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Inidoneità alla mansione: che fare?

11 ottobre 2018


Inidoneità alla mansione: che fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 ottobre 2018



Nel corso degli anni le condizioni di salute delle persone cambiano. Può accadere che un dipendente perda la capacità di svolgere determinate operazioni e, in questo caso, è importante sapere come ci si deve muovere nel rispetto della legge.

Capita spesso che il datore di lavoro abbia assunto un dipendente per svolgere una determinata mansione ma, nel tempo, il lavoratore, a causa del passare del tempo, dell’invecchiamento o di una malattia, non sia più in grado di svolgere quella mansione. In questi casi ci si muove su un terreno molto delicato: da un lato, infatti, è importante tutelare il diritto al lavoro del dipendente che non dovrebbe rimetterci solo perché non sta più bene. Dall’altro lato, però, è pur vero che l’azienda non è un ente di beneficienza e non si può di certo permettere di pagare una persona che non può più fare quello per cui è stata ssunta.

E allora è legittimo chiedersi, in caso di inidoneità alla mansione: che fare?

Chi controlla la salute dei lavoratori?

Quando firmano il contratto di lavoro, il lavoratore ed il datore di lavoro si assumono dei doveri reciproci. L’azienda, dal canto suo, deve pagare lo stipendio, i contributi, le tasse come sostituto d’imposta e deve anche tutelare la salute e la sicurezza dei propri dipendenti [1].

Nello svolgimento del suo ruolo di garante della salute dei dipendenti, la legge [2] impone alle aziende di nominare un medico del lavoro che deve controllare la salute dei dipendenti e verificare, in particolare, se il dipendente è idoneo, dal punto di vista fisico, a svolgere le mansioni per le quali è stato assunto.

Il medico controlla periodicamente i dipendenti, sottoponendoli a delle visite di controllo. Facciamo l’esempio di un dipendente assunto da una società di trasporti con mansioni di autista del bus. Può succedere che nel corso delle visite periodiche a cui viene sottoposto, il medico si renda conto che il soggetto ha dei seri problemi alla vista. In questi casi il medico competente potrebbe emettere un certificato di inidoneità alla mansione. L’inidoneità può essere assoluta o parziale. È assoluta quando il dipendente non può proprio svolgere più quella mansione. È parziale quando può svolgerla ma solo rispettando delle rigide prescrizioni. Ad esempio, il medico potrebbe dire che l’autista è parzialmente idoneo ma non può guidare più di tre ore al giorno. Oppure potrebbe sancire che l’autista non è più idoneo in senso assoluto.

L’inidoneità, inoltre, può essere permanente o temporanea. È permanente quando il giudizio dato dal medico è definitivo. È il caso di patologie che hanno ormai in modo irreversibile compromesso la capacità del dipendente. Si pensi alla perdita della vista. È temporaneo quando nell’immediato il giudizio è negativo ma col tempo la situazione potrebbe cambiare. In questi casi il certificato ha validità per un certo numero di mesi decorsi i quali il dipendente deve sottoporsi ad una nuova visita e si verificherà se le cose sono cambiate.

Inidoneità alla mansione: che fare?

Di fronte ad un certificato del medico competente che sancisce la non idoneità del dipendente alla mansione per cui è stato assunto, l’azienda deve verificare cosa fare nel rispetto della legge.

Se l’inidoneità è temporanea, l’azienda deve verificare se, nel frattempo, può adibire il dipendente ad altre mansioni. Se ciò non è possibile, l’azienda può sospendere il rapporto di lavoro per il periodo nel quale è stata dichiarata l’inidoneità alla mansione. La sospensione del rapporto è una sorta di congelamento del rapporto di impiego. Il dipendente non deve recarsi al lavoro e può starsene a casa ma mantiene il diritto a rientrare al lavoro alla fine del periodo di sospensione. L’azienda, dal canto suo, può evitare di pagare lo stipendio visto che non riceve la prestazione lavorativa da parte del dipendente [3].

La sospensione può essere, ad esempio, disposta:

  • nel periodo che va da quando l’azienda conosce il certificato medico a quando reperisce una nuova collocazione. Il datore di lavoro, infatti, ha necessità di tempo per individuare altre posizioni in cui impiegare il dipendente;
  • se il dipendente ha fatto ricorso alla ASL contro il certificato del medico competente, nelle more del giudizio innanzi alla commissione medica che si occupa del ricorso;
  • per tutto il periodo di inidoneità temporanea alla mansione e in attesa del nuovo certificato medico. Anche in questo caso il datore di lavoro che non avesse posizioni disponibili potrebbe voler disporre una sospensione temporanea.

Se l’inidoneità è permanente il problema è più grave. Il datore di lavoro, deve, secondo la legge [4] adibire il dipendente a mansioni equivalenti o, se non è possibile, a mansioni inferiori garantendo comunque al dipendente lo stesso stipendio. Tornando al nostro esempio, di fronte ad un certificato di inidoneità permanente dell’autista per problemi di vista l’azienda dovrebbe verificare se è possibile adibirlo a mansioni equivalenti o inferiori. Potrebbe però accadere che in tutte le possibili diverse mansioni sia importante l’uso della vista, oppure che l’azienda è al completo, non ci sono spazi vuoti da riempire e dunque non ci sono posti in cui ricollocare il dipendente. D’altronde la giurisprudenza ha sempre affermato che l’azienda non può sconvolgere il proprio assetto organizzativo per fare posto al dipendente inidoneo alle mansioni di origine. Né può imporre ad altri dipendenti di trasferirsi altrove per fare spazio al dipendente da ricollocare [5].

In assenza di mansioni disponibili cui possa essere utilmente adibito il lavoratore, la giurisprudenza ha da sempre ritenuto ammissibile il licenziamento del lavoratore per impossibilità sopravvenuta della prestazione [6].

note

[1] Articolo 2087 c.c.

[2] D. Lgs. n. 81/2008 “Testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro”.

[3] Cassazione, sentenza n. 7619/1995; Cassazione, sentenza n. 4677/2006; Tribunale di Asti, 10 novembre 2006.

[4] Articolo 42, D. Lgs. 81/2008.

[5] Cassazione, sentenza n. 4757/2015.

[6] Cassazione, sentenza n. 13511/2016.

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2 Commenti

  1. Vorrei sapere se il datore di lavoro può licenziare un dipendente Dove il medico del lavoro prescrive una limitazione e se il dipendente dopo aver fatto richiesta di trasferimento per non perdere il lavoro,viene mandato in un reparto ospedaliero ancora più pesante.le scrivo questo perché io sono stato operato a due ernie del disco Dove il medico del lavoro mi ha prescritto una limitazione con la quale non potevo sollevare pesi oltre i 25 kg, ho fatto richiesta di trasferimento (in reparti idonei per la mia mansione c’erano )ma per tutta risposta sono stato mandato in reparti più pesanti così che ho dovuto effettuare diverse malattie con la conseguenza del licenziamento. Ora vorrei sapere perché lAzienda dopo i miei vari solleciti non mi ha mai trasferito?Sono già un anno che non lavoro e sono in cura da una pschiatra perchédopo essere stato licenziato sono caduto in depressione.aspetto vostre risposte.

  2. Ho scritto precedentemente riguardo al licenziamento perché non ho mai avuto un trasferimento dalla cooperativa per la quale prestavo Servizio. Volevo sapere se posso intraprendere un percorso legale contro la cooperativa. Vorrei informazioni più dettagliate in merito .

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