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Pensione reversibilità: a chi spetta

19 Nov 2018


Pensione reversibilità: a chi spetta

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 Nov 2018



La pensione di reversibilità spetta al coniuge superstite ed ai figli. L’ammontare dell’assegno varia in base ai contributi versati ed al reddito del soggetto beneficiario.

Con la crisi economica e i vari problemi che attanagliano il mondo del lavoro sono sempre di più le famiglie monoreddito. Che sia una moglie o un marito, poco importa: ciò che è indispensabile è far quadrare i conti a fine mese. Anche quando lavorano entrambi i coniugi i problemi sono dietro l’angolo: fra precarietà dei contratti di lavoro e aumento delle tasse le famiglie incontrano difficoltà ogni giorno. Ma cosa succede se un coniuge muore? E se fosse l’unico che porta i soldi a casa?
Per non lasciare solo il coniuge superstite e garantire condizioni economiche dignitose alla famiglia lo Stato ha previsto la pensione di reversibilità. Si tratta di un’indennità erogata in proporzione agli anni di contributi versati dal lavoratore defunto e al reddito dichiarato dal coniuge rimasto in vita. Se in famiglia vivono ancora figli che vanno all’università, anche costoro hanno diritto all’indennità. Ma facciamo una panoramica sulla pensione di reversibilità: a chi spetta.

Che cos’è la pensione di reversibilità

La pensione di reversibilità è una prestazione (o indennità) versata dall’INPS al coniuge superstite di lavoratore o pensionato defunto. Per accedere al beneficio della pensione di reversibilità bisogna possedere alcuni requisiti valutati dall’INPS ogni qualvolta si presenterà la relativa domanda. Il fatto che la pensione viene erogata al coniuge rimasto in vita è giustificato perché chi lavora versa dei contributi nel corso degli anni. Questi contributi serviranno per concedere la pensione una volta raggiunti i limiti richiesti dalla legge, ma se si dovesse morire prima, i soldi non andranno perduti. Per non perdere questi soldi, lo Stato riconosce al coniuge superstite il diritto di godere della pensione che sarebbe spettata al lavoratore defunto.

La pensione non è altro che una forma previdenziale per il lavoratore: una volta raggiunta un’età per cui sarà difficile lavorare, il futuro verrà garantito da questo tipo di sussidio.
La pensione di reversibilità viene erogata sia quando a morire è un lavoratore ancora in età lavorativa, sia quando il defunto è un soggetto pensionato. Peculiarità della pensione di reversibilità sono:

  • si tratta di un diritto riconosciuto esclusivamente a specifici soggetti;
  • l’indennità può essere erogata anche a favore di genitori, fratelli e sorelle;
  • l’ammontare dell’assegno è inversamente proporzionale al reddito dichiarato dai familiari beneficiari;
  • la pensione di reversibilità spetta a prescindere dal tipo di lavoro svolto dal defunto (se dipendente, autonomo, assunto a tempo indeterminato o determinato).

Quali sono le tipologie di pensione di reversibilità?

Il termine pensione di reversibilità è generico, poiché ricomprende la pensione diretta e indiretta. Posto che i soggetti beneficiari rimangono comunque i familiari superstiti:

  • la pensione ai superstiti di reversibilità viene erogata quando il defunto è un pensionato, già percettore di una pensione di vecchiaia;
  • la pensione ai superstiti di reversibilità indiretta spetta quando a morire è un lavoratore che ancora versa i contributi e non ha maturato i requisiti per andare in pensione.

Le differenze fra pensione di reversibilità diretta e indiretta riguardano principalmente l’ammontare dei contributi versati. Il percettore di pensione di vecchiaia ha già maturato i requisiti contributivi, mentre il lavoratore dipendente potrebbe trovarsi in un momento del rapporto di lavoro in cui ancora non ha alle spalle gli anni di contributi necessari per garantire una buona pensione.

A chi spetta la pensione di reversibilità?

Prima di capire a quanto ammonta la pensione di reversibilità diretta o indiretta, vediamo chi sono i soggetti beneficiari. In linea di principio la pensione di reversibilità spetta a coloro che hanno un rapporto di parentela con il defunto, sia in linea retta che affine. Problemi sorgono quando due persone non sono unite da vincolo matrimoniale ma convivono stabilmente: in questo caso la pensione di reversibilità non spetta alle coppie di fatto e a ribadirlo è stata la stessa Corte Costituzionale [1]. La pensione di reversibilità è dovuta invece alle coppie unite civilmente secondo quanto stabilito dalla legge [2]. Volendo fare uno schema, la pensione di reversibilità (sia diretta che indiretta) viene versata a favore dei seguenti soggetti:

  • coniuge, anche se separato. Se invece il coniuge è divorziato, questi ha diritto alla reversibilità solo se il giudice gli ha riconosciuto il diritto all’assegno di divorzio;
  • convivente unito civilmente;
  • figli minori d’età;
  • figli maggiorenni tra 21 e 26 anni di età purché iscritti in corsi universitari e “a carico” del genitore al momento del suo decesso; non devono lavorare;
  • figli con una inabilità totale al lavoro purché “carico” del genitore al momento del suo decesso;
  • genitori, dei nipoti, dei fratelli e delle sorelle in assenza di coniuge superstite o figli a carico.

La pensione di reversibilità è riconosciuta di diritto anche ai figli disabili con un’invalidità che, al momento della morte del genitore, non consente loro di intraprendere alcuna attività lavorativa. Inoltre la pensione di reversibilità potrebbe spettare ai nipoti con legame di parentela in linea diretta (la pensione del nonno andrà ai figli dei propri figli) ed ai genitori superstiti (nel caso di morte del figlio lavoratore).
Se nell’immediato la pensione viene erogata a favore del coniuge e dei figli minorenni, beneficiari come i genitori del defunto e i nipoti subentrano di diritto solo in un secondo momento. Cioè quando non siano in vita il coniuge superstite o i figli di quest’ultimo. Un esempio potrebbe essere un figlio unico lavoratore che non si è sposato e non ha avuto prole (in questo caso la pensione spetterà ai genitori), oppure un nipote che perde i genitori e viene dato in affidamento ai nonni (l’indennità del nonno passerà di diritto al nipote).

La legge non fa distinzioni di sesso, per cui coniuge superstite potrebbe essere sia un uomo che una donna. Spesso si tende a credere che la pensione di reversibilità spetti alla vedova, ma non sempre è così. Una volta riconosciuta la parità dei diritti sia alla moglie che al marito, qualora dovesse morire una donna lavoratrice la pensione di reversibilità potrebbe spettare al marito ancora in vita.
La pensione di reversibilità viene riconosciuta al coniuge separato legalmente e al coniuge divorziato. Quest’ultimo deve essere titolare dell’assegno divorzile. Se il defunto ha contratto più matrimoni, l’assegno viene suddiviso tra i vari ex coniugi in base alla durata del matrimonio ed al diritto all’assegno divorzile.

Con l’introduzione della legge Cirinnà anche le coppie omosessuali unite civilmente possono beneficiare della pensione di reversibilità: questa equiparazione rappresenta un importante passo in avanti nella parità dei diritti.
Un ultimo accenno merita la differenza fra lavoratori dipendenti ed autonomi. La pensione di reversibilità viene erogata a prescindere se il coniuge defunto sia stato libero professionista o dipendente presso un’azienda. Il requisito principale rimane quello dei contributi versati, che generalmente sono dovuti sia dal lavoratore dipendente che dal lavoratore autonomo.

La pensione di reversibilità ai figli maggiorenni

In caso di morte del pensionato, il figlio superstite ha diritto alla pensione di reversibilità, ove maggiorenne, se riconosciuto inabile al lavoro e a carico dei genitore al momento del decesso. La legge afferma espressamente che “Ai fini del diritto alla pensione ai superstiti, i figli in età superiore ai 18 anni e inabili al lavoro, i figli studenti, i genitori, nonché i fratelli celibi e le sorelle nubili permanentemente inabili al lavoro, si considerano a carico dell’assicurato o del pensionato se questi, prima del decesso, provvedeva al loro sostentamento in maniera continuativa”. Secondo una recente sentenza della Cassazione [3], il requisito dell’essere “a carico del genitore” non si identifica con la mera coabitazione, né con uno stato di totale soggezione finanziaria del soggetto inabile, ma deve essere verificato anche alla luce della situazione di salute del soggetto inabile ed in particolare con l’accertata impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa. Secondo un orientamento consolidato, il requisito della vivenza a carico, se non si identifica indissolubilmente con lo stato di convivenza, né con una situazione di totale soggezione finanziaria del soggetto inabile, va considerato con particolare rigore, essendo necessario dimostrare che il genitore provvedeva in via continuativa e in misura quanto meno prevalente al mantenimento del figlio inabile. La Delibera INPS n. 478 del 2000 ha precisato che, per considerare a carico i figli maggiorenni inabili, questi devono avere un reddito non superiore a quello richiesto dalla legge per il diritto alla pensione di invalido civile totale.

Pensione di reversibilità ai figli disoccupati

Un figlio disoccupato, se non ha il requisito dell’inabilità e dell’essere stato a carico del genitore defunto al momento della sua morte non ha diritto alla pensione di reversibilità. Vi avrebbe diritto solo se ancora iscritto all’università e con un’età compresa tra 21 e 26 anni.

A chi non spetta la pensione di reversibilità?

Non a tutti i parenti spetta la pensione di reversibilità e, se dovesse essere riconosciuta di diritto, potrebbe darsi che venga erogata in percentuale ridotta. Innanzitutto la pensione di reversibilità non spetta al convivente delle coppie di fatto. La disparità di trattamento fra matrimonio, unione civile e convivenza di fatto è data dalla necessità di inquadrare in maniera precisa i vari istituti, riconoscendo alle unioni (come quelle civili ed il matrimonio) una certa responsabilità dovuta alla volontà di suggellare il rapporto. Se dal matrimonio e dalle unioni civili derivano una serie di doveri (quali il mantenimento, l’assistenza e la fedeltà, quest’ultima solo nel caso del matrimonio), di conseguenza la legge riconosce altrettanti diritti, quasi a voler bilanciare gli obblighi che scaturiscono dal rapporto.
Se il convivente nella coppia di fatto non può ottenere la pensione di reversibilità, quest’ultima spetta invece ai figli nel momento in cui presentino i requisiti di età menzionati nel paragrafo precedente.

La pensione di reversibilità non spetta al coniuge che non percepisce l’assegno divorzile. L’assegno divorzile (o assegno di mantenimento) viene riconosciuto all’ex coniuge che dimostra di non essere economicamente indipendente ed autosufficiente. Se costui ha un reddito (ad esempio l’affitto di una casa vacanza) o è in età lavorativa, potrebbe non avere diritto all’assegno di mantenimento e, di conseguenza, alla pensione di reversibilità. Di solito è il giudice che, in sede di divorzio, stabilirà se sarà necessario o meno riconoscere l’assegno di mantenimento.

Il coniuge percettore di assegno di mantenimento non ha diritto alla pensione di reversibilità qualora abbia contratto nuove nozze. In questo caso il diritto alla pensione verrà liquidata una tantum nella misura di due mensilità.

Il coniuge legalmente separato ha diritto alla pensione di reversibilità anche se la separazione è stata causata da una sua condotta. Nel momento in cui dovesse trovarsi in una situazione economica difficile, potrà avere diritto all’assegno. A sancirlo è la Cassazione [4] che riconosce nell’assegno previdenziale un modo per far fronte allo stato di bisogno dei parenti più prossimi. Ragion per cui il coniuge a cui è addebitata la separazione non avrà diritto alla pensione se non presenta problemi economici.

Come viene calcolata la pensione di reversibilità?

La pensione di reversibilità viene calcolata in base agli anni di contributi versati (se lavoratore) e al reddito posseduto dal beneficiario (questo requisito è valido anche per i pensionati). Questi due fattori serviranno a definire l’ammontare dell’assegno mensile.
La pensione di reversibilità diretta viene riconosciuta immediatamente, poiché il coniuge defunto è a sua volta percettore di pensione. Diverso discorso si ha quando il coniuge defunto è in età lavorativa. Nel caso della pensione di reversibilità indiretta, il lavoratore defunto deve aver maturato alternativamente uno dei seguenti requisiti:

  • 15 anni di assicurazione e di contribuzione già versati, o 780 contributi calcolati su base settimanale nel caso di lavoratore autonomo;
  • 5 anni di assicurazione e di contribuzione o 260 contributi settimanali per i liberi professionisti. In questo caso gli ultimi tre anni di contributi devono essere stati versati nei cinque anni di lavoro che precedono l’evento morte.

Tizio è un lavoratore precario assunto con contratti triennali da circa dieci anni. Ha già alle spalle 5 anni di contributi, e nell’ultimo quinquennio risulta che ha versato tre anni di contributi grazie a due lavori a tempo determinato durati all’incirca 4 anni.

La pensione di reversibilità spetta a partire dal primo giorno del mese successivo alla data di morte. L’indennità viene corrisposta ai beneficiari nel seguente modo:

  • 60% della pensione al coniuge senza figli;
  • 80% della pensione al coniuge con un figlio;
  • 100% della pensione al coniuge con due o più figli.

Il calcolo avviene sulla base di quanto percepiva il pensionato defunto o quanto avrebbe dovuto percepire il lavoratore. Le percentuali variano qualora i beneficiari non siano coniuge e figli, bensì fratelli, sorelle e genitori. Le soglie minima e massima vanno dal 70% al 100%:

  • al solo figlio superstite viene erogato il 70% della pensione;
  • in presenza di due figli la percentuale è dell’80%. Il 100% viene riconosciuto se ci sono tre o più figli;
  • il 15% va all’unico genitore superstite o al solo fratello/sorella. Il 30% è riconosciuto ad entrambi i genitori o, in alternativa, in presenza di due fratelli. La soglia aumenta in base al numero di fratelli (45% se i fratelli sono 3, 60% se sono 4, 75% quando sono 5, 90% per 6 fratelli, 100% quando i fratelli sono più di 7).

La pensione di reversibilità è cumulabile assieme agli altri redditi dichiarati dai beneficiari. Ciò significa che, in sede di dichiarazione dei redditi, la pensione sarà calcolata assieme a tutto ciò che viene posseduto dal beneficiario.

Come fare domanda per la pensione di reversibilità?

La domanda per ricevere la pensione di reversibilità deve essere inoltrata telematicamente servendosi dell’apposita piattaforma messa a disposizione dell’INPS. Bisognerà essere in possesso del relativo codice PIN rilasciato dallo stesso istituto. Il rilascio del codice può avvenire online, utilizzando le sezioni “prestazioni e servizi” e “richiesta codice PIN” disponibili sul sito dell’INPS. Digitando il proprio codice fiscale si dovrà compilare la sezione apposita per accedere ai servizi messi a disposizione dell’istituto.

In alternativa alla procedura telematica il beneficiario può contattare i numeri 803 164 (da rete fissa) e 06 164 164 (da cellulare) oppure rivolgersi ad un patronato che si occuperà di eseguire tutta la procedura in qualità di intermediario del beneficiario.
Saranno necessari alcuni documenti per procedere con la richiesta della pensione di reversibilità, ma alcuni di essi potranno essere prodotti mediante autocertificazione. L’autocertificazione è valida per:

  • il certificato di morte, di matrimonio o di unione civile;
  • lo stato di famiglia al momento della morte del lavoratore o del pensionato.

Lo stato di famiglia serve ad attestare chi sia effettivamente il beneficiario della pensione di reversibilità e la percentuale da erogare: in presenza di un coniuge e di due figli a carico verrà riconosciuto il 100% della pensione.
Gli altri documenti richiesti riguardano la minore età dei figli, quindi il certificato di frequenza della scuola dell’obbligo o dell’università. Ulteriore documento sarà la dichiarazione dei redditi di chi intende percepire la pensione di reversibilità. In tal caso sarà necessario il modello unico o il 730, a seconda del tipo di dichiarazione effettuata dal beneficiario.

Potrebbe essere richiesto un documento che accerti la separazione legale (quella dichiarata dal giudice) e l’addebitabilità della stessa, ma anche il divorzio e il riconoscimento dell’assegno di mantenimento.

Il servizio online dell’INPS è disponibile sulla pagina dedicata alla pensione di reversibilità. In fondo è presente il link “accedi al servizio”: cliccando su di esso apparirà una finestra dedicata ai pensionati, ai dipendenti pubblici, ai dipendenti privati ed ai lavoratori autonomi. Scegliendo la sezione di interesse si procederà con l’autenticazione digitando il proprio codice fiscale ed il PIN. In alternativa al PIN si può utilizzare il sistema SPID, scelto da tutti coloro che vogliono avvalersi delle procedure online delle pubbliche amministrazioni utilizzando un unico account valido per tutti i servizi.

note

[1] C. Cost., sent. n. 461 del 03/11/2000.

[2] L. n. 76 del 20.05.2016

[3] Cass. sent. n. 28608/2018 dell’8.11.2018.

[4] Cort. Cass. ord. n. 9649 del 12.05.2015


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3 Commenti

  1. Non dite pero’ che se il beneficiaria della pensione di reversibilita’ supera un certo redditto, dichiarato nella denuncia dei redditi, questa viene ridotta se non totalmente annullata. Come successo al sottoscritto.

  2. Non è giusto sempre la legge. Io ho conosciuto mio compagno 14 anni fa ci siamo messi in seme e abiamo convissuto 14 anni 5 anni fa sia rotto la chiglia a lavoro a fatto 2 interventi io sola senza parenti, figli e moglie soi ho fatto tutto da sola mantenuto pure finché a preso la pensione civile 500 € al mese com’è fa una persona di 59 anni al mese io lavorato sempre e ho portato tutto avanti. adesso purtroppo lui e venuto a mancare e la moglie e figli ano dritto a tutto. Non è giusto.

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