Diritto e Fisco | Articoli

Residenza come ospite: cosa comporta?

4 Ottobre 2018
Residenza come ospite: cosa comporta?

È possibile trasferire la residenza in casa di un amico dichiarando di essere ospite e senza firmare alcun contratto. Ma l’ospitalità potrebbe avere delle conseguenze di carattere fiscale e non solo.

Se stai pensando di trasferirti a casa di un amico che gentilmente ti offre ospitalità ti starai anche chiedendo se sia possibile ottenere la residenza a casa sua senza che questi ti faccia firmare un contratto di locazione o di comodato d’uso gratuito. Lo stesso se sei tu ad ospitare un conoscente, vorrai sapere quali conseguenze questo potrebbe determinare.

Ebbene, trasferire la residenza in questi casi è possibile, ma ciò comporta dei risvolti che è bene tenere in considerazione. Non ti resta che valutare la convenienza di questa scelta e, se del caso, trovare un modo per organizzare bonariamente la ripartizione delle spese. Infatti stiamo parlando di un’ ospitalità duratura, perché altrimenti non avrebbe senso cambiare la residenza, fermo restando che è possibile anche mantenere la residenza altrove ed eventualmente modificare il domicilio, che è il luogo in cui si hanno interessi preminenti differenti da quelli della vita quotidiana. Per capire meglio di cosa stiamo parlando affrontiamo la questione dall’inizio e vediamo insieme cos’è la residenza, quando può essere presa e cosa comporta la residenza come ospite.

Cos’è la residenza e come si distingue dalla dimora e dal domicilio?

E’ necessario fare una prima differenziazione. La residenza, secondo il diritto italiano, è il luogo in cui la persona ha la dimora abituale, come ad esempio la casa in cui abiti stabilmente [1]. La dimora è il luogo in cui un soggetto si trova con stabilità. Dimora e residenza devono, di norma, coincidere, non essendo possibile fissare una residenza in un posto dove non si dimora. Eccezionalmente la dimora può essere in un altro luogo ma solo per brevi periodi di tempo (come per le vacanze al mare).
Esiste il divieto di residenze di comodo che sono quelle fissate in un luogo ove non si vive né si va a dormire mai.

La residenza ha a che fare con l’abitare ed in ciò si distingue anche dal domicilio, definito come sede di affari e interessi.

In Italia la residenza può essere riferita a un solo Comune e a un solo indirizzo, in quanto questa è rilevante ai fini dell’iscrizione alle liste elettorali e di tutti quei benefici fiscali e legali cui hanno diritto i residenti di una determinata località (si pensi al diritto alla casa popolare o agli sgravi fiscali che sono possibili in riferimento alle nuove costruzioni o alle ristrutturazioni).

Come si cambia la residenza?

Se vuoi cambiare la tua residenza [2] dovrai presentare una domanda su un apposito modello ministeriale che può essere spedito anche via posta, fax o mail al Comune in cui desideri risiedere. Dovrai allegare anche la fotocopia di un documento di identità e provvedere a firmare il tutto. Qualora la tua richiesta venga accettata, sarai considerato residente dalla data della presentazione del documento. Avviene così l’iscrizione anagrafica, che però necessita, nei quarantacinque giorni successivi, di controlli e verifiche sui dati dichiarati e si perfeziona, allo scadere del termine, anche con un tacito consenso (cosiddetto “silenzio assenso”) se non vi sono anomalie.

Diversamente, il Comune che intenda rifiutare la richiesta per la mancanza dei documenti richiesti o per errori nella compilazione della domanda, dovrà comunque dartene comunicazione e invitarti a fornire indicazioni in merito, o a sanare le carenze informative e gli errori. Quando avrai completato l’iter della sanatoria, se non si presenteranno nuovi problemi, ti verrà confermata l’iscrizione [3].

Se la sanatoria non è possibile l’atto di iscrizione viene annullato e sarà ripristinato l’indirizzo della tua residenza precedente.

In quali condizioni si può cambiare la residenza?

È necessario ora approfondire i casi in cui la legge permette il cambio di residenza. Per iniziare, la legge non permette il cambio, né gli allacci ai servizi pubblici, a chi occupa l’immobile in modo abusivo. Allora ecco che deve esistere un atto di proprietà, un contratto di affitto, un comodato d’uso gratuito o deve ricorrere un’ospitalità.

Allora ben si potrà richiedere il cambio di residenza anche qualora si sia ospiti in un’abitazione altrui, è possibile infatti scegliere quell’indirizzo come dimora abituale, cioè per la residenza. Tali tipi di atti vanno però dichiarati nella domanda di cambio di residenza e in caso di affitto o comodato è richiesta anche la copia del documento di entrambe le parti del contratto.

Vengono comunque considerati aventi titolo per l’iscrizione anche gli appartenenti al nucleo familiare dell’intestatario del contratto o del proprietario, ma anche chiunque venga inserito nello stato di famiglia a seguito di una dichiarazione che rappresenti l’esistenza di un legame affettivo.

La cancellazione dall’anagrafe del Comune e dal registro di residenza precedente è automatico in caso di iscrizione ad altro indirizzo di diverso Comune.

Cosa comporta cambiare la residenza per ospitalità?

Al cambio di residenza sono riconducibili alcune conseguenze, a prescindere dal fatto che tu sia proprietario o tu sia lì ospitato. Come si è detto la residenza rappresenta il luogo in cui si ha la dimora abituale, ciò vuol dire che principalmente presso quel luogo eserciti gli atti della tua vita e lì si svolge la tua esistenza. In particolare presso il Comune di residenza è stabilito il seggio elettorale in cui recarti per votare, lì potrai ricevere tutte le comunicazioni a te destinate e potrai usufruire dei diritti che il Comune riconosce ai suoi cittadini.

Il caso specifico del cambio di residenza per ospitalità è quello per cui l’ospitato non paga alcun affitto e non si necessita di nessun tipo di contratto.

Se l’ospitante è il proprietario dell’immobile basta una semplice comunicazione dello stesso all’ufficio dell’Anagrafe del Comune; se invece l’ospitante è solo in affitto, è necessario che il proprietario autorizzi l’ospite a stabilire lì la sua dimora abituale.

Ma ecco le conseguenze del cambio di residenza. La prima è quella dell’aumento della tassa sui rifiuti. Questa è calcolata tenendo conto di una quota fissa basata sui metri quadrati dell’immobile, e di una quota variabile in funzione del numero di occupanti. E’ allora questa la prima variazione in termini di tasse in caso di ospitalità. L’aumento degli occupanti della casa fa lievitare i costi per lo smaltimento dei rifiuti.

È possibile però che il Comune in cui è situato l’appartamento conceda degli sgravi fiscali. Questi possono arrivare anche fino al trenta per cento del costo totale. Dovrai allora controllare se il Comune in cui andrai a risiedere offre questa opportunità.

È bene poi valutare la convenienza di far dichiarare esplicitamente, nella domanda di cambio della residenza, che non si fa parte del medesimo nucleo familiare di chi ti offre la sua ospitalità. Se si dichiarasse l’appartenenza al medesimo nucleo familiare si avrebbero delle conseguenze anche sul piano delle dichiarazioni dei redditi, che si sommano tra gli appartenenti alla medesima famiglia, e sull’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee), con quanto ne consegue in termini di esenzioni fiscali familiari.

Infine potresti chiederti se alcune conseguenze riguardino altri tipi di tasse come il canone Rai. Ebbene se l’ospitante già paga il canone non ti devi preoccupare in quanto questo è dovuto in funzione del possesso, nell’ambito dell’abitazione privata, di uno o più apparecchi atti alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive, perciò potrai tutt’al più metterti d’accordo per dividere la spesa.

Una questione particolare: l’ospite debitore

Qualora tu sia il soggetto ospitante, sarà conveniente prendere delle precauzioni per metterti al riparo da eventuali debitori della persona che ospiti.

Infatti nel momento in cui questa persone entra in casa tua e vi si stabilisce come residente, non varrà nulla il fatto che tu lo stia solo ospitando, essendo egli formalmente abitante (residente) a casa tua.

Devi stare particolarmente attento nel caso in cui l’ospite risulti essere debitore di terzi che chiedano il pignoramento dei suoi beni perché siano venduti. Infatti questi possono essere ricercati anche nell’abitazione in cui egli viene semplicemente ospitato, quindi a casa tua. La legge non fa riferimento alla casa di proprietà del debitore, o al luogo in cui risiede come affittuario, ben potendo, così, trattarsi proprio della casa in cui esso è residente per ospitalità.

Ciò comporta la conseguenza, per l’ospite, di potersi vedere pignorati i beni di cui è proprietario e che si trovino nell’appartamento che occupa, ma in mancanza di un documento che attesti la proprietà dei beni, anche tu che sei l’ospitante potrai veder pignorati i tuoi beni. Sarà allora necessario dimostrare che essi non sono del debitore ospitato e lo dovrai fare con un azione legale detta “Opposizione di terzo”.

Purtroppo non hai modo di conoscere formalmente e con certezza la sua situazione patrimoniale al di fuori delle sue proprietà immobiliari, che potrai visionare tramite una visura ipotecaria. Non potrai per ciò sapere in anticipo se stai correndo un rischio e se le sue affermazioni in merito siano veritiere, ma solo se quella persona è proprietaria di uno o più immobili e se su di essi pendano delle ipoteche, ovvero un diritto di altri su quello stesso bene, e per far ciò basterà effettuare una verifica presso l’Ufficio del Territorio. Devi conoscere solo il nome, cognome e la data di nascita del soggetto da ispezionare.

Questo meccanismo, tuttavia, non ti consentirà di conoscere l’intera situazione debitoria del tuo ospite.

Esiste però un modo per scongiurare tali eventualità e incombenze. Basterà che tu gli faccia firmare un contratto di comodato d’uso gratuito registrato presso L’agenzia delle Entrate, ovvero un documento che gli permette di stare a casa tua senza pagare nulla, specificando che l’appartamento è ammobiliato e così avendo un’arma contro il pignoramento. Più la descrizione dei beni sarà accurata e analitica e più sarai al sicuro.


note

[1] Articolo 43, comma 2, cod.civ.

[2] Decreto Legge n. 5 del 2012, convertito in Legge n. 35 del 2012.

[3] V. Legge sul procedimento amministrativo, articolo 20, Legge n. 241 del 1990.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

10 Commenti

  1. Buonasera,
    avrei bisogno di un importante aiuto.
    Per diversi motivi ho dovuto lasciare la casa in affitto in cui abitavo e al momento sono a casa del mio ragazzo.
    Non so per quanto tempo starò qui, certo è che devo togliere la residenza dalla vecchia casa e pensavo fosse semplice trasferirla qui in casa del mio ragazzo.
    Il problema, se ho capito bene, è che se dichiaro un vincolo di affettività, rischio di far confluire il mio reddito nel suo (come a creare un reddito familiare).
    E’ consigliabile che lui faccia una dichiarazione di ospitalità, dichiarando redditi separati? ( in tal caso potrebbe essere un problema se i vigili vedessero solo il letto matrimoniale?)
    o è consigliare fare un contratto di comodato d’uso?
    Vorrei una soluzione che sia per lui il meno onerosa possibile.
    Vi ringrazio molto.
    Mimma

  2. La possibilità di residenza per ospitalità non è più ammissibile a livello nazionale per una legge del 2014 in nessun comune italiano.
    Si deve fare per forza un contratto , in questo caso di comodato d’uso gratuito.

  3. Buongiorno, ho letto con attenzione questo articolo. Dovrei al più presto cambiare residenza, visto che mi sto separando. Ho la possibilità di essere ospitato da amici in un loro appartamento e non mi è chiaro se posso procedere direttamente col cambio oppure se prima è necessaria una comunicazione di ospitalità. In ordine cronologico, quali operazioni vanno fatte? Vi ringrazio se vorrete rispondermi. Saluti

    1. Buongiorno a te, leggi i nostri articoli a riguardo:
      -Residenza presso amici: si può? https://www.laleggepertutti.it/297448_residenza-presso-amici-si-puo
      -Ospite in affitto: come fare con il domicilio al Comune? https://www.laleggepertutti.it/255215_ospite-in-affitto-come-fare-con-il-domicilio-al-comune
      -Per quanto tempo è possibile ospitare un amico? https://www.laleggepertutti.it/187518_per-quanto-tempo-e-possibile-ospitare-un-amico
      Per sottoporre il tuo caso specifico all’attenzione dei professionisti del nostro network, puoi richiedere una consulenza legale cliccando qui https://www.laleggepertutti.it/richiesta-di-consulenza

  4. buon giorno..una amiga mi chiede di ospitarla per il periodo de al meno 8 mesi…motivo: per la sanatoria e potere cosi regolarozarse…cosa rischio?…devo pagare più rifiuti?…avvalendose dell’ospitalità a diritto anche alaa residenza?…grazie mille

    1. Se la casa è di tua proprietà, puoi offrire l’ospitalità facendo una semplice comunicazione all’Ufficio anagrafe del Comune di residenza. Se sei in affitto, per ospitare la tua amica, è indispensabile l’autorizzazione del proprietario dell’abitazione. L’aumento degli occupanti della casa fa aumentare i costi della tassa sui rifiuti, a meno che il Comune conceda sgravi fiscali. Per sottoporre il tuo caso specifico all’analisi dei nostri esperti, puoi richiedere una consulenza legale cliccando qui https://www.laleggepertutti.it/richiesta-di-consulenza

  5. Buonasera, so che non è un orario consono per inviare un messaggio me sto cercando informazioni che mi aiutino a risolvere una situazione che definirei a dir poco disperata. Circa due anni fa sono stata costretta per ragioni economiche ad accettare l’ospitailà di mio fratello perchè rimasi senza lavoro e senza dimora. Portai la residenza a casa sua e per qualche tempo non ci furono problemi. Devo specificare che lavoro saltuariamente, non ho contratti e quello che riesco a trovare sono solo lavoretti di poco conto senza grandi retribuzioni. Purtroppo questa situazione sta per cambiare in quanto (da quello che ho capito) mio fratello vorrebbe convolare a nozze e vorrebbe tolto l’incomodo (per cosi dire). Ora alla luce di quanto detto mi era venuta l’idea di richiedere il reddito di cittadinanza solo che essendo resindente con lui al caf della mia zona mi hanno riferito che potrei non ottenerlo. Come posso ovviare al problema? consigli? informazioni utili? in fin dei conti non i mantiene, mi permette di stare in casa sua e basta. Non mi da nulla. A stento posso aprire il frigo per prendere un bicchiere d’acqua. Qualsiasi consiglio e ben accetto, sono disperata! Grazie del tempo dedicatomi. Buona gionata e buon lavoro

    1. Il decreto sul reddito di cittadinanza precisa che per ottenere il sussidio si deve tener conto della composizione del nucleo familiare, che è la stessa valida ai fini Isee. Quindi, se risiedono nella stessa abitazione, i coniugi restano nello stesso nucleo ai fini Isee anche dopo la separazione e divorzio; se la separazione o il divorzio, sono avvenuti dopo il 1° settembre 2018, il cambio di residenza deve essere certificato dal verbale della polizia locale; il figlio maggiorenne che non convive con i genitori fa parte del nucleo familiare Isee dei genitori se ha meno di 26 anni, è a loro carico a fini Irpef, non è coniugato e non ha figli; se i familiari continuano a risiedere nella stessa abitazione, essi continuano a far parte del nucleo Isee, o del nucleo anagrafico. Se si convive, è possibile ottenere due stati di famiglia differenti quando non esistono vincoli di parentela, di affinità, di matrimonio, di tutela o affettivi. Quando questi vincoli esistono e si convive, la soluzione è frazionare l’immobile. Tuttavia, la legge prevede alcuni casi in cui non è consentito il frazionamento dell’appartamento vale a dire nei casi in cui sia vietato dal regolamento condominiale; nell’ipotesi di violazione delle prescrizioni igienico-sanitarie indicate nel regolamento edilizio; qualora gli elementi strutturali o la morfologia dell’immobile non consentano un’agevole suddivisione.

      1. Buonasera, vi ringrazio della tempestiva ed esauriente risposta ma probabilmente, considerato l’orario e il momento particolarmente stressante, mi sarò espressa male. Quello che mi avete riferito è praticamente la stessa cosa che mi hanno anticipato al caf. Non mi da alcuna indicazione utile. Cumunque grazie ancora e buon lavoro

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube