando il relativo codice PIN rilasciato dall’Agenzia delle Entrate. Per ottenere il PIN bisognerà registrarsi sul sito, accedendo alla pagina dei servizi telematici (Fisconline o Entratel), ma se si è in possesso delle credenziali SPID si potranno utilizzare queste ultime per la compilazione della dichiarazione.

Se non si possiedono nè il PIN, nè le credenziali SPID, si può chiedere aiuto al proprio commercialista fornendo eventualmente il codice fiscale del familiare che paga il canone. La dichiarazione sostitutiva è equiparata a tutti gli effetti ad un’autocertificazione che non necessita documenti allegati per comprovare la non detenzione dell’apparecchio, il pagamento della doppia utenza o il reddito minimo e i 75 anni di età. Le dichiarazioni mendaci sono severamente punite dalla legge.

L’autocertificazione per non detenzione di apparecchi televisivi deve essere presentata:

  • entro il 31 gennaio dell’anno di riferimento se non si vuole pagare il canone per tutto l’anno;
  • entro il 30 giugno dell’anno di riferimento per essere esentati dal canone nell’ultimo semestre.

Come compilare i moduli di autocertificazione per non pagare il canone Rai?

L’autocertificazione per non pagare il canone Rai deve essere presentata all’Agenzia delle Entrate e non al gestore del servizio elettrico di cui si ha un contratto di fornitura. Abbiamo detto che il canone Rai è un’imposta a tutti gli effetti e per tale ragione l’ente competente è il Fisco.
Il modulo di dichiarazione sostitutiva per non pagare il canone Rai è composto da una pagina riservata ai dati personali e tre quadri dedicati al tipo di autocertificazione che si intende presentare. Ma procediamo per gradi.

Sul foglio dei dati generali sono richiesti il nome, il cognome, la data e la provincia di nascita, nonché il codice fiscale di chi dichiara la non addebitabilità del canone Rai sulla bolletta. La sezione dedicata agli eredi andrà compilata solo qualora sia attivo un contratto di fornitura elettrica in capo ad un soggetto defunto. In questo caso la compilazione potrà essere effettuata da un erede che indicherà gli stessi dati anagrafici richiesti per il soggetto dichiarante.
La terza sezione è riservata all’intermediario, qualora si opti per un commercialista che si occuperà di inviare la dichiarazione all’Agenzia delle Entrate. Questa sezione non deve essere compilata nel momento in cui si procederà da soli utilizzando i software Fisconline ed Entratel.
Nella quarta sezione bisognerà contrassegnare il quadro A, B o C in riferimento al tipo di esenzione o alla modifica dei requisiti per non pagare il canone Rai. L’ultima sezione potrà essere completata con la firma del dichiarante (o dell’erede) e con la data in cui si è proceduto all’invio dell’autocertificazione.

Il quadro A della pagina successiva è riservato a chi non detiene apparecchi televisivi, il quadro B dovrà essere compilato da chi attesta la presenza di un’altra utenza elettrica per l’addebito. In questo caso bisognerà inserire il codice fiscale di chi già paga il canone Rai. Il quadro C servirà a coloro che intendono dichiarare la variazione dei presupposti e dovrà essere compilato indicando la data della dichiarazione sostitutiva presentata per accedere alle esenzioni.

Oltre all’invio telematico, i moduli di autocertificazione per non pagare il canone Rai possono essere inviati per raccomandata A/R all’indirizzo:

Agenzia delle Entrate, ufficio di Torino1, S.A.T. – Sportello Abbonamenti TV – casella postale 22 – 10121 TORINO.

note

[1] Art. 1 R.D.L. n. 246 del 21.02.1938

[2] C. Cost. sent. n. 284 del 26.06.2002

[3] L. n. 449 del 27.12.1997


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